Enel, l’a.d. Francesco Starace aderisce al Gisd, l’alleanza degli investitori globali per lo sviluppo sostenibile

Enel, l'a.d. Francesco Starace aderisce al Gisd, l'alleanza degli investitori globali per lo sviluppo sostenibile

Francesco Starace, a.d. di Enel (Foto Ansa)

NEW YORK  –  L’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, ha aderito oggi, 16 ottobre, alla Global Investors for Sustainable Development (GISD) Alliance delle Nazioni Unite, rispondendo all’invito che il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha rivolto a 30 influenti business leader affinché, nei prossimi due anni, cooperino nel campo del finanziamento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDG). Lo comunica Enel in una nota. Il gruppo energetico italiano è l’unica utility globale e l’unica azienda italiana ad aderire all’iniziativa. 

Grazie alle competenze e all’influenza dei suoi membri, GISD ha l’obiettivo di identificare modi per promuovere investimenti di lungo termine per lo sviluppo e accelerare i progressi verso il raggiungimento degli SDG, sottolinea Enel nel comunicato.

L’a.d. di Enel è tra i leader impegnati per sbloccare questi investimenti attraverso il lavoro nel campo delle energie verdi, che ha portato Enel Green Power, la società del Gruppo per le rinnovabili, a diventare il più grande player privato in questo settore a livello globale, a soli 11 anni dalla sua creazione.

Francesco Starace ha commentato: “Stiamo lavorando per rafforzare ulteriormente la cooperazione con altre aziende globali e sbloccare finanziamenti per raggiungere gli SDG, poiché la sostenibilità è un fattore trainante per la creazione di valore di lungo termine. In Enel abbiamo pienamente integrato la sostenibilità nel nostro modello di business e nelle nostre operazioni, aumentando la redditività dell’azienda. Guardando al futuro, GISD Alliance fornirà lo strumento per accelerare l’impegno del settore privato verso modelli di business sostenibili e consentire a finanziamenti sostenibili di dare il via a un miglioramento sociale, economico e ambientale in tutto il mondo”.

Enel ha di recente lanciato negli Stati Uniti il primo programma di obbligazioni SDG linked al mondo, oltre che il primo bond SDG linked del Gruppo in Europa, che si basa su un nuovo approccio ai mercati finanziari che abbina le performance aziendali nell’ambito della sostenibilità all’emissione di titoli.

Inoltre il Global Compact delle Nazioni Unite, la principale iniziativa per le aziende volta a promuovere il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, ha riconfermato Enel quale società LEAD per il nono anno consecutivo.

A settembre Enel ha partecipato al Climate Action Summit delle Nazioni Unite come una delle prime aziende a rispondere alla campagna ONU “Business Ambition for 1.5°C”, impegnandosi  a ridurre del 70% le proprie emissioni dirette di gas serra per kWh entro il 2030 (con anno base 2017), dopo l’aggiornamento dell’aprile 2019 dell’iniziativa Science Based Targets (SBTi). Quest’ultimo impegno, in linea con l’obiettivo della piena decarbonizzazione di Enel entro il 2050, è anche coerente con il raggiungimento dell’SDG 13 sull’azione per il clima.

Enel attira la crescente attenzione degli investitori ESG (Environmental, Social, Governance), i cui investimenti nell’azienda sono in costante crescita e rappresentano oltre il 10,5% del capitale sociale del Gruppo al 31 dicembre 2018, con un incremento del 78% rispetto al 2014. Tale aumento riflette la crescente importanza attribuita dal mercato finanziario agli elementi non finanziari nella creazione di valore sostenibile a lungo termine.

La GISD Alliance è co-presieduta da Oliver Bäte, CEO di Allianz, e Leila Fourie, CEO della Borsa di Johannesburg, e comprende gli amministratori delegati di importanti gruppi internazionali fra cui Enel. I lavori dell’Alleanza saranno coordinati dal Dipartimento degli affari economici e sociali (DESA) delle Nazioni Unite. Nei prossimi due anni, secondo un programma di lavoro stabilito dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, l’Alleanza dovrà: 

  • offrire soluzioni per sbloccare finanziamenti e investimenti di lungo termine per lo sviluppo sostenibile sia a livello aziendale che di sistema;
  • mobilitare risorse aggiuntive a favore di paesi e settori che ne hanno maggior bisogno;
  • trovare soluzioni per accrescere l’impatto positivo delle attività di business;
  • allineare le pratiche di business all’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile. 

Il dialogo ad alto livello sul finanziamento a favore dello sviluppo (High-Level Dialogue on Financing for Development), tenuto durante la recente Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha richiamato l’attenzione globale sull’urgente necessità di accrescere la spesa pubblica in settori cruciali quali la sanità, l’istruzione, le infrastrutture e il cambiamento climatico. Tuttavia, secondo le Nazioni Unite, anche nel caso in cui tutti i finanziamenti pubblici fossero aumentati ci sarebbe comunque un significativo bisogno di fondi provenienti dall’ambito privato, da cui deriva la necessità di istituire un forum come GISD. Questa iniziativa si inserisce in un contesto in cui la comunità imprenditoriale riconosce il legame fra il proprio successo e azioni sostenibili. (Fonte: Enel)

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“Il caso Vannini”, testimonianze e audio inediti sull’omicidio del 20enne a Ladispoli in esclusiva sul Nove: la puntata giovedì 17 ottobre alle 21.25

È uno dei casi di cronaca che ha spaccato l’Italia, l’opinione pubblica e i media. Questa settimana Nove accompagna lo spettatore dentro Il caso Vannini, in prima tv assoluta giovedì 17 ottobre alle 21.25. La ricostruzione organica dei tragici fatti che nel 2015 a Ladispoli (Roma) hanno portato alla morte del giovane Marco Vannini per mano del padre della fidanzata, Antonio Ciontoli, attraverso le testimonianze dei diretti interessati, la famiglia di Marco su tutti, documenti, intercettazioni e audio inediti.

Marco ha 20 anni. Bello, biondo. Un bravo ragazzo, il figlio che tutti vorrebbero avere, l’orgoglio di mamma Marina e papà Valerio. D’estate fa il bagnino, accudisce bambini e disabili, il suo sogno è entrare nelle forze dell’ordine. Martina ha 19 anni, bionda e bella anche lei, nelle immagini è sempre sorridente. Piena di vita ma anche gelosa del suo fidanzato. Sono una coppia di giovani innamorati come tanti. Sullo sfondo la vita che scorre tranquilla in una provincia dove tutti si conoscono, tra Cerveteri e Ladispoli (Roma). Poi il 17 maggio del 2015 un colpo di arma da fuoco fredda Marco nella casa di Martina. Presenti in casa tutti i membri della famiglia della fidanzata: il padre Antonio Ciontoli, reo confesso, la madre Maria Pezzillo, il fratello Federico con la fidanzata Viola Giorgini. Solo loro sanno quello che è accaduto quella sera. Una caduta, poi una ferita con un pettine dicono, telefonate tardive al 118, la corsa in ospedale, la verità dello sparo e la tragica fine: la morte di Marco.

Un’inchiesta, affidata ai Carabinieri di Civitavecchia, che sembra sia partita fin da subito con troppi dubbi. I familiari e gli amici di Marco che ricordano discussioni negli ultimi tempi tra lui e la fidanzata contraria, secondo loro, al progetto del ragazzo di costruirsi un futuro nelle forze dell’ordine, atteggiamento che potrebbe costituire un possibile movente. Gli avvocati delle due parti, Pietro Messina e Andrea Miroli per i Ciontoli, Celestino Gnazi per i Vannini, con il consulente di parte Luciano Garofano, che forniscono spiegazioni diametralmente opposte su ogni aspetto di questa vicenda, le analisi dei cronisti Stefano Pettinari ed Emanuele Rossi de Il Messaggero.

Insieme al processo penale che si è concluso in secondo grado con la condanna di tutta la famiglia Ciontoli, a vario titolo, per omicidio colposo, e che tra pochi mesi andrà a sentenza definitiva presso la Corte di Cassazione, un altro processo non ha lesinato colpi: è il processo mediatico che ha diviso l’opinione pubblica in colpevolisti e innocentisti, anche questo specchio dei tempi.

Chi era Marco Vannini? Un ragazzo come tanti? È davvero morto per un fatale incidente? Il caso Vannini proverà a dare delle risposte analizzando in maniera critica i vari aspetti di questa torbida vicenda, con le tante immagini di repertorio private di Marco e della sua famiglia, a ricordare che questa è soprattutto la storia di un giovane uomo strappato alla vita senza un perchè.

“IL CASO VANNINI” (1 episodio x 90’) è una produzione originale Stand By Me per Discovery Italia. Disponibile con una settimana di anticipo su Dplay Plus e successivamente su Dplay (sul sito www.it.dplay.com – o scarica l’app su App Store o Google Play). NOVE è visibile al canale 9 del Digitale Terrestre, su Sky Canale 149 e Tivùsat Canale 9.

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Michele Emiliano indagato a Foggia: ‘Io sotto inchiesta per una nomina che non ho mai fatto’

Dopo l’assessore regionale anche il governatore. Nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Foggia relativa alla nomina del commissario di un’azienda sanitaria provinciale, oltre al responsabile del Welfare Salvatore Ruggeri gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. A darne notizia con un lungo post su Facebook è stato lo stesso ex sindaco di Bari, spiegando di aver “appreso da Ruggeri di essere anche io sottoposto ad indagini preliminari”. “Pur non avendo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, voglio io stesso comunicare la notizia per dovere di trasparenza verso i miei concittadini” ha scritto l’ex pm antimafia, sottolineando che “l’accusa consiste nell’avere ricevuto indicazioni politiche da un consigliere regionale per nominare commissario di una Asp una determinata persona”. Il governatore pugliese, inoltre, ha sottolineato di non aver accolto “tale indicazione formulatami sin dal febbraio 2019, tanto che nessuna nomina è stata effettuata sino ad oggi”. A sentire Emiliano, la segnalazione incriminata non è andata a buon fine perché la persona indicata è stata ritenuta “non pienamente soddisfacente alla luce delle mie prerogative discrezionali”. Da qui la conclusione del presidente regionale: “Rispondo dunque per una nomina mai effettuata per non avere mai accolto le indicazioni di coloro che la peroravano“.

Da qui la ricostruzione del governatore, che ha sottolineato di “avere respinto la legittima indicazione politica ricevuta da un membro della assemblea legislativa regionale membro della maggioranza di governo che aveva pieno titolo di propormi un nome per quell’incarico. Sono dunque chiamato a rispondere – ha aggiunto – di un reato contro la pubblica amministrazione (che prevede la adozione di un atto amministrativo come elemento costitutivo del reato stesso) senza averlo mai adottato nonostante siano passati mesi e mesi dalla indicazione ricevuta”. Emiliano inoltre ha tenuto a sottolineare che le indicazioni sulle nomine, “alle volte pittoresche, veementi, fondate su pressioni e interessi politici, finanche elettorali in alcuni casi”, sono comunque “sempre legittime perché finalizzate all’esercizio di un potere assolutamente discrezionale”. “Quel che sinceramente fatico a comprendere – ha concluso il presidente – è come si possa pensare che un reato sia stato commesso rigettando l’indicazione ricevuta“.

Nel frattempo, l’assessore regionale al Welfare Salvatore Ruggeri si è avvalso facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio odierno davanti al pubblico ministero Marco Gambardella della Procura della Repubblica di Foggia. Nella fattispecie, il politico è indagato per corruzione nell’inchiesta che riguarda la nomina del Commissario dell’Azienda per i Servizi alla Persona “Castriota e Corropoli” di Chieuti, in provincia di Foggia. “Nei prossimi giorni – hanno fatto sapere i legali dell’assessore – chiariremo l’intera vicenda”. Ieri, nel comunicare la notizia dell’invito a comparire, Ruggeri ha spiegato di esser certo “di potere illustrare ogni passaggio di un procedimento rientrante completamente nelle prerogative della politica. Procedimento che, tra l’altro, non si è mai concluso perché la nomina non è mai stata fatta”. Ruggeri ha anche annunciato che nelle prossime ore incontrerà i magistrati inquirenti “per fornire loro ogni chiarimento utile”. “Io non ho indicato alcun nome” ha detto ancora, sottolineando che “la Procura dice che io avrei nominato il commissario senza fare alcuna istruttoria. Io non ho indicato nessuno, tra le altre cose la nomina non è stata fatta. Voglio ricordare che i commissari durano sei mesi – ha concluso – Sono molto sereno, aspetto di essere ascoltato dalla magistratura“. Oggi però ha deciso di non rispondere alle domande degli inquirenti.

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Manovra, no bonus figli ma 600 milioni per famiglie e asili nido. E arriva anche il bonus facciate

Manovra, no bonus figli ma 600 milioni per famiglie e asili nido. E arriva anche il bonus facciate

Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (Foto Ansa)

ROMA  –  Niente bonus figli ma “600 milioni aggiuntivi per la famiglia, per una serie di misure a partire dalla gratuità degli asili nido per gran parte della popolazione”: lo ha annunciato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, al termine del Consiglio dei ministri sulla manovra da presentare in Europa. 

Confermato anche un “piano per la costruzione di nuovi asili nido”, ha assicurato il responsabile di Via Venti Settembre. Nella sostanza si tratta di garantire “asili nido gratis da settembre dell’anno prossimo per le famiglie a reddito basso e medio” e la creazione di un “fondo unico per la famiglia con risorse aggiuntive: vogliamo cominciare a costruire l’assegno unico per i figli e una carta famiglia”, ha spiegato il viceministro all’Economia, Antonio Misiani.

Il pacchetto di misure dovrebbe poi prevedere il congedo parentale per i papà e altri progetti a sostegno di tutte le famiglie, che prenderanno corpo nel Family Act, ha commentato la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti.

Previsto anche un arricchimento delle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie, settore particolarmente colpito dalla crisi di questi ultimi dieci anni. Viene poi introdotta per il 2020 una detrazione particolare per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici (ribattezzato subito ‘bonus facciate’) per dare un nuovo volto alle nostre città.

Vengono prorogate inoltre le detrazioni per la riqualificazione energetica, gli impianti di micro-cogenerazione oltre a quelle per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata a seguito di ristrutturazioni.

“Nella legge di bilancio una norma coraggiosa che renderà più belle le città italiane. Con il #bonusfacciate un credito fiscale del 90% per chi rifà nel 2020 la facciata di casa o del condominio, in centro storico o periferia, nelle grandi città o nei piccoli comuni!” ha scritto su Twitter il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Dario Franceschini, ‘padre’ della norma.

La proposta trae ispirazione da una famosa legge francese degli anni sessanta (la cosiddetta loi Malraux), che ha cambiato l’immagine di molte città della Francia. Il provvedimento prevede per il 2020, un credito di imposta del 90% per le spese sostenute per il restauro e il recupero delle facciate degli edifici. (Fonte: Ansa)

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Andrea Delogu posta la foto del passaporto: fan la criticano, ma era per un film…

andrea delogu passaporto instagram

Andrea Delogu, il post del passaporto su Instagram

ROMA – La foto di un passaporto postata su Instagram da Andrea Delogu scatena le critiche dei fan. Nella foto infatti si legge il nome “Elena Martini Goodman” e nella didascalia l’hashtag “divorzio a Las Vegas”.

Le reazioni sono state varie, tra chi l’ha attaccata per aver scelto “Andrea” come nome d’arte e chi ha criticato la scelta di andare a Las Vegas per divorziare. Non è piaciuto nemmeno l’aver pubblicato dati come l’indirizzo di casa. Peccato che il passaporto fosse quello del prossimo personaggio che interpreterà nel film “Divorzio a Las Vegas”.

Tutto inizia quando la Delogu pubblica sul social network la foto di un passaporto con il nome di “Elena Martini Goodman” e con tanto di indirizzo di residenza, data di nascita e luogo di rilascio. Nella didascalia si legge: “Doppia identità. #divorzioalasvegas”. 

Il post dell’attrice ha scatenato un polverone di critiche e attacchi. Un brutto risveglio per la Delogu, che quando ha aperto Instagram ha dovuto chiarire in un duro sfogo cosa stava accadendo: “Mi sveglio e trovo una cascata di messaggi di persone che mi chiedono perché avrei scelto il nome d’arte Andrea o perché sto andando a divorziare all’estero o mi consigliano di togliere la foto del mio passaporto da Instagram perché pericoloso”.

Poi sbotta: “Ragazzi , io non tolgo la foto perché non faccio vincere la vostra distrazione sulla mia voglia di dirvi che sto girando un fil, il passaporto è di scena, Elena è il nome del personaggio e soprattutto non vado a divorziare a Las Vegaaaaaas! Quello è il titolo del film!!!”. La spiegazione è servita per i fan distratti. (Fonte Instagram)

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Salvini vs Renzi, un vero faccia a faccia sulla tv pubblica. Finalmente

Finalmente. Due leader a confronto, un faccia a faccia senza filtri, né veti sugli ospiti, domande concordate e applausi finti. Finalmente una Rai che fa servizio pubblico. I due narcisi pop della politica nazionale si sono scontrati l’altra sera alla ‘terza camera’ di Vespa, conduttore visibilmente soddisfatto di ospitare l’evento che ha realizzato oltre il 25% di share, un record per Porta a Porta (per intenderci: uno share così la trasmissione di Vespa l’aveva ottenuta il 13 marzo di cinque anni fa all’indomani dello ‘show delle slides’ del Renzi neopremier, ospite per l’appunto di quella serata).

La politica in tv può anche essere una cosa seria. Erano 13 anni che due leader non duellavano in video ed era dalle primarie Pd del 2014 che non c’era un confronto tra leader degno di questo nome. I due oramai ex enfants terribles della politica italiana, poi, l’ultima volta che si erano trovati di fronte era stato ad Omnibus su La7 nel lontanissimo 2009: Renzi era in corsa per la carica di sindaco di Firenze, Salvini era un giovane deputato. Per un momento, ma solo per un momento, messi da parte i social, al centro del sistema mediale è tornata la vecchia televisione nel formato telepolitico più vecchio che ci sia. Per fortuna senza rissa, senza darsi sulla voce o quasi, con tempi regolati e un dibattito serrato e alla fine civile.

Dal punto di vista estetico i due Mattei sono apparsi ispirati da un identico dress code, simili anche in questo oltre che nei modi pop con cui fanno politica. Salvini è parso un po’ usurato dai soliti argomenti (le tasse, il voto, il tradimento, le poltrone e naturalmente i migranti), Renzi più aggressivo e vivace. L’ex sindaco si gode come una Pasqua questa sua resurrezione catodica: non aspettava altro da tempo e si vede. Chissà, forse la scissione l’ha fatta anche per questo. E’ brillante ma al solito gli fa difetto tornare un po’ troppo sulle cose fatte dal suo governo, l’autocompiacimento egocentrico. Salvini, che non ha la felpa d’ordinanza ma in compenso indossa la cravatta della Fiamme Gialle, subisce la verve di Renzi: sembra un po’ in difesa, ripete più volte la frase “è un genio, ha fatto tanto, ma gli italiani non se ne sono accorti”, sottolinea i voti e i consensi ottenuti, un po’ come faceva Renzi ai suoi tempi.

E, a proposito, quando questi gli ha detto “questo non è Instagram” è venuto subito in mente il famoso “Grillo esci da questo blog” del 2014. Da allora il leader di Rignano non appare cambiato nel linguaggio, negli argomenti (anche se non c’è più la rottamazione), nella capacità di suscitare empatia. Inizia bene la serata ma non finisce al meglio. Parla a raffica, è incalzante, ma nel corso del programma s’innervosisce, interrompe.

Salvini spesso cerca, come un pugile, le corde: nel nostro caso sono i migranti, cosa che gli fa gioco e che riporta continuamente nella discussione. Renzi però non lo inchioda sul tema di una sicurezza decisamente peggiorata, della gestione sciagurata dei centri di accoglimento, e dice poco sulla sua inconsistente azione in Europa per le politiche migratorie. Poteva mandarlo al tappeto definitivamente con il Russiagate e i 49 milioni, ma se ne parla oramai tardi, dopo mezzanotte e a match quasi finito: gli spettatori stanno già svuotando le plateee. Peccato.

Anche la migliore della serata arriva a questo punto: a Salvini che gli dice “non faccio conferenze facendomi pagare decine di migliaia di euro”, l’ex rottamatore risponde: “Forse perché non la chiamano’. E pure il compunto pubblico di Porta a Porta sbotta a ridere.

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