Quirinale 2022, Conte sta lavorando bene: sul Colle non devono sventolare bandiere di partito

Giuseppe Conte sta facendo un ottimo lavoro politico, evitando la sovraesposizione mediatica dei vecchi tempi e battendosi con tutte le sue forze e argomentazioni con i leader delle forze politiche.
E questo lavoro, giorno dopo giorno, porta buoni risultati.

In questo ore il M5S non solo è riuscito a liberare il campo da Berlusconi ma anche da percorsi obbligati, rimettendo al centro la democrazia parlamentare e la qualità delle istituzioni. Il M5S, con la determinazione dei suoi 235 grandi elettori, può dare il più grande contributo per uscire dalla contrapposizione tra destra e sinistra, spingendo per un nome super partes apprezzato da tutti i cittadini, perché sul nome del Presidente della Repubblica non deve e non può sventolare la bandiera di una fazione in gioco perché questa scelta metterebbe a rischio la prosecuzione del governo nel pieno dell’emergenza sanitaria, della ripresa e dell’utilizzo delle risorse europee.

Il tutto, mentre i cittadini attendono uno scostamento di bilancio per dare risposte alle difficoltà economiche di questo inizio anno dovute all’aumento dei contagi, così come attendono che si riprendano subito le attività legislative per risolvere il problema della cedibilità dei bonus nell’edilizia green, delle assunzioni sospese nella scuola, del sostegno agli autonomi e alle piccole e medie imprese, della riduzione dei costi delle bollette.

Tutte misure che hanno un’urgenza e che non possono permettersi cambi di governo che richiedono almeno tre mesi per diventare operativi per i cittadini.

E anche lo sforzo del centrodestra di fare alcuni nomi di alto profilo è un risultato del capace lavoro di mediazione di Giuseppe Conte, tessitore di un percorso che ridia onore e fiducia alle istituzioni. Conosciamo la politica abbastanza per sapere che il rischio di proposte indigeribili è sempre dietro l’angolo e il lavoro per sventarlo e faticoso e paziente. Man mano che si alza il profilo della politica, i muri e gli steccati possono cadere più facilmente da una parte e dell’altra, perché è importante che si lavori a un risultato che non vuole piegare le istituzioni al proprio tornaconto.

Perché la sfida è sottrarre le forze politiche ad ogni tipo di calcolo personale e giochi di potere. Spazi a personalismi da vecchia repubblica e tattiche da lingua biforcuta sono gravi e danneggiano gli italiani e le persone di alto profilo che potrebbero o già rappresentano l’Italia nel mondo. È per gli italiani che in questo momento il M5S sta tenendo i nervi saldi e la barra dritta. Dobbiamo farcela a tutti i costi e lo faremo in modo compatto. Abbiamo sempre mostrato unità nelle elezioni del Presidente della Repubblica ed è quello che stiamo facendo anche ora.

Una strada segnata e un percorso serio che qualcuno sottovaluta perché influenzato da chi sussurra al potere, da chi sussurra ai retroscenisti, da chi utilizza il potere dei media e dei gruppi economici per obbligare al pensiero unico e alla strada senza uscita, ma la democrazia ha la sua potenza perché può determinare il proprio destino e scrivere la storia su un pezzo di foglio bianco.

Giuseppe Conte è determinato a scrivere una bella pagina di politica italiana senza farsi distrarre dalle bizze e dai dissensi quotidiani di chi è concentrato sul proprio ombelico e non sul destino dei cittadini italiani. La lealtà che ha nei confronti degli italiani dovrà trascinare tutte le altre forze politiche alla stessa lealtà e onore nei confronti delle istituzioni.

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Non solo bollette energetiche: anche per le tariffe dell’acqua serve un’indagine conoscitiva

La governance del Servizio Idrico Integrato (S.I.I.) prevede ormai, da circa dieci anni, l’attribuzione di competenze in materia di regolazione delle tariffe all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera).

Il trasferimento delle competenze in materia è avvenuto in un momento di particolare attenzione dell’opinione pubblica al S.I.I., coincidente con la fase immediatamente successiva allo svolgimento dei referendum popolari del 2011, relativi all’affidamento dei servizi pubblici locali e all’abolizione dell’adeguata remunerazione del capitale investito dalle voci di costo della tariffa.

Il metodo di determinazione della tariffa, a partire dal 2012, ha potuto registrare un progressivo aumento del carico tariffario sulle utenze, che in modo più o meno omogeneo ha investito la gran parte del Paese. A fronte di tali aumenti tariffari, la quota di investimenti dei privati che questa tariffazione doveva garantire per risolvere i problemi infrastrutturali del servizio idrico resta assente, in particolare per ciò che riguarda la problematica afferente alle perdite di rete, nonché ai segmenti relativi al trattamento dei reflui.

Non a caso l’Italia è assoggettata a quattro procedimenti di infrazione dall’Unione Europea per il mancato trattamento delle acque reflue urbane. A queste procedure se n’è aggiunta di recente una quinta in fase di pre-contenzioso, relativa al monitoraggio della qualità delle acque, alla designazione delle zone vulnerabili ai nitrati, che sono anche causa, in determinate condizioni, di catastrofici impatti ambientali su fiumi, laghi e acque costiere in quanto favoriscono, l’eutrofizzazione, fino alla cancellazione della vita in quell’habitat con ecatombe dei pesci e delle specie vegetali esistenti.

A partire dal 2012, fino ai Patti per il Sud, con le Leggi di Bilancio 2019 e 2020 sono state assegnate ingenti risorse, nell’ordine di 3 miliardi di euro, per finanziarie interventi per abbattere le cause delle procedure d’infrazione. Per cui ancora una volta gli unici investimenti li fanno gli italiani e lo Stato, mentre i privati raccolgono i profitti.

E oggi, con il Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR), si prevedono 600 milioni di euro da assegnare a interventi nel settore fognario-depurativo e complessivamente 4,68 miliardi sul sistema idrico.

Ciò che manca all’appello sono le risorse che le aziende private o miste che gestiscono l’acqua hanno speso, o sarebbe meglio dire, non hanno speso, in piani di investimenti che la tariffazione dovrebbe garantire, anche perché l’unica remunerazione possibile per i privati sarebbe sugli investimenti o per le aziende quotate in borsa, sarebbero gli interessi sulle azioni.

Leggere questi dati non è possibile anche perché il procedimento di determinazione delle componenti di costo è a dir poco complesso e in diversi casi intellegibile dalla cittadinanza. Il livello di trasparenza e di accesso alle informazioni rischia di essere totalmente violato.

È per questo che vanno approfondite le metodologie tariffarie adottate con un’indagine conoscitiva parlamentare, anche per la babele di flessibilità e discrezionalità che gli enti locali utilizzano assecondando i gestori privati e misti. Il Consiglio di Stato, lo riconosce nella sentenza n. 5309 del 2021, chiedendo al gestore del servizio la pianificazione base approvata quale presupposto da assumere a giustificazione delle diverse formule tariffarie, tenuto conto dell’esigenza di verificare la congruità dei costi della gestione rispetto agli obiettivi pianificati anche “in relazione agli investimenti programmati” (art. 149 d. lgs. 152/06).

In questo 2022 il tema della regolazione delle tariffe delle bollette non può investire solo quelle energetiche, ma deve toccare con forza quelle di un servizio ancora più essenziale che è quello dell’acqua. Per questo il M5S chiede da mesi al Presidente della Commissione Ambiente e a tutte le altre forze politiche di avviare un’indagine conoscitiva parlamentare che faccia finalmente chiarezza e sia stimolo per portare soluzioni nel Paese.

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Il nucleare è già morto ma qualcuno spera in un accanimento terapeutico

L’azione più pericolosa che l’Ue possa intraprendere è quella di inserire all’interno della tassonomia verde, la base per la pianificazione degli investimenti nel prossimo decennio, anche il gas e il nucleare, come ha proposto la Commissione Europea sotto la guida francese. Una scelta che sottrarrebbe risorse agli investimenti in energia solare, eolica e a tutti gli investimenti di energia rinnovabile.

La tecnologia nucleare resta responsabile di disastri ambientali e umani inenarrabili come Chernobyl e il disastro all’impianto di Fukushima in Giappone.

Eliminare il rischio è impossibile.

Risulta dunque paradossale che, nonostante gli accorati appelli e le diverse risposte referendarie in Europa che hanno respinto il nucleare, tale sistema di approvvigionamento energetico sia ancora presente sui tavoli che oggi dovrebbero occuparsi del futuro del Pianeta, non di tecnologie obsolete (lontane per tempi di realizzazione e costi dal divenire una soluzione alla transizione), pericolose e inquinanti.

Considerata, in particolare, l’esistenza di un grave problema di smaltimento del materiale radioattivo che la Lega non vuole sui propri territori ma, allo stesso tempo, vuole incentivare al livello europeo.

L’Italia deve intervenire con una presa di posizione forte rispetto alle decisioni della Commissione, in compagnia di Austria, Spagna e Germania.

Il M5S sta facendo la propria parte, in Europa quanto in Italia. 
Con la mozione al Senato a prima firma Girotto, coordinatore individuato da Giuseppe Conte per il comitato politico di transizione ecologica del M5S, che impegna il governo “ad intraprendere urgentemente ogni opportuna iniziativa presso le istituzioni europee al fine di escludere le attività relative all’energia nucleare e al gas naturale da quelle che si possano definire sostenibili, ai sensi della regolamentazione sulla “tassonomia verde europea”. 

E con la mozione alla Camera di Crippa, la quale impegna il governo “a manifestare, in sede europea, il proprio deciso dissenso nei confronti dell’inserimento del gas naturale tra le attività economiche che possono essere considerate sostenibili e in quanto tali finanziate nell’ambito della Tassonomia verde e ad esprimere l’esclusione dell’energia nucleare dal novero delle attività riconducibili nell’ambito della Tassonomia verde”. 

I cittadini Italiani hanno respinto per ben due volte, con gli esiti referendari del 1987 e del 2011, l’uso dell’energia nucleare e ci si aspetta, di conseguenza, che il governo italiano risponda alle scelte dei suoi cittadini.

Si tratta di scelte di logica dato che l’energia nucleare impone enormi costi di capitale, nessuna soluzione reale per la gestione delle scorie nucleari e per lo smantellamento a fine vita delle centrali.

Una tecnologia che non regge senza finanziamenti pubblici e che risulta esentata dall’obbligo di coprire i costi reali per assicurare le proprie centrali, dato che nessun bilancio sarebbe in grado di coprirli.

Per non parlare della vulnerabilità agli attacchi terroristici anche sugli impianti secondari e semplici Cyber attacchi. Una realtà che il governo israeliano e statunitense hanno dimostrato essere possibile quando hanno infiltrato il loro Stuxnet Worm nel codice operativo del sistema nucleare iraniano.

Secondo il rapporto dell’International atomic energy agency (Iaea) del dicembre 2019, appena il 10% dell’energia elettrica mondiale è stata prodotta da impianti nucleari e da tempo risulta una graduale riduzione del contributo al paniere energetico, già in declino prima di Fukushima.

Entro il 2025 dovrebbero essere attivi 260 reattori, solo per tenere il passo con il programma di chiusura considerato che l’eta media delle centrali è di 26 anni, ma tutto ciò non sta avvenendo perché il tasso di chiusura delle centrali nucleari è più alto di quelle di nuove aperture.

Quindi, dati alla mano, il nucleare è già morto dal punto di vista economico, sociale e ambientale, ma qualcuno spera in un accanimento terapeutico sfruttando miliardi di euro dei contribuenti europei.

L’Italia deve reagire alla minaccia posta in sede europea per promuovere anche le imprese italiane che producono pannelli solari fotovoltaici made in Italy al 100%, che si caratterizzano per elevata efficienza energetica nelle celle solari, garanzia dell’impianto per 20 anni e che possono contrastare i colossi cinesi del fotovoltaico.

E tutto ciò potrebbe divenire realtà se si potenziassero le politiche pubbliche europee, al contrario di quanto di quanto la destra e Salvini stanno auspicando, a danno delle imprese italiane.

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Il M5S di Conte su una nuova strada: dobbiamo costruire un’alternativa al pensiero unico

I cambiamenti passano per una connessione potente con l’ambiente che ci circonda, dalle foreste alle spiagge, dal mare alle montagne, dagli alberi agli animali, dagli orti alle persone che ci circondano. Una connessione con il pianeta per avvinghiarci alla sua bellezza, alla sua straordinaria unicità, ancor prima che a tutte le straordinarie forme di vita nate su questo mondo blu. Una connessione necessaria per riparare le profonde ferite aperte e sanguinanti che l’attuale modello di sviluppo della crescita infinita e dello sfruttamento infinito causano a tutti noi, all’ambiente e alle specie viventi intorno a noi.

Questa follia di prezzare ogni forma di vita, ogni relazione, ogni ecosistema è una forma di potere che ci sta schiacciando e sta distruggendo le condizioni per una nostra permanenza lunga su questo pianeta. Le future generazioni lo hanno compreso. I partiti attuali si dividono tra quelli che balbettano e quelli che rallentano e soffocano il cambiamento reale di cui abbiamo bisogno, perché arresi o conquistati dalle pressioni delle lobby e dello status quo, o chiusi nell’orizzonte del minuto successivo, bloccano la strada verso la trasformazione della società in un luogo desiderabile, nella nostra casa, dove sono in equilibrio tutti gli elementi.

Il nuovo M5S con Giuseppe Conte imbocca una strada nuova, al servizio di una nuova evoluzione della società, che costruisca antidoti, che impari dalle comunità che ce la fanno, che riconosca i bisogni reali, che utilizzi tutte le informazioni scientifiche e ai dati che sono già in nostro possesso. A questo servirà la Scuola di Formazione, la nascita dei Forum del Movimento 5 Stelle e i gruppi territoriali che saranno lo spazio per riscrivere il modello di partecipazione e di trasparenza, attraverso lo studio degli open data come diritto alla conoscenza e accesso alle fonti dirette senza manipolazione dei partiti, dei governi e delle tv.

Bisogna costruire nuove cellule politiche, gruppi di benessere sostenibile che diventino antidoti all’attuale emergenze democratiche, che producano con la pratica e azioni quotidiane la riduzione delle disuguaglianze e che sappiano invertire la rotta sulle devastazioni ambientali. Immagino queste nuove cellule politiche come una sorta di evoluzione dei gruppi di acquisto solidale che siano loro stessi pensiero, forma e azione di autogoverni comunitari agendo sulla formazione, sul coworking, sulla creazione di comunità energetiche, di comunità di sostegno alla salute e su ogni attività che diventa più facile da realizzare in forma collettiva e troppo difficile da realizzare in forma individuale.

Il vuoto del nostro viaggio individuale può tornare a vibrare e a innamorare se diventa collettivo, se si può toccare, ascoltare, vedere e amare. L’inquietudine, il senso di marcio, il sapore del tradimento dietro la lingua può trovare spazio in una ricerca collettiva e nella costruzione di un modello alternativo al pensiero unico del neoliberismo. Come sono caduti tutti gli imperi sta crollando anche questo ma non possiamo aspettare le macerie o le barbarie. Dobbiamo costruire ora l’alternativa e demolire il palazzo con cariche controllate in modo che non produca vittime collaterali ma imploda su se stesso.

Il nuovo modello da costruire deve essere capace di condurci in luoghi diversi dalla distruzione e dalla distrazione, luoghi diversi dalle disuguaglianze e dalle discriminazioni, luoghi in cui andare in massa, noi, il 99% dei cittadini a cui viene propinato un grande show che nasconde il fallimento dell’attuale modello economico nel garantire un benessere duraturo e la sopravvivenza della specie umana.

Sappiamo che la risorsa più preziosa è il tempo, che l’unico senso sono le relazioni, che il nostro habitat naturale è la natura, la nostra terra promessa è questo pianeta, il nostro paradiso è oggi, che il nostro nemico non si annida più dietro un cespuglio con i suoi denti affilati, o nei terreni duri per l’aratro ma in quelli inquinati, nelle montagne sventrate, nelle foreste che bruciano, nei ghiacciai che si sciolgono e nelle ecatombe della biodiversità, negli ecosistemi che collassano, per sempre. Ma tutto questo diventa un mix esplosivo se si somma alla fame, ai morti di inquinamento, alla povertà, all’assenza di dignità. Il nostro nemico è nel modello che abbiamo impiantato nella nostra materia grigia sotto la calotta cranica, ed è un modello falso, malato, avido e antiscientifico.

Sappiamo che la cultura è il nostro nutrimento, che la formazione e la conoscenza sono la nostra leva e la nuova dimensione della rivolta, che la curiosità e l’apprendimento sono la nostra strada che ci libera dalle catene. Tocca a noi rivoluzionare il sistema politico globale, non perché siamo ambiziosi, ma perché nessun altro lo farà per noi. Possiamo partire da un cambiamento prima interno e poi esterno. Dobbiamo riconoscere il nostro ecosistema e rigenerarlo.

Le domande sono nuove, le risposte anche e non possiamo aver paura di sfidare le convenzioni.

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Contro le disuguaglianze il M5s ha fatto più della sinistra: Conte deve ricostruire fiducia

La “politica” sembra sempre più confondersi con parole come “individualismo”, “profitto”, “mercato”, “utilitarismo” e “lobbismo”. In pratica si sta ponendo al servizio dei desideri neoliberisti, costringendo i cittadini a scegliere tra leader e salvatori della patria, invece che impegnarsi verso obiettivi di una società desiderabile in cui vivere.

La vera emergenza è ricostruire i legami con le storie, le persone e i luoghi significativi dove nascono le alternative del nostro tempo e con loro attivare lavori di ricerca e approfondimento. Serve un nuovo modello di società da costruire dopo il crollo del comunismo, la crisi delle religioni e la vittoria del neoliberismo, che ci lascia un mondo dove le disuguaglianze aumentano e la sopravvivenza come specie umana su questo pianeta viene messa ogni giorno sempre più a rischio.

Nessuna organizzazione politica di sinistra negli ultimi trent’anni in Italia ha dimostrato di essere capace di migliorare la vita dei più poveri e della classe media di questo paese e in Europa. Nessuna organizzazione ha fatto dell’ecologia un tratto politico strategico per il cambiamento urgente e indispensabile, entro il 2050, con una tempistica che non dovrebbe farci dormire la notte. Nessuna organizzazione, prima che il M5S in pochi anni imponesse al governo del Paese un’agenda che ha ridotto le disuguaglianze e accelerato le misure di Transizione Ecologica necessarie come quella del Superbonus e le Comunità Energetiche.

Nel 2020, sulla base delle stime dell’Istat, l’intervento pubblico dei governi del M5S ha realizzato attraverso l’imposizione fiscale e contributiva una riduzione della diseguaglianza di 14,1 punti percentuali dell’indice di Gini: da un valore di 44,3 punti misurato sul reddito primario a uno di 30,2 in termini di reddito disponibile. A redistribuire il reddito sono stati i trasferimenti pensionistici, la Cassa integrazione, il Reddito di cittadinanza e tutte le misure straordinarie per fronteggiare il Covid-19, come il Reddito di emergenza e i bonus per i lavoratori autonomi. L’indice di Gini si è ridotto da 31,8 a 30,2 e il rischio di povertà dal 19,1 al 16,2%.

La sfida ora è che tutto questo si consolidi con riforme strutturali come quella sul fisco, mixata con le detrazioni per i cittadini più poveri e con l’assegno unico per i figli che è una misura progressiva che porterà un aumento del reddito per le famiglie più svantaggiate e che si applicherà anche a disoccupati e partite Iva (175 euro a figlio per redditi sotto i 15 mila euro). Entrambe le misure risultano progressive rispetto al reddito delle famiglie e dovrebbero produrre una riduzione dell’indice di Gini da 30,2 a 29,9 (-0,3 punti).

Una società dove i più ricchi diventano sempre più ricchi e potenti e i più poveri sempre più poveri non può reggere a lungo. Trent’anni di disuguaglianze e oltre trent’anni di devastazioni ambientali rischiano di produrre un mix che può portare entro cinque-dieci anni a un grosso conflitto sociale a carattere rivoluzionario. Il M5S ha compito di farsi interprete di queste vere necessità del nostro tempo, come dieci anni fa ha già fatto anticipando molte questioni che oggi sono nell’agenda politica.

Il nuovo corso del M5S, con una carta dei principi e dei valori, fornisce la cornice di un’identità che ha scelto un modello di economia eco-sociale di mercato e il nuovo presidente del M5S Giuseppe Conte è la persona più adatta a ricostruire fiducia nella nuova azione politica del M5S, a partire dai risultati raggiunti durante gli anni di governo. L’élite e l’establishment di questo paese stanno utilizzando tutti i mezzi per rallentare e soffocare il cambiamento reale, per screditare sogni e modelli che stanno funzionando. Per evitare una stagione di violenze servono riforme radicali e chi ha di più dovrà cedere di più di quanto ha fatto fino a oggi, altrimenti arriverà la storia a chiedere il conto.

Per non perdere la rotta e rilanciare soluzioni e visioni organiche, o meglio ecosistemiche, per trasformare realmente la società in un luogo desiderabile, dobbiamo costruire insieme un nuovo progetto, un nuovo modello, una nuova identità individuale e delle organizzazioni sociali e per farlo dobbiamo attivare al più presto i Forum del Movimento per discutere insieme con la società civile e affrontare le due principali questioni del secolo: i limiti alla crescita che dovremo imporre all’attuale modello economico e il contrasto alle disuguaglianze.

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Dobbiamo rompere l’isolamento: creiamo comunità energetiche e di coworking

Abbiamo un obiettivo: la rigenerazione di comunità educanti, energetiche e di coworking per rompere l’isolamento delle nuove generazioni e degli adulti. Che le relazioni sociali e lavorative si siano degradate, conducendo ognuno di noi a un isolamento sempre più accentuato e a una interrelazione con altri o con il mondo esterno sempre più intermediato da un simulacro digitale, da una multinazionale del WebSoft o da uno scambio commerciale, è ormai quello che accade tutti i giorni.

Mio nipote, abitualmente, non scende a giocare in giardino all’aria aperta, né si incontra quotidianamente con amici della sua età per sperimentare giochi e relazioni, ma spende molto più tempo a interfacciarsi con gli altri attraverso la chat del videogioco online Fortnite, o attraverso i commenti al proprio canale di YouTube.

I tempi di lavoro di mia moglie e dei miei amici sono invasi da richieste di colleghi e superiori per tutto il weekend, dopo che sono stati necessari decenni di lotta – soprattutto nella storia americana delle lotte sindacali – per conquistare uno o due giorni di festività lavorativa a settimana.

L’industria dell’intrattenimento si è dilatata nell’offerta, nella personalizzazione e nella pervasività, raggiungendo la possibilità di un accesso a cataloghi musicali, video e di lettura quasi infinito e rendendo più desiderabile la possibilità di spendere il proprio tempo libero immerso in uno di questi servizi digitali, piuttosto che in relazioni sociali, sempre più complicate da mantenere con i ritmi produttivi e di consumo della nostra società e con la necessita di spostarsi dai luoghi di nascita e dove si sono costruite relazioni solide. La maggioranza dei miei amici e dei miei cugini si sono trasferiti per motivi lavorativi e questo li allontana da famiglia e amici.

Gli spazi pubblici e sociali diventano sempre più rari, se non dentro spazi di consumo e acquisto come i grandi centri commerciali, che ripropongono sempre di più simulacri delle piazze del paese, o simulacri della propria abitazioni in cui sedersi su un bel divano come da Ikea.

I luoghi della comunicazione invadono i nostri spazi intimi: basta una pausa di conversazione con un amico che abbiamo invitato a casa o con cui ci siamo incontrati al bar che siamo ossessivamente richiamati al controllo del nostro smartphone dove una notizia di lavoro o notizia di informazione ci attende per intrufolarsi come oggetto della nostra comunicazione interpersonale.

I dati, riportati dall’ultima opera di Eloi Laurent Uscire dalla Crescita: manuale di istruzioni, confermano la tendenza alla solitudine e alla precarietà dei rapporti interpersonali con una parallela riduzione della felicità e della soddisfazione della vita degli adolescenti americani a partire dal 2012, dopo un ventennio di crescita di questo indicatore, con un aumento della depressione, suicidi e autolesionismo. Al contempo, gli stessi adolescenti di età compresa tra i 17 e 18 anni trascorrono sei ore al giorno del loro tempo libero tra rete, social media e messaggistica che, secondo lo studio di Brian A. Primack, amministratore dell’istruzione superiore e ricercatore medico, è un comportamento legato all’isolamento sociale.

Secondo i sondaggi del Gallup World Poll, il secondo fattore, dopo la salute, che garantisce benessere, è il contatto quotidiano con amici e parenti, in sostanza il tempo che trascorriamo con le persone che amiamo e che ci amano. Se il nostro tempo viene assorbito dal mondo digitale vedremo meno amici e andremo a meno feste, apertivi e party, e addio alla “dolce vita” italiana. È per questo che diventa un manifesto politico la necessità di ricostruire comunità: comunità educanti, comunità energetiche, comunità di coworking, per portare nel deserto di anime isolate e, anche un po’ dannate, germogli di una nuova società.

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