Se la condizione dell’esilio consente di preservare la dignità umana

Un vecchio ebreo si trascina malconcio in una strada dell’Ucraina occupata dai nazisti. Incrocia un ufficiale tedesco che, invece di ucciderlo, si rivolge a lui in maniera tagliente: «Porco». L’anziano, inchinandosi: «Onorato, io mi chiamo Rabinovich». È una storiella della tradizione umoristica yiddish, nella quale il ridere serve a fare riflettere, a indicare la vertigine del potere omicida, gli abissi della negazione della dignità umana. Farsi beffe del male riconoscendolo, denunciandolo, combattendolo: nulla di più lontano dal nobilitare gli stereotipi … Continua

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