Moreno Pesce chi è: età, l’incidente, vita privata, il libro, le paraolimpiadi, il Gran Sasso

Moreno Pesce, chi è l‘alteta paralimpico che oggi sarà tra gli ospiti di Serena Bortone a Oggi è un altro giorno, il programma in onda su Rai Uno a partire dalle 14. 

Dove e quando è nato Moreno Pesce

Moreno Pesce è nato a Noale (provincia di Venezia) il 13 dicembre 1975. Ha 45 anni ed è del segno zodiacale del Sagittario. Sulla sua vita privata e sentimentale non si hanno notizie. Qui il suo profilo Twitter dove posta foto delle sue scalate.

Moreno Pesce, la sua storia e le sue scalate

Moreno, nel 1997 Moreno stava tornando in moto dalla montagna quando rimase coinvolto in un incidente stradale in seguito al quale gli venne amputata la gamba sinistra. La disabilità non l’ha abbattuto. Moreno ha infatti trovato la forza di reagire continuando nella sua attività di alpinismo.

Pesce ha scalato il Monte Bianco il Monte Rosa, la Marmolada e l’Etna .Quattro volte ha scalato la mitica pista austriaca Streif a Kitzbuhel. Non si è nemmeno risparmiato il ghiacciaio Presena e la Grande di Lavaredo. Si è cimentato in percorsi e gare a volte estenuanti. A maggio è salito fino alla sommità del Gran Sasso d’Italia in Abruzzo. 

Moreno Pesce, il progetto “La rinascita, dopo la mia disabilità”

Moreno sarà ora tra i protagonisti de “La rinascita, dopo la mia disabilità”, progetto che lo vede protagonista e che farà un tour toccando le principali vette italiane. Attraverso questo tour Moreno vuole sostenere un’iniziativa molto importante di crowdfunding.

Nel 2016 e 2017 ha partecipato al circuito Vertical Up, prove in cui alla salita si aggiunge la neve. L’anno scorso ha provato il terzo vertical per difficoltà al mondo, quello di Fully in Svizzera (1920 metri di sviluppo per 1000 di dislivello). 

Moreno Pesce, l’ autobiografia “L’arto fantasma le mie paure”

Moreno Pesce ha raccontato la sua storia in un libro autobiografico dal titolo “L’arto fantasma le mie paure” uscito con Michael Edizioni. 

 A proposito dell’incidente e del dopo, alla Gazzetta Moreno ha raccontato: 

“Tutti possono a loro modo. Spero che a queste gare ci sia più spazio per le persone con disabilità che vogliono provare a raggiungere un loro traguardo. Da normodotato, non avrei mai pensato a tutto quanto sto vivendo ora. Avevo timore dell’alpinismo”.

“Ne ero affascinato, ma non ho mai osato. Un saggio e paziente Lio De Nes (la sua guida alpina ndr) mi ha preso per mano e mi ha portato verso questo nuovo obiettivo. Non dico sia stato facile “fidarmi” della corda con 70 m di vuoto sotto, ma comunque, anche questa sfida si è materializzata in un pianto liberatorio al mio arrivo in cima al Monte Paterno, dopo molti test conoscitivi verso questo nuovo mondo”.

“Non ci resta che continuare a far passare quella fune dentro al moschettone. La fune che dà sicurezza e che ti aiuta se dall’altra parte trovi una mano tesa verso di te. Provateci. Riscopritevi camminatori e sognatori secondo i vostri ideali. Il tempo non conta. Non serve correre, basta camminare per star bene”.