Palermo, 64enne investita e uccisa da un tir: l’autista non si è fermato. Al vaglio le immagini di alcune telecamere di sicurezza

A Palermo una donna di 64 anni è stata investita e uccisa da un tir. Tutto è avvenuto intorno alle 12 di oggi, martedì 25 gennaio in corso dei Mille all’altezza di piazza Torrelunga.

Il tir che ha travolto la donna non si è fermato e ancora non è chiaro se sia fuggito o non si sia accorto di aver colpito la donna.

Le prime ricostruzioni

La donna, travolta, è stata subito soccorsa da alcuni passanti prima dell’arrivo del 118. Malgrado l’intervento dei medici però per la donna non c’è stato nulla da fare.

Sul posto sono anche arrivati gli agenti della sezione infortunistica della polizia municipale per ricostruire la dinamica dell’incidente. Oltre alle dichiarazioni dei testimoni, al vaglio dei vigili urbani ci sono le immagini delle telecamere delle attività commerciali che possono aver inquadrato la scena dell’incidente.

Palermo, automedica con hashish e cocaina nel kit del pronto soccorso: denunciati due sanitari

Palermo, una automedica fermata al porto aveva al suo interno hashish e cocaina. Per questo due sanitari sono stati denunciati. Erano sbarcati da Napoli.

Palermo, automedica con hashish e cocaina al porto

I finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno sequestrato oltre 30 grammi di hashish e un grammo di cocaina a bordo di un’automedica. Il veicolo era sbarcato al porto di Palermo dalla nave proveniente da Napoli.

I militari delle Fiamme Gialle del 1° Nucleo Operativo Metropolitano hanno controllato un’infermiera e un soccorritore di una casa di riposo della provincia di Roma. Grazie ai cani antidroga è saltato fuori lo stupefacente nel kit del pronto soccorso. I due sanitari sono stati denunciati.

I due sanitari nervosi quando hanno visto i finanzieri

“In particolare – si legge in una nota della guardia di finanza – le fiamme gialle del primo Nucleo operativo metropolitano, dopo un’attenta analisi delle liste di passeggeri in transito, hanno individuato un’auto medica, operante in una nota casa di riposo della provincia di Roma, i cui passeggeri, un’infermiera e un soccorritore, equipaggiati con le uniformi di servizio, hanno mostrato evidenti segni di nervosismo alla vista dei militari”.

Quirinale, Mattarella trasloca da Palermo a Roma: operai al lavoro nella sua casa siciliana – Video

È in corso, a Palermo, il trasloco del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Davanti alla sua casa di via Libertà sono al lavoro gli operai di un’impresa specializzata di Roma che sta caricando mobili e suppellettili su loro camion per portarli nella nuova abitazione del Capo dello Stato nella Capitale (dove sarà in affitto). Mattarella è ancora nella sua abitazione palermitana e non è ancora certa la data del suo rientro a Roma.

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Palermo, Sergio Mattarella esce di casa per andare a messa, la folla lo applaude: “Grazie presidente, contiamo su di Lei”

Il capo della Stato Sergio Mattarella è a Palermo dove trascorrerà la giornata in attesa della prima votazione di domani a Montecitorio per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Poco prima delle 11 Mattarella è uscito dalla sua abitazione, nella centrale via Libertà, per recarsi a Messa, anche se questa volta dovrebbe assistere alla funzione religiosa all’interno della caserma del Comando Regione carabinieri in Corso Vittorio Emanuele e non, come di consueto, nella vicina parrocchia di San Michele.

All’uscita di casa, ad attenderlo, ha trovato una folla di curiosi che lo ha applaudito gridando “Grazie presidente, contiamo su di Lei”. Il capo dello Stato ha risposto con un sorriso e salutando con la mano. Il presidente della Repubblica, che ha raggiunto ieri il capoluogo siciliano, dovrebbe rientrare a Roma martedì, ma potrebbe anticipare già a domani nel caso di un’elezione immediata del suo successore già al primo scrutinio. Immagini di Ignazio Marchese

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Silvio Mirarchi, carabiniere ucciso a Marsala nel 2016: agricoltore condannato all’ergastolo

La prima sezione della Cassazione ha confermato l’ergastolo per il cinquantenne bracciante-vivaista di Marsala imputato per l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Silvio Mirarchi. Si tratta del carabiniere ferito a morte con un colpo di pistola la sera del 31 maggio 2016 nelle campagne di contrada Ventrischi, nell’entroterra di Marsala. In primo grado l’uomo era stato condannato all’ergastolo, l’8 ottobre 2018, dalla Corte d’assise di Trapani.

La morte di Silvio Mirarchi

Mirarchi, 53 anni, vice comandante della stazione di Ciavolo, quella sera era impegnato con un altro carabiniere, l’appuntato Antonello Massimo Cammarata. Erano in un appostamento nei pressi di una serra all’interno della quale furono successivamente scoperte 6 mila piante di canapa afgana. Ad uccidere il sottufficiale fu un proiettile sparato da una semiautomatica Star, modello Bs calibro 9×19. Ma sul luogo vennero trovati anche i bossoli di un’altra arma. Per questo, gli investigatori presumono che a sparare furono in due. Sette i colpi esplosi contro i due militari.

Le indagini e l’arresto

Il bracciante fu arrestato dai carabinieri il 22 giugno 2016. “Arrivati all’incirca dove ci sono le serre – ha raccontato l’appuntato Cammarata – il maresciallo Mirarchi ha acceso la lampadina e abbiamo intimato: ‘alt, fermi, carabinieri’. Ma non abbiamo finito di dire le parole che ci hanno sparato addosso“. Dopo l’agguato, si indagò su un gruppo di persone che gravitava intorno alla gestione della serra, poi sequestrata. E saltò fuori il nome dell’uomo che la gestiva fino ad alcuni mesi prima. Il bracciante fu sottoposto allo stub, che fu analizzato dai Ris di Messina, che rilevò un’alta percentuale di sostanze (nichel e rame). Ma secondo la difesa, però, non sarebbero riconducibili a polvere da sparo, ma ai fertilizzanti utilizzati da Girgenti nelle sue attività agricole. Una tesi che non ha retto nei vari gradi di giudizio.
Nel processo, i familiari della vittima si sono costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Giacomo Frazzitta.

Paolo Borsellino non tradì la fiducia su cui regge lo Stato

Oggi, 19 gennaio, a Palermo a fare gli “auguri” a Paolo Borsellino ci saranno anche due bambine che hanno preparato per lui e per la sua famiglia un regalo speciale. Sono le figlie di un poliziotto, uno di quelli che a Paolo faceva da scorta e che da allora non ha smesso di onorare la sua memoria continuando a indossare la divisa e a proteggere le persone più esposte. Si chiama Emanuele Filiberto e la scorsa settimana siamo stati insieme in Aula bunker a Palermo ad accompagnare Vincenzo Agostino a una udienza del processo che si celebra per la strage del 5 agosto 1989, dove persero la vita il figlio di Vincenzo, Nino, e la nuora Ida Castelluccio. Erano attesi Bruno Contrada e Guido Paolilli, ma nessuno dei due si è presentato e così, nell’attesa delle decisioni della Corte, ci siamo ritrovati con del tempo per conversare.

Le sue parole hanno alternato toni affettuosi, commossi, carichi di rispetto mentre ripercorrevano aneddoti di vita vissuta insieme a Paolo, a toni amari, quasi rabbiosi, mentre tornavano su quei fatti, alcuni più noti altri per niente, che danno la misura della solitudine di Paolo, della lucida consapevolezza che egli aveva di essere un “morto che cammina”, della distanza che una parte di Stato decise di tenere da Paolo, offrendolo come più facile bersaglio alla mano criminale che in un altro “19”, quello di luglio del 1992, lo spazzerà via insieme ai suoi angeli custodi. Queste parole mi hanno fatto riflettere su quanto, in fin dei conti, la tenuta dello Stato, e ancor di più la tenuta della democrazia, dipendano dalla fiducia.

Materia impalpabile, la “fiducia”, apparentemente molto meno decisiva rispetto ad altri materiali con i quali lo Stato mostra la propria forza: l’acciaio delle armi, la pietra delle carceri, il marmo dei Tribunali… La fiducia ha a che fare con la ragionevole aspettativa che ciascuno faccia il proprio dovere, quello definito dalle leggi e pure quello definito da una coscienza che si è ancora portati a presumere orientata al bene, anziché no. Infatti, con buona pace dei tuttologi da tastiera, nessuno di noi dispone in proprio delle informazioni da cui dipende quotidianamente la propria vita: la qualità dell’acqua, dell’aria, del cibo, la sicurezza dei trasporti, delle scuole, degli ospedali, la competenza dei medici nell’operare, dei giudici nel valutare etc. Tutto si regge fintanto che esiste tra i componenti di una certa società questo impalpabile legame che è la fiducia reciproca. La fiducia crea relazioni di gran lunga più resistenti rispetto a quelle generate dalla corruzione o dalla intimidazione. Penso che il crimine che lega tutti i reati descritti nel codice penale sia proprio il tradimento della fiducia. Paolo Borsellino ha fatto tutto il possibile per non tradire la fiducia che in lui veniva risposta, quella quota di fiducia di cui è titolare chi agisce in nome e per conto dello Stato.

Ad assumere questo punto di vista viene quindi facile fare gli “auguri” a Paolo, ribadendo il proprio impegno a fare altrettanto, soprattutto ogni qual volta si rappresenti lo Stato, soprattutto quando, rappresentando lo Stato, si abbia in mano la vita di chi è più vulnerabile. Convinti che per questa strada si inveri anche la profezia di Paolo:

La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Dal 24 di gennaio cominceranno le votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, che più di chiunque altro è depositario della fiducia degli italiani nelle Istituzioni, sempre che se la meriti.

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Gatto nero “prigioniero” del cinema King-Eplanet di Palermo: vaga tra le sale e non si fa prendere

Un gatto nero da cinque giorni è “prigioniero” all’interno del cinema King-Eplanet, in via Ausonia a Palermo. Il felino vaga per le sale del cinema, anche durante le proiezioni, ma nessun riesce a liberarlo, né ad acchiapparlo. Il gatto impaurito, infatti, non si fa prendere e così i gestori del cinema lo accudiscono come possono lasciando acqua e cibo nel locale.

“Sabato sera uscendo dal cinema – racconta Maria Giulia Franco – ho visto il gatto che correva da una sala all’altra e mi sono meravigliata ma anche preoccupata, ho chiesto agli impiegati del cinema che mi hanno raccontato la storia di questo gatto nero”. I gestori, infatti, si stanno impegnando al massimo per cercare di farlo uscire, ma l’impresa risulta ardua: “Abbiamo messo un po’ di croccantini in una ciotola e anche dell’acqua per non farlo morire di fame – dice Giovanni Vitale, responsabile del cinema -. Abbiamo non poche difficoltà a farlo uscire perché scappa ed è molto più veloce di noi. Nonostante i tanti tentativi finora non siamo riusciti, si nasconde sotto le poltrone delle sale e scappa”.

L’esemplare è conosciuto nella zona: ad accudirlo, in genere, è una signora che si occupa di gatti randagi. Ma tra una proiezione di “Una famiglia vincente” di King Richard e di “America Latina” dei fratelli D’Innocenzo, il gatto non ne vuol sapere di uscire dal cinema.

Foto d’archivio

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Palermo, finte vaccinazioni a una coppia di coniugi no vax: arrestata un’altra infermiera dell’hub Fiera del Mediterraneo

La Digos di Palermo ha arrestato una infermiera dell’hub vaccinale Fiera del Mediterraneo per falso ideologico e peculato. Durante un turno di servizio avrebbe finto di somministrare il vaccino anti-Covid a due coniugi No vax. Nelle scorse settimane era finita ai domiciliari un’altra infermiera con le stesse accuse. La donna, che è stata posta ai domiciliari, ha 58 anni e lavora come infermiera anche nel Reparto malattie infettive dell’ospedale Civico di Palermo. Secondo gli investigatori, oltre a fingere di vaccinare la coppia No vax, ora indagata per concorso in falso e peculato, avrebbe finto di aver ricevuto la dose booster del vaccino grazie alla complicità della collega fermata a dicembre. Secondo le indagini, il sistema usato era lo stesso della collega: versare la dose vaccinale in un quadrato di garza e fare la finta iniezione. La Digos continua a indagare per accertare se ci siano stati altri episodi analoghi

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Fabio Messina può traghettare fino a casa: bloccato senza Green Pass all’imbarco a Villa San Giovanni

Fabio Messina può tornare a casa: può prendere il traghetto e raggiungere la Sicilia. L’uomo era stato bloccato all’imbarco di Villa San Giovanni perché non aveva il Green Pass. Ma ha fatto ricorso e i giudici gli hanno dato ragione.

Fabio Messina può prendere il traghetto per la Sicilia

E’ stato accolto dal Tribunale civile di Reggio Calabria il ricorso presentato dai legali di Fabio Messina. Cioè l’agente di commercio palermitano al quale agli imbarcaderi delle società private di Villa San Giovanni era stato impedito di traghettare perché non vaccinato e quindi privo di Green pass.

Messina è rimasto per alcuni giorni a Villa San Giovanni

Messina era bloccato da lunedì scorso ed aveva dormito in un sacco a pelo prima di essere ospitato, nelle ultime due notti, da una famiglia di Villa San Giovanni. A prendere la decisione favorevole all’agente di commercio, che é stato assistito dagli avvocati Grazia Cutino e Maura Galletta, é stato il giudice Elena Luppino.

Il 43enne con la propria auto era andato a Genova per lavoro, prima che scattasse il nuovo decreto, ma non ha potuto fare ritorno nel proprio domicilio.

“Stavo per tornare a casa ma non ci sono riuscito – aveva spiegato l’uomo ai microfoni di StrettoWeb –. Sono sceso in auto da Genova a Villa San Giovanni, ma qui ho trovato un ostacolo. Non essendoci un ponte fisico, il traghetto è l’unico mezzo che ho per tornare a casa. Dato che è previsto di poter attraversare le Regioni senza alcun titolo sanitario, ero convinto di poter passare, ma mi sbagliavo. Quello che è stato pubblicato dal Consiglio dei Ministri è che si può passare da una Regione all’altra con mezzo privato, ma a me è stato disatteso”.

Scuole chiuse (dai sindaci) a Palermo e Agrigento, il Tar le fa riaprire: lo stop non spetta ai Comuni

Le scuole chiuse a Palermo e Agrigento dovranno riaprire. Il Tar della Sicilia ha annullato le ordinanze dei sindaci che avevano fermato le lezioni in presenza, obbligando studenti e docenti alla Dad. Ma la possibilità di chiudere le scuole non è competenza dei sindaci. Non in questo caso, almeno, visto che si tratta di Covid e non, per dire, di maltempo. Quindi di un evento che riguarda una comunità più ampia di quella cittadina.

Scuole chiuse a Palermo e Agrigento dovranno riaprire

Il presidente del Tar della Sicilia Salvatore Veneziano ha accolto l’istanza cautelare presentata contro le ordinanze firmate dai sindaci di Palermo e Agrigento, Leoluca Orlando e Francesco Miccichè, che prevedevano la sospensione dal 13 al 16 gennaio delle attività didattiche in presenza.

Il Tar ha evidenziato che la competenza appartiene allo Stato, trattandosi di “profilassi internazionale”. Entrambi i Comuni sono in zona gialla e non sono state adottate altre misure cautelative al di fuori delle attività scolastiche. Le pronunce comportano il rientro in presenza nelle scuole. L’udienza collegiale è stata fissata per il 10 febbraio.

Sicilia, caos scuola: sindaci contro giudici

E’ caos nella scuola siciliana. Tra ordinanze dei sindaci che dispongono il divieto di rientro tra i banchi, ricorsi e bocciature del Tribunale Amministrativo.

Qualche giorno fa l’Anci, trovando l’adesione di centinaia di Comuni, aveva dato indicazione ai sindaci di sospendere le lezioni in presenza fino a lunedì prossimo. Nonostante la decisione della task force della Regione sul ritorno in classe da oggi, sostenendo che in assenza di dati certi sulla diffusione della pandemia fosse preferibile la Dad.

Una linea che ha cominciato a subire da subito, però, le prime sconfessioni nelle aule di giustizia. Il Tar di Catania ha accolto l’istanza del comitato “Scuola in presenza” sospendendo l’efficacia dell’ordinanza del sindaco di Messina che aveva sospeso fino al 23 gennaio la didattica in presenza.