All posts by Giovanna Trinchella

Coronavirus, Boris Johnson migliora. Lettere ed ecografie dalla fidanzata. Il fratello del premier: “Mal curato prima del ricovero”

Migliora il premier britannico Boris Johnson. Il primo ministro “continua a compiere progressi molto buoni” fa sapere un portavoce di Downing Street nell’ultimo aggiornamento sulle condizioni del politico ricoverato da una settimana all’ospedale St. Thomas per il coronavirus e uscito da poco dalla terapia intensiva. In precedenza una fonte di Downing Street aveva riferito a Sky News che Johnson, oltre alle brevi passeggiate in reparto, si è concesso anche qualche gioco e dei film, tra i quali la trilogia del Signore degli Anelli e la commedia cult degli anni 80 Withnail and. La fidanzata Carrie Symonds, al sesto mese di gravidanza, gli scrive lettere e gli spedisce le ecografie del bambino per “tirargli su il morale”. I due non si vedono dal giorno in cui Johnson è stato ricoverato in ospedale, una settimana fa.

Altre 917 persone sono morte in Gran Bretagna a causa del coronavirus portando il numero totale delle vittime a 9.875, secondo i dati del ministero della Salute riportati dalla Bbc. Il numero è in lieve calo rispetto ai 980 morti registrati ieri I casi di contagio sono 78.991. Tra le vittime anche un 11enne.

Intanto uno dei fratelli di Boris Johnson si è lamentato con la Cnn che il primo ministro britannico non sia stato ben curato nei 10 giorni in cui era a casa. “Da quanto ho saputo, non ero lì, nessuno ha chiesto a un dottore di mettersi la mascherina e visitarlo fisicamente in tutti quel tempo, più di 10 giorni”, ha detto Max Johnson. “Era risultato positivo, dunque si sapeva cosa aveva. Mi viene alla mente la parola caos – ha aggiunto il più giovane dei fratelli Johnson – a che serve avere guardie del corpo, se non puoi avere nemmeno un dottore? Un primo ministro dovrebbe essere meglio protetto”. Max Johnson si è poi detto “immensamente sollevato” per il miglioramento del fratello, ora uscito dalla terapia intensiva, aggiungendo di sperare che avrà tempo di riprendersi pienamente. In risposta ai commenti di Max Johnson, Downing street ha dichiarato che la salute del primo ministro è una “questione privata”, aggiungendo che è “inaccurato” suggerire che il primo ministro non sia stato fisicamente visitato.

In un weekend pasquale caldo e assolato, le forze dell’ordine nel Regno Unito alzano il livello di allerta, promettendo però di non usare il pugno duro contro gli eventuali trasgressori. Cartelli agli ingressi dei parchi, blocchi stradali, pattugliamento delle spiagge: per tentare di scongiurare la violazione del lockdown . Una rassicurazione resasi necessaria dopo alcuni casi, rimbalzati sui media, interpretati come esempi di arbitrio da parte di una popolazione che – se in certa misura aveva imputato al governo di Boris Johnson qualche esitazione iniziale fin troppo prolungata sull’introduzione di misure severe contro il coronavirus – d’istinto continua in numero consistente a soffrire le restrizioni come un limite alla libertà privata o all’individualismo difficile da digerire.

L’articolo Coronavirus, Boris Johnson migliora. Lettere ed ecografie dalla fidanzata. Il fratello del premier: “Mal curato prima del ricovero” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Coronavirus, volontaria che cuce mascherine per ospedali multata dai vigili. L’associazione: “Ci autotasseremo. Consegnati 5210 pezzi”

Non voleva credere che i vigili le stessero infliggendo 533 euro di sanzione per 100 metri. Tanto lo sconfinamento tra Cagliari e Quartu Sant’Elena contestato dalla polizia municipale a una volontaria che cuce mascherine per gli ospedali e i era fermata a fare la spesa. La donna aveva appena consegnato il tessuto a una collega che lo aveva terminato. Non hanno voluto sentire ragioni: non c’era la necessità. “Abbiamo chiesto ad amici avvocati di rivolgersi al prefetto per farla annullare – racconta Laura Pisano, presidente della onlus L’altra Cicogna – Se non fosse possibile ci autotasseremo. Capisco le difficoltà degli operatori di polizia e provo grande rispetto però…”. Però la donna multata fa parte di un gruppo di volontarie che da qualche settimana ha recuperato le macchine da cucire e assemblea le preziosissime mascherine.

C’è chi ne ha assemblate 107 in un solo giorno e chi è riuscita a prepararne 25, chi ha usato il rosso e il blu colori del Cagliari e chi le ha fatte rosa. Ma le 65 volontarie sarde, che dal 18 hanno cominciato la loro missione – hanno già consegnato 5210 mascherine grazie e tramite la Protezione Civile agli ospedali Sirai di Carbonia, al Brotzu e Santissima Trinità di Cagliari. Mamme, casalinghe, qualche maestra che nei paesi del sud Sardegna Santadi, Gonnesa, Piscinas, Nuxis, Giba, Masainas, Sant’Anna Arresi, San Giovanni, Portoscuso, stanno contribuendo ad assottigliare la carenza dei dispositivi di protezione individuale tanto importanti quanto introvabili anche per chi è impegnato in prima linea nelle strutture ospedaliere. E il selfie di ringraziamento inviato dagli infermieri alle sarte anticoronavirus vale più di un ogni parola.





Ad avere l’idea è stata Francesca Ravot, insegnante e volontaria della onlus, dopo aver letto un articolo sul sito Sardiniapost. “Era il 18 marzo ho letto l’articolo di un medico, il dottor Puddu, che invitava la gente a non stare sul divano a oziare ma fare le mascherine per gli ospedali. Ho cercato le signore che da un mese fanno centinaia di mascherine per gli ospedali di Nuoro e Sassari. E mi sono fatta spedire un tutorial – racconta – anche perché anche se ho la macchina da cucire non avrei saputo come fare”. Quindi è iniziato il passaparola via whatsapp tra le mamme: “Io abito a Cagliari dai tempi dell’università ma sono originaria di Santadi dove sono allenatrice di un gruppo di ginnastica ritmica, le cui mamme sono perlopiù sarte o comunque casalinghe con l’hobby del cucito. Ho chiesto loro una mano per creare mascherine. Siamo partite in tre e ora siamo in 65“. Una volta spedito il tutorial alle volontarie – donne tra i 22 e i 77 anni – è partita la produzione. Qualche marito e qualche figlio riesce a dare una mano ed è una esperienza importante per tutti. Francesca è riuscita a coinvolgere gli amministratori di Cagliari, Quartu Sant’Elena, Uta, Decimo, Serramanna e le protezioni civili pensano alla consegna dei materiali alle volontarie e poi a farle arrivare a destinazione.

“Il materiale che si usa è un po’ particolare è il TNT, tessuto non tessuto, quello che si usa per le tovaglie usa getta nei ristoranti o per composizioni floreali o per teli cani e gatti o in agricoltura. Dopo un po’ di peripezie lo abbiamo trovato. Molti privati – dice Francesca – lo stanno donando, per esempio gli agricoltori che lo usavano per coprire le piantine, e insieme alla Protezione civile di Santadi abbiamo organizzato la fornitura di TNT +filo + elastico a tutte le sarte che stanno aderendo all’iniziativa. L’idea era di farne un buon quantitativo per gli ospedali e poi continuare la produzione per regalarle alla popolazione dando precedenza a chi lavora con il pubblico, cassieri, assistenza domiciliare, assistenza anziani, negozi, impiegati, e poi al resto della popolazione”. Un’esperienza “bellissima, che unisce anche i paesi” e poi c’è chi in questa iniziativa ha trovato grande sollievo: “Una malata oncologica che ha perso il marito e adesso si dice felice di potersi rendere utile anche per quell’ospedale che la sta curando”.

L’articolo Coronavirus, volontaria che cuce mascherine per ospedali multata dai vigili. L’associazione: “Ci autotasseremo. Consegnati 5210 pezzi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Coronavirus, l’Istituto Cattaneo: “Il numero dei morti in Italia è raddoppiato”. In Emilia-Romagna registrato il 75% di decessi in più

Dati sottostimati. Pazienti invisibili e morti non classificate. Da giorni il dubbio che l’epidemia di Covid 9 sia più vasta e profonda di quanto apparisse era presenti sui media e nelle richieste di sindaci e amministratori. Oggi oltre alla pubblicazione dei primi dati Istatche indica che il numero dei decessi al Nord è raddoppiato con una stima del 337% per la sola Bergamo – c’è l’analisi più ampia ed estesa a 1080 degli 8000 comuni italiani dell’Istituto Cattaneo di Bologna. Alla domanda su quanti decessi in più ha provocato l’epidemia nel nostro paese, l’Istituto risponde che “il numero di decessi riconducibili a Coronavirus in Italia risulta comunque il doppio di quello a cui si arriva sulla base dei numeri relativi ai pazienti deceduti positivi al test per Covid-19, comunicati dalla Protezione Civile“. Il confronto dei dati riguarda il periodo 21 febbraio-21 marzo e la media dello stesso periodo relativa al precedente quinquennio 2015- 2019.

Infatti al 21 marzo 2020 i pazienti deceduti positivi al Covid-19 erano 4.825, ma la differenza, rilevata dalla nostra analisi, tra i decessi nel 2020 e la media dei decessi nel periodo 2015-2019, per il periodo che va dal 21 febbraio al 21 marzo, era già 8.740. E questo valore fa riferimento a un campione che include solo mille degli oltre 8mila comuni italiani, equivalenti a 12,3 milioni di abitanti su un totale di 60,4 milioni. Anche sotto un assunto di massima prudenza, in base al quale nei rimanenti 7mila comuni non dovessero rivelarsi scostamenti rispetto alla mortalità media degli anni precedenti, il numero di decessi riconducibili a Coronavirus in Italia risulta comunque il doppio di quello a cui si arriva sulla base dei numeri relativi ai pazienti deceduti positivi al test per Covid-19, comunicati dalla Protezione Civile.

Nelle regioni del Nord fino al 75% di morti in più – Il semplice confronto di questi due valori, spiegano i ricercatori, rivela le dimensioni della crescita della mortalità e la variabilità territoriale di tale crescita. In Lombardia il numero di morti nel periodo considerato è stato più che doppio rispetto allo stesso periodo nei cinque anni precedenti. In Emilia-Romagna la crescita è stata superiore al 75%, mentre in Trentino-Alto Adige e in Piemonte è stata comunque superiore al 50%. Il Sud e le Isole non risultano immuni a queste percentuali. La variazione del numero di morti, secondo l’analisi dell’Istituto nel Sud e Isole è stata del 40,2%, un valore pari a quello del Veneto, e superiore al 35% registrato dalla Liguria.

I ricercatori hanno osservato anche la variazione nella mortalità tra uomini e donne. La maggiore vulnerabilità degli uomini al coronaviru è ormai nota. Ma per gli studiosi anche l’osservazione delle differenze nella crescita dei decessi tra uomini e donne rivela, tuttavia, l’esistenza di differenze territoriali non trascurabili. Queste sono molto consistenti nelle regioni del Nord (sono più che doppie in Trentino-Alto Adige), più deboli dove la crescita è stata relativamente più contenuta, come nel Centro Italia, nulle al Sud. La crescita dei decessi si è innescata tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo. Il numero di morti prende a salire rapidamente ben oltre i valori precedenti.

A iniziare è la Lombardia alla fine di febbraio, seguita dall’Emilia-Romagna ai primi di marzo. La crescita appare più lenta in Piemonte, in Veneto e nel Centro. Il caso del Sud merita qualche considerazione a parte. I dati confermano che anche al Sud e Isole, pur con dimensioni più contenute, già a partire dagli inizi di marzo, si era verificato uno scostamento rispetto all’andamento pre-crisi, e che un altro è iniziato dopo la fine della seconda settimana, e sarebbe ancora in corso.

Le città con più decessi. Non solo BergamoLe cronache dei giorni scorsi hanno riportato come alcuni città siano state più colpite. Nessuno dimentica la sfilata di mezzi militari impegnati a trasportare dal territorio di Bergamo decine di bare. La città lombarda e con Piacenza, Parma o Brescia, sono da tempo al centro dell’interesse degli osservatori. Ma ci sono altri centri Pesaro, Cremona, Biella, sono rimasti finora lontani dai riflettori. La crescita della mortalità è stata superiore anche in altre aree, lontane da quelle considerate focolai di contagio, e che probabilmente questi decessi sono avvenuti tra le pareti domestiche e senza che venisse condotto il test per rilevare la presenza del virus. Anche nel caso delle città, le serie temporali rivelano lo scostamento della mortalità dall’andamento precedente all’emergenza. Nei comuni capoluogo considerati, la crescita dei decessi si innesca tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, e nella seconda settimana di marzo raggiunge un picco.

Il numero di morti, infatti, prende a salire rapidamente ben oltre i valori precedenti, prima a Bergamo e Piacenza, poi a Brescia, Milano e Parma e infine, dopo la prima settimana di marzo, a Pesaro, dove il picco non sembra però ancora essere stato raggiunto.

I casi accertati nel mondo hanno superato quota 87mila, e i morti oltre 43mila, con
l’Italia a guidare questa triste classifica con 12.428 casi. Sono ormai 180 (su 206, quindi
l’87%) i paesi nel mondo che hanno dichiarato la presenza di casi di Covid 19 all’interno
del proprio territorio. Ed è di oggi la notizia che in Cina si teme una nuova ondata di contagi.

L’articolo Coronavirus, l’Istituto Cattaneo: “Il numero dei morti in Italia è raddoppiato”. In Emilia-Romagna registrato il 75% di decessi in più proviene da Il Fatto Quotidiano.

Coronavirus, l’ipotesi dell’effetto clima. “Epidemia corre più veloce con il freddo”

America meridionale, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda, presenteranno verosimilmente condizioni ambientali molto favorevoli ad una rapida crescita dell’epidemia nei prossimi mesi, in assenza di misure contenitive. È la conclusione cui arrivano Francesco Ficetola e Diego Rubolini, ricercatori del Dipartimento di Scienze e Politiche ambientali dell’Università Statale di Milano che, sfruttando un database globale di casi giornalieri confermati di Covid 19 della Johns Hopkins University, hanno realizzato delle mappe globali di come il tasso di crescita dell’epidemia potrebbe cambiare nei prossimi mesi.

I ricercatori hanno ricavato il tasso di crescita giornaliero dei casi di malattia per oltre 100 nazioni (o macroregioni entro nazione). Il tasso di crescita, calcolato per i primi giorni di una epidemia, fornisce una indicazione di quanto velocemente si sta diffondendo la patologia nella popolazione colpita, prima che entrino in vigore misure contenitive. Gli studiosi hanno poi messo in relazione il tasso di crescita dei casi con la temperatura e l’umidità medie dei mesi dell’epidemia. L’ipotesi dello studio – disponibile come preprint sulla piattaforma medRxiv – è che Sars Cov 2 corra più velocemente con il freddo secco. La questione dell’espansione del virus principalmente ad alcune latitudine era stata osservata da Robert Gallo, direttore dell’Institute of Human Virology alla University of Maryland (Usa), e tra gli scopritori dell’Hiv.

La variazione del tasso di crescita di Covid tra nazioni è risultata essere fortemente associata infatti a temperatura e umidità. In particolare, l’epidemia cresce più rapidamente a temperature medie di circa 5°C ed umidità medio-bassa, compresa tra 0.6 e 1.0 kPa (kiloPascal, unità di misura della pressione). Viceversa, in climi molto caldi e umidi, caratteristici di alcune zone tropicali, l’epidemia sembra diffondersi molto più lentamente, anche se nessuna area popolata del mondo sembra essere completamente inidonea alla diffusione della patologia. Infatti nei paesi dell’emisfero australe sono comunque registrati casi: quasi 5mila, a oggi, per esempio per Australia e Nuova Zelanda e quasi 1400 per il Sudafrica.

Differenze tra nazioni nei livelli di inquinamento atmosferico, di densità abitativa, e di investimento pubblico nel sistema sanitario non sembrano avere effetti significativi sulla crescita dell’epidemia. Questi risultati hanno consentito agli autori dello studio di realizzare delle mappe globali di come il tasso di crescita dell’epidemia potrebbe cambiare nei prossimi mesi. “Questo studio contribuisce ad approfondire le nostre conoscenze su Covid 19, purtroppo ancora troppo limitate – dicono i ricercatori – data la velocità a cui il virus si sta diffondendo su scala globale”.

L’estate aiuterà l’Italia a frenare la corsa del nuovo coronavirus? “Lo spero davvero anch’io. Sicuramente la sensazione è che le condizioni sono meno buone per il virus da giugno a settembre. Anche se la scala nazionale non è quella giusta su cui siamo in grado con i dati attuali di fare una previsione. Però – spiega all’AdnKronos Salute Diego Rubolini – quello che sta emergendo sempre di più è che Covid-19 è una malattia stagionale, come lo è l’influenza per esempio, legata probabilmente alle stagioni. I dati globali così come li abbiamo analizzati suggeriscono che l’’effetto clima’ ci sia e sia abbastanza forte. La mappa del rischio che siamo riusciti a delineare – evidenzia Rubolini – suggerisce che nel periodo giugno-settembre sarà l’emisfero australe ad avere le condizioni climatiche meno buone” per il contenimento del virus.

Lo studio su medRxiv

Il database della Johns Hopkins University

L’articolo Coronavirus, l’ipotesi dell’effetto clima. “Epidemia corre più veloce con il freddo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Coronavirus – Spagna, 8.100 morti e boom di contagi: oltre 94mila. Francia, record di vittime in un giorno: sono 500. Usa: più morti dell’11 settembre. California, muore 17enne: non aveva assicurazione sanitaria

Spagna e Stati Uniti. Sono questi i Paesi che oggi nel mondo, oltre all’Italia, preoccupano di più rispetto all’epidemia che in tutto ha contagiato oltre 800mila persone e ne ha uccise più di 40mila. Guardando proprio alla Spagna, nelle ultime 24 ore ha raggiunto un nuovo picco di decessi, che sono stati 849, per un totale di 8.189 e 94.417 contagi complessivi, 10mila nell’ultimo giorno. Gli Usa – che iniziano a usare test pronti in 13 minuti e dove tanti Stati hanno deciso di non curare contro il Covid 19 disabili e malati psichici – doppiano la Cina per numero di casi (162.168) e la superano per vittime, che sono 3500. Più di quelle dell’11 settembre (2.974), scrive il Washington Post. E chi è senza assicurazione sanitaria è tagliato fuori dall’assistenza: è successo a un 17enne che è morto in California dopo essere stato rifiutato dall’ospedale. “Il venerdì prima di morire era in salute, il mercoledì è morto”, ha detto R. Rex Parris, il sindaco di Lancaster, la cittadina dove il teenager è morto, usando il caso per invitare tutti a stare a casa. “Non aveva l’assicurazione sanitaria e non lo hanno curato”, racconta riferendosi al pronto soccorso dell’ospedale dove si era inizialmente curato, suggerendogli di recarsi a un ospedale pubblico.

Il Belgio registra la vittima più giovane in Europa: è una bimba di 12 anni. Nei giorni scorsi è morta in Francia, dove oggi si è registrato il record di vittime in 24 ore (499, che fa salire il totale a 3.523), un’adolescente di 16 anni e in Portogallo di un ragazzo di 14. E secondo l’istituto nazionale di statistica, nel Regno Unito il numero di decessi potrebbe essere del 25% superiore a quanto finora registrato (1.415). Intanto il Paese registra altri 393 morti, il numero più alto dall’inizio dell’epidemia.

Donald Trumpsecondo cui meno di 100mila morti negli Stati Uniti sarebbe un “buon lavoro”– ha spiegato che da Washington arriveranno in Italia 100 milioni di dollari di materiale sanitario, “oltre ai respiratori che gli Usa – ha ricordato – stanno già inviando al nostro Paese come alla Spagna e alla Francia “Giuseppe era molto contento”. A New York è arrivata la nave-ospedale della marina USNS Comfort – che servirà ad accogliere i pazienti che hanno malattie diverse da Covid-19 – e il dipartimento della salute ha dato notizia della prima morte di una persona minorenne, senza precisare la sua età. Il governatore dello Stato Andrew Cuomo ha riferito che suo fratello Chris, noto giornalista della Cnn, è risultato positivo ed è in isolamento domiciliare. Poi, spiegando che il picco in città è atteso tra 14-21 giorni, ha detto che “nessuno sa quando si tornerà alla normalità, a New York di certo non avverrà presto”. Nello stato di New York i casi di coronavirus confermati sono 75.795 e 1550 le persone morte.

Intanto la Russia ha approvato il disegno di legge anti-coronavirus con il quale affida al governo la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza in tutto il Paese e introduce aspre pene detentive (da due a sette anni di carcere) e multe salate per chi non rispetta la quarantena e favorisce la diffusione della malattia. La situazione in Iran intanto continua a peggiorare: stando alle cifre ufficiali – sottostimate rispetto al reale impatto dell’epidemia secondo ricercatori ed esperti – nelle ultime ore si sono registrati 141 morti, portando a 2.898 il numero totale dei decessi nel Paese. Rinviati al 2022 i Giochi del Mediterraneo che dovevano tenersi nel 2021 a Orano, in Algeria.

Nel mondo, riferisce la John Hopkins University, sono 800.049 i contagi, 38.714 i decessi. Gli Stati Uniti, con oltre 164mila casi, sono il Paese al mondo con più contagiati seguiti da Italia (101.739), Spagna (94.417), Cina (82.272) e Germania (67.051).

Spagna – Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 849 nuovi decessi, in totale sono 8.189. Notevole balzo anche nel numero di contagi, quasi dieci mila in un giorno, dopo cinque giorni di rallentamento. I casi aggiornati sono 94.197, rispetto agli 85.195 registrati ieri. Per la prima volta la Catalogna registra più vittime in un solo giorno di Madrid. Nelle ultime 24 ore, sottolinea El Mundo, in Catalogna sono morti 262 pazienti con Covid-19, un triste record per la regione, mentre i decessi nella Comunità di Madrid sono stati 210, ben 100 in meno rispetto a quelli confermati ieri. E nonostante i dati preoccupanti che arrivano da questa zona della Spagna, sottolinea ancora El Mundo, è il terzo giorno consecutivo che si registra un calo di vittime.

Germania – Sono più di 67mila i contagi. 652 i decessi, le persone guarite 6.522.

Regno Unito – Le vittime sono 1.801. In attesa che vengano diffusi i dati aggiornati, i casi di contagio registrati fino a ieri erano stati 22.141, con 134.946 persone sottoposte a test.

Olanda – Supera la soglia dei 1.000 morti. Complessivamente nei Paesi Bassi si contano 1.039 decessi e 12.595 contagi. Lo riferiscono le autorità sanitarie locali precisando che 175 persone sono morte nelle ultime 24 ore e 845 sono risultate positive. In totale 722 persone sono state ricoverate in ospedale per un totale di 4.712.

Romania – I contagi sono 2.245, con 293 nuovi casi nelle ultime 24 ore, i decessi sono finora 69 e 220 le persone guarite. Nel Paese balcanico la città di Suceava, nel nord a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina, è stata dichiarata zona rossa dalle autorità a causa del numero particolarmente elevato di casi e dei 22 decessi registratisi finora. Unitamente alla città sono stati messi in quarantena anche otto villaggi della provincia. “Credo sia partito tutto dall’ospedale – ha dichiarato il sindaco di Suceava, Ion Lungu citato dai media locali – e che si sia dunque trattato di un errore umano”.

Iran – 44.605 i contagi complessivi. Al momento 14.656 persone risultano ricoverate in Iran, 3.703 delle quali sono in condizioni critiche. Il ministero degli Esteri tedesco ha fatto sapere che il suo Paese, Francia e Regno Unito, “confermano che Instex ha concluso con successo la sua prima transazione, consentendo l’esportazione di beni medici dall’Europa all’Iran”. Si tratta della prima transazione effettuata tramite il meccanismo creato nel gennaio 2019 per facilitare il commercio tra Unione Europea e l’Iran, proteggendo le compagnie dalle sanzioni statunitensi. Gli Usa avevano reimposto le sanzioni dopo essersi ritirati unilateralmente dall’intesa sul nucleare iraniano.

Cina – Ieri ha registrato solo 48 nuovi casi, tutti importati. La Commissione sanitaria nazionale (Nhc), aggiornando il numero dei contagi di ritorno a 771, ha menzionato un ulteriore decesso nell’Hubei, la provincia epicentro della pandemia. I casi gravi continuano ad assottigliarsi, essendo scesi di 105 unità a 528. I contagi certi complessivi sono ora 81.518: 2.161 sono i pazienti in cura, 3.305 i decessi e 76.052 i dimessi dagli ospedali, pari a un tasso di guarigione del 93,2%. E da domani la Cina fornirà anche il numero di asintomatici rilevati, di coloro che sono positivi al Covid-19, ma che non mostrano i segnali evidenti della malattia. La Commissione sanitaria nazionale ha chiarito che integrerà i suoi aggiornamenti quotidiani, anticipando che al 30 marzo gli asintomatici risultavano 1.541. La mossa sembrerebbe rispondere alle critiche domestiche e internazionali sulle modalità seguite per il calcolo dei dati sulla pandemia. Ad esempio, la Corea del Sud include nel suo conteggio anche gli asintomatici.

Russia – Accertati 500 nuovi casi nelle ultime 24 ore, il totale degli infettati sale così a 2.337. Si tratta del maggior numero di nuovi casi finora registrato in una giornata. I guariti sono invece 121, di cui 55 dimessi dagli ospedali nelle ultime 24 ore. Positivo il primario dell’ospedale di Mosca con cui Vladimir Putin si è a lungo intrattenuto la scorsa settimana. Il presidente russo, che martedì scorso aveva visitato l’ospedale numero 40 in cui sono ricoverati pazienti che hanno contratto l’infezione indossando una tuta protettiva gialla e una maschera, era invece in giacca e cravatta e a viso scoperto quando ha stretto la mano di Denis Protsenko, come evidenziano le fotografie ufficiali scattate in quell’occasione. Il primario, che aveva accompagnato Putin durante l’intera visita, aveva avvertito il presidente che la Russia doveva prepararsi a uno scenario italiano.

Il ddl passato alla Duma prevede cinque anni di prigione anche per chi verrà trovato colpevole di diffondere fake-news sul virus. Il disegno di legge consente al Governo di dichiarare una situazione di alta allerta o di emergenza in tutto il territorio russo o in particolari regioni e di stabilire regole di condotta obbligatorie in caso di alta allerta o di situazione di emergenza. Al governo è inoltre consentito di coordinare il sistema statale unificato di prevenzione e mitigazione delle emergenze e l’elenco delle cause delle situazioni di emergenza viene incrementato con “la diffusione di una malattia socialmente pericolosa”. Inoltre consente la restrizione del commercio all’ingrosso e al dettaglio dei farmaci elencati dal governo per un periodo non superiore a 90 giorni in caso di situazione di emergenza o “di minaccia di una malattia socialmente pericolosa”.

Brasile – Il Senato brasiliano, riunito in sessione virtuale, ha approvato la creazione di una assistenza speciale per i lavoratori del settore informale, colpiti dal rallentamento dell’attività economica a causa dell’epidemia di coronavirus, il cosiddetto “coronavoucher“, che prevede il versamento di un minimo di 600 reais (circa 120 dollari) durante tre mesi. Secondo il testo approvato -già votato nella Camera bassa, e che passa ora alla firma del presidente Jair Bolsonaro– il “coronavoucher” sarà destinato a tutti i lavoratori autonomi che non ricevono indennità di disoccupazione o una qualche altra assistenza del governo federale, tranne per il programma Bolsa Familia. Le donne che sono anche madri a capo di una famiglia potranno riscuotere fino a 1200 reais (circa 238 dollari) al mese. La proposta originale per il voucher, presentata dal governo, prevedeva solo un aiuto di 200 reais (40 dollari) al mese, ma durante il dibattito in Parlamento, su proposta di alcuni legislatori, il ministro dell’Economia, Paulo Guedes, ha accettato di triplicare il montante minimo. Secondo stime degli organismi ufficiali, la misura dovrebbe interessare circa 30 milioni di lavoratori del settore informale.

Israele – È salito da 16 a 18 il numero delle vittime. Il totale dei positivi è 4.831. Lo ha annunciato il ministero della sanità spiegando che i due ultimi decessi riguardano donne dai 48 ai 50 anni di età con “gravi malattie pregresse”. Del totale dei casi, la maggior parte è il lievi condizioni mentre 83 in gravi condizioni.

Corea del Sud – Sembrava che il trend fosse in discesa, ma la Corea del Sud ha riportato ieri un rialzo di nuovi casi da Covid 19 a 125, dai 78 di domenica, a causa dei problemi nel tenere sotto controllo focolai interni e contagi importati. Secondo il Korea Centers for Disease Control and Prevention, le infezioni totali sono 9.786 e i decessi 162 (+4). Sono 15 i casi importati, 518 in totale. Seul ha varato una quarantena obbligatoria di 14 giorni per tutti gli arrivi, anche per i 530 sudcoreani attesi dall’Italia. I guariti sono adesso 5.408, mentre i pazienti in cura 4.275.

L’epidemia è tutt’altro che finita in Asia e nel Pacifico. Questa sarà una battaglia a lungo termine e non possiamo abbassare la guardia” ha detto oggi Takeshi Kasai, direttore regionale dell’Oms per il Pacifico occidentale in un briefing in videoconferenza. “Anche nei paesi e nelle aree di questa regione in cui la curva dei contagi si è appiattita, continuano a comparire nuovi focolai i casi importati continuano a destare preoccupazione”, ha aggiunto il consigliere tecnico Matthew Griffith, citando Singapore e Corea del Sud.

Giappone – Il governo sta esplorando la possibilità di decretare lo stato di emergenza a fronte dell’espansione dei casi, mentre continua a preoccupare l’impatto della pandemia sulla terza economia mondiale. Il canale pubblico Nhk rivela che la maggioranza dei membri della commissione di esperti istituita dall’esecutivo è a favore di una tale soluzione, molti dei quali preoccupati sulle implicazioni che il ritardo potrebbe comportare sull’andamento delle infezioni, in particolare a Tokyo. Ad oggi il numero delle infezioni di coronavirus in Giappone si assesta a 1.953 con 56 morti.

India – In India, ad una settimana dall’inizio del lockdown, si è registrato il maggiore incremento di casi di coronavirus portando il numero totale a 1.251, con 32 morti. La situazione nel Paese è drammatica: centinaia di migliaia di lavoratori migranti, rimasti disoccupati dopo la chiusura delle attività, stanno facendo ritorno ai loro villaggi. Un esodo biblico che rischia di trasformare la crisi socioeconomica anche in sanitaria (foto), visto che in gran parte del Paese non esistono ospedali e strutture adeguate per curare i malati.

Tunisia – La Tunisia registra altri 50 nuovi contagi che portano a 367 il totale dei casi confermati nel Paese. Lo rende noto in un comunicato il ministero della Sanità di Tunisi precisando che i decessi ufficiali sono ormai 10. Ieri intanto, al nono giorno di quarantena generale, si sono verificati momenti di tensione nei sobborghi popolari della capitale di Mnhila e Cité Ettadhamen con la gente scesa in strada a chiedere aiuti e maggiori autorizzazioni agli spostamenti, necessari per poter svolgere le attività lavorative in un paese caratterizzato da una forte economia sommersa.

L’articolo Coronavirus – Spagna, 8.100 morti e boom di contagi: oltre 94mila. Francia, record di vittime in un giorno: sono 500. Usa: più morti dell’11 settembre. California, muore 17enne: non aveva assicurazione sanitaria proviene da Il Fatto Quotidiano.

Coronavirus, Silvio Garattini: “Il vaccino? Pensabile approvarlo entro fine anno. Nulla sarà come prima, impariamo da questa tragedia”

“Imparare da questa tragedia per cambiare e perché abbiamo bisogno di una società migliore. Anche perché nulla sarà come prima”. Silvio Garattini, farmacologo e presidente dell’Istituto Mario Negri, ha l’autorità di chi a 91 anni, di cui quasi 70 al servizio della scienza, può dire che è pensabile che “entro la fine dell’anno sia approvato un vaccino” contro Sars Cov 2, che c’è una strada “molto importante” per combatterlo che è “quella degli anticorpi“, che le fake news che subiamo sono anche la conseguenza del fatto che “siamo un paese in cui la scienza non è riconosciuta come parte della cultura”. Senza dimenticare che “che la ricerca è stata lasciata in miseria. Vogliamo che si trovino i farmaci e le cure, ma non si può fare sperimentazione animale se non con grandissime difficoltà. E anche per un test su un solo topo bisogna passare attraverso quattro comitati”.

Alcuni scienziati si sono detti atterriti che si riesca a convincere i politici e a “indurre stimate agenzie come l’Aifa o le istituzioni del Paese ad approvare sperimentazioni non richieste da virologi e clinici”. Lei cosa ne pensa?
Diciamo che la sperimentazione è necessaria ed è impossibile poter utilizzare qualcosa se non ci sono test clinici, fatti seppure in emergenza e con un minimo di regole, che permettano di stabilire se qualcosa è attivo oppure no. Per quanto riguarda le sostanze l’Aifa ha già approvato due tipi di sperimentazione: una riguarda il tocilizumab e un secondo farmaco è il remdesivir già utilizzato per Ebola che ha avuto qualche buon risultato. In tempi relativamente brevi, un paio di mesi, avremo una idea dell’efficacia. C’è un terzo farmaco l’idrossoloclorochina che normalmente viene utilizzata contro la malaria: In Francia, sia a livello sperimentale sulle scimmie sia a livello clinico, ci sono dati incoraggianti e per questo è importante realizzare uno studio clinico controllato. Questi sono tre farmaci fondamentali per cui c’è un minimo di evidenze che sono assolutamente necessarie per sviluppare uno studio nell’uomo, c’è bisogno di basi scientifiche. I farmaci non hanno solo effetti positivi, ma anche effetti tossici e li hanno anche questi tre farmaci. Quindi vanno utilizzati soltanto in alcuni pazienti non in tutti

In Francia infatti ci sono alcuni pazienti trattati con l’idrossoloclorochina che sono morti per arresto cardiaco
Appunto. Tutti i farmaci hanno tossicità e nei criteri di esclusione per la sperimentazione c’è scritto chiaramente che la clorochina non può essere somministrata a soggetti cardiopatici perché anche se sono rare le manifestazioni cardiache ci sono. Quindi i pazienti cardiopatici non dovrebbero essere inclusi nel trattamento con questo farmaco

L’articolo Coronavirus, Silvio Garattini: “Il vaccino? Pensabile approvarlo entro fine anno. Nulla sarà come prima, impariamo da questa tragedia” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Coronavirus, kimono e cuffia di carta per proteggersi: “Conte ci ascolti. La mancanza di sicurezza è una condanna a morte”

“Indosso una mascherina chirurgica di una scatola che mi era stata donata da un paziente all’inizio di tutta questa bufera, ho un kimono di carta monouso comprato da fornitori di parrucchieri sopra il mio camice, una cuffia sempre di carta e guanti in vinile. Sta per finire l’ultima mezza boccetta di alcool”. Pina Onotri è un medico di base a Roma, zona 2, ed è anche il segretario generale del Sindacato Medici Italiani, che scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte perché attraverso i media ascolti “il nostro grido di dolore” e per proporre un commissariamento delle Regioni. Perché la mancanza di sicurezza “sta condannando a morte” i medici. Quelli uccisi da Covid erano 36 a inizio intervista, 37 appena un’ora dopo, a metà giornata 39. I contagiati sono oltre 6200.

“Un dato drammatico – dice sconsolata – quindi il mio comunicato è già diventato obsoleto”. Sì perché il riferimento era alla giornata di ieri 31 camici bianchi spazzati via. Esposti al virus e a loro volta fonte di contagio. Una catena che deve essere spezzata: “Chiediamo che l’esposizione al rischio sia commisurata alle protezioni“. Perché per visitare a domicilio non può bastare un kimono, ma bisogna “andarci bardati con tutte le misure del bio-contenimento altrimenti si va da una casa all’altra e si porta il virus”.

I medici chiedono “tamponi a tappeto per tutti i operatori sanitari perché si tende a metterli in auto sorveglianza, ma gli asintomatici vanno a lavorare pur avendo avuto contatti con Covid positivi vanno a lavorare è pericolosissimo per noi e per gli altri, è una ulteriore fonte di contagio”. Onotri ha letto due studi osservazionali cinesi da cui emerge che il personale protetto adeguatamente non si contagia: “Falla del sistema parte dalla sicurezza degli operatori, parte dall’isolamento persone in quarantena che non funziona all’interno del nucleo famigliare che ha comunque contatti con l’esterno. Quindi bisogna pensare a quarantene separate stile Cecchignola se i famigliari del positivo sono negativi. E poi mi spieghino i criteri dei tamponi: perché ci sono on ci persone asintomatiche che vanno in televisione a dire state tranquilli che sono negativo? Mistero e io oggi mi trovo ad avere colleghi miei pazienti sintomatici ma senza riuscire ad avere un tampone per capire e anche per risalire ai contatti”.

In piena emergenza, indifesi, i medici di base ricevono una o due persone per turno, parla con i pazienti tramite whatsapp, email, videochiamate: “In questo momento facciamo anche da tranquillante per le persone che sono in preda ad attacchi di panico. Anche se ed è una cosa bella, mi chiamano per sapere se sono in studio se mi sento bene e mi dicono di riguardarmi”. In assenza di presidi sarà difficile perché ha chiuso, in base al decretoo, anche il fornitore di kimoni e cuffie: “E io non so più come fare”. Un’impotenza che riguarda anche i pazienti: “Pazienti malati tantissimi a cui non viene fatto il tampone, un solo Covid positivo ricoverato ma semplicemente perché agli altri non riesco a far fare il tampone. Li monitorizzo, io segnalo mi rispondono dopo 10/15 giorni dopo che il soggetto magari ha già finito la quarantena. Evito ed evitiamo di allertare il 118 già sovraccarico in condizioni normali. Ma dalle nostre chat tra medici sappiamo che i dati sottostimati, non abbiamo feedback di ritorno ,non sappiamo se le nostre segnalazioni rientrino nelle statistiche. La maggior parte dei nostri pazienti non viene presa in ospedale ci arriva solo chi sta molto male. Si dovrebbe potenziare la rete pre ospedaliera, trattare le persone prima che stiano così di male da andare in una terapia intensiva che non reggerà l’impatto”. Onotri denuncia anche l’assenza di linee guida su come trattare pazienti con pochi sintomi, lo step dovrebbe essere quello perché ci sono tanti asintomatici positivi. Negativo anche il giudizio sulla app che non raggiunge i pazienti fragili e anziani.

Qual è la soluzione? “Mentre il Governo emana norme stringenti le Regioni in maniera fantasiosa le interpretano, o non le interpretano affatto, emanando giornalmente ordinanze che gettano nella confusione gli operatori sanitari, già gravati dal carico assistenziale, tant’è che lo stesso ministro Boccia ha invocato un maggior coordinamento. Chiediamo un intervento urgente del Governo con un’azione decisa e fino al commissariamento di quelle Regioni che non siano in grado di assicurare le condizioni minime di sicurezza ai sanitari. La questione riguarda il titolo V (della Costituzione) che ha delegato la sanità pubblica. Che va invece tutelata a livello nazionale, l’esecutivo si deve prendere le responsabilità – aggiunge Onotri che ha presentato anche un esposto in Procura a Roma – perché poi in periferia arriva solo l’incompetenza. Sono amareggiata e arrabbiatissima”. Anche perché solo tramite sottoscrizione sono state comprate in Cina 10mila mascherine che sono state distribuite a Roma, altre 10mila arriveranno in Puglia. “Ci siamo tassati ma non possiamo raggiungere. Mi sono arrivate 5mila mascherine in studio” Da tre giorni c’è la fila davanti allo studio: “I colleghi vengono anche dall’altra parte della città e ci ringraziano per una scatola da 50 mascherine”. Perché la mancanza di dispositivi di protezione personali, l’impossibilità di essere sottoposti ai tamponi la non messa in quarantena: “Sta condannando a morte i medici e favorendo la diffusione del virus tra i pazienti”. E i numeri di morti e contagiati non può smentire questo “grido di dolore”.

L’articolo Coronavirus, kimono e cuffia di carta per proteggersi: “Conte ci ascolti. La mancanza di sicurezza è una condanna a morte” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Coronavirus, altri medici morti: ora sono 31. Il sindacato Fimmg: “Le istituzioni riflettano. Vanno protetti, altrimenti è strage di Stato”

Con il primo medico di base morto a Napoli e una dirigente della Ats di Bergamo aumenta il numero dei camici bianchi che hanno perso la vita a causa di Covid 19. A oggi sono 31. Gaetano Autore, 69 anni, medico di famiglia al quartiere Vomero, era a un passo dalla pensione. Era ricoverato all’ospedale La Schiana di Pozzuoli. Bergamo piange la sua ennesima vittima. Lutto all’Ats di Bergamo. Vincenza Amato, dirigente medico responsabile dell’Unità operativa semplice Igiene e sanità pubblica del Dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria, è morta “dopo una breve malattia collegata all’attuale epidemia di coronavirus”. La dirigente era ricoverata all’ospedale di Romano di Lombardia. Da moltissimi anni lavorava come medico di igiene e prevenzione all’Ats (in precedenza all’Asl e nelle Ussl), “ricoprendo via via ruoli di crescente responsabilità con grande professionalità. Tutti gli operatori sanitari che hanno lavorato con lei in questi anni nella sede di Bergamo/Borgo Palazzo e, prima ancora, molti anni fa al Settore igiene e prevenzione di Treviglio-Romano di Lombardia, la ricordano con grande affetto e tenerezza dal punto di vista umano, e con autentica stima per le capacità e competenze che ha saputo spendere nel campo della prevenzione, dove i risultati spesso si vedono dopo anni o generazioni”. Era al suo ultimo anno di lavoro.

“Tra ieri e oggi, dei 6 medici morti ben 5 erano di base. Questo dovrebbe far riflettere le istituzioni sanitarie: gli operatori sanitari vanno protetti e nessuno può sentirsi in pace con la coscienza se continua ad esporre il personale sanitario senza protezioni”, dice il segretario generale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Silvestro Scotti, rendendo noto il decesso di un altro collega.

“È ormai evidente che per la medicina di famiglia il tempo sta finendo. Vogliamo sperare – aggiunge – che la dematerializzazione delle ricette, il triage telefonico prima di ogni visita ambulatoriale o domiciliare, per noi e per i colleghi medici dei distretti specialisti, come tutte le soluzioni che stanno partendo compreso il consulto a distanza, il video consulto, le consulenze specialistiche telefoniche, possano servire a fermare questa strage. Purtroppo però ogni giorno mi chiedo se ho dimenticato qualcosa, se potevo pensare o agire, fare qualcosa di più”.

E ancora: “Sento forte questa domanda dentro di me e altrettanto forte il desiderio di continuare a cercare delle soluzioni. Voglio sperare dal profondo del mio cuore che questa stessa condizione riguardi tutti quelli che hanno più di me responsabilità direzionali e di governance a tutti i livelli e che soprattutto valutino se ognuno di loro ha fatto tutto quello che poteva per tutti gli attori della nostra sanità perché, se non fosse così, saremmo di fronte ad una strage di Stato“.

L’articolo Coronavirus, altri medici morti: ora sono 31. Il sindacato Fimmg: “Le istituzioni riflettano. Vanno protetti, altrimenti è strage di Stato” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Bergamo, ospedale con pronto soccorso e terapia intensiva. Alpini, Emergency e anche virologi russi per popolare la “speranza”

Il pavimento è stato posato e si stanno tirando su le pareti. Un lavoro frenetico con squadre di 30-40 tra operai e volontari su tre turni. E a breve si inizierà anche a montare gli impianti: da quello elettrico a quello per l’ossigeno. Sì perché quello che doveva essere l’ospedale da campo degli alpini, annunciato bloccato e poi riavviato, sarà un ospedale da prima linea con un pronto soccorso, una terapia intensiva e una sub intensiva, la radiologia con la possibilità di fare le Tac. Lì nell’area della Fiera di Bergamo la “speranza e l’obiettivo”, come dice Sergio Rizzini il direttore alpino, è di essere operativi “lunedì o martedì”. Nella provincia stremata dall’emergenza per numero di contagi e morti e gli ospedali che hanno occupato ogni spazio possibile per poter assistere più malati possibile, si potrà tirare un piccolo sospiro di sollievo. Anche perché i numeri saranno diversi: non ci saranno più 200-250 posti ma 120: è stato ritenuto necessario cambiare la tipologia della struttura e innalzare il livello di cura. Questa trasformazione porterà ad avere 12 posti letto in Terapia intensiva, 24 in sub intensiva, 30-40 posti per il post sub intensiva e 50 di stabilizzazione con supporto d’ossigeno. Le tensostrutture montate saranno solo due perché verranno utilizzati gli spazi esistenti.

A popolare con l’abnegazione che abbiamo ormai imparato tutti ci saranno infermieri e medici, tecnici e operatori sanitari: circa 100 persone. Tra loro i pochi volontari rimasti liberi dell’Associazione nazionale alpini, medici di altri ospedali della zona e aiuti “esterni”. Emergency ha offerto un team di 20 persone compresi fisioterapisti e logisti. Un aiuto importante perché porta in dote l’esperienza per esempio maturata in Sierra Leone nel 2014-2015 durante l’epidemia di Ebola, come quella di proteggere il personale dal contagio. “Abbiamo proposto una riorganizzazione efficace degli spazi e dei flussi, per ridurre il più possibile le possibilità di contagio – racconta Rossella Miccio, presidente di Emergency -. Ogni dettaglio della struttura è essenziale per contenerlo: è fondamentale che ogni area sia compartimentalizzata, che i luoghi di vestizione/svestizione siano ben definiti, che il movimento delle persone sia pensato e studiato in anticipo. Stiamo mettendo in campo le nostre esperienze maturate in Sierra Leone durante l’epidemia di Ebola. Per farlo abbiamo richiamato alcuni dei nostri colleghi che lavoravano all’estero: stiamo cercando di fare la nostra parte in un momento così delicato per l’Italia.”

Una conoscenza, quella delle situazioni estreme, che non manca agli alpini che in passato hanno gestito ospedali da campo durante il terremoto in Centro Italia (Norcia), in Giordania per i profughi siriani, in Sri Lanka nel dopo tsunami dove ricorda Rizzini “sono nati 298 bambini” e prima ancora in Kosovo durante la guerra. Si aggiungerà personale che arriva dalla Russia come ha fatto sapere Mosca: un gruppo di specialisti militari russi si sta preparando per il dispiegamento nell’area. Uno o due team. Il personale cinese arrivato nei giorni scorsi è stato destinato ad altre strutture. “Man mano che si consolideranno i team – spiega Rizzini – aumenteremo la nostra capacità di risposta e di accoglienza dei pazienti che non arriveranno più dagli ospedali come si era ipotizzato in origine, ma arriveranno direttamente con le ambulanze, dal territorio. Che soffre, è un momento di grande difficoltà per i pazienti che rimangono per lungo tempo a casa fino a quando si aggrava la malattia. Pazienti che devono essere ricoverati in terapia intensiva o in sub intensiva”.

Mentre i volontari e la manodopera specializzata, messa a disposizione anche dall’associazione degli artigiani bergamaschi, lavorano nel cantiere, c’è chi ha pensato a coprire per esempio il pagamento per la fornitura dei gas medicali: l’acquisto è stato coperto dall’Accademia dello Sport per la solidarietà, guidata da Giovanni Licini, che ha raccolto le donazioni. Banca Intesa ha donato 350mila euro e altre fondazioni sono scese in campo. C’è stato poi l’acquisito della Tac, l’organizzazione Cesvi (Cooperazione e sviluppo) penserà alla fornitura di mascherine e guanti. “Si è creato un movimento collettivo senza l’aiuto delle casse pubbliche e soprattutto si è creato senza che ci fosse distinzione di parte e appartenenza. Uno spirito di squadra – dice Rizzini – uno spirito alpino. Le resistenze sono venute ed è arrivata una marea di disponibilità da parte di tutti forse perché negli anni abbiamo dimostrato di essere estremamente seri”. L’ospedale costerà tra i 3 e i 4 milioni di euro.

Certo la sfida toglie il fiato, la preoccupazione non manca, c’è un’epidemia “anche per noi uno scenario nuovo, anche se siamo abituati alle calamità. Ci sono procedure, approcci e anche la gestione logistica e medica, diversi”. Paura? “Il coraggio non è il non aver paura è nell’affrontare la paura” dice l’alpino. Per questo si è pensato anche a creare nuclei di psicologi e psichiatri da utilizzare in ospedale per volontari e i cittadini: “Non avere più certezza sul futuro svuota, oltre al dramma di migliaia di morti. L’ospedale è una grande speranza”.

Twitter@trinchella

L’articolo Bergamo, ospedale con pronto soccorso e terapia intensiva. Alpini, Emergency e anche virologi russi per popolare la “speranza” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Coronavirus, il presidente del 118: “Dare saturimentro a chi è a casa in quarantena. Non si può aspettare crisi respiratoria”

Sull’assistenza domiciliare necessaria e sul bisogno di cure precoci ai contagiati si sono espressi nelle ultime ore l’infettivologo Massimo Galli (Ospedale Sacco di Milano) e l’immunoinfettivologo Francesco La Foche (Policlinico di Roma). Oggi a queste voci si aggiunge quella del presidente nazionale del 118 Mario Balzanelli. “Non si può aspettare che un malato vada in crisi respiratoria, perché a quel punto è già caduto nell’abisso, i polmoni sono compromessi. Bisogna fornire il saturimetro a casa a chi è in quarantena, perché rileva in tempo la riduzione dei parametri di ossigenazione del sangue”. L’importanza del saturimetro per chi si trova in isolamento viene sottolineata anche dalla Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) e dagli anestesisti che chiedono un cambio di passo nell’approccio clinico al Covid-19.

“La polmonite da Covid-19 ha anche una componente vascolare, si formano delle trombosi nei polmoni che hanno un impatto improvviso peggiorando di colpo la sintomatologia respiratoria”, spiega Pietro Brambillasca, anestesista dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, “se alle persone che stanno a casa in quarantena viene dato un saturimetro, un piccolo apparecchio che controlla i livelli di ossigeno nel sangue, e si controlla la temperatura, la frequenza cardiaca, si fa il test dei passi, si evita di arrivare in ospedale quando si è già in crisi“. Anche perché aggiunge, “in un periodo di emergenza come questo si rischia che un’ambulanza ci metta un’ora per raggiungere il paziente, come è già accaduto in questi giorni a Bergamo. Bisogna rimodulare l’assistenza territoriale”.

Dello stesso parere il segretario generale nazionale della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) Silvestro Scotti: “Bisogna dare un valore alla medicina di famiglia, con il saturimetro, il controllo della febbre e del respiro si tengono le persone lontano dagli ospedali. Ai miei pazienti faccio il video-consulto con Skype e non m’importa nulla della privacy, sono i miei pazienti e li devo seguire, non si può aspettare che stiano male e mandarli in ospedale“.

Un altro cambio di passo, richiesto da giorni, è quello dei tamponi. È “urgente procedere all’effettuazione a tappeto dei tamponi su tutti i sanitari, medici e infermieri, in prima linea e più esposti al rischio di contagio da Covid-19″. dice all’Ansa il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli. L’indicazione del Comitato tecnico scientifico di “estendere l’uso dei tamponi per il personale sanitario non è rispettata dalla grande maggioranza delle Regioni. I medici continuano a morite e questa situazione – dice – è inaccettabile”.

Se l’elenco dei camici bianchi deceduti per l’epidemia da Convid-19 “continua ad allungarsi, ciò – afferma Anelli – è dovuto al fatto che continuano a mancare i dispositivi di protezione individuali Dpi, come presidente Fnomceo continuo a ricevere segnalazioni in tal senso ogni giorno dal Nord al Sud dell’Italia”. In questo modo, aggiunge, “gli ospedali non sono più solo luogo di cura ma si trasformano anche in luoghi di contagio, e questo vale anche per i medici di famiglia, anch’essi sforniti di Dpi”. Il problema, sottolinea, è che “è sfuggito il controllo sul territorio. Interi reparti ospedalieri vengono chiusi per i contagi e sempre più medico sono in quarantena”. A fronte di ciò “è fondamentale estendere l’uso dei tamponi, perché i medici devono poter lavorare in sicurezza, sapendo di non essere contagiato e dunque di non contagiare”. Eppure, nonostante l’indicazione del Comitato tecnico scientifico di estendere i tamponi a tutti i sanitari in prima linea e più esposti al rischio anche se asintomatici, afferma, “la stragrande maggioranza delle Regioni non segue quanto stabilito dal Cts, tanto meno al Sud. Ciò accade su tutti il territorio tranne poche eccezioni come il Veneto. Si continua a lesinare sul numero dei tamponi e ciò è inaccettabile”. È “assurdo che l’indicazione del Cts non venga rispettata”. Ora, conclude, “è previsto anche dall’Istituto superiore di sanità un allargamento dei laboratori per l’analisi dei tamponi, dunque le condizioni ci sarebbero, ma resta una forte frammentarietà sul territorio”.

L’articolo Coronavirus, il presidente del 118: “Dare saturimentro a chi è a casa in quarantena. Non si può aspettare crisi respiratoria” proviene da Il Fatto Quotidiano.