Dimissioni Conte, 76 anni di odi e rivalità nell’Italia post fascista: De Gasperi vs Togliatti, Fanfani vs Moro

Dimissioni Conte, la lotta fra Conte e Renzi. I duelli rusticani in Politica sono una costante. Non sono mai mancati. L’ultimo, in ordine di tempo, sono le ruggini fra Giuseppi e Matteo. Tra l’avvocato del popolo (in gramaglie) e il bullo di Rignano. Un pugliese ed un toscano. Siamo all’odio cagnesco, profondo, persino imbarazzante.

Di qua il Frenatore, di là il Rottamatore. Alfieri della bugia facile, peraltro mal camuffata. Entrambi si contendono il centro ma, sopratutto, si detestano.

“ Io quello lo asfalto” ha detto il premier e non si è mai pentito di averlo detto.  “ Ma io non ho mai messo un veto su di lui “ ha detto il Pinocchio Firenze. Morale: non c’è posto per tutti e due. Uno dei due salta. Presto.

GELO DI PD E CENTRISTI. E DAVANTI ALLE DIMISSIONI CONTE È SOLO

Sono ore convulse tra i due litiganti. Il Pd è in pressing su Giuseppi  (con l’ok di Mattarella) e sperano che salga al Quirinale. Ormai è gelo. Matteo aspetta e spera. Col trappolone in mano. Il suo sogno: vedere Conte col cappello in mano che vuole ricucire.

È perfidia pura. I duellanti si studiano. Come fanno i toreri in arena. Ma una cosa è certa: lo stallo politico che hanno determinato è un pessimo spettacolo. Uno cerca 10 senatori per sopravvivere, l’altro mezzo Pd per ricucire. Forte del fatto che i 18 senatori renzani sono determinanti nel far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. E che la quarta gamba che doveva sostituire Italia Viva non esiste. Amen.

POCA POLITICA, TANTA ANTIPATIA DIETRO LE DIMISSIONI CONTE

Il disprezzo viene da lontano. In Politica c’è sempre stato. Negli anni Cinquanta il fondatore della Dc Alcide De Gasperi 1881-1954), premier di 8 governi di coalizione dal 1945 al 1953, sfidava a viso aperto Palmiro Togliatti (1893-1964) , guida storica del Partito Comunista Italiano, successore di Antonio Gramsci. Tra i due però nessuna antipatia, semmai stima. Altri tempi, altri uomini.

Le cose cambiarono nella DC post-De Gasperi con due cavalli di razza: Aldo Moro (1936-1978) e Amintore Fanfani (1908-1999). Il primo cercava il dialogo con tutte le sinistre, il secondo era culturalmente anti comunista. Ma aravano lo stesso orto cattolico-sociale riformista. E furono loro gli artefici della nascita del centro sinistra. Sognavano entrambi il Quirinale. Furono impallinati dal napoletano Giovanni Leone ( 1908–2001). Poi verrà Sandro Pertini.

LA STAFFETTA CRAXI-DE MITA E I DIOSCURI D’ALEMA-VELTRONI

Altri celebri duellanti: Craxi-De Mita, le guide del PSI e della Dc negli anni Ottanta. E D’Alema-Veltroni, i due Dioscuri che si alternarono alla segreteria del PDS, Ds, Pd. Craxi (1934-2000), milanese, aveva modi spicci, odiava le iperboli dell’avellinese. Ciriaco ( 1928 ), in asse con Berlinguer, fondatore della corrente Sinistra di Base”, 18esimo premier (dopo Goria e prima di Andreotti), sindaco dal 2014 nella sua Nusco, era insopportabile per un decisionista come Bettino. E furono continue scintille. Anche perché Craxi gli aveva messo contro due molossi: Andreotti e Forlani.
Più o meno analoga la “ guerra “ (peraltro mai dichiarata) tra Baffino e Uolter. D’Alema è tornato a galla. Fa il suggeritore di Conte. Veltroni tiene invece un basso profilo e spera un giorno di rientrare nel Grande Giro. Mai dire mai.