Category Archives: Lucia Azzolina

Coronavirus, Azzolina: “Troppo rischioso tornare a scuola. Pagelle vere, anche con i 5. Maturità? Auspicabile l’esame a scuola”

A scuola, per ora, non si torna: la decisione ufficiale, spiega la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina in un’intervista sul Corriere della Sera , verrà presa “a giorni” dal governo ma “con l’attuale situazione sanitaria ogni giorno che passa allontana la possibilità di riaprire a maggio“. Troppo rischioso nello scenario attuale, dunque, perché “significherebbe far muovere ogni giorno oltre 8 milioni di studenti”.

La data spartiacque era stata fissata per il 18 maggio: in base a la situazione di quel momento, sarebbe cambiato lo scenario per i maturandi. L’ipotesi più concreta, quindi, è che sia un esame solo orale: un esame in classe, in “presenza” per adesso è “auspicabile” ma non è ancora una certezza “Escludo l’ipotesi mista – aggiunge – studenti a scuola e professori a casa”. Per gli studenti di tutte le altre classi la promozione è assicurata, ma “con pagelle vere: se lo studente merita 8 avrà 8, se merita 5 avrà 5“. Niente 6 politico quindi, e a settembre si lavorerà per recuperare le insufficienze.

“La didattica a distanza ci ha permesso di mettere in sicurezza l’anno che altrimenti sarebbe andato perso. Alla fine tutti avranno un voto. Chi risulta insufficiente recupererà il prossimo anno con attività individualizzate”, dice ancora al Corriere. Se, come sembra ormai certo, non si tornerà a scuola a maggio per le famiglie ci sarà un aiuto con “un’estensione del congedo parentale e del bonus baby-sitter”. Impossibile invece prolungare le lezioni ai mesi estivi: “La scuola ha chiuso ma non si è mai fermata. Significherebbe non riconoscere il lavoro di queste settimane. E l’Italia ha già uno dei calendari più lunghi d’Europa”.

Si lavora quindi per settembre: un’ipotesi per evitare l’affollamento delle ‘classi-pollaio’ era di fare doppi turni, ma la ministra la esclude: “Sono contraria all’idea di raddoppiare l’orario del personale scolastico. Smettiamo di pensare che un docente lavori solo 18, 24 o 25 ore alla settimana”. Possibile invece una combinazione di lezioni fisiche e online. “Se sarà necessaria la didattica a distanza – precisa – ci faremo trovare pronti. Oltre ai fondi già stanziati arriveranno presto altri 80 milioni”. E aggiunge: “Non mi piace l’idea di studenti con la mascherina a scuola”.

La ripartenza sarà gestita da una commissione guidata da Patrizio Bianchi. Lavoriamo per la riapertura ma anche per la scuola che dovrà nascere da questa emergenza. Serve un grande progetto di innovazione”. A settembre “dedicheremo le prime settimane al lavoro per chi è rimasto indietro o ha avuto insufficienze. Ma non abbiamo stabilito le date, lo faremo insieme alle Regioni”. Per i professori necessari in cattedra a settembre: “I concorsi si faranno. È l’unico modo per poter assumere a settembre. Quello straordinario per 24mila precari si svolgerà appena le condizioni lo permetteranno. I docenti casomai saranno assunti dal primo settembre”

L’articolo Coronavirus, Azzolina: “Troppo rischioso tornare a scuola. Pagelle vere, anche con i 5. Maturità? Auspicabile l’esame a scuola” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Coronavirus, Azzolina: “Troppo rischioso tornare a scuola. Pagelle vere, anche con i 5. Maturità? Auspicabile l’esame a scuola”

A scuola, per ora, non si torna: la decisione ufficiale, spiega la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina in un’intervista sul Corriere della Sera , verrà presa “a giorni” dal governo ma “con l’attuale situazione sanitaria ogni giorno che passa allontana la possibilità di riaprire a maggio“. Troppo rischioso nello scenario attuale, dunque, perché “significherebbe far muovere ogni giorno oltre 8 milioni di studenti”.

La data spartiacque era stata fissata per il 18 maggio: in base a la situazione di quel momento, sarebbe cambiato lo scenario per i maturandi. L’ipotesi più concreta, quindi, è che sia un esame solo orale: un esame in classe, in “presenza” per adesso è “auspicabile” ma non è ancora una certezza “Escludo l’ipotesi mista – aggiunge – studenti a scuola e professori a casa”. Per gli studenti di tutte le altre classi la promozione è assicurata, ma “con pagelle vere: se lo studente merita 8 avrà 8, se merita 5 avrà 5“. Niente 6 politico quindi, e a settembre si lavorerà per recuperare le insufficienze.

“La didattica a distanza ci ha permesso di mettere in sicurezza l’anno che altrimenti sarebbe andato perso. Alla fine tutti avranno un voto. Chi risulta insufficiente recupererà il prossimo anno con attività individualizzate”, dice ancora al Corriere. Se, come sembra ormai certo, non si tornerà a scuola a maggio per le famiglie ci sarà un aiuto con “un’estensione del congedo parentale e del bonus baby-sitter”. Impossibile invece prolungare le lezioni ai mesi estivi: “La scuola ha chiuso ma non si è mai fermata. Significherebbe non riconoscere il lavoro di queste settimane. E l’Italia ha già uno dei calendari più lunghi d’Europa”.

Si lavora quindi per settembre: un’ipotesi per evitare l’affollamento delle ‘classi-pollaio’ era di fare doppi turni, ma la ministra la esclude: “Sono contraria all’idea di raddoppiare l’orario del personale scolastico. Smettiamo di pensare che un docente lavori solo 18, 24 o 25 ore alla settimana”. Possibile invece una combinazione di lezioni fisiche e online. “Se sarà necessaria la didattica a distanza – precisa – ci faremo trovare pronti. Oltre ai fondi già stanziati arriveranno presto altri 80 milioni”. E aggiunge: “Non mi piace l’idea di studenti con la mascherina a scuola”.

La ripartenza sarà gestita da una commissione guidata da Patrizio Bianchi. Lavoriamo per la riapertura ma anche per la scuola che dovrà nascere da questa emergenza. Serve un grande progetto di innovazione”. A settembre “dedicheremo le prime settimane al lavoro per chi è rimasto indietro o ha avuto insufficienze. Ma non abbiamo stabilito le date, lo faremo insieme alle Regioni”. Per i professori necessari in cattedra a settembre: “I concorsi si faranno. È l’unico modo per poter assumere a settembre. Quello straordinario per 24mila precari si svolgerà appena le condizioni lo permetteranno. I docenti casomai saranno assunti dal primo settembre”

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Decreto scuola, scontro tra la ministra Azzolina e le Regioni: “Ha chiuso l’incontro senza darci risposte. Serve collaborazione”

È scontro tra le Regioni e la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Dopo la video conferenza dei giorni scorsi, Cristina Grieco, coordinatrice della commissione istruzione e lavoro della Conferenza delle Regioni, torna a chiedere più concertazione e più confronto all’inquilina di viale Trastevere. Sul tavolo alcune questioni che le Regioni chiedono di affrontare da subito con il massimo coinvolgimento, in primis il calendario scolastico.

“Ho già scritto alla ministra – spiega Grieco – ribadendo la necessità di un tavolo di lavoro permanente e sollecitando ulteriori e urgenti momenti di verifica sulle proposte delle Regioni, che in tema di istruzione hanno competenze concorrenti con lo Stato, in particolare per quel che riguarda la prosecuzione dell’anno scolastico in corso, le risorse per la didattica digitale, le norme per la formazione professionale e gli istituti tecnici superiori, interventi per la scuola paritaria e i fondi per il sistema di istruzione 0-6 anni”.

Secondo l’assessore Grieco, durante la conferenza dei giorni scorsi la ministra non ha risposto alle questioni sollevate dalle Regioni: “Lucia Azzolina ha chiuso l’incontro senza darci risposte e senza riaggiornare la riunione ai giorni successivi. Forse non pensava di dovercele dare in quel contesto, ma noi ne avevamo bisogno politicamente. La ministra in questi giorni ha firmato il Decreto Scuola senza fare alcun passaggio con le Regioni. Non si può continuare su questo livello di non collaborazione”.

Le Regioni chiedono soprattutto chiarezza per quanto riguarda il calendario scolastico. In queste settimane è circolata la data del 1 settembre come inizio del prossimo anno scolastico: “La definizione dell’inizio delle lezioni e della fine spetta alle Regioni per garantire il rispetto della peculiarità dei territori. In Toscana, ad esempio, in accordo con le categorie economiche non iniziano mai prima del 15 settembre”.

Da viale Trastevere la ministra Azzolina interviene rispondendo alle richieste dell’assessore Grieco: “Le Regioni sono un pezzo importante del sistema-Paese. Le ho incontrate, seppur virtualmente, martedì scorso, collegandomi dal ministero. C’è la volontà di ascoltare la loro voce nelle attività che metteremo in campo per chiudere questo anno scolastico e avviare il prossimo. Il lavoro parte proprio adesso e il Decreto Legge approvato dal governo su esami e valutazione prevede il loro coinvolgimento attivo. Anche e soprattutto per quanto riguarda il calendario scolastico che discuteremo, come è giusto che sia, nel rispetto delle reciproche competenze, con le Regioni. L’avvio del nuovo anno è un tema che coinvolge milioni di ragazzi, famiglie, migliaia di dipendenti. Serve la massima collaborazione. Da parte di tutti. Stiamo calendarizzando una serie di incontri da fare a stretto giro con famiglie, studenti, con le parti sociali, altri incontri con le Regioni per guardare insieme ai prossimi mesi, fare scelte responsabili, condivise, che mettano sempre al centro il diritto allo studio dei nostri ragazzi”.

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Sabina Guzzanti: “Mi hanno detto che la ministra Azzolina va in giro facendo la mia imitazione…”

Appena appare in video la ministra Lucia Azzolina ricomincia il tormentone. Che bene si può capire leggendo alcuni tweet postati durante l’ospitata di Azzolina a Che Tempo Che Fa: “Il ministro dell’istruzione è Sabina Guzzanti che imita il ministro dell’istruzione o un ministro dell’istruzione che assomiglia a Sabina Guzzanti?“, ha commentato il giornalista Andrea Vianello. “Ma solo a me la Ministra Azzolina sembra Sabina Guzzanti quando faceva Moana Pozzi?”, ha aggiunto un altro account a cui si sono aggiunti altri commenti: “Lucia Azzolina è Sabina Guzzanti che imita Lucia Azzolina che imita Sabina Guzzanti. Inception”. E ora Sabina Guzzanti ha twittato: “Mi è stato riferito che la ministra #Azzolina va in giro facendo la mia imitazione. Sapete che di solito non amo questo genere di satira ma devo dire che la ministra è stata molto garbata e misurata. #bravaebella“.

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Che Tempo che Fa, “ma Fazio sta intervistano il ministro Lucia Azzolina o Sabina Guzzanti?”

Fabio Fazio ha intervistato a Che tempo che fa Lucia Azzolina o Sabina Guzzanti? L’intervento del Ministro dell’Istruzione, in quota Movimento 5 Stelle, nel programma di Rai2 era particolarmente atteso da molti studenti e dalle loro famiglie, il futuro dell’anno scolastico è sempre più in bilico per il Coronavirus. Sui social, soprattutto su Twitter, in moltissimi si sono distratti dal contenuto delle dichiarazioni dell’esponente del governo Conte concentrandosi solo sulla sua visibile somiglianza con la comica romana.

In pochi minuti il nome della Guzzanti è volato in trending topic. “Il ministro dell’istruzione è Sabina Guzzanti che imita il ministro dell’istruzione o un ministro dell’istruzione che assomiglia a Sabina Guzzanti?“, ha scritto il giornalista Andrea Vianello. “Ma solo a me la Ministra Azzolina sembra Sabina Guzzanti quando faceva Moana Pozzi?”, ha aggiunto un altro account a cui si sono aggiunti altri commenti: “Lucia Azzolina è Sabina Guzzanti che imita Lucia Azzolina che imita Sabina Guzzanti. Inception.”

Una somiglianza molto forte, complice la gestualità spiccata, una mimica piuttosto simile. L’espressione degli occhi, gli zigomi accentuati, con un tono di voce che si presta alla parodia e la scenografia che sembrava riportare gli spettatori allo storico Ottavo Nano. L‘effetto imitazione ha distorto l’attenzione dai contenuti, almeno quella degli utenti social dove non è arrivata però per ora una reazione di Sabina Guzzanti. Una sua imitazione sarebbe forse troppo facile e scontata ma strapperebbe sicuramente un sorriso.

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Coronavirus, Azzolina: “Per la maturità varie ipotesi, ma garantiremo un esame serio. Ammessi non significa essere promossi”

Una maturità con una commissione interna (tranne il presidente) o un’unico esame a distanza, necessariamente orale. Tutti ammessi, ma non necessariamente tutti promossi. In vista dell’esame di maturità, al momento gli scenari possibili per i liceali sono due: “Nel caso in cui si tornasse in classe il 18 maggio, prevediamo una commissione tutta interna e presidente esterno, la prova nazionale di Italiano sarà gestita dal ministero dell’Istruzione come sempre, mentre la seconda prova che attiene ai programmi delle diverse scuole sarà preparata dalla commissione interna”. Lo ha annunciato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, durante la trasmissione ‘Che tempo che fa’ su Rai2. L’altra ipotesi invece è se, nello scenario peggiore, le aule resteranno vuote fino a giugno: “Se non si tornasse a scuola gli esami saranno svolti con un’unica prova, orale“. Dipenderà dall’evoluzione della pandemia nelle prossime settimane, ma l’importante, ribadisce, è che si garantisca “un esame serio“.

Tutti i maturandi sono automaticamente ammessi all’esame: “Ma non significa essere promossi – puntualizza Azzolina – Gli studenti saranno tutti ammessi perché non abbiamo la certezza matematica di essere arrivati al 100% degli studenti con la didattica a distanza. Se ci fosse anche un solo studente a cui non è stato garantito il diritto costituzionale all’istruzione, io devo dargli una possibilità”. Anche chi sta frequentando la terza media aspetta di conoscere se, e come, si svolgerà il suo esame: “Se non si torna a scuola – annuncia la ministra – gli studenti presenteranno un elaborato e saranno valutati con lo scrutinio finale“.

E si inizia già a guardare al prossimo autunno e quindi, al prossimo anno scolastico. “C’è il problema delle classi pollaio, dove è impossibile mantenere la distanza di sicurezza, io insieme a tutto lo staff lavoreremo a pensare a tutti gli scenari possibili. Domani in Consiglio dei ministri discuteremo insieme per un decreto che faccia riferimento a questo aspetto”. Infine la ministra Azzolina ha risposto alla domanda che tutti, genitori e studenti, si stanno facendo: si tornerà a scuola prima della fine dell’anno? “Non è il ministro dell’Istruzione a stabilire quando il virus finisce. Fino a quando non ci sarà sicurezza i ragazzi non torneranno in classe”. E chiarisce: “Ascolterò quello che le autorità sanitarie diranno. La politica sarà ancora più prudente e si assumerà tutte le responsabilità: mai e poi mai metteremo a rischio la vita degli studenti”.

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Scuola, siamo seri: le incognite oggi non sono certo i voti o la Maturità

Non ho mai dialogato tanto su Whatsapp come in queste ore. Studenti, colleghi, ex alunni. Il mondo della scuola è nel caos e prevale l’ipotesi più pessimista: “Non si tornerà in classe prima di settembre.” E’ così? Nessuno può dirlo oggi in piena crisi sanitaria; vero è, invece, che le risposte della politica e di alcuni docenti non sempre sono all’altezza del momento.

Sono eccessive, per dire, le ansie di quanti pensano soprattutto ai voti (“E’ fattibile la valutazione da dietro uno schermo?”). Ricordo che l’interrogazione è solo un momento della vita scolastica: un docente deve dare concetti e idee da portare a casa, non solo compiti e valutazioni. La scuola è una comunità educante, sempre; lo sia soprattutto ora che valutare è più difficile.

Appaiono eccessive, però, anche le pretese della politica d’inventare, seduta stante, una “didattica a distanza” senza aver mai fornito alle scuole finanziamenti adeguati. Governare è stabilire priorità: “La scuola deve essere l’ultima spesa – diceva Roosevelt – su cui l’America è disposta a economizzare”; ecco, quali sono state le priorità degli “statisti” italiani negli ultimi trent’anni? Non certo la Pubblica Istruzione a giudicare dai risultati.

Diciamolo: prima del Covid-19 la scuola era l’ultimo pensiero della politica; sottofinanziata, marginalizzata; quante volte sono saltati (oggi almeno c’è un motivo) i concorsi a cattedra? Quante volte i Consigli d’Istituto sono stati costretti ad arrangiarsi, in nome d’una malintesa autonomia, per sopravvivere? “Sarà bello il giorno in cui la scuola prenderà dallo Stato tutti i soldi che vorrà e l’esercito sarà costretto a organizzare collette per comprare armi.” Utopie, d’accordo; ma senza soldi che fai? Nemmeno una didattica a distanza.

I dati ufficiali dicono che 1,6 milioni di studenti resta senza lezioni a casa; molte video-lezioni funzionano male (“non si sente”); e poi ci sono i “ragazzi difficili” da seguire – oggi come ieri -, come raggiungerli se non hanno un computer, un tablet, non si connettono? Ne facciamo a meno? Che scuola è questa? Ogni docente ha avuto alunni difficili, alcuni molto difficili, e ha toccato con mano quanta pazienza, affetto, comprensione siano necessari per entrare in sintonia con loro; si era consapevoli (lo si è ancora) che soprattutto salvando “questi” ragazzi la scuola pubblica svolga il suo compito. E’ ancora possibile all’epoca del coronavirus?

Inutile nasconderlo, i problemi sono tanti. Certo, la ministra Lucia Azzolina sta facendo il possibile; è seria; ha detto cose sagge (“avremo un esame di Stato più leggero”; “le commissioni saranno composte da membri interni con presidente esterno”; “saltano i requisiti delle prove Invalsi”…); s’è mossa con prudenza, ma la scuola che ha ereditato rischia – non certo per colpa sua – di non farcela perché paga ritardi pluridecennali.

Insomma, non sono “i promossi” o “l’ammissione alla Maturità col cinque” le vere incognite odierne. Siamo seri. La scuola dopo la tempesta deve ri-nascere: questo conta, e appare sempre più chiaro dietro la solitudine di un computer mentre si prova, nonostante tutto, a stare vicino agli alunni.

Non si sottovaluti un dato: sentendo i ragazzi (anche al telefono) s’avverte che non vedono l’ora di tornare tra i banchi, incontrare i compagni, vedere il prof scherzare e poi serio spiegare Dante, Nietzsche, Shakespeare…; cercano l’empatia che scatta nella lezione, la voce e la presenza del docente. Sì, non vedono l’ora di tornale a scuola gli studenti, tra libri, lavagna, gessi, e domande, dialoghi. Anche l’interrogazione non appare più odiosa, ora che, per la pandemia, il vecchio mondo sembra perso. Lontano.

Questa voglia di scuola è un’occasione, un bisogno su cui investire. Sono stati stanziati 85 milioni per la didattica a distanza. E 8,2 per gli animatori digitali. Ben vengano innovazione e strumenti di supporto alla didattica; guai a pensare tuttavia che debbano essere qualcosa di più di un supporto, che uno schermo possa sostituire l’insegnante: la scuola mostra, ora più che mai, la sua centralità.

L’ultimo Whatsapp di oggi è di un collega: “Qualcuno già pensa di sostituire ‘la lezione-dialogo’ con la didattica a distanza: Platone inorridisce”. “Ho appena finito un articolo – rispondo – per denunciare il pericolo di una simile aberrazione.”

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La scuola è come il moroso: mi ha chiesto una pausa di riflessione. Ma alla fine io lo so che torneremo insieme

di Valentina Petri*

Sembra uno di quegli episodi delle serie tv, quelle un po’ disturbanti alla Black Mirror, in cui il protagonista si sveglia tutte le mattine ed è costretto a rivivere sempre la stessa giornata finché non capisce cos’è che è andato storto.

Ecco, io mi sento così, e forse anche i ragazzi. Senza più l’orario, la giornata più leggera, quella pesante, quella con il pomeriggio, il sabato del villaggio, la domenica che dura niente ed è subito sera. No, qua è tutto uguale. E non si vede la fine. Anche se ormai è chiaro. Ma non ce lo dicono, non in faccia almeno, non ce l’ha detto la ministra dell’Istruzione, qualche giorno fa, che pure continua a mandare lettere affettuose che quasi quasi fanno piacere. E non ce l’ha detto neppure il presidente Giuseppe Conte, che pure parla parecchio e ormai a cena mi viene quasi da mettere un piatto in più, tanto sta sempre qui.

No, fanno come i medici, usano i giri di parole, le bugie pietose. Ci dicono che sarà necessario un prolungamento della sospensione dell’attività didattica. Non ci dicono, non ancora, che a scuola non si torna più. Ecco, l’ho scritto e già a vederlo nero su bianco sembra un poco più vero.

Non ci dicono che l’ultimo giorno di scuola c’è già stato e non ce ne siamo accorti. Io sono uscita da là un venerdì, con i pacchi di verifiche da correggere, il pensiero di levarmi ‘sti giovinastri da davanti per qualche giorno, la leggerezza all’idea del ponte carnascialesco. Con il fastidio di non essere riuscita a interrogare tutti prima della breve pausa, ma con la determinazione di finire il lavoro di lì a poco. Con un saluto frettoloso, un vago ammonimento a non fare troppo i cretini durante i veglioni di carnevale, a non bere come dei cammelli, a non guidare se incapaci di camminare in linea retta, a studiare.

Sono uscita da scuola telefonando a casa, senza baci o abbracci, salutando distrattamente con la mano chi mi urlava “buongiorno prooooof” per la strada, certa di rivederli di lì a cinque giorni. Sono uscita da scuola e basta, senza problemi, senza pensieri. Ci sono ritornata giorni dopo per riprendermi i libri in un silenzio irreale. Loro non c’erano più. Loro non torneranno, non torneremo, quest’anno, è ovvio, è scontato e se lo faremo sarà per un periodo troppo breve in cui faticheremo a ritrovarci.

Stiamo per entrare nel mese di aprile, il mese che – per chi condivide il delirante calendario degli insegnanti – è un mese che non c’è. Noi ci auguriamo buon anno a settembre, a ottobre conosciamo colleghi nuovi, a novembre diamo fuori di matto per fare tutto e a dicembre abbiamo l’unico mantra di finire ogni incombenza prima di Natale. A gennaio siamo triturati da un mare di burocrazia e scrutini, a febbraio ripartiamo con calma, a marzo, in teoria, ingraniamo una marcia in più perché poi è finita, poi c’è aprile, Pasqua, il 25, i ponti, le feste ed è già maggio, il terribile maggio, quello in cui bisogna finire tutto, quello conclusivo, il finale di stagione.

Giugno è più uno speciale con bonus track, gli scrutini finali, gli esami, i corsi di recupero, un respiro diverso. E invece, adesso, aprile mi sta davanti come il più crudele dei mesi, lungo eterno e senza scampo, senza certezze, senza di loro, che non ho neppure salutato come si deve e che magari rivedrò direttamente sul banco singolo il giorno del tema di maturità.

Ma per adesso non ce lo dicono. E’ un po’ come quando il moroso ti guarda negli occhi, ti spiega che dobbiamo parlare, ti dice che “non sei tu, sono io” e poi ti chiede una pausa di riflessione. Ecco, io mi sento così. Come se la scuola mi avesse chiesto una pausa di riflessione. Una pausa in cui continuo ad essere innamorata del mio lavoro, a spiegare, a correggere compiti, ma non è la stessa cosa.

Però non ce lo dicono, non chiaro, non ancora, e io che sono romantica ci credo. Ci credo che prima o poi torneremo, forse a maggio, forse a giugno, forse solo a settembre, e in quel caso qualcuno l’avrò davvero salutato troppo in fretta. Ma alla fine, io lo so, alla fine torneremo. Alla fine della pausa di riflessione torneremo insieme.

*professoressa presso l’Istituto professionale Lombardi (Vc). Autrice della pagina Facebook Portami Il Diario

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Coronavirus, ministra Azzolina: “Per 94% di studenti didattica a distanza, ma uso delle tecnologie è a macchio di leopardo”

“La data di riapertura delle scuole si avrà quando il quadro epidemiologico lo consentirà, garantendo quindi la massima sicurezza a tutti gli studenti“. A dirlo, nell’Aula di Montecitorio è la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, rispondendo a un’interrogazione di Forza Italia sul Coronavirus. La ministra ha poi parlato della didattica a distanza: “Da un rilevamento effettuato su circa il 93% delle scuole, le istituzioni scolastiche che hanno attivato sistemi di didattica a distanza sono riuscite a coinvolgere circa il 94% degli studenti, ma l’uso delle tecnologie dimostrano a macchia di leopardo tra realtà che si sono rivelate più pronte e scuole meno attrezzate”

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Gentile ministra Azzolina, del suo messaggio mi ha colpito soprattutto quello che non ha detto

Oggi ho seguito con attenzione il video che la ministra Lucia Azzolina ha diffuso a proposito della situazione nelle scuole di ogni ordine e grado alle prese con la gestione di quest’emergenza.

Intanto vorrei dire che concordo con alcune delle cose che ha detto la ministra, a cominciare dal fatto che fosse assolutamente necessaria una sua dichiarazione.

Di scuola in queste settimane si è parlato tanto, prima di tutto, com’è giusto che sia, per le conseguenze che la sospensione delle attività didattiche sta avendo su moltissime famiglie italiane e di scuola hanno discusso molti, troppi, persino, si parva licet, il sottoscritto. Non la ministra. Dunque ben venga: meglio tardi che mai.

Concordo anche sul fatto che ci sia una grave emergenza per la soluzione della quale tutti siamo chiamati a dare il nostro meglio e se possibile anche di più. Sono, poi, anch’io del parere che i concorsi non vadano fermati, almeno per quanto riguarda gli adempimenti formali, per essere pronti, al momento giusto, a farli espletare davvero e trovo che sia giustissimo garantire il lavoro dei precari e dei supplenti attualmente impegnati nelle classi, anche se esse, più o meno magicamente, si sono virtualizzate.

Concordo meno, ahimè, su altri aspetti del suo intervento. Precisamente su ciò che non ha detto.

Ho voluto parlare con studenti, personale scolastico e famiglie per spiegare le decisioni prese oggi dal governo. #LaScuolaNonSiFermaQui il mio video ????

Gepostet von Lucia Azzolina am Montag, 16. März 2020

Ad esempio credo di poter affermare che i docenti, legittimamente, si aspettassero dalla ministra qualcosa di più di un generico “andate avanti con la didattica a distanza” e di una più o meno chiara autorizzazione ai Dirigenti a muoversi in maniera autonoma, perché sono loro “i comandanti della nave”.

Ha ragioni da vendere la senatrice Bianca Laura Granato che le fa notare come quello che occorrerebbe davvero, al di là di più o meno retorici appelli all’azione e alla resistenza, sarebbero circolari e disposizioni chiare per quanto riguarda una serie di questioni, che magari possono apparire formali, ma che rischiano poi di rivelarsi decisive al confronto con i fatti: come valutare, come segnare le presenze degli allievi, come effettuare i benedetti ‘recuperi dei debiti’ e via così. Da noi il titolo di studio ha valore legale: non sono questioni di lana caprina, ma di sostanza.

Inoltre, in una scuola che fino ad oggi è stata il massimo della burocratizzazione, che ci ha incitato all’obiettività della valutazione, che ha prodotto migliaia e migliaia di griglie diverse per spaccare il capello ed essere certi di aver misurato e valutato tutto ‘scientificamente’, ricordarci, a proposito dei nostri dubbi sulle procedure di valutazione on-line, come faceva il Ministero giorni fa, che “la normativa vigente (Dpr 122/2009, D.lgs 62/2017), al di là dei momenti formalizzati relativi agli scrutini e agli esami di Stato, lascia la dimensione docimologica ai docenti, senza istruire particolari protocolli che sono più fonte di tradizione che normativa” può sembrare addirittura derisorio.

Magari può darsi anche che i Dirigenti scolastici siano i comandanti della nave, ma l’Ammiraglia è certamente lei, Gentile Ministra, e senza che lei detti precise ‘regole d’ingaggio’ la flotta dell’Istruzione, navigando così in ordine sparso, a vista, rischia di fare la fine la fine dell’Invincibile Armada. Né credo che questa generica investitura di pieni poteri sia infine stata troppo gradita dai Dirigenti stessi.

Noi andiamo e andremo avanti, ovviamente, perché amiamo il nostro lavoro e rispettiamo i nostri studenti e le loro famiglie, ma se qualcuno a Viale Trastevere avesse la bontà di essere meno vago e ci fornisse regole, norme, protocolli certi, magari andremmo avanti anche tutti insieme e la faccenda risulterebbe certo più efficace ed equa.

Ho quindi la speranza che la ministra vorrà accogliere l’appello della senatrice Granato e che presto queste regole certe arriveranno. Ciò ci renderà anche più autentico e convincente tutto quanto la ministra ha detto. Appelli compresi.

Vorrei poi terminare queste brevi righe con una questione che definirei di importanza minima, ma che mi ha personalmente colpito.

Vede ministra io, come tutti i miei colleghi, da giorni lavoro ore ed ore per modificare la mia didattica, cercare materiali audiovisivi, migliorare le mie competenze digitali, rispondere a decine, centinaia di messaggi dei miei allievi, correggere esercizi, esercitazioni, passo ore intere a fare videoconferenze live con i miei ragazzi e le mie ragazze. E molti di noi, oltre ad essere insegnanti, sono madri e padri di studenti e studentesse. Ci stiamo anche divertendo, a volte è bello mettersi in gioco, per noi e per i nostri allievi: sono stanco, stremato, ma sono deciso a farcela e loro ci stanno provando con me e le dirò, in sincerità, nessuno di noi, in questo momento, né io, né i miei allievi, sta pensando più di tanto ai voti, alle classificazioni alle verifiche, anche se dopo queste cose riacquisteranno l’importanza che oggettivamente hanno.

Stiamo provando a restare assieme, prima di tutto, anche se a volte, come ho già detto altrove, ci sembra di essere solo un’addizione di solitudini; stiamo provando a far sopravvivere la scuola italiana, anche noi docenti, i marinai, e anche i nostri ragazzi (i mozzi? I passeggeri? Veda lei…).

Lei alla fine del suo discorso ha ringraziato le famiglie, gli ATA, il personale di segreteria, i Presidi-Comandanti, il personale delle Direzioni regionali e quello del Ministero. Mi unisco sinceramente al suo ringraziamento, colgo, anzi, l’occasione per ringraziare anche lei, che ci ha messo a lavorare h24: gliene sono grato.

Lei, insomma, ha ringraziato tutti, ma non noi. Non gli insegnanti.

Noi ci ha solo spronati ad andare avanti, avanti, magari in ordine sparso, ma avanti…

Mi spiace notarlo, ma forse, oltre a incitarci ad andare all’attacco, sarebbe stato il caso di ringraziare anche noi docenti: per tutte le battaglie che stiamo già combattendo, da ben prima che lei suonasse la carica, per quelle che abbiamo già combattuto e per quelle che, non ho dubbi, combatteremo domani.

Dimenticarsi di noi, allora, non è stato, me lo lasci dire, la migliore delle idee. Né un segno di stile.

Gli Ammiragli fanno le strategie, i Contrammiragli organizzano le squadre, i Comandanti comandano le navi, ma quelle navi navigano grazie ai marinai, senza di loro, la flotta nemmeno salpa. Un grazie anche a loro non sarebbe costato nulla.

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