Cristiano Ronaldo-Juventus, i ragazzi del Summer Camp gli danno il benvenuto con questa coreografia

Cristiano Ronaldo-Juventus, i ragazzi del Summer Camp gli danno il benvenuto con questa coreografia

Cristiano Ronaldo-Juventus, i ragazzi del Summer Camp gli danno il benvenuto con questa coreografia (Ansa)

TORINO – Oggi a Torino è il Cristiano Ronaldo day o per dirla come i social i #Cr7Day. Anche i ragazzi dello #JuventusSummerCamp di Folgaria hanno voluto dare il benvenuto a Cristiano Ronaldo [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play].

Cristiano Ronaldo-Juventus, il Cr7 day dal Twitter bianconero

Cristiano Ronaldo-Juventus, Cr7 day a Torino (foto Ansa)
Cristiano Ronaldo-Juventus, Cr7 day a Torino (foto Ansa)
Cristiano Ronaldo-Juventus, Cr7 day a Torino (foto Ansa)
Cristiano Ronaldo-Juventus, Cr7 day a Torino (foto Ansa)

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Trump-Putin, il faccia a faccia dura più di due ore: “È un inizio molto buono”

Ad Helsinki è il giorno più caldo degli ultimi anni e non è una metafora. Il primo vertice a due tra Donald Trump e Vladimir Putin si è svolto mentre il termometro faceva segnare i trenta gradi: è la temperatura più alta dal 2010, dieci gradi in più rispetto al luglio del 2017 che secondo l’Istituto meteorologico finlandese si raggiunge in media ogni dieci anni. “Riscaldate i nostri cuori, non il nostro Pianeta”, recitava lo striscione dei manifestanti di Greepeace esposto davanti al Palazzo presidenzia mentre era in corso il faccia in faccia tra i due leader, entrambi moltro critici sulla teoria del riscaldamento globale.

“Credo sia un buon inizio, un inizio molto buono“,  è l’unico commento del presidente degli Stati uniti alla fine del faccia a faccia durato due ore e dieci minuti. E anticipato da un tweet in cui l’inquilino della Casa Bianca ha scritto: “Il nostro rapporto con la Russia non è mai stato peggiore di così”. “Siamo d’accordo”, è il testo del post del ministero degli Esteri russo, che ha ritwittato Trump. Alla fine l’incontro è stato anche più lungo rispetto ai 90 minuti previsti in origine. I due presidenti avevano evidentemente molto da dirsi coadiuvati da due traduttori, unici ammessi nella Sala gotica del Palazzo presidenziale. Poi il summit si è spostato nella Sala degli Specchi  ed è continuato con le delegazioni, nel formato colazione di lavoro.

Secondo un anonimo funzionario Usa citato dalla Cnn,  Trump ha insistito che il suo faccia a faccia avvenisse all’inizio del vertice di Helsinki per evitare fughe di notizie da incontri allargati (che avranno luogo una volta finito il faccia a faccia), ma anche per creare un rapporto personale con il presidente russo.  “Trump in passato si è molto arrabbiato per la fuga di notizie dai suoi incontri con leader stranieri, ed ha detto ai suoi collaboratori che non voleva che questo accadesse con Putin”, ha detto l’emittente, aggiungendo che il presidente americano non ha voluto essere interrotto nel colloquio da alcuni dei suoi consiglieri, che hanno una linea più dura sui rapporti da tenere con la Russia. Un altro motivo, secondo la fonte, è che Trump ha voluto farsi una sua opinione sul leader del Cremlino, e sviluppare un rapporto personale con lui.

A Helsinki il presidente americano e quello russo avranno probabilmente parlato di Ucraina. L’annessione russa della Crimea nel 2014 – giudicata illegale da Stati Uniti ed Europa e causa di pesanti sanzioni contro Mosca – potrebbe essere oggetto di ulteriori aperture americane. Trump ha provocato grande sconcerto alla riunione del G7 lo scorso giugno, quando ha spiegato che in Crimea “la gente parla russo” e quindi la penisola dovrebbe essere annessa alla Russia. Di recente, il governo di Kiev ha ricevuto assicurazioni da Washington sul fatto che la politica Usa sulla Crimea rimane inalterata, ma permangono comunque forti preoccupazioni su cosa Trump potrà concedere a Putin. Certo anche che durante il colloquio si sarebbe stato toccato il tema della Siria, con la richiesta americana a Mosca di contenere l’influenza iraniana nella regione.  Prima del vertiche Trump ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. “Uno scambio di opinioni riguardo gli sviluppi in Siria”, fanno sapere da Ankara. Durante il colloquio telefonico , prosegue il comunicato, è “stato sottolineato come l’attuazione della roadmap per Manbij (nel nord della Siria, ndr) contribuirà in modo significativo alla cooperazione per risolvere la questione siriana”. Erdogan e Trump, conclude la nota, hanno “ribadito il loro impegno a promuovere la cooperazione bilaterale in tutti i settori”. Era all’ordine del giorno del faccia a faccia tra Putin e Trump c’è anche il rinnovo del New Start Treaty, il trattato sulla riduzione delle armi nucleari firmato nel 2010. L’accordo scade nel 2021, il consigliere alla sicurezza nazione Usa John Bolton esprime dubbi sul rinnovo e i russi chiedono che il sistema di difesa missilistico dell’Europa dell’est venga inserito nel negoziato. Quindi, Putin e Trump dovranno per forza affrontare il tema.

Fondamentali anche gli aspetti simbolici e propagandistici dell’incontro. Probabilmente anche più importanti di quelli politici e diplomatici. è arrivato arriva a Helsinki inseguito dal fantasma, ormai onnipresente, dell’inchiesta di Robert Mueller sulle ingerenze russe nelle elezioni del 2016. Venerdì 12 funzionari dell’intelligence militare russa sono stati ufficialmente incriminati dal Dipartimento alla giustizia Usa per avere, in modi diversi, cercato di influenzare il processo elettorale delle presidenziali. Nell’intervista a Cbs, Trump ha detto di “non aver pensato” di chiedere a Putin di estradare i dodici funzionari russi, ma che “potrebbe farlo”. La scarsa convinzione dell’affermazione del presidente americano rivela le divisioni che sul tema delle interferenze russe continuano ad esistere nell’amministrazione. Se il Dipartimento al Tesoro Usa parla di “attività maligna” di Mosca nel mondo, il presidente americano lamenta che tutta l’indagine di Mueller sia una “caccia alle streghe” che “danneggia pesantemente le nostre relazioni con la Russia”.

Nonostante tutti gli sforzi fatti dalla Casa Bianca in questi mesi per cercare di disinnescare la “bomba russa”, il fantasma “dell’attività maligna” del Cremlino continua quindi a segnare la politica americana. Non sono soltanto i democratici (che hanno chiesto che Trump annulli il meeting con Putin dopo l’incriminazione dei dodici funzionari russi) a rilanciare le accuse sul ruolo di Mosca nella vittoria repubblicana del 2016. Sono gli stessi repubblicani a mantenersi apertamente contrari a qualsiasi apertura nei confronti della Russia. Il senatore del Nebraska Ban Sasse ha esortato il presidente a dichiarare che la Russia “è nemico dell’America e dei nostri alleati”. Per la verità – a proposito di nemici – ieri Trump aveva bollato con quell’epiteto l’Unione Europea. “Penso che abbiamo molti nemici, credo che l’Unione europea sia un nemico, per quello che fa a livello commerciale. Ora, non penseresti all’Unione europea, ma è un nemico“, aveva detto alla Cbs limitandosi a definire “la Russia è un nemico per certi aspetti, la Cina è un nemico economicamente, certamente sono nemici, ma questo non significa che siano cattivi. Non significa niente, significa che sono competitivi”.

E mentre i due grandi del mondo discutevano nella sala gotica, per le vie del centro di Helsinki i loro nomi venivano urlati da centinaia di manifestanti che intonavano slogan contro entrambi. Tanti i cartelli che chiedono la liberazione delle componenti della band Pussy Riot, che ha rivendicato l’invasione di campo alla finale dei Mondiali, o di sostegno alla cancelliera Angela Merkel. “Fascisti andate a casa!”, hanno gridato in molti. Nella piazza del Senato si sono ritrovati gli attivisti pro-aborto che indossano maschere di Trump e una finta pancia a simulare la gravidanza. Poi ovviamente c’era Greenpeace: “I cambiamenti climatici sono la sfida cruciale per la nostra generazione, un fenomeno i cui impatti oggi pesano su tutti noi, mettendo a repentaglio le nostre vite. In tutto il mondo le persone sono determinate a porre fine all’era dei combustibili fossili, è dunque alquanto sconfortante che i presidenti Trump e Putin non ci aiutino in questo”, spiegano gli ambientalisti sudati. A Helsinki non c’è mai stato tanto caldo.

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De Laurentiis: “Cristiano Ronaldo-Napoli? Prima dissi sì, poi… Vi spiego perché non l’ho preso”

De Laurentiis: "Cristiano Ronaldo-Napoli? Prima dissi sì, poi... Vi spiego perché non l'ho preso"

De Laurentiis: “Cristiano Ronaldo-Napoli? Prima dissi sì, poi… Vi spiego perché non l’ho preso” (Ansa)

NAPOLI – “Mendes in una chiacchierata disse: ‘Prenderesti Cristiano Ronaldo?’. Io gli ho detto che ero spiazzato, gli avrei detto subito di sì. Poi riflettendo gli ho fatto una proposta: avevo bisogno dei primi 250 milioni di fatturato che rappresentano il border line per noi” [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]. Lo ha detto il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis in un’intervista a Radio Kiss Kiss Napoli.

“L’arrivo di Ronaldo al Napoli – ha spiegato il patron azzurro – avrebbe portato un effetto che non si vede da tempo, così come sarà alla Juventus ovviamente, un effetto stordente. Però poi bisogna anche saper riflettere. Quest’anno abbiamo già fatto quattro innesti. E allora io che faccio, sacrifico tutto per Ronaldo? Perché poi tutti devono giocare per Ronaldo”.”Fabian Ruiz? Tutti quelli che noi scegliamo alla fine sono dei top player. Vengono selezionati con grande cura sul piano dell’immagine. E’ straordinario perché può essere estremamente potente sia a destra che a sinistra, chiaramente a centrocampo”.

Lo ha detto Aurelio De Laurentiis a Radio Kiss Kiss Napoli commentando l’esordio del centrocampista spagnolo nella prima amichevole del Napoli. De Laurentis ha smentito per il momento un possibile scambio con il Milan Callejon-Suso: “A me non risulta – ha detto – ora abbiamo due amichevoli e pi le gare con Liverpool e Borussia Dortmund. Dall’8 agosto avremo due settimane buone per vedere dove piazzare quelli che Ancelotti non dovesse vedere ottimali per il gioco Napoli e, in quel caso, dovremo vedere se ci sarà spazio per un nome sostitutivo, ma soltanto da lì in avanti vedremo”.

Cristiano Ronaldo-Juventus, il Cr7 day dal Twitter bianconero

Cristiano Ronaldo-Juventus, Cr7 day a Torino (foto Ansa)
Cristiano Ronaldo-Juventus, Cr7 day a Torino (foto Ansa)
Cristiano Ronaldo-Juventus, Cr7 day a Torino (foto Ansa)
Cristiano Ronaldo-Juventus, Cr7 day a Torino (foto Ansa)

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De Laurentiis: “Cristiano Ronaldo-Napoli? Prima dissi sì, poi… Vi spiego perché non l’ho preso”

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NAPOLI – “Mendes in una chiacchierata disse: ‘Prenderesti Cristiano Ronaldo?’. Io gli ho detto che ero spiazzato, gli avrei detto subito di sì. Poi riflettendo gli ho fatto una proposta: avevo bisogno dei primi 250 milioni di fatturato che rappresentano il border line per noi” [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]. Lo ha detto il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis in un’intervista a Radio Kiss Kiss Napoli.

“L’arrivo di Ronaldo al Napoli – ha spiegato il patron azzurro – avrebbe portato un effetto che non si vede da tempo, così come sarà alla Juventus ovviamente, un effetto stordente. Però poi bisogna anche saper riflettere. Quest’anno abbiamo già fatto quattro innesti. E allora io che faccio, sacrifico tutto per Ronaldo? Perché poi tutti devono giocare per Ronaldo”.”Fabian Ruiz? Tutti quelli che noi scegliamo alla fine sono dei top player. Vengono selezionati con grande cura sul piano dell’immagine. E’ straordinario perché può essere estremamente potente sia a destra che a sinistra, chiaramente a centrocampo”.

Lo ha detto Aurelio De Laurentiis a Radio Kiss Kiss Napoli commentando l’esordio del centrocampista spagnolo nella prima amichevole del Napoli. De Laurentis ha smentito per il momento un possibile scambio con il Milan Callejon-Suso: “A me non risulta – ha detto – ora abbiamo due amichevoli e pi le gare con Liverpool e Borussia Dortmund. Dall’8 agosto avremo due settimane buone per vedere dove piazzare quelli che Ancelotti non dovesse vedere ottimali per il gioco Napoli e, in quel caso, dovremo vedere se ci sarà spazio per un nome sostitutivo, ma soltanto da lì in avanti vedremo”.

Cristiano Ronaldo-Juventus, il Cr7 day dal Twitter bianconero

Cristiano Ronaldo-Juventus, Cr7 day a Torino (foto Ansa)
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Opera di Roma, a Caracalla la Carmen messicana di Valentina Carrasco: Bizet nell’era Trump, tra violenza, migranti e femminicidi

Alla frontiera tra Stati Uniti e Messico i camion arrivano nottetempo, buttando giù uomini, donne, bambini. Un ammasso di lamiere delimita il confine: appesi, i fantocci di chi prova a scavalcare. Qualcuno ha disegnato con le bombolette spray l’inconfondibile caricatura bionda del presidente Trump. Qui, nel deserto popolato solo da ambulanti e disperati, Valentina Carrasco ambienta la sua Carmen, in replica alle terme di Caracalla fino al 2 agosto. L’allestimento non è nuovo, ma, in tempi di grandi crisi migratorie (di qua e di là dall’oceano) rafforza il significato politico. La regista argentina sposta Bizet in una delle linee più calde del mondo, in Messico, terra bella e disgraziata che conta l’impressionante media di sette femminicidi al giorno.

Sul podio, l’enfant prodige Ryan McAdams, direttore d’orchestra pluripremiato a soli 36 anni. La tragedia finale si intuisce già sulle note – celeberrime e trascinanti – dell’ouverture: nel caos di profughi e guardie, un cadavere viene portato via avvolto in un lenzuolo bianco. Terra (e opera) di grandi contrasti: la vita, grondante di sensualità, di musica e di violenza, e dietro l’angolo la morte onnipresente. I soldati fanno il cambio della guardia a due passi dal mercato di frutta, mariachi e cestini intrecciati. Lì vicino, un capannone di plastica, la fabbrica dove lavorano le sigaraie: il turno è finito, le operaie si tolgono i grembiuli sporchi. Per ultima esce Carmen, che ha la voce potente e i bei ricci neri della georgiana Ketevan Kemoklidze. Indossa gli shorts di jeans e la bandana rossa annodata sui capelli come Rosie the Riveter. Canta per mettere in guardia i tanti uomini che le si fanno appresso: l’amore non conosce leggi, è libero come un uccello, come uno zingaro, come me. Canta, e lancia un fiore al sergente José, il tenore Andeka Gorrotxategui. Non può resistere, Don José. Dovrebbe sposare la bionda e scialba Micaela (Louise Kwong, già apprezzata dal pubblico dell’Opera di Roma come Mimì nella Bohème di Alex Ollé) ma perde la testa per Carmen che è mora, scalza, gitana e sbottona la camicetta. Quando viene arrestata per una rissa, Don José cede alle sue lusinghe, le toglie le manette, la lascia fuggire. Ha perso la testa, tanto da finire in prigione per lei.

L’attualità irrompe spesso nel dramma: un giornale radio racconta in spagnolo la tragedia dei minori separati dai genitori al confine. Il coro di monelli è un gruppetto di bambini soldato, che fanno il gesto di sparare con le mani. Gli ufficiali dell’Fbi si fanno corrompere per portare le Marlboro di contrabbando oltre il confine. Sotto i bastioni, Carmen riappare vestita di paillettes come in un café chantant, balla per la gioia dei maschi che ululano sotto al palco. Intorno a lei, un trans si esibisce nella lap dance, mentre una prostituta mima una fellatio a un cliente, con grande imbarazzo di qualche signora fra il pubblico: dalle gradinate si sente uno scalpiccìo nervoso e un gran borbottare. D’altronde Bizet, quando la rappresentò per la prima volta nel 1875 voleva scandalizzare i parigini con la storia di una sigaraia – zingara, per di più – contrabbandiera e libertina. Un accoltellamento in scena, all’Opéra-Comique, che scandalo! L’opera fu un flop, all’epoca, ma ora tutti battono le mani a tempo con la famosa aria del toreador, quando il torero Escamillo entra nel locale, attorniato da donne che gli chiedono un selfie. Anche lui si invaghisce nelle belle gambe di Carmen, che nel frattempo ha convinto Don José a seguirla sui monti. Per amore toglie l’uniforme da soldato e indossa il poncho da contrabbandiere. Le mura di Caracalla – illuminate da Peter van Praet – diventano prima la Monument Valley e poi il Monte Rushmore.

La morte si fa sempre più presente in scena: il gigantesco cranio di bufalo, i teschi folkloristici venduti dagli ambulanti. La morte è una bambina vestita di bianco, che consola Carmen quando Don José le mette le mani al collo la prima volta e le siede accanto quando le carte le predicono la fine vicina. Nell’ultimo atto, la scenografia di Samal Black esplode in tutta la sua magnificenza: non la corrida a Plaza de Toros, ma il Día de Muertos a Città del Messico. Danzano gli scheletri, le processioni votive portano l’effigie dell’angelo della morte e della Vergine addolorata. Sotto la luce dei ceri balla tutta la Corte dei miracoli col sombrero, tra devozione e folklore. Eccola Carmen, che ha già dimenticato José e ora ha giurato amore ad Escamillo. Ma José non ha dimenticato Carmen, anzi, ne è ossessionato. Le amiche provano ad avvertirla, ma lei non fugge, anzi, lo incontra.

Per una intuizione della regia, è Carmen che indossa la giacca da torero, perché è lei che deve domare la bestia che è Don José in preda alla gelosia. Prima la supplica in ginocchio: resta con me, non mi lasciare. Lei fa spallucce, e gli sventola davanti il drappo rosso della sua passione per Escamillo. Poi passa alle minacce. C’è una chiesa sullo sfondo, ma è troppo lontana per salvare Carmen, che da torera diventa il toro, e va volontariamente incontro alla spada: uccidimi, José, uccidimi o lasciami passare, ma non torno con te. Meglio morire libera che vivere nella gabbia di un amore infelice. Sullo sfondo infuria la corrida – quella vera, nell’arena – e quando la lama di Escamillo colpisce il toro anche Carmen cade a terra, pugnalata da Don José.

Prima che d’amore e di gelosia, la Carmen parla di libertà. L’unico valore in cui Carmen crede, l’unica cosa che desidera veramente: vuole decidere lei chi amare. Chi sedurre o chi abbandonare. Se restare o andarsene. La bella gitana è l’archetipo di tutte quelle donne che, direbbero i Don José di tutto il mondo, se la sono cercata. Perché è incostante, profumiera, insofferente a ogni regola, impertinente fino alla fine. La colpa di Carmen è la stessa per cui altre donne sono state uccise in altri decenni successivi e altrove: non essere di proprietà di un uomo. A Siviglia, nel 1820, o a Città del Messico, nel 2018.

Tutte le foto in pagina sono tratte dal profilo instagram del teatro dell’Opera di Roma.

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Milano, donna rapinata mentre tenta una truffa milionaria: la banda si spaccia per la polizia, ma il bottino è in euro falsi

Voleva mettere in atto una truffa milionaria, ma è stata rapinata proprio mentre era in procinto di compierla. È quanto successo sabato pomeriggio nella meeting room dell’Hotel Hilton di via Galvani, a Milano. Secondo la ricostruzione degli investigatori, una donna francese stava mettendo in atto la ‘Rip Deal’ – una truffa che consiste nell’inserire una fila di banconote vere in un borsone che appena sotto ne contiene di false – ai danni di 2 turisti indiani e 2 stranieri, quando è stata sorpresa da una banda di malviventi: i rapinatori, spacciandosi per forze dell’ordine, sono riusciti a sottrarle la borsa con quasi 2 milioni di euro falsi e a fuggire.

Nella loro fuga sono stati però notati da alcuni cittadini che, insospettiti dalle loro armi, hanno subito chiamato il numero di emergenza. Giunti sul posto, gli agenti hanno intercettato l’auto dei rapinatori, un’Alfa Romeno 147 blu, rubata e già segnalata dall’Arma dei carabinieri di Roma per altre rapine in cui gli autori si spacciavano per poliziotti, mentre era ferma a un semaforo in via Fara. Alla vista della volante, i quattro – tutti albanesi tra i 22 e i 27 anni – sono scappati a piedi abbandonando il mezzo in strada.

La banda si è quindi nascosta nelle cantine di uno stabile in via Bordoni, dove gli agenti sono riusciti a raggiungerla: uno dei componenti – dopo una colluttazione – è stato fermato mentre gli altri tre sono scappati. Non appena tornati in superficie hanno però trovato la polizia che li attendeva in via Cornalia. Con loro avevano una seconda pistola, un borsone con le banconote, 2 orologi, guanti da lavoro e fascette. I poliziotti li hanno fermati per rapina aggravata e detenzione di armi clandestine, oltre a sequestrare 65mila euro in contanti, 2 milioni di euro di banconote false, due pistole una delle quali rubata nelle Marche, 2 orologi e un’automobile.

Gli investigatori hanno scoperto in un primo momento la rapina realizzata ai danni della donna, ma dopo controlli più approfonditi è emersa la vicenda per intera. La presunta truffatrice di 21 anni è stata allora costretta a confessare di aver prenotato la meeting room nei giorni precedenti per commettere la truffa. La donna, indagata a piede libero per tentata truffa, ha chiesto agli agenti della questura di Milano di riavere indietro i 65mila euro e il suo orologio. Il materiale sequestrato, tuttavia, è al vaglio dei poliziotti per risalire alla relativa legittima provenienza.

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Pubblicità, il Mondiale in chiaro è stato un successo. Ma il nostro è un mercato a due velocità

Il 13 luglio 2018 Assocom – l’Associazione delle aziende di comunicazione – all’interno dell’evento annuale Comunicare domani, ha presentato nell’aula magna della Iulm le stime di chiusura degli investimenti pubblicitari per il 2018 e per il 2019.

Con una stima leggermente più positiva di quella rilasciata da Upa il 4 luglio (che prevedeva una chiusura al +1.5%) Assocom vede un mercato che si conferma in crescita per il quarto anno consecutivo: +1,9% per il 2018. Questo dato tiene conto della crescita del totale degli investimenti nel digital compresi gli Ott al +7,6% e della crescita di radio e tv, rispettivamente +3,5% e +1,2%, che nel 2018 hanno potuto beneficiare di un grande evento sportivo come la Coppa del Mondo. Come già accaduto negli ultimi anni, invece, non si arresta l’importante flessione della carta stampata, che vede sia i periodici che i quotidiani con un andamento fortemente negativo (rispettivamente -7,9% e -8,9%) rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda i pesi di mercato dei vari mezzi, la tv mantiene la percentuale maggiore, intorno al 50%, cifra che rimane stabile per quest’anno e il prossimo, mentre il digital arriva al 27,2%. Nel mondo digitale il formato che cresce maggiormente è il video seguito dal search e dalla classica display. Per il 2019, anno dispari che non vedrà la presenza di nessun evento sportivo di portata internazionale, Assocom prevede una crescita globale del +1.3%, con dinamiche molto simili a quelle del 2018.

L’edizione 2018 di Comunicare domani ha poi presentato pubblicamente – per la prima volta – il dato di Media inflation, ovvero dell’aumento del prezzo degli spazi pubblicitari. Un vero e proprio dato di inflazione anno su anno, calcolato tenendo presente anche il livello di audience che ogni inserzione è in grado di generare. Un indicatore, quindi, che ha una valenza economica e qualitativa, che può aiutare a fare chiarezza nel mercato delle gare media e che si propone come benchmark per il mercato.

Guido Surci, presidente Centro studi Assocom ha dichiarato: “La Media inflation segna +2,4% per la tv, +1,5% per la radio e +0,7% per la carta stampata. Il dato della televisione riflette gli investimenti sul palinsesto che per la prima volta dopo molti anni ha rivisto la Coppa del Mondo interamente in chiaro. Considerata la netta flessione del mercato della carta stampata, un dato del genere, per quanto inferiore all’1% riflette anch’esso il lavoro di qualità di alcuni editori. La radio beneficia di una buona domanda per un media che si conferma come il più performante nel raggiungere le audience in movimento. Più alte le percentuali del digital, dove il display rich media si attesta sul +3,3% e i video online sul +3,9%, a fronte di una forte domanda”

Insomma un mercato a due velocità, con la carta stampata sempre in enorme sofferenza, una tv e una radio che tengono e un digital che cresce soprattutto a favore degli Ott e molto meno a favore dei siti degli editori tradizionali. Niente di nuovo sul fronte occidentale.

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