All posts by Simona Griggio

OnDance, Roberto Bolle e il suo festival a Milano: dal 26 maggio al 2 giugno “un’onda festosa che invade la città”

Lo abbiamo visto in tv passare dal pas de deux al tango, dall’assolo contemporaneo al duetto comico. Ma Roberto Bolle, il principe della danza internazionale, è anche appassionato di ballo liscio. “Sogno di vedere giovani e adulti ballare insieme in un’atmosfera di nostalgica allegria”, spiega. Perché tra le novità di OnDance, il festival che invade Milano dal 26 maggio al 2 giugno, ci sarà anche una balera in piazza sulle note dell’Orchestra Casadei. La seconda stagione della sua festa della danza, che quest’anno ha toccato anche Napoli, si apre per la prima volta al liscio ma anche ai balli swing, con un salotto anni ’30 sotto le stelle in uno dei luoghi storici della movida.

“Lo swing colorerà le Colonne di San Lorenzo con la sua scintillante eleganza e brio”. E aggiunge: “Mi piace pensare a OnDance come a un’onda festosa che invade la città in tutti i suoi angoli”. Generi diversi per luoghi diversi: danze storiche, mazurche e valzer, milonga e street dance, classico e contemporaneo ridisegnano la città in una mappatura che dal centro si dipana fino alla periferia. La formula è lo spettacolo di tutte le danze, con open class e workshop gratuiti, flashmob, battle di street dance, gala in teatro e serate di ballo.

Persino il cinema. Con l’anteprima italiana, il 26 maggio, del film ispirato alla vita di Rudolph Nureyev “The White Crow” di Ralph Fiennes. La vera novità, contro ogni snobismo, è la serata di liscio, il 28 maggio, in Piazzale Donne Partigiane, nel quartiere Barona, trasformato in balera. A ritmo dei brani dell’orchestra di Mirko Casadei si esibiranno campioni di valzer, boogie woogie, latino americano e foxtrot.

Il tango è invece in scena il 30 maggio all’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, mentre lo swing, con i suoi balli anni ’30 tipo il lindy hop è il 31 maggio in uno dei luoghi chiave della vita milanese, le Colonne di San Lorenzo. E il classico? Al teatro degli Arcimboldi, dal 29 maggio al 1 giugno, con il gala “Roberto Bolle and Friends”, ma anche con  workshop gratuiti e open class al teatro Burri del Parco Sempione. Lezioni en plein air con le scarpette da ballo ma anche prove di yoga, hip hop, break dance, danza del ventre, flamenco e cha cha cha. La chiusura del festival, il 2 giugno è con lo show di Roberto Bolle in piazza Duomo. “La danza, attraverso il gesto e attraverso l’emozione, dimostra di saper parlare a chiunque – conclude Bolle – lo studio della storia della danza accanto alla storia della musica e dell’arte, in tutti i cicli scolastici, potrebbe essere un arricchimento culturale”. Si parlerà anche di questo il 30 maggio agli Arcimboldi in una mezza giornata di incontri con docenti ed esperti.

L’articolo OnDance, Roberto Bolle e il suo festival a Milano: dal 26 maggio al 2 giugno “un’onda festosa che invade la città” proviene da Il Fatto Quotidiano.

OnDance, Roberto Bolle e il suo festival a Milano: dal 26 maggio al 2 giugno “un’onda festosa che invade la città”

Lo abbiamo visto in tv passare dal pas de deux al tango, dall’assolo contemporaneo al duetto comico. Ma Roberto Bolle, il principe della danza internazionale, è anche appassionato di ballo liscio. “Sogno di vedere giovani e adulti ballare insieme in un’atmosfera di nostalgica allegria”, spiega. Perché tra le novità di OnDance, il festival che invade Milano dal 26 maggio al 2 giugno, ci sarà anche una balera in piazza sulle note dell’Orchestra Casadei. La seconda stagione della sua festa della danza, che quest’anno ha toccato anche Napoli, si apre per la prima volta al liscio ma anche ai balli swing, con un salotto anni ’30 sotto le stelle in uno dei luoghi storici della movida.

“Lo swing colorerà le Colonne di San Lorenzo con la sua scintillante eleganza e brio”. E aggiunge: “Mi piace pensare a OnDance come a un’onda festosa che invade la città in tutti i suoi angoli”. Generi diversi per luoghi diversi: danze storiche, mazurche e valzer, milonga e street dance, classico e contemporaneo ridisegnano la città in una mappatura che dal centro si dipana fino alla periferia. La formula è lo spettacolo di tutte le danze, con open class e workshop gratuiti, flashmob, battle di street dance, gala in teatro e serate di ballo.

Persino il cinema. Con l’anteprima italiana, il 26 maggio, del film ispirato alla vita di Rudolph Nureyev “The White Crow” di Ralph Fiennes. La vera novità, contro ogni snobismo, è la serata di liscio, il 28 maggio, in Piazzale Donne Partigiane, nel quartiere Barona, trasformato in balera. A ritmo dei brani dell’orchestra di Mirko Casadei si esibiranno campioni di valzer, boogie woogie, latino americano e foxtrot.

Il tango è invece in scena il 30 maggio all’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, mentre lo swing, con i suoi balli anni ’30 tipo il lindy hop è il 31 maggio in uno dei luoghi chiave della vita milanese, le Colonne di San Lorenzo. E il classico? Al teatro degli Arcimboldi, dal 29 maggio al 1 giugno, con il gala “Roberto Bolle and Friends”, ma anche con  workshop gratuiti e open class al teatro Burri del Parco Sempione. Lezioni en plein air con le scarpette da ballo ma anche prove di yoga, hip hop, break dance, danza del ventre, flamenco e cha cha cha. La chiusura del festival, il 2 giugno è con lo show di Roberto Bolle in piazza Duomo. “La danza, attraverso il gesto e attraverso l’emozione, dimostra di saper parlare a chiunque – conclude Bolle – lo studio della storia della danza accanto alla storia della musica e dell’arte, in tutti i cicli scolastici, potrebbe essere un arricchimento culturale”. Si parlerà anche di questo il 30 maggio agli Arcimboldi in una mezza giornata di incontri con docenti ed esperti.

L’articolo OnDance, Roberto Bolle e il suo festival a Milano: dal 26 maggio al 2 giugno “un’onda festosa che invade la città” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Milano, il terrorismo alla Scala con la storia di Madina, ragazza kamikaze: in scena Roberto Bolle

Madina è una giovane cecena che indossa una cintura imbottita di esplosivo. Una donna che ha subito violenza, una kamikaze che si sente costretta a esserlo. Sceglierà di non uccidere. Il suo è un atto che scuote dal torpore, innesca reazioni, sentimenti contrastanti, speranza di cambiamento. Il tema del terrorismo entra a far parte della nuova stagione di ballo del Teatro alla Scala di Milano, con un progetto inedito di grande impatto. Su libretto di Emmanuelle de Villepin tratto dal romanzo “La ragazza che non voleva morire”, per le coreografie di Mauro Bigonzetti e composizione musicale di Fabio Vacchi, “Madina”, affronta un tema raramente declinato nel balletto.

“Un lavoro di danza e di teatro dove coesistono canto, musica, corpo e parola, con la voce recitante di Filippo Timi, per una sintesi delle forme tradizionali e contemporanee dei tanti generi del teatro musicale”, spiega il direttore del corpo di ballo Frédéric Olivieri. “Ogni anno – sottolinea il sovrintendente e direttore artistico Alexander Pereira – desideriamo aggiungere un titolo contemporaneo. Perché il teatro deve aprirsi a nuove idee e non soltanto portare avanti la tradizione”.  La nuova creazione, commissionata da Teatro alla Scala e Siae e in scena fra marzo e aprile del prossimo anno, è una sfida anche per l’étoile Roberto Bolle, protagonista in diverse recite. Ma la stagione 2019-2020 si snoda anche su ingressi in repertorio di lavori mai rappresentati prima dal balletto scaligero e dal ritorno di titoli storici.

L’apertura, a dicembre, prosegue il filone del recupero del repertorio ottocentesco a cui si dà però rinnovata vitalità. Si tratta di “Sylvia”, il balletto su musica di Léo Delibes nella recentissima versione di Manuel Legris creata per lo Staatsballet di Vienna di cui è direttore, in scena fra dicembre e gennaio. Prosegue tra gennaio e febbraio anche il ciclo di balletti su musica da camera, che celebra due maestri del Novecento, Hans van Manen e Roland Petit, rispettivamente con “Adagio Hammerklavier”, “Sarcasmen” e “Kammerballett” e con il duetto maschile da “Proust” a cui si aggiunge il nuovamente il capolavoro esistenzialista “Le Jeune homme et la Mort”.  “Romeo e Giulietta” di Kenneth MacMillan invece torna in scena dopo quattro anni (tra aprile e maggio) e così, dopo sei anni, anche il “Lago dei Cigni” di Rudolf Nureyev (tra giugno e luglio) con le sue preziosi variazioni create per il principe, romantico e malinconico più che eroico. In un allestimento di Margherita Palli.

Ritorno anche per l’étoile Svetlana Zakharova, in coppia con Roberto Bolle nel balletto narrativo “La Dame aux camélias” di John Neumeier, tratto dal romanzo di Alexandre Dumas figlio. Infine, a ottobre, lo “Schiaccianoci” di George Balanchine, che porta in scena, fra realtà e fantasia, anche i più piccoli allievi scaligeri. A proposito di scuola di ballo, nell’anno delle celebrazioni dei 250 anni dalla nascita di Beethoven, sarà presentato in prima assoluta “Prometeo” del coreografo Heinz Spoerli, nuova coreografia su “Die Geschöpfe des Prometheus”, unico balletto scritto dal compositore tedesco. Un programma che si aprirà sulle note di Mozart, nella “Présentation” che vedrà sul palcoscenico scaligero tutti gli allievi della Scuola.

L’articolo Milano, il terrorismo alla Scala con la storia di Madina, ragazza kamikaze: in scena Roberto Bolle proviene da Il Fatto Quotidiano.

A Verona arriva Polunin, ballerino contestato: “E’ omofobo e razzista”. Gli organizzatori: “E’ qui per un grande evento”

“E’ omofobo e razzista”, attaccano le associazioni gay di Verona. Rincarano la dose: “Le sue posizioni sono dichiaratamente offensive ”. Il cigno nero della danza internazionale, il bello e dannato Sergei Polunin, dal corpo tatuato e dal talento indiscutibile, torna a scatenare le polemiche. A dar fuoco alla miccia è la presenza dell’artista il 26 agosto all’Arena di Verona nella prima mondiale di “Romeo & Giulietta”.

E’ uno spettacolo che vedrà il grande ballerino ucraino protagonista dell’opera di Shakespeare al fianco di Alina Cojocaru nella coreografia di Johan Kobbor. Nel ricchissimo cast altre stelle internazionali. Le dichiarazioni di Polunin alla stampa e sui social, quelle dove incita a “esser maschi” nella danza e nella vita  (“lupi, leoni e capi della famiglia”) avevano già scatenato un’ondata di contestazioni  a Parigi. Così la direttrice artistica del balletto del Teatro dell’Opera Aurélie Dupont aveva annullato la sua partecipazione nel ruolo di Sigfrido nel “Lago dei cigni” previsto per febbraio scorso.

Star del balletto ma non solo, influencer con milioni di follower e visualizzazioni su YouTube lanciate dal video in cui, diretto da David LaChapelle, ballava sul brano di Hozier “Take me to church”, Polunin è stato il più giovane ballerino al Royal Ballet di Londra. Poi sono arrivati il New York City Ballet, il Kirov di San Pietroburgo e una carriera in continuo crescendo in tutti i ruoli del repertorio classico e contemporaneo.  Ma con le sue uscite sui social, quelle in cui incita a recuperare “l’energia maschile” e condanna “l’inversione di ruoli”, le polemiche sono tornate all’ordine del giorno.

Le associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali, così come quelle femministe, sono sul piede di guerra. E’ il Circolo Pink, gruppo gay molto attivo a Verona, a bollarlo come “Romeo omofobo” e a chiedere l’annullamento dello spettacolo. Ora che l’enfant terrible del balletto arriva a Verona, città sotto i riflettori per il Congresso sulla Famiglia, la contrapposizione si fa ancora più marcata. Non è l’unico tema che agita le discussioni in città: la situazione del Balletto, dopo il licenziamento del corpo di ballo stabile della Fondazione Arena, è diventata problematica. Dopo gli attacchi, arrivano anche le precisazioni.  L’evento non è della Fondazione ma è portato in scena da Show Bees in collaborazione con Ater (Associazione Teatrale Emilia-Romagna) e con il Festival della Bellezza. La formula è quella dell’affitto dell’anfiteatro per uno spettacolo inserito nel cartellone del Festival della Bellezza. Gli organizzatori del Festival ribadiscono: “Abbiamo solo voluto ospitare una prima mondiale, un grande evento di danza”. E così ribatte anche la società Arena di Verona, che si occupa degli eventi che si svolgono al di fuori del carnet della lirica: “Uno spettacolo per il pubblico che non è da collegare ad altri aspetti e considerazioni personali degli artisti invitati”. Intanto è attesa l’uscita nelle sale, a luglio, del film “The white crow”, ispirato alla vita di Rudolf Nureyev, in cui il ballerino-attore interpreta il danzatore Yuri Soloviev.

L’articolo A Verona arriva Polunin, ballerino contestato: “E’ omofobo e razzista”. Gli organizzatori: “E’ qui per un grande evento” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ruben Giuliani, il “Natan” de La Compagnia del Cigno si racconta: “A furia di guardarmi, puntata dopo puntata, ho cominciato a odiarmi da solo”

“Fare il cattivo? Mi ha appassionato. Ho finalmente potuto esprimere invidia, slealtà, scorrettezza. Emozioni che non avevo mai esternato.” Ruben Giuliani, giovane talento del violino, è sincero. Dopo aver interpretato il cattivo “Natan” nella “Compagnia del Cigno”, la fiction di Rai 1 che avrà una seconda stagione, ha le idee chiare. “Il musicista che vive in un mondo a parte è frutto della letteratura romantica. La musica per me si nutre di esperienze altre. Recitare in tv mi ha permesso di conoscere altri lati di me”. Diplomato al Conservatorio Verdi di Milano, 22 anni, appassionato di fumetti, per fare l’avversario dei sette protagonisti della fiction si è ispirato ai personaggi della Marvel.

Affabile nella realtà, odioso nella fiction: interpretare l’altra faccia di se stesso è stato difficile?
Il ruolo di cattivo è stato una sorpresa sia per me sia per chi mi conosce. A furia di guardarmi, puntata dopo puntata, ho cominciato a odiarmi da solo. Purtroppo sono rimasto cattivo fino alla fine della serie. Anzi, nell’ultima puntata ho dato il peggio di me. Persino per strada i fan che mi riconoscevano mi chiedevano: ma sei davvero così cattivo nella vita? Ero imbarazzato. Sono il classico studente modello che si trattiene anche quando pensa di subire un torto.

Quale situazione che ha interpretato in tv è capitata davvero?
L’assegnazione del ruolo di primo violino a un altro in un concerto a cui tenevo molto. Ero davvero convinto di meritare quel posto, perciò ho vissuto quella scelta come un’ingiustizia. Ma poi ho accettato la sconfitta e mi sono interrogato sulla mia preparazione in quel momento. Nella fiction invece arrivo persino a distruggere l’autostima del compagno scelto al mio posto.

A quali personaggi si è ispirato?
Per alcune espressioni del volto ai cattivi dei fumetti della Marvel. Per creare invece l’idea di una perfidia più sottile, che crea il dubbio negli altri attraverso la finzione dell’amicizia, a Iago dell’Otello di Shakespeare.

Da musicista ad attore è stato difficile?
Il primo impatto è stato duro. Non sono un tipo espansivo ed estroverso. Ma dopo aver superato la serie di provini per il ruolo, mi sono appassionato sempre di più. L’acting coach che ci ha seguiti durante la lavorazione e le riprese è stata di grande aiuto. Del resto non ero solo. Alla prima edizione hanno partecipato anche Ario Sgroi (Robbo) ancora studente del conservatorio, e i diplomati Hildegard De Stefano (Sara) ed Emanuele Misuraca (Domenico). Inoltre i luoghi di alcune scene come il chiostro, l’ingresso, l’aula percussioni con la loro familiarità mi hanno messo a mio agio.

I suoi progetti?
Mi sono diplomato l’anno scorso (con lode e menzione d’onore per la profondità dell’espressione, ndr), in anticipo perché ho cominciato il triennio universitario mentre ero ancora al liceo musicale. Ora sto frequentando un master di perfezionamento al conservatorio di Lugano con il maestro Pavel Berman. Vorrei entrare in un’orchestra. Spero che parta a Milano il progetto dell’orchestra filarmonica LaFil, che unisce giovani promesse e affermati interpreti. Vorrei candidarmi. Parteciperò dopo l’estate al concorso internazionale Brahams Competition in Austria, dove ci si confronta con giovani interpreti di tutto il mondo. Tra i premi anche contratti.

Cos’è per lei il violino?
E’ uno strumento versatile che permette di accostarsi a generi musicali diversi. Ha molto a che fare con la voce umana. Il suo suono non casca nel silenzio ma ha la possibilità di sostenere una frase. Ormai il suo timbro fa parte di me. Mio padre insegnava questo strumento nelle scuole e suonava spesso a casa. Io lo seguivo con la voce. E’ così che è nato tutto.

Quali sono per lei le caratteristiche di un primo violino?
Come primo violino dell’orchestra del conservatorio Verdi, ho capito che per veicolare un’emozione bisogna essere in grande empatia con il direttore d’orchestra e con la sua visione della musica. Ci vogliono concentrazione e precisione negli attacchi e nei tempi. “Cuore caldo e mente fredda”, affermava il direttore e compositore Pierre Boulez.

Quante ore si esercita al giorno?
Quattro o cinque. Perché ho anche altri interessi che trasferisco nella musica. Mi piacciono la poesia, il cinema, le mostre e i fumetti, sono anche tifoso della Juventus. Cerco di mettere insieme più aspetti della vita. La musica deve nutrirsi di stimoli. Anche lo yoga e altre discipline che lavorano sulla postura e sul benessere psicofisico, introdotte al Conservatorio di Milano, fanno parte della formazione del musicista di oggi.

Cosa prova quando suona da solo?
A volte non penso a niente. Altre volte penso alle cose da fare dopo. Il mito della catarsi del musicista sempre ispirato per me non esiste. E’ uno stereotipo. Posso dire, però, che in alcuni momenti ho bisogno di entrare in contatto con una sfera emotiva profonda. Allora c’è solo la musica.

Quali sono i suoi modelli di riferimento?
Tra i compositori Johannes Brahams, tra i violinisti il sovietico Leonid Kogan.

Il suo sogno?
Ho una visione ampia della musica. Sogno di lavorare sia come concertista sia come performer nell’ambito della musica etnica. Ho due anime, una classica e una folk. Adoro Brahams ma anche la musica ebraica e le tradizioni orientali, armena, persiana, indiana. Che rielaboro al violino aggiungendo la voce. Mi piacerebbe ripetere l’esperienza di attore. Ma prima di tutto viene la musica.

L’articolo Ruben Giuliani, il “Natan” de La Compagnia del Cigno si racconta: “A furia di guardarmi, puntata dopo puntata, ho cominciato a odiarmi da solo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Timofej Andrijashenko, dalla Scala a Londra. Il celebre ballerino si racconta a FqMagazine: “È difficile esprimere appieno la danza in tv”








Forza e delicatezza, eleganza e intensità. Il talento di Timofej Andrijashenko, giovanissimo primo ballerino della compagnia scaligera, è sintesi di opposti. La sua recente interpretazione in Woolf Works di Wayne McGregor al Teatro alla Scala di Milano è stata una rivelazione. Subito confermata dal direttore del Royal Ballet di Londra che era seduto in platea. Kevin O’Hare non ha perso tempo. Lo ha invitato a danzare al Covent Garden nel ruolo protagonista di Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, a fianco della principal dancer Melissa Hamilton. Dopo Alessandra Ferri, Roberto Bolle, Massimo Murru, anche per il 24enne “Tima” è arrivata l’occasione di confrontarsi con il pubblico londinese.

Ha appena danzato al Covent Garden di Londra in Romeo e Giulietta: se lo aspettava?
E’ stata una sorpresa. Kevin O’Hare si era complimentato con me alla prima di Woolf Works ma non aveva anticipato nulla. Una decina di giorni dopo il direttore del corpo di ballo Frédéric Olivieri mi chiama e mi informa della sua intenzione di ospitarmi al Covent Garden. Che orgoglio il Romeo e Giulietta di MacMillan proprio a Londra e con Melissa Hamilton.

E’ stata la sua prima volta sul palcoscenico londinese?
Sì. Quasi non ci credevo. E’ successo tutto così in fretta. E’ stata una prova importante e l’emozione davvero intensa. Ma è stata anche la prima volta a Londra. Tra una prova e l’altra ho scoperto il fascino di una metropoli che desideravo visitare da tanto. Mi è piaciuto passeggiare per le vie del centro, andar per musei. Mi ha raggiunto Nicoletta (la prima ballerina del corpo di ballo della Scala, Nicoletta Manni, ndr) e ne abbiamo approfittato per fare i turisti. Nicoletta danzava come guest al Teatro Bolshoi proprio il 27 aprile, giorno della mia prima recita. Avevo già acquistato il biglietto per Mosca. Ci siamo sostenuti a distanza.

Da quanto tempo dura la vostra storia?
Non ce lo ricordiamo mai. Credo da due anni e mezzo. E’ stato un sentimento graduale, si è solidificato nel tempo. Nel lavoro e nella vita.

La prossima produzione che impegnerà la Compagnia alla Scala sarà la Bella addormentata di Rudolf Nureyev, in scena dal 26 giugno al 9 luglio. Sarà lei il principe?
Ho appena iniziato a studiare il ruolo. Per me sarà un debutto importante. Farò di tutto per esserne all’altezza. Nureyev ha rivoluzionato la danza attraverso le sue coreografie. Ha dato spazio al ruolo maschile inserendo passaggi che ne mettono in risalto tecnica e interpretazione. Il ballerino non è più soltanto un partner, è un artista a tutto tondo.

Romeo a Londra, il principe Desiré a Milano, il Corsaro a Cagliari. Quale ruolo sente più suo?
Non ho un ruolo prediletto. Posso essere lirico, brillante, romantico. Ogni personaggio mi permette di esprimere qualcosa di me stesso. Nel Corsaro, che porteremo al Teatro Lirico di Cagliari dal 23 a 31 maggio, mi sento spumeggiante e grintoso. Sono affezionato a questa produzione scaligera che ho interpretato durante la scorsa stagione. La coreografia, di Anna-Marie Holmes da Marius Petipa e Konstantin Sergeyev è davvero entusiasmante. Per non parlare del grandioso allestimento di Luisa Spinatelli.

Cosa prova quando danza?
E’ un piacere difficile da descrivere. Ho scoperto la gioia di danzare dopo un anno di studi all’accademia del Teatro dell’Opera di Riga, dove i miei genitori mi avevano iscritto perché insoddisfatti del mio rendimento scolastico. Frequentavo un corso di karatè e il maestro aveva notato una particolare flessibilità del corpo. Forse è stato questo il motivo della loro decisione. So solo che, smesso il kimono e indossati calzoncini e canottiera, facevo lezione alla sbarra senza passione. Ma poi l’incontro con il palcoscenico è stato talmente magico e potente che ho capito che la danza sarebbe stata la mia vita.

Un giovane artista internazionale riesce a coltivare altri interessi?
Adoro andare in bicicletta lungo il Naviglio. Ma anche nuotare e fare snorkeling al mare. Sono un ragazzo attivo e, viste le mie caratteristiche fisiche, non posso certo passare ore al sole. Quando vado nel Salento, dalla famiglia di Nicoletta, vivo il mare in maniera dinamica. Per il resto, ballando tutto il giorno, quando non sono in scena ho voglia di stare a casa a cucinare. Tra le mie proposte ci sono alcune ricette della tradizione russa che mi ricordano il mio passato a Riga.

E’ stato difficile lasciare la Lettonia a 14 anni?
Avevo vinto una borsa di studio per il Russian College di Genova al concorso di Spoleto. Ho scelto di lasciare famiglia, amici e cultura con ottimismo e grande curiosità. Sono sempre proiettato verso il futuro, vivo le nuove occasioni come esperienze da cogliere. No voglio avere rimpianti nella vita e nella carriera. Quando sono arrivato in Italia non parlavo una parola della lingua ma non mi sono perso d’animo.

Il momento più felice?
Difficile sceglierne uno. Certo la nomina a primo ballerino del corpo di ballo scaligero, a 21 anni dopo solo due anni in compagnia, è stata una gioia indescrivibile.

Cosa prova quando danza con la sua partner alla Scala?
Nei balletti più interpretativi ogni emozione si moltiplica in maniera esponenziale. Siamo fortunati a condividere amore e lavoro. Ma il lavoro non entra mai nella vita privata e viceversa.

Ha danzato anche in tv nello show di Roberto Bolle, le è piaciuto?
E’ stata un’esperienza nuova. Mi sono confrontato per la prima volta tre anni fa in quella occasione con il mondo televisivo. Interessante. Credo però che sia difficile esprimere appieno la danza in tv. L’intimità perfetta si crea fra pubblico e artista in teatro. Noi dal palco sentiamo tutto e viviamo di questo sulla scena. Basta un segno di distrazione, un movimento dalla platea per farci capire che l’atmosfera non è perfetta. Quando c’è il silenzio totale siamo incantati. In Woolf Works è stato così.

Un sogno?
Che i miei coetanei vadano a teatro per vedere la danza come vanno al cinema.

L’articolo Timofej Andrijashenko, dalla Scala a Londra. Il celebre ballerino si racconta a FqMagazine: “È difficile esprimere appieno la danza in tv” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Danza, Aurora Marsotto si racconta a FqMagazine: “Ho dovuto prendere lezioni di street dance ma i miei compagni avevano 12 anni e mi sono sentita fuori corso”

Come faceva Carla Fracci a rendere credibile la disperazione di Giselle? La dolce fanciulla che impazzisce per amore? Con lo sguardo stralunato e il corpo sempre più scomposto nei movimenti, liberava una dopo l’altra piccole ciocche di capelli. Scioglieva lo chignon sul crescendo della musica. Lei, come Roberto Bolle e altri protagonisti del balletto di ieri e di oggi, sono i character della collana di narrativa per ragazzi “Scuola di danza” (edizioni Piemme). Ispirata al mondo dello spettacolo, è scritta da Aurora Marsotto e tradotta in dodici lingue. Dal 2008 ha appassionato in Italia 600 mila lettori tra gli otto e i dodici anni.

Perché una collana di narrativa di spettacolo per ragazzi?
Ho cominciato a scrivere dieci anni fa il primo titolo, “Ballerini si diventa”, con l’intento di raccontare il back stage dello spettacolo in modo divertente. Dalla danza alla prosa fino alla musica. Non libri di storia ma una serie di romanzi che prendano spunto dalla realtà. Ora la collana conta 28 titoli, compresi quattro libri speciali e un manuale. E non parla solo di danza. Racconta anche di alcuni sport, il nuoto sincronizzato, il pattinaggio, la ginnastica ritmica. Non mi aspettavo un tale successo.

Quali sono i personaggi principali nei quali i teen ager si ritrovano?
Sono una decina gli aspiranti artisti che Viola, la protagonista, incontra per la prima volta a 11 anni nell’accademia professionale dove è ammessa. E’ una ragazzina dai capelli rossi e dal carattere allegro e socievole, che sceglie la sua strada contro il volere della madre. Si capirà solo nel corso dei titoli successivi il vero motivo dell’opposizione materna. Tra i suoi compagni ci sono personalità molto diverse: Diamante, che ha grandi doti ma non si impegna; Rebecca, obbligata a frequentare l’accademia suo malgrado; Miky e Alex, che faticano ad accettare il trasferimento da un piccolo paese di montagna a una grande città. Infine Charles, giovane promessa del pianoforte.

Com’è l’accademia di spettacolo ideale?
E’ una sintesi fra le accademie italiane legate a enti lirici, Teatro di San Carlo di Napoli, Teatro alla Scala di Milano e Opera di Roma. Con annessi però il conservatorio di musica, uno spazio per la recitazione, la scuola media e superiore. Anche il convitto è interno, con giardino, biblioteca, piscina, idromassaggio e cucina. Ho voluto creare il personaggio della cuoca per parlare di alimentazione e cultura del cibo. Il grande dispendio di energie di ballerini e atleti richiede una dieta sana e completa. Gli allievi non rinunciano a spaghettate e cioccolata. E si aprono ad altre tradizioni gustando i piatti suggeriti da allievi russi, giapponesi, americani.

Quanto si studia e quanto ci si diverte?
I party a sorpresa, le partite di calcio improvvisate, gli scherzi ai docenti e i pettegolezzi nella vasca idromassaggio non mancano. Ma il divertimento vero è spiare le prove delle étoile. Come faceva da allieva Carla Fracci, spesso in ritardo alle lezioni perché si fermava a curiosare in palcoscenico.

Quali stelle si incontrano?
Le étoile Carla Fracci e Luciana Savignano, invitate come coach di giovani stelle, la prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano Nicoletta Manni. I direttori dei corpi di ballo del Bolshoi di Mosca e della Scala di Milano, Machar Vaziev e Frédéric Olivieri. Ma anche Chris (Cristiano Buzzi), il performer di hip hop e insegnante free style di Amici. In questa scuola di fantasia non può mancare una direttrice severissima. E’ la sintesi fra due personalità, la scaligera Anna Maria Prina e l’étoile Anna Razzi che ha diretto la scuola del San Carlo di Napoli.

E Roberto Bolle?
Vive la sua seconda passione, quella per le riprese video. A volte si diverte a riprendere scherzi di sollevamenti mancati della ballerina e improvvisare sketch goliardici a passi di danza. Altre volte è serio e silenzioso. Il titolo a lui dedicato, La gioia di danzare, parla dell’incontro con un giovanissimo allievo che vuole abbandonare la danza. Tra una partita a biliardino e una lezione comica alla sbarra, ritroverà la motivazione per proseguire.

La realtà è il punto di partenza delle sue storie?
Il lavoro di documentazione, dalle interviste alle ricerche bibliografiche, è la base. Per far entrare nella quotidianità dello spettacolo e dello studio i ragazzini bisogna dar loro elementi reali. Anche le illustrazioni, di Donata Pizzato, che accompagnano ogni avventura sono state approvate dalle étoile e spesso arricchite da consigli medico-sportivi sull’ottimale uso del corpo.

Incursioni nel mondo della prosa?
Un solo titolo, Facciamo teatro (edizioni Lapis), nato dal lavoro di documentazione al Piccolo Teatro di Milano. Molti i personaggi coinvolti per realizzare questo viaggio: Ferruccio Soleri, l’Arlecchino nazionale, il direttore Sergio Escobar, la scenografa Leila Fteita, i registi Laura Pasetti e Flavio Albanese. Dall’antichità a oggi, il racconto si intreccia alla storia.

Anche Mozart è un personaggio per ragazzi?
Il nostro amico Amadeus (edizioni La Vita Felice) racconta del primo soggiorno di Mozart a Milano. Il compositore ha solo 14 anni e appare in veste di fantasma ai ragazzi del liceo Parini di Piazza San Marco, dove prima sorgeva il convento degli Agostiniani. Mozart ha tutte le caratteristiche del ragazzino prodigio, è esigente e collerico. Chiede: qui suonano la mia musica? Quando, di fronte al Teatro alla Scala, coglie di sfuggita le note di Le nozze di Figaro. Con lui i ragazzi riscoprono i luoghi mozartiani. E il genio li ricompensa con l’amore per la musica.

Cosa non avrebbe mai fatto ma ha dovuto fare per scrivere i suoi libri?
Ho seguito come studente gli stage di locking e popping, discipline stand up della street dance, per scrivere Hip hop hurrà. I miei compagni di classe avevano 12 anni. Mi sono sentita un po’ fuori corso.

L’articolo Danza, Aurora Marsotto si racconta a FqMagazine: “Ho dovuto prendere lezioni di street dance ma i miei compagni avevano 12 anni e mi sono sentita fuori corso” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Teatro alla Scala Milano, Alessandra Ferri racconta Woolf Works: “Mi ha cambiato la vita”

Woolf Works mi ha cambiato la vita. E’ il lavoro che mi ha portato a scoprire, a 50 anni, un nuovo universo creativo”. L’étoile Alessandra Ferri si emoziona quando parla della creazione di Wayne McGregor ispirata agli scritti di Virginia Woolf, in scena in prima italiana al Teatro alla Scala di Milano dal 7 al 20 aprile. Il coreografo del Royal Ballet di Londra le ha chiesto di dare anima al personaggio della Woolf nel 2015, un ruolo che continua a sorprenderla.

Su musiche del compositore Max Richter, per la direzione d’orchestra di Oleg Caetani, Woolf Works è ispirato a tre romanzi della scrittrice inglese, Mrs Dallowey, Orlando e The Waves. Ma anche a lettere, saggi e diari. Un debutto per il corpo di ballo scaligero, che affronta per la seconda volta il linguaggio contemporaneo di McGregor, regista e coreografo che ha modificato la danza dei nostri giorni aprendosi alle interazioni con cinema, musica, visual art e tecnologia”.

Sul palcoscenico, accanto ad Alessandra Ferri, il principal dancer della compagnia londinese Federico Bonelli, con cui c’è grande affiatamento. “Per me – puntualizza la Ferri – questa coreografia è una riflessione sulla vita, rappresenta il lasciar andare ciò che non ha più senso per trovare pace con il proprio vissuto”. Poi aggiunge: “Sì, ci sono sfumature che mi rappresentano in questo personaggio, la forza e la fragilità come aspetti della totalità dell’essere”. Nel primo e nel terzo atto l’artista restituisce al pubblico la complessità del mondo interiore della scrittrice, la sua sfaccettata sensibilità, le sfumature e l’inquietudine.

La coreografia di McGregor non segue il filo della narrazione, lascia alla plasticità del corpo l’espressione di stati d’animo e percorsi interiori. “Il mio lavoro si crea con gli interpreti, si compone a poco a poco grazie al loro apporto individuale, afferma McGregor – Abbiamo più che mai bisogno di artisti intelligenti e coraggiosi, affamati di nuove esperienze e con la voglia di mettersi in gioco”.

Il primo brano del trittico I know, I then ispirato al romanzo Mrs Dalloway, è un viaggio emozionale ed evocativo. Una coreografia che restituisce attraverso il movimento il fluire di stati d’animo e dimensioni emotive. Becomings, la parte centrale, è ispirata a Orlando, il personaggio che attraversa tre secoli senza mai invecchiare e in costante mutazione fra maschile e femminile. La scena qui è inondata da laser e il movimento è ipercinetico. I rapporti sono fugaci e l’esperienza del tempo e dello spazio è relativa. L’ultimo brano, Tuesday, che prende spunto da The Waves, fonde temi tratti dal romanzo con l’evocazione del suicidio di Virginia Woolf per annegamento. Il suo procedere verso l’acqua, da casa fino al fiume Ouse, è un cammino solo suggerito.

Il linguaggio di McGregor è stato una scoperta per Alessandra Ferri. “Nella mia carriera esiste un prima e un dopo Woolf Works – conclude – Il mio incontro con lui ha rappresentato una svolta. Subito mi sono chiesta se fossi all’altezza di sostenere fisicamente il suo stile, così inaspettato e mai scontato.”. Ad alternarsi nei primi ruoli, nelle recite successive, Emanuela Montanari e Antonino Sutera. Mentre il secondo atto sarà interpretato da primi ballerini e solisti scaligeri, tra i quali Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko, Claudio Coviello, Christian Fagetti, Virna Toppi e Nicola del Freo.

 

L’articolo Teatro alla Scala Milano, Alessandra Ferri racconta Woolf Works: “Mi ha cambiato la vita” proviene da Il Fatto Quotidiano.