Covid, i dati – 143.898 nuovi casi e 378 morti. Scende la curva dei contagi, ancora in calo ricoveri e terapie intensive

La curve dei contagi è in discesa e segna un -35mila positivi nel confronto tra oggi e venerdì scorso: sono 143.898 i nuovi casi di Covid individuati in Italia il 28 gennaio, frutto di 1.051.288 tamponi molecolari e antigenici processati nelle ultime 24 ore. Il tasso di positività è al 13,7%, in calo rispetto al 15% di giovedì. Migliora anche la situazione negli ospedali, secondo i dati del ministero della Salute: sono 1.630 i pazienti Covid in terapia intensiva, 15 in meno di ieri nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono 126. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 19.796, ovvero 57 in meno da giovedì. I morti sono invece altri 378 in 24 ore, mentre ieri erano stati 389.

Il confronto con la scorsa settimana indica una discesa dei contagi: negli ultimi 5 giorni i casi individuati sono 735.011, contro gli 855.630 di lunedì-venerdì della scorsa settimana (seppure con 300mila tamponi in più). Si tratta di un calo di quasi il 15 per cento. Continua inoltre la frenata dei ricoveri: da lunedì ad oggi si registra in totale un aumento di +169 in area medica. Nei primi 5 giorni della scorsa settimana il saldo era +766. Gli ingressi in terapia intensiva diminuiscono: venerdì scorso erano stati 148, arrivando a 709 da lunedì. Questa settimana invece il totale si ferma a 606. Peggiora, invece, il numero dei decessi che tra lunedì e venerdì hanno già superato quota 2mila: 2.015 in 5 giorni. Erano stati 1.859 la settimana precedente.

Dall’inizio della pandemia sono 10.683.948 gli italiani contagiati dal Covid, secondo i dati del ministero della Salute, mentre i morti sono 145.537. Gli attualmente positivi sono 2.668.828, in diminuzione di 37.625 nelle ultime 24 ore. I dimessi e i guariti sono invece 7.869.583 con un incremento di 181.594 rispetto a giovedì.

I dati regionali – Con 175.870 tamponi è di 21.329 il numero di nuovi positivi registrati in Lombardia, con un tasso di positività in calo al 12,1% (ieri 13,9%). Cala anche il numero dei ricoverati, che sono 252 in terapia intensiva (due meno di ieri) e 3.164 negli altri reparti (-100). Sono 77 i decessi.

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Nicolai Lilin, lo scrittore ricoverato d’urgenza in rianimazione al Niguarda di Milano: “Non sono no vax, mi sono vaccinato prima di ammalarmi”

Lo scrittore Nicolai Lilin, autore, tra l’altro, di ‘Educazione Siberiana’, è ricoverato in rianimazione in un ospedale di Milano per “complicazioni ai polmoni”. Ad annunciarlo è stato lui stesso, pubblicando su Facebook delle foto in ospedale. “Cari amici, vi chiedo perdono se non rispondo ai vostri messaggi, purtroppo sono in rianimazione, con le complicazioni ai polmoni. Vi ringrazio per vostra pazienza, appena mi riprendo, risponderò a tutti, come ho sempre fatto. Un forte abbraccio”, ha scritto. Poi, in un altro post, ha voluto fare chiarezza sulle sue condizioni di salute e replicare alle accuse di chi l’ha bollato come un “no vax” perché lo scorso ottobre – in un’intervista pubblicata sul magazine “Mow” – si era detto “totalmente contrario” all’adozione del green pass perché “non ha niente a che fare con la gestione della malattia. È un modo velato di imporre i limiti dei cittadini sfruttando l’emergenza. Noi sappiamo che anche le persone vaccinate possono ammalarsi e trasmettere il Covid. Hanno diviso la società in due parti e hanno limitato la mia vita da cittadino”.

“Sono stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Niguarda di Milano in seguito ad una complicazione polmonare, in pratica nel mio torace si è creata una grande bolla d’aria che ha schiacciato il polmone destro impedendomi di respirare. Una brutta sensazione, è come annegare fuori dall’acqua. I ragazzi dell’ambulanza sono arrivati in fretta, competenti e gentili, mi hanno subito dato l’ossigeno e portato in ospedale molto veloce – ha spigato lo scrittore 42enne -. Al pronto soccorso mi hanno fatto una serie di esami sul covid, sono risultato negativo, poi mandato a fare Tac ai polmoni, che ha rivelato il problema. Subito mi hanno portato praticamente in uno stato di svenimento, perché mi mancava l’aria disperatamente, al reparto che ho preso per rianimazione, ma forse era qualcos’altro, purtroppo non sono affine alle terminologie ospedaliere e mi trovavo in uno stato pietoso, quindi posso aver sbagliato nell’affermare che ero in rianimazione”.

“I medici abbastanza velocemente attraverso un’operazione chirurgica con anestesia locale mi hanno messo un tubo di sfiato nella parte alta del costato destro, per far uscire l’aria dal polmone. Poi mi hanno trasferito nel reparto di medicina d’urgenza, dove rimango tuttora. Ho questo tubo di sfiato ancora attaccato, il quale continua far uscire una sostanza rossiccia che penso sia il prodotto dell’infiammazione del mio polmone – ha svelato Lilin -. Precedentemente al fatto di oggi, ai primi di gennaio sono guarito dal covid, che mi ha lasciato, però, una brutta broncopolmonite. Un giorno ho cominciato persino a sputare il sangue durante la tosse. Preoccupato, mi sono recato al pronto soccorso dell’ospedale Niguarda, però sono stato mandato via da due messi dell’accettazione perché ho la tessera sanitaria scaduta – la ricostruzione dello scrittore -. Ho raccontato di questo episodio allucinante nel mio ultimo video. Se quella sera mi avessero fatto visitare dai medici del pronto soccorso, forse si poteva evitare la brutta e pericolosa complicazione che ho avuto. Tra l’altro, quando ho raccontato questa storia ai medici ed infermieri che mi curavano, tutti sono rimasti sconcertati e indignati, alcuni addirittura si sono scusati con me per il comportamento dei loro colleghi dall’accettazione”.

Quindi il passaggio sul vaccino e sugli insulti ricevuti in rete: “Qualcuno nei commenti ha scritto che io sono uno ‘no vax’ e il male che ho avuto, me lo sono meritato. A parte il fatto che personalmente detesto la divisione della società promossa da certa becera propaganda, che scarica sui cittadini le responsabilità che dovrebbero essere di competenza del governo, nel mio privato mi sono vaccinato, l’ultima dose l’ho fatta a dicembre, poco prima di ammalarmi del covid – ha spiegato Lilin -. Non vorrei offendere la scienza, quindi non mi allargo nel commentare la questione vaccino malattia, ci sono già fin troppi esperti e non, che affrontano questo argomento ogni beato giorno. Vorrei semplicemente notare che trovo certi commenti non appropriati in questa circostanza, probabilmente frutto dell’esaltazione oppure della frustrazione di alcune persone. In questo momento per me penso sia ancora troppo presto per parlare della guarigione completa, però io rimango fiducioso e non vedo l’ora di guarire al più presto, per tornare alle mie solite attività artistiche. Spero che un po’ di chiarezza sul mio stato di salute possa placare la volontà di alcuni di speculare su questa vicenda e – ha concluso – evitare la diffusione delle notizie non corrette“.

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Covid, monitoraggio Iss: “Rt scende a 0,97 e l’incidenza si abbassa a 1823 ogni 100mila abitanti”. Anche ricoveri in calo

Indici in calo, anche se alcuni dati sono stati inseriti in ritardo e potrebbero avere provocato una sottostima. Il monitoraggio settimanale sembra però confermare quanto registrato in questi giorni: una diminuzione dei casi di contagio e di ricovero. Scendono questa settimana i valori dell’incidenza dei casi di Covid per 100mila abitanti e dell’indice di trasmissibilità Rt: l’incidenza è infatti pari a 1823 (rispetto al valore di 2011 della scorsa settimana) e l’Rt si abbassa a 0,97 (mentre la scorsa settimana era pari a 1,31) quindi sotto la fatidica soglia di 1.

Nel monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute sull’andamento dell’epidemia di Covid-19 si legge anche della diminuzione del numero dei posti letto occupati per Covid nei reparti di terapia intensiva ed in quelli ordinari. Questa settimana, l’occupazione delle terapie intensive a livello nazionale raggiunge infatti il 16,7% (contro il valore del 17,3% della scorsa settimana). L’occupazione a livello nazionale dei reparti ordinari raggiunge invece il valore del 30,4% (rispetto al 31,6% della settimana precedente). L’Istituto superiore di Sanità comunque sottolinea che diverse Regioni e Province autonome hanno segnalato ritardi nell’inserimento dei dati del flusso individuale e non si può escludere che tali valori possano essere sottostimati”.

Rimane stabile il numero di nuovi casi di Covid-19 non associati a catene di trasmissione (652.401 vs 658.168 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è in leggero aumento (18% vs 15% la scorsa settimana). È in diminuzione la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (38% vs 41%) mentre aumenta la percentuale di casi diagnosticati attraverso attività di screening (45% vs 44%).

In questo quadro quattro quattro Regioni e province autonome sono classificate a rischio alto, di cui tre proprio a causa dell’impossibilità di valutazione per incompletezza dei dati inviati; 9 Regioni risultano classificate a rischio moderato. Tra queste, tre Regioni e province autonome sono ad alta probabilità di progressione a rischio alto. Otto Regioni e province sono classificate a rischio basso. Sono 15 le Regioni e province autonome che riportano almeno una singola allerta di resilienza. Quattro Regioni riportano molteplici allerte di resilienza secondo gli esperti dell’Iss.

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“Non mi vaccino, non sono una cavia”, morta di Covid 52enne che ha rifiutato anche il ricovero

“Non mi vaccino, non sono una cavia”. Una foto profilo eloquente messa nei mesi scorsi e una scelta portata fino alla fine per Barbara Fisichella, 52 anni, operatrice giudiziaria al casellario della Procura di Lodi e originaria di Codogno, morta di Covid. No vax convinta e dichiarata la donna era a casa in malattia da una decina di giorni.

La 52enne aveva rifiutato il ricovero in ospedale: sono stati i familiari a chiamare l’ambulanza dopo aver visto, ieri, che faceva fatica a respirare. Poche ore dopo è avvenuto il decesso. Il 28 novembre scorso, sul suo profilo Facebook aveva postato la sua foto, visibile pubblicamente, con la scritta “Io non mi vaccino, non sono una cavia” e l’immagine di un pugno che spacca una siringa. “È morta di Covid l’unica dipendente no vax che avevamo – ha detto il procuratore della Repubblica di Lodi Domenico Chiaro – Chi non si vaccina rischia effettivamente di morire, soprattutto se ci si rifiuta di sottoporsi anche alle cure. La gente deve saperlo“.

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Covid, via libera di Ema alla pillola antivirale di Pfizer. Kyriakides (Ue): “Può fare la differenza”

Atteso da tempo è arrivato il via libera dall’Agenzia europea del farmaco per la pillola virale sviluppata da Pfizer. L’Ema ha raccomandato infatti l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata per il Paxlovid, il farmaco anti-Covid per via orale prodotto dalla casa farmaceutica. Il farmaco è raccomandato per il trattamento del Covid negli adulti che non necessitano di ossigeno supplementare e ad alto rischio che la malattia diventi grave. A novembre Pfizer aveva annunciato che la pillola riduceva dell’89% il rischio di morte e ricovero.

Negli studi presi in considerazione, si legge in una nota dell’Ema, il trattamento con Paxlovid ha ridotto significativamente i ricoveri o i decessi nei pazienti che hanno almeno una condizione sottostante che li mette a rischio di Covid grave. La maggior parte dei pazienti nello studio è stata infettata dalla variante Delta. Sulla base di studi di laboratorio, si prevede che la pillola sia attiva anche contro Omicron e altre varianti. Il profilo di sicurezza di Paxlovid, prosegue l’agenzia, è stato favorevole e gli effetti collaterali sono stati generalmente lievi. L’Ema ha concluso che i benefici del medicinale sono maggiori dei suoi rischi per l’uso approvato e ora invierà le sue raccomandazioni alla Commissione europea per una decisione rapida applicabile in tutti gli Stati membri dell’Ue.

Da Bruxelles arriva il commento della commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides: “Ha il potenziale per fare davvero la differenza per le persone ad alto rischio di progressione verso il Covid grave. Con l’autorizzazione di Paxlovid questa settimana sono sei i farmaci contro il Covid-19 autorizzati nell’ambito della strategia terapeutica Ue e – aggiunge – altri arriveranno nelle prossime settimane”. La pillola di Pfizer “è il primo antivirale orale per uso domestico nel nostro portafoglio e abbiamo visto prove promettenti della sua efficacia contro Omicron e altre varianti”.

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Covid, report dagli ospedali sentinella: “Una donna su 6 partorisce da positiva. Il 47% delle future mamme non è vaccinata”

La cronaca – nelle ultime settimane – ha riportato le storie di donne incinte che ammalatesi di Covid in alcuni casi hanno perso la vita. Future mamme anche giovanissime. Ebbene nonostante questo quasi la metà delle donne che aspettano un figlio non è vaccinata. E secondo la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, che ha elaborato un’analisi attraverso il network degli ospedali sentinella che monitorano l’andamento della curva pandemica: “una su sei partorisce con il Covid“. Ad analizzare i dati relativi alle donne incinte ricoverate nelle aree Covid dei reparti di Ginecologia e Ostetricia sono stati 12 ospedali aderenti alla rete sentinella. “Su un totale di 404 parti eseguiti nelle 12 strutture sanitarie nella settimana dal 18 al 25 gennaio, 65 sono avvenuti in area Covid. Complessivamente, dunque, il 16% delle gravide ha contratto l’infezione da Sars-Cov-2 e ha partorito con il Covid”, evidenzia il report.

Quasi 1 donna su 2 (47%) in attesa e in procinto di partorire “non aveva ancora fatto la profilassi vaccinale contro il virus Sars-Cov-2, nonostante sia raccomandato dal ministero della Salute e dalle società scientifiche dei ginecologi e dei pediatri” sottolinea la Fiaso. “Tra le donne risultate positive al momento del parto, il 60% non era vaccinato e il 5% aveva sviluppato sintomi respiratori e polmonari tipici della malattia da Covid. Un solo neonato, figlio di una non vaccinata, ha contratto l’infezione”, prosegue il report.

“Una donna incinta su due non è vaccinata e il rischio, con l’ampia circolazione della variante Omicron, di contrarre l’infezione da Sars-Cov-2 durante i nove mesi, nei quali la donna è più suscettibile, è altissimo e può generare complicanze nella gravidanza, per la salute della donna e del bambino – commenta Giovanni Migliore, presidente Fiaso – È necessario insistere sulla necessità di vaccinarsi in gravidanza per prevenire l’infezione e minimizzare il rischio di complicanze; in questo il ruolo dei ginecologi è fondamentale per fugare le paure di una donna in attesa”.

Non c’è solo l’aspetto sanitario. “La presenza di pazienti gravide positive pone un problema dal punto di vista gestionale: a differenza di tante altre condizioni di positività che possono essere gestite in reparti multidisciplinari, una partoriente positiva al Covid va ricoverata nei reparti di Ostetricia e questo impone la duplicazione dei percorsi per l’assistenza di pazienti negative e positive, che devono essere separate, con il conseguente raddoppio delle risorse necessario – osserva Giovanni Migliore, presidente Fiaso – È un impegno importante e ulteriore per le aziende sanitarie e ospedaliere che da due anni sono in prima linea nell’emergenza. Occorre rivolgere ancora una volta un appello alla vaccinazione a tutte le donne incinte che ancora non hanno aderito alla campagna”.

“L’Asst Spedali Civili di Brescia è, dall’inizio della pandemia, hub per la gestione dei parti Covid per tutta la Lombardia orientale. Per questo la percentuale di parti Covid nel nostro ospedale è ancora più alta della media nazionale: il 25% delle puerpere nella settimana del 18-25 gennaio era positivo al tampone. L’esperienza maturata grazie alle oltre 3.000 madri che hanno scelto la nostra struttura nel 2021, ci ha permesso di strutturare percorsi dedicati per garantire la sicurezza di madri, bambini e operatori – sottolinea il direttore generale della Asst Spedali Civili di Brescia, Massimo Lombardo -. Ci preoccupa il dato delle donne in attesa che hanno deciso di non vaccinarsi: la profilassi vaccinale è sicura per la madre e per il bambino, protegge entrambi durante la gravidanza e difende il bambino dal virus anche dopo la nascita. Vaccinarsi è il primo regalo che una madre può fare a suo figlio“.

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Amici di Maria De Filippi, salta la puntata di domenica 30 gennaio: ecco perché e cosa andrà in onda al suo posto

Salta la consueta puntata domenicale di Amici di Maria De Filippi a causa del Covid. A lanciare lo scoop è stato il sempre ben informato Dagospia, poi è arrivata la conferma ufficiale della produzione Mediaset all’Adnkronos. Diversi ballerini professionisti sono risultati positivi al Covid: mai prima d’ora il virus aveva causato uno stop del talent show più famoso di Canale 5. Al posto della puntata, la cui registrazione è saltata, verrà trasmesso uno speciale realizzato con un montaggio ad hoc, ma senza alcuna presenza in studio.

La decisione immediata è scaturita da una valutazione di opportunità volta ad evitare il rischio per tutti coloro che lavorano nel programma, che adotta comunque misure rigorose per le quali i professionisti lavorano a distanza e provano lontani da tutti, messi in sicurezza e separati dal plexiglass. La produzione, appresa la positività dei ballerini, ha preso dunque immediate precauzioni per scongiurare il rischio di un focolaio all’interno del cast.

Nel frattempo, uno dei ballerini del programma, Andreas Muller, ha postato un messaggio su Instagram in cui parla della sua positività, che dura ormai da qualche giorno: “Eccomi qui, come ben sapete sono a casa da qualche giorno (parecchi) a causa del Covid quindi non sono a lavoro da un po’. Oggi però è andata in onda questa mia coreografia che spero vi sia piaciuta. A me molto. Spero di essere presto negativo”, scrive.

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Omicron, lo studio su Nature: “Malattia polmonare attenuata e minore carica virale”

L’ipotesi che Omicron possa essere meno virulenta e letale di Delta trova ulteriore conferma in un recente studio pubblicato il 21 gennaio scorso su Nature a firma di numerosi autori. Gli scienziati – in Usa soprattutto ma anche Giappone e Colombia – hanno messo alla prova la capacità della variante rilevata per la prima volta in Sudafrica e Botswana e ormai diventata dominante nel mondo con l’81,1% dei casi mondiali, di causare infezione e malattia in topi e criceti.

Per gli autori gli esperimenti della rete SAVE/NIAID (la rete collaborativa del programma SARS-CoV-2 Assessment of Viral Evolution (SAVE) dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive (NIAID) “dimostrano una malattia polmonare attenuata nei roditori, che corrisponde ai dati clinici preliminari sull’uomo“. Gli scienziati hanno anche osservato la capacità di Omicron di legarsi efficacemente ad ACE2 l’enzima considerato la “porta” d’accesso per il virus ma contemporaneamente anche “una minore infezione” rispetto alle precedenti varianti e “una minore carica virale nelle vie respiratorie superiori e inferiori”.

Quella di Nature non è l’unica ricerca che mostra quanto Omicron possa essere meno aggressiva delle precedenti varianti. Anche secondo uno studio del Molecular Virology Research Group dell’Università di Liverpool Omicron porta a “malattie meno gravi” nei topi, con carica virale inferiore e polmoniti meno gravi. Conclusione a cui sono arrivati anche i ricercatori del Neyts Lab dell’Università di Leuven in Belgio che hanno eseguito test sui criceti: “Il modello animale suggerisce che la malattia è meno grave della Delta e del virus Wuhan originale. Sembra essere eliminato più velocemente e gli animali si sono ripresi più rapidamente”. Omicron – rileva poi il Centro per la ricerca sui virus dell’Università di Glasgow – sarebbe sostanzialmente in grado di eludere l’immunità dopo due dosi ma con il booster ci sarebbe “un ripristino parziale dell’immunità“.

C’è anche su uno studio dell’Università di Hong Kong del mese scorso che mostra una minore infezione da Omicron nei polmoni e la ricerca guidata dal professor Ravi Gupta dell’Università di Cambridge ipotizza che la variante “è meno in grado di entrare nelle cellule polmonari”. L’University College di Londra ha infine dimostrato la maggiore capacità di infettare la gola con l’analisi dei risultati dei tamponi: i prelievi effettuati solo nel naso davano esito negativo, mentre se ripetuti anche con un prelievo in gola risultavano positivi.

Lo studio

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Omicron, Moderna ha avviato i test per il booster. Somministrato il vaccino al primo volontario

Mentre Omicron dilaga in Italia e nel mondo sono arrivate nella fase operativa le sperimentazioni del booster specifico contro la variante di Sars Cov 2 che ha dimostrato di essere estremamente più contagiosa di Delta anche se, secondo gli studi preliminari e le osservazioni cliniche, meno virulenta. La casa farmaceutica Moderna ha annunciato l’avvio dei test su un booster anti-Covid in grado di contrastare in modo specifico la variante Omicron di Sars-CoV-2. Il candidato vaccino mRna-1273.529 è stato somministrato al primo volontario nell’ambito di uno studio di fase 2 che coinvolgerà un massimo di 24 centri negli Usa e includerà due gruppi di circa 300 over 18 ciascuno, spiega l’azienda americana in una nota: persone che hanno ricevuto un ciclo primario con due dosi del vaccino originario mRna-1273; persone che, oltre alle prime due iniezioni, hanno ricevuto anche il richiamo a dosaggio dimezzato. L’obiettivo del trial è valutare l’immunogenicità, la sicurezza e la reattogenicità del prodotto adattato. Pfizer ha già avviato il reclutamento dei volontari.

La società ha comunicato anche la pubblicazione, sul New England Journal of Medicine, di dati sulla durata della protezione conferita dalla terza dose fatta con l’attuale vaccino mRna-1273. Dalla misurazione degli anticorpi neutralizzanti 6 mesi dopo il booster, è emerso che la neutralizzazione di Omicron era diminuita di 6,3 volte rispetto al picco che si registra 29 giorni dopo il richiamo, ma gli anticorpi restavano rilevabili in tutti i partecipanti. I titoli neutralizzanti contro Omicron sono scesi più rapidamente rispetto a quelli contro il virus originario, che sono calati di 2,3 volte nello stesso arco di tempo.

“Siamo rassicurati dalla persistenza degli anticorpi anti-Omicron 6 mesi dopo il booster da 50 microgrammi attualmente autorizzato – afferma Stéphane Bancel, Ceo di Moderna – Tuttavia, considerata la minaccia a lungo termine legata alla capacità di Omicron di sfuggire all’immunità, stiamo portando avanti lo sviluppo di un vaccino di richiamo specifico per Omicron. E stiamo anche valutando – evidenzia l’amministratore delegato – se includere questo candidato Omicron-specifico nel nostro programma di richiamo multivalente”, ossia il progetto di un unico vaccino da somministrare in futuro contro Covid, influenza e altre infezioni stagionali.

Lo studio su Nejm

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Covid, il report di Gimbe: “Crollano i nuovi vaccinati, anche tra over 50. Buona parte delle proposte delle Regioni sono inaccettabili”

Buona parte delle proposte avanzate al governo dalle Regioni sono “inaccettabili”, ad iniziare dal superamento del sistema di sorveglianza nelle scuole e dalla revisione della classificazione dei ricoveri Covid. Il tutto mentre l’obbligo vaccinale per gli over 50 sembra aver già esaurito la sua spinta nei confronti degli indecisi e anche la platea pediatrica fa fatica ad allargarsi ulteriormente a oltre 40 giorni dall’apertura degli hub dedicati. È questa la fotografia scattata dall’ultimo monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe che sul fronte della circolazione virale segnala una lieve flessione dei nuovi casi (-3,7%) e delle terapie intensive (-1,4%), mentre aumentano ancora in maniera lieve i ricoveri in area medica (+3%) e crescono i decessi (+11,2%).

In uno scenario caratterizzato ancora “da un’elevata circolazione del virus e da una forte pressione sugli ospedali con pesanti ricadute sull’assistenza ai pazienti non Covid”, spiega il presidente Nino Cartabellotta, le Regioni “spingono per semplificare le regole di convivenza con il Sars-CoV-2 mettendo sul tavolo varie proposte da discutere con il governo”. E molte non reggono, ad avviso di Gimbe, alle “evidenze scientifiche” e alla “fattibilità pratica”. Ritenendo “condivisibile” la “sospensione del contact tracing” e “ampiamente condivisibile” il superamento del sistema a colori delle zone a rischio poiché “non sussistono attualmente differenze” dal bianco all’arancione e anche in virtù del fatto che “possono aumentare il numero di posti letto Covid-19 per evitare zone dai ‘colori più intensi’ ma determinando conseguenze rilevanti in termini di mancata assistenza a pazienti con altre patologie”, Cartabellotta boccia la revisione delle misure inerenti alla sorveglianza sanitaria perché “l’ipotesi di differenziare le regole di sorveglianza sanitaria tra casi sintomatici e asintomatici non è basata su evidenze scientifiche, mentre l’elemento discriminante oggi dovrebbe essere rappresentato esclusivamente dallo status vaccinale”.

“Non accettabile” anche la proposta di aggiornamento delle misure di isolamento dei lavoratori dei servizi essenziali con la proposta di riduzione dei giorni di isolamento (pari a 3 giorni dall’inizio dei sintomi e ulteriori 3 giorni obbligo mascherina Ffp2, favorendo l’auto-sorveglianza) perché “non esistono evidenze scientifiche per supportare il termine dell’isolamento per i positivi – indipendentemente dal loro status vaccinale – dopo 3 giorni dalla comparsa dei sintomi, senza accertarne la negatività con tampone antigenico o molecolare”. Secco no anche alla revisione del sistema di sorveglianza nelle scuole in quanto “l’elemento discriminante ai fini della quarantena in caso di tampone negativo dovrebbe essere rappresentato dallo status vaccinale e non dalla presenza/assenza di sintomi Covid-19″ e “in caso di positività al tampone, lo studente deve essere isolato, indipendentemente dallo status vaccinale”.

Molto argomentato anche il no alla revisione della classificazione dei ricoveri Covid, uno dei punti più discussi. Una proposta definita “rischiosa” per quattro motivi: innanzitutto clinici, perché la Covid-19 è “una malattia multisistemica che colpisce numerosi organi e apparati e definire lo status di “asintomaticità” è molto complesso” e poi “la positività al Sars-CoV-2 può peggiorare la prognosi di pazienti ricoverati per altre motivazioni, anche in relazione all’evoluzione della patologia/condizione che ha motivato il ricovero e alle procedure diagnostico-terapeutiche attuate”. Gimbe avanza anche una motivazione organizzativa: “La gestione di tutti i pazienti Sars-CoV-2 positivi, indipendentemente dalla presenza di sintomi correlati alla Covid-19, richiede procedure e spazi dedicati, oltre alla sanificazione degli ambienti”. E anche medico legale e amministrativa, in quanto “la responsabilità di assegnare il paziente ricoverato ad una delle due categorie, con tutte le difficoltà e le discrezionalità del caso, è affidata al personale medico e alle aziende sanitarie”. Inoltre, ad avviso della Fondazione, esistono risvolti pratici poiché “eliminando il sistema dei colori, di fatto, si tratterebbe solo di una rendicontazione separata, potenzialmente utile a fini epidemiologici e alla futura riorganizzazione dei servizi ospedalieri” ma “la riclassificazione dei pazienti ospedalizzati, in ogni caso, non può derogare dagli standard internazionali definiti dall’Oms e dall’Ecdc”.

Per quanto riguarda la campagna vaccinale, Gimbe segnala che ci sono ancora 7,8 milioni di persone senza nemmeno una dose di cui 2 milioni di over 50 che “alimentano i ricoveri negli ospedali”. In calo nell’ultima settimana il numero di somministrazioni (n. 3.756.387), con una media mobile a 7 giorni di 536.627 somministrazioni per ogni giorno: “Diminuiscono del 15,5% le terze dosi e del 30,9% i nuovi vaccinati” che sono stati 355.309. La settimana precedente erano stati 514.324. Dei 355mila “il 43,9% è rappresentato dalla fascia 5-11, in netta flessione rispetto alla settimana precedente”, anche a causa del “rinvio delle prenotazioni vaccinali degli studenti in isolamento”. Male anche la vaccinazione degli over 50: “nonostante la recente introduzione dell’obbligo vaccinale”, le prime dosi scendono a a 96.957, ovvero il “-25,6% rispetto alla settimana precedente”.

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