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Alessandra Mussolini lascia Forza Italia: “Grazie Berlusconi, ma partito ai minimi storici, affetto da malattia autoimmune”

Alessandra Mussolini lascia Forza Italia. A dare la notizia è proprio l’europarlamentare che da tempo a Strasburgo aveva già lasciato il gruppo del Ppe. La Mussolini in una nota comunica di aver parlato questa mattina con Silvio Berlusconi, che ringrazia per “l’affetto ed il sostegno politico e personale ricevuto in ogni occasione che penso di aver ricambiato con pari trasporto”. Le motivazioni? Secondo l’eurodeputata “non sussistono più i presupposti politici per una mia permanenza nel partito dopo la scelta di andare all’opposizione del governo Conte senza un confronto con la base e i militanti del movimento”, ma soprattutto “per la oggettiva impossibilità di poter portare un contributo di idee e di contenuti al partito in un momento in cui i consensi sono al minimo storico per tentare di invertire la rotta”. La Mussolini, peraltro, non aveva mai nascosto di essere contraria al governo M5sLega, e in un’intervista alla Radio Cusano Campus aveva criticato fortemente Matteo Salvini.

Ma questa volta le sue osservazioni sono rivolte ai “nuovi timonieri” del partito di cui faceva parte fino a questa mattina, che accusa di non avere “intenzione di cambiare”, “nonostante gli errori già commessi”. “Forza Italia è affetta da una malattia autoimmune, cioè produce anticorpi contro sé stessa andando contro la linea politica che ha sempre sostenuto”: è quanto la Mussolini avrebbe voluto dire durante la riunione di partito questa mattina, davanti ai suoi colleghi. Ma, come dichiara lei stessa riportando il discorso sui social, “non c’è stata la possibilità”. Conclude il suo comunicato assicurando che continuerà sempre nel centrodestra la sua attività politica, come ha sempre fatto – nell’ordine Msi, An, As, Pdl e Fi.

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Marco Mengoni si cancella dai social: chiuse le pagine Facebook, Instagram e Twitter del cantante

Marco Mengoni si cancella da tutti i social i fan iniziano a farsi domande. Niente più Twitter, Facebook e Instagram. C’è chi parla di un attacco hacker e chi pensa a una strategia di comunicazione per lanciare un nuovo progetto musicale. L’ultimo album del cantante risale al 2015 e non sarebbe la prima volta che un artista usa questa modalità per poi tornare in “grande stile” con social rinnovati e novità musicali. Così hanno fatto, per esempio, Taylor Swift e Adele. I fan di Mengoni intanto si trovano davanti pagine vuote dove prima potevano seguire le gesta quotidiane del loro idolo.

 

 

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Yanet Garcia, chi è la bellissima ragazza lasciata per un videogioco (Call of Duty)

Ci sono solamente 24 ore in un giorno, e non ho abbastanza tempo da dedicare ad una fidanzata. Devo concentrarmi su me stesso e sulla mia carriera. Sono talmente focalizzato su “Call of Duty” che non potrei darle le attenzioni che vorrebbe per almeno un altro anno”. A parlare così è Douglas Martin, youtuber noto come “FaZe Censor”, che nei giorni scorsi ha scritto queste parole alla bellissima fidanzata. Lei è Yanet Garcia, star tv messicana di 28 anni e influencer su Instagram. Bellissima, in molti stanno cercando il suo nome su Google. Yanet ha detto di avere il cuore spezzato ma Douglas non ha voluto sentire ragioni: “Call of Duty richiede ore di allenamento, non ho tempo per lei”, ha aggiunto il ragazzo. Evidentemente molto impegnato negli allenamenti per il prossimo tour mondiale.

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Incendi Grecia, la Protezione Civile: “Ci sono ancora 100 dispersi”. Tsipras: “Mia responsabilità politica della tragedia”

Il premier greco Alexis Tsipras si è assunto “la responsabilità politica della tragedia” e nel corso del Consiglio dei ministri straordinario, convocato per fare il punto della situazione, ha spiegato di aver indetto il Cdm proprio per “assumersi interamente davanti al popolo greco la responsabilità della tragedia”. “Credo – ha dichiarato – che questo sia un atto dovuto per il premier e per il governo del Paese”, ha aggiunto. Un annuncio che segue di poco quello del portavoce della Protezione Civile greca, Spyros Georgiou, secondo cui “al momento abbiamo ancora 100 persone che risultano disperse, ma sono numeri destinati a cambiare di ora in ora“. A cinque giorni dagli incendi che hanno devastato l’Attica, i soccorritori lasciano intendere che ci sono poche speranze di trovare superstiti e ammettono che “sono stime purtroppo destinate a stabilizzarsi”. Intanto, sono stati esaminati “tutti i resti” delle 87 persone morte: il capo del servizio medico legale di Atene, Nikos Karakoukis, ha fatto sapere che un altro ferito grave è deceduto oggi in ospedale.

Il governo, accusato da più parti di negligenza nei soccorsi, ha rimandato all’azione di piromani e alle particolari condizioni climatiche le principali cause di quanto accaduto, supportato dagli elementi che stanno emergendo dalle indagini. Questo non è servito però a placare le polemiche, tanto che il ministro della Protezione Civile Nikos Toskas ha presentato le proprie dimissioni che il premier Tsipras ha però respinto.  Dopo tre giorni di lutto nazionale, aumentano le critiche sulla gestione della crisi, soprattutto da parte dei sopravvissuti che già avevano duramente contestato il ministro della Difesa quando giovedì era andato in visita sui luoghi della tragedia. “Oggi ho riunito il mio governo in un momento difficile, forse il peggiore da quando governiamo” ha detto Tsipras sottolineando il suo “dolore per le vite umane perse in un modo così inaspettato ed ingiusto”. Ma il premier greco si è anche detto “preoccupato riguardo al fatto di aver fatto tutto in modo corretto“.

A Mati, la località più devastata dalle fiamme, i soccorritori continuano a cercare tra le macerie senza escludere di trovare altri corpi. “È un lavoro lungo, bisogna aspettare che le ceneri cadano e tornare indietro quattro, cinque volte nello stesso posto prima di trovare qualcosa”, ha spiegato uno di loro. Continua anche il calvario dei parenti, che arrivano negli ospedali per portar via le salme dei propri cari, o per iniziare la procedura di identificazione del Dna. Alcuni corpi sono caricati sui furgoni delle pompe funebri nelle bare, altri in sacchi di plastica perché si tratta solo di un “mucchio di resti umani”. L’identificazione delle vittime dovrebbe durare ancora qualche giorno dal momento che “dal 75% all’80% dei corpi sono carbonizzati”, come ha fatto sapere Grigoris Léon, presidente della società greca di medicina legale.

“Seri segnali” che gli incendi siano dolosi
“Dalle indagini in corso nei paesi distrutti dai roghi di lunedì, sono emersi diversi elementi che fanno pensare ad atti criminali e ad incendi dolosi. Molti focolai sono comparsi in un brevissimo spazio di tempo” ha detto il ministro Toskas. “Ci sono seri segnali che fanno pensare ad atti dolosi“, dice ancora il ministro, come riferisce il quotidiano Kathimerini. Nel corso delle indagini, aggiunge, nell’area di Mati è stato effettuato un ritrovamento che il ministro definisce “sospetto” senza fornire ulteriori dettagli.

I dati sull’abusivismo edilizio
Gli incendi che hanno devastato l’Attica hanno trasformato il piccolo comune di Mati da luogo simbolo non solo della movida ateniese a simbolo dell’abusivismo che da sempre imperversa in Grecia. Lì avevano ville e appartamenti praticamente a un metro dal mare artisti, intellettuali, politici e manager e proprio lì ora si conta il maggior numero delle vittime dei 47 roghi che hanno flagellato l’Attica. Fonti dello stesso governo di Atene l’hanno definita “la capitale dell’abusivismo”.

Arrivando uno dopo l’altro sul posto, i funzionari governativi nei giorni scorsi avevano ipotizzato che le cause dell’incendio potessero ritrovarsi in decenni di violazione delle regole di urbanizzazione e di sviluppo (tra le montagne e i pini si trovano circa 4mila case). “L’intera zona deve essere ridisegnata: bisogna aprire le strade, riaprire gli accessi al mare”, ha dichiarato il ministro dell’Interno, Panos Skourletis, aggiungendo che le autorità dovranno “scontrarsi con degli interessi organizzati”. “Tutta la Grecia è costruita su questo modello”, ha spiegato il ministro.

I numeri diffusi dagli ingegneri del ministero delle Infrastrutture dopo i sopralluoghi nelle aree colpite parlano di 1.218 edifici dichiarati abusivi, ovvero il 48,93% di quelli andati in fumo. Un numero che si sposa con quello relativo agli acri considerati non a norma, ovvero 100mila nel triangolo Maratona-Mati-Pentelis. Secondo l’ex direttore nazionale degli ispettori ambientali, Margharita Karavassili, il piano urbanistico generale fu completato nel 1992 in un’area in cui l’80% era di carattere forestale, il che significa che secondo la legislazione non poteva essere inglobata nel piano edilizio ma vi hanno costruito ugualmente. Una di queste era l’area di Mati, al confine con il comune di Rafina. Pare che le possibili vie di fuga, ovvero stradine per l’accesso all’area marittima, siano state “tombate” con modifiche a ville e condomini esclusivi, come giardini, parcheggi sotterranei, piscine.

Il team di ricerca di Geologia del Dipartimento dell’università di Atene guidato dal professor Efthymis Lekka dopo una prima analisi dei dati raccolti ha detto ai media che una delle cause scatenanti di un così elevato numero di vittime è stato il particolare disegno urbano dell’insediamento di Mati, che ha agito come una “trappola” per la popolazione. Ovvero strade strette, numerosi vicoli ciechi, pezzi ampi di condomini e ville allungati e allargati senza un piano regolatore, quindi senza possibilità di vie di fuga laterali.

Le polemiche sui soccorsi
I primi testimoni hanno riferito che per molto tempo non si sono visti né soccorritori né l’ombra della macchina organizzativa. Hanno raccontato anche dell’assenza strutturale di un piano di emergenza, ragion per cui in queste ore traballa anche la poltrona del ministro dell’interno Panos Skourletis.  Non solo, alcuni esperti di sicurezza sostengono che per ben due ore non c’è stata traccia di vigili del fuoco sotto Maratona. Centoventi minuti in cui i cittadini sono stati lasciati al loro destino. A Mati c’è chi descrive il proprio salvataggio come un caso di fortuna. “Il progredire continuo delle fiamme, che hanno devastato la zona in appena un’ora e mezza, ha privato le autorità di ogni margine di intervento tempestivo per evacuare gli abitanti” è stata la replica del portavoce del governo, Dimitris Tzanakopoulos. 

Ma questa pessima gestione della tragedia può essere ritenuta anche conseguenza del regime di austerity imposto dall’Ue alla Grecia che hanno portato, tra gli altri, tagli di 34 milioni di euro nei confronti della Protezione Civile. Da ultimo, lo scorso mese di marzo il governo Tsipras aveva deciso di continuare con le assunzioni di vigili del fuoco cosiddetti “stagionali”, ovvero per il solo periodo estivo e primaverile. Ben 1500 posti erano stati annunciati, tra 343 conducenti e 1157 vigili (con 12 milioni di euro presenti nel bilancio) da pescare negli appositi elenchi di emergenza. Ma non sono bastati evidentemente.

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Il Consiglio dei ministri scioglie il comune di Vittoria (Ragusa) per mafia

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha sciolto il Comune di Vittoria (Ragusa) per mafia. È la prima volta che accade nella storia del Comune ragusano. La commissione prefettizia si era insediata nel mese di settembre dello scorso anno dopo gli arresti per scambio politico-mafioso dell’ex sindaco Giuseppe Nicosia e di suo fratello Fabio, all’epoca consigliere comunale del Pd, poi dimessosi. Dopo sei mesi di indagini la Commissione presieduta dalla vice prefetta vicaria di Ragusa Concetta Caruso ha presentato la sua relazione che dopo l’istruzione del prefetto di Ragusa Pina Cocuzza e dell’ufficio preposto al ministero dell’Interno l’ha trasmessa al Cdm. Attualmente a reggere il comune è Giovanni Moscato, avvocato, eletto due anni fa in una lista civica.

Dall’indagine che portò all’arresto dell’ex sindaco Nicosia e di suo fratello, l’attuale reggente Moscato è accusato di corruzione elettorale. Anche l’ex sindaco Nicosia a chiusura delle indagini della Dda è stato accusato di corruzione elettorale e non più di scambio politico-mafioso. Accusa rimasta in capo all’ex consigliere comunale Fabio Nicosia. Secondo la relazione dei commissari prefettizi al sindaco Moscato viene contestata la proroga del servizio di raccolta dei rifiuti fatta alla società Tekra che ha avuto problemi con l’interdittiva antimafia. Moscato ha sempre detto che si è trattato di una proroga tecnica perché lui si era insediato da appena due settimane e non avrebbe potuto lasciare la città in mezzo alla spazzatura, tant’è che dopo che dopo tre mesi ha fatto un bando pubblico vinto dalla Sf di Misterbianco.  “Dedico lo scioglimento per mafia del comune di Vittoria (deliberato oggi in consiglio dei ministri) a @paoloborrometi. Giornalista che con le sue inchieste ogni giorno combatte la mafia. Questo è il giornalismo che ci piace e di cui c’è bisogno” scrive in un tweet il vicepremier Luigi Di Maio.

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Casinò di Campione, tribunale di Como lo dichiara fallito: nominati i tre curatori

Ora è ufficiale: il Tribunale di Como ha dichiarato fallito il casinò di Campione d’Italia. Nominati anche tre curatori fallimentari che avranno il compito di seguire la gestione della casa da gioco. La decisione arriva dopo che  il commissario ad acta Angela Pagano ha bocciato il piano di risanamento presentato dal Comune e dal casinò. Qualche giorno fa l’amministratore unico Marco Ambrosini aveva chiesto al tribunale una proroga della decisione fino a settembre, ma non è stata accolta dai giudici che hanno emesso la sentenza.

L’inchiesta giudiziaria era nata da un esposto presentato dal sindaco di Campione Roberto Salmoiraghi (Fi), quando era ancora all’opposizione. Di fatto, il casinò non versava da anni i soldi che doveva al Comune, socio unico, provocando lentamente il dissesto finanziario dell’ente pubblico. Il debito accumulato nel tempo era di circa 30 milioni di franchi svizzeri (circa 25 milioni di euro).

Dalle indagini della Guardia di finanza era emerso che i debiti non erano solo verso il Comune, ma anche verso le banche. Già nel 2013 i cittadini avevano costituito un comitato “In Gioco” che puntava “a rendere consapevoli i residenti dei costi e dei rischi legati alle carenze di gestione del casinò e all’inerzia dell’amministrazione”: iniziavano a sentirsi chiaramente i segnali della crisi. La sindaca del tempo, Maria Laura Piccaluga, aveva ammesso le difficoltà, attribuendole ad una crisi del gioco d’azzardo in generale e non ad un caso specifico di cattiva gestione.

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Novak Djokovic, momenti di paura per il tennista: il nonno della moglie trovato legato ad un pilone dell’alta tensione

Momenti di paura per Novak Djokovic. Il nonno della moglie, Jelena Ristic, è stato trovato legato ad un pilone dell’alta tensione a cinque chilometri da casa sua, nella Serbia centrale, dopo essere stato aggredito, sequestrato e rapinato nella notte fra mercoledì e giovedì.

L’ufficio stampa del campione di tennis di Belgrado, citato dai media serbi, ha fatto sapere in una nota che la famiglia è “in uno stato di shock completo per ciò che è successo”. Poi si precisa che due aggressori con il volto coperto sono entrati nella casa dell’anziano, Miloslav Radisavljevic, lo hanno sequestrato e portato in un campo ad alcuni chilometri di distanza.

La polizia ha detto che a ritrovarlo sono stati poi due elettricisti, legato ad un pilone nei pressi di Ljig, 50 chilometri a sud di Belgrado. Il nonno della moglie di Djokovic ha detto alla polizia che gli aggressori gli hanno rubato circa 26.000 dinari (220 euro) e un cellulare. Gli inquirenti hanno specificato che l’uomo non è rimasto ferito.

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Ferrovie dello Stato, cda azzerato contro Toninelli: “Rispettato lo statuto. Pronti a azioni di tutela della nostra reputazione”

Il consiglio di amministrazione delle Ferrovie dello Stato, di cui il ministro Danilo Toninelli ha deciso la decadenza, minaccia “azioni di tutela” della propria “reputazione e professionalità” contro il titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il cda ha diffuso una nota in cui, “in riferimento a quanto dichiarato dal Ministro”, sottolinea di “essersi attenuto strettamente e diligentemente alle previsioni dello Statuto” quando si è espresso contro la decadenza dell’ad Renato Mazzoncinirinviato a giudizio per truffa ai danni dello Stato, e per la sua permanenza in carica.

Secondo lo statuto, ricorda la nota, “il cda può far decadere l’Amministratore per l’esistenza di un rinvio a giudizio o, come in questo caso, rimettere all’Assemblea la proposta di permanenza in carica dell’Amministratore stesso, per salvaguardare il preminente interesse della Società”. Il ministro, dopo che Mazzoncini in una lettera ai dipendenti del gruppo ha fatto riferimento allo spoil system messo in atto dal governo, aveva replicato con un post su facebook in cui spiegava che “l’etica viene prima di ogni altra cosa” ed “è ridicolo ricevere l’accusa di voler occupare poltrone da parte di certe forze politiche”, ma aggiungeva anche che “la rottura non è arrivata dal governo, ci tengo a precisarlo, ma dallo stesso Mazzoncini e dal suo cda che invece di applicare la regola etica del suo stesso Statuto, e farlo decadere, l’ha prima aggirata e successivamente ha respinto al mittente l’invito del governo a tornare sui propri passi. Se l’input dell’azionista fosse stato accolto, il cda non sarebbe stato rimosso per intero”.

“La rottura, invece, ci ha costretti ad agire per far rispettare un elementare principio di rettitudine che è alla base, ripeto, dello Statuto dell’azienda. Abbiamo operato, prima di tutto, per tutelare Fs, l’immagine e gli interessi dello Stato. Per il Governo del cambiamento l’etica viene prima di ogni altra cosa”, concludeva Toninelli, dopo aver aggiunto che è “ridicolo ricevere l’accusa di voler occupare poltrone da parte di certe forze politiche. Il loro ultimo governo (Gentiloni), in carica solo per gli affari correnti e a Camere già sciolte, con un blitz durante le festività di fine 2017, ha rinnovato per altri tre anni un Cda che sarebbe dovuto scadere già ad aprile scorso”. Il cda respinge al mittente le accuse e aggiunge che “ove si proseguisse in similari affermazioni lesive della dignità del Consiglio, saranno attivate le occorrenti azioni di tutela previste dalle norme vigenti”.

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Caso Montante, nuova contestazione a Renato Schifani. Pm: “Concorso in associazione a delinquere”

A due giorni dalla chiusura indagini della procura di Caltanissetta sul caso Montante dagli atti emerge una nuova contestazione a Renato Schifani, ex presidente del Senato, già indagato per rivelazione di concorso in associazione per delinquere. La posizione del senatore di Forza Italia si è aggravata. Gli inquirenti ora contestano il reato di concorso in associazione a delinquere.

Quando esplose l’inchiesta, con l’arresto dell’ex presidente di Sicindustria, era emerso che al parlamentare venivano contestata la rivelazione di informazioni apprese dall’ex direttore dell’Aisi Arturo Esposito che a sua volta le aveva avute da altri appartenenti alle forze di polizia. In particolare, avrebbe riferito al docente universitario Angelo Cuva (indagato) che il colonnello Giuseppe D’Agata era coinvolto nel procedimento. Dalle intercettazioni – scriveva il gip – sarebbe dunque emersa una rete in cui vi era uno “stabile canale di comunicazione” tra un appartenente alla Polizia e uno 007 “al fine di travasare notizie riservate sull’indagine in corso presso questa procura”. Informazioni che “su input del generale Esposito” dovevano essere “veicolate al Montante e, successivamente, anche a Giuseppe D’Agata al fine di consentire loro di prendere le dovute contromisure”. A tal fine, si leggeva ancora nell’ordinanza, “si accertava che il D’Agata fosse in contatto con un professionista palermitano cui è legato da saldi rapporti d’amicizia, Angelo Cuva, e che quest’ultimo rappresentasse il trait d’union tra lo stesso D’Agata e il senatore Schifani, il quale, a sua volta, si relazionava ai fini descritti con il generale Esposito”. Poco meno di due settimane dopo l’arresto di Montante, che nel frattempo è passato dai domiciliari al carcereSchifani, Esposito e Cuva si erano avvalsi della facoltà di non rispondere agli inquirenti. 

Oltre a Montante e Schifani, Cuva, Esposito, l’inchiesta coinvolge l’imprenditore Massimo Romano, gli esponenti delle forze dell’ordine Gianfranco Ardizzone, ex capo centro Dia, Ettore Orfanello, ufficiale della guardia di finanza, Mario Sanfilippo, che era in servizio alla polizia tributaria, Giuseppe D’Agata, ufficiale dell’Arma, i poliziotti Diego Di Simone, Marco De Angelis e Salvatore Graceffa, Andrea Grassi, dello Sco, Andrea Cavacece, ex capo reparto dell’Aisi. Per favoreggiamento sono indagati Vincenzo Mistretta, Carmela Giardina, Rosetta Cangialosi, Salvatore Calì, Andrea Calì, Salvatore Mauro, Carlo La Rotonda, Letterio Romeo, Maurizio Bernava e Alessandro Ferrara, accusato di aver favorito Montante mentendo agli inquirenti.

L’ex presidente del Senato, però, aveva negato ogni addebito e minacciato querela. “Apprendo con stupore l’indagine a mio carico riguardo una mia presunta condotta, che è assolutamente inesistente – diceva l’ex presidente di Palazzo Madamanel giorno dell’arresto di Montante–  Mi riservo, piuttosto, di denunciare per millantato credito chi per ipotesi mi ha coinvolto e fin d’ora sono a disposizione dell’Autorità giudiziaria per comprendere meglio la vicenda ed avviare tutte le iniziative opportune, al fine di tutelarmi da un’accusa palesemente infondata. Rivendico, infine, che non ho mai avuto alcuna amicizia o frequentazione con il signor Montante, a dimostrazione dell’assoluto disinteresse nei confronti di quest’ultimo”. Ma il 26 maggio aveva scelto il silenzio davanti ai pm.

Ora come scrive Livesicilia.it a Schifani, insieme a Grassi, Cavacece e Cuva, viene contestata l’accusa di concorso in associazione per delinquere. Tutti avrebbero concorso “nel rafforzamento e perseguimento degli interessi mettendo a disposizione degli appartenenti al sodalizio, le possibilità derivanti dai ruoli ricoperti al fine di aiutarli a eludere le investigazioni che la Procura della Repubblica di Caltanissetta stava eseguendo sul loro conto attraverso la rivelazione reiterata e continuativa di notizie coperte da segreto d’ufficio relative alle indagini svolte nei loro confronti”.

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Beppe Grillo: “Democrazia è superata, si può scegliere Parlamento con estrazione casuale. Euro? Decidano gli italiani”

“Dobbiamo capire che la democrazia è superata. Che cos’è la democrazia quando meno del 50% va a votare. Se prendi il 30% del 50%, hai preso il 15%. Oggi sono le minoranze che gestiscono i Paesi. Probabilmente la democrazia deve essere sostituita con qualcos’altro, magari con un’estrazione casuale. Io penso che potremmo scegliere una delle due camere del Parlamento casualmente. In maniera proporzionata per età, sesso, reddito, del Sud, del Nord, cosicché queste persone rappresentino veramente il Paese”. Lo dichiara Beppe Grillo in un’intervista a Ian Bremmer per la trasmissione americana GZeroWorld (e rilanciata sul suo blog dallo stesso Beppe Grillo), riprendendo un concetto già espresso alcune settimane fa. Il fondatore del Movimento 5 stelle ha anche risposto ad alcune domande sull’Euro e sulla possibile uscita dalla moneta unica. “Il movimento ha diverse anime. Anche io e Casaleggio avevamo idee diverse. Abbiamo proposto un referendum sull’euro. Far decidere al popolo italiano se rimanere dentro l’euro, non l’Europa, nell’Euro o no. Il referendum è un modo per iniziare una conversazione su un ipotetico piano B. Cioè noi non abbiamo un piano B, in caso succedesse qualcosa. Oggi da un momento all’altro cambia tutto, lo abbiamo detto prima, basta un tweet dall’altra parte del mondo per trasformare la politica economica di una nazione. Devi avere un piano B. Sono sicuro che la Germania e la Francia hanno un piano B. Non dico di lasciare l’Euro cosi, ma di lasciar decidere al popolo italiano con un referendum”

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