Inciucio forse, governissimo mai. Le grandi manovre di Conte, fra Zingaretti, Berlusconi e soci

Inciucio forse, governissimo mai. Questo dimostra quanto è avvenuto ieri in Parlamento col voto sullo spostamento di bilancio.

Inciucio forse, governissimo mai. Questo dimostra quanto è avvenuto ieri in Parlamento, dove per la prima volta maggioranza e opposizione hanno votato all’unanimità per lo spostamento di bilancio.

Vuol dire che cambia la scena politica? In un periodo di emergenza come quello che sta vivendo il Paese le forze politiche hanno compreso che non si può battagliare all’infinito? Può darsi, ma non si canti vittoria perché nello spazio di un mattino la situazione potrebbe mutare. Non c’è dubbio che il premier Giuseppe Conte dovrebbe accendere un cero a Silvio Berlusconi. E’ stato lui e soltanto lui a convincere gli alleati del centro destra a venire incontro al governo. Matteo Salvini e Giorgia Meloni lo hanno seguito. A malincuore? Probabilmente sì, nonostante l’atteggiamento di tregua.

Come mai, ci si chiede, il Cavaliere ha spostato il tiro? Primo, perché il suo primo consigliori (vale a dire Gianni Letta) deve averlo convinto che se non avesse cambiato rotta, i due amici sovranisti lo avrebbero divorato. Secondo: per il semplice motivo che l’ex presidente del Consiglio vuol salvare a tutti i costi Mediaset essendone l’inventore e il padrone. Avendo fatto un grosso favore al governo, spera in futuro che Palazzo Chigi possa aiutarlo nell’operazione di soccorso della sua azienda. Gli altri due compagni di cordata lo hanno seguito, perché altrimenti sarebbero rimasti soli e senza nessuna possibilità di spazzare via la maggioranza giallorossa.

Da qui a parlare di governissimo ce ne passa, eccome. In primo luogo perché il premier teme che qualsiasi manovra di spostamento dell’attuale asse possa nuocergli tanto da dover lasciare la poltrona che occupa. Secondariamente, perché allo stesso leader del Pd non piace l’ammucchiata, tipo quella che ci fu ai tempi di Romano Prodi e che finì come tutti ricordiamo. Questo non significa però che Nicola Zingaretti rimanga fermo sulle posizioni di oggi. L’aspirazione del suo partito è quella di contare di più nell’esecutivo odierno appannaggio dei 5Stelle. In che modo, se non sconvolgendo le attuali posizioni. Insomma, pensa ad un rimpasto che dia ai Dem più potere di quello che hanno oggi. D’altronde le ultime consultazioni elettorali hanno dimostrato che i numeri dei pentastellati diminuiscono a vista d’occhio, mentre quelli della sinistra aumentano. E allora perché lasciare le cose come stanno?

Oggi è stato Berlusconi a dare una mano a chi traballava, domani sarà qualcun altro. Gli equilibri in politica non sono mai certi, il passato recente lo dimostra. Un esempio emblematico: nel giro di pochi mesi i grillini hanno stretto un accordo prima con Salvini e poi con Zingaretti. Tutto questo mentre nel Paese i problemi sono ancora tanti e non hanno trovato una soluzione.

Il Natale, il Capodanno, le vacanze sulla neve, il ritorno a scuola. Come passeremo la fine di dicembre? Il ministro Francesco Boccia fa una proposta singolare oltre che imbarazzante: “Gesù non può nascere due ore prima?” In questo modo i tanti cattolici resterebbero a casa saltando la Messa di mezzanotte e tutto sarebbe risolto come d’incanto. Ci chiediamo: in che modo possiamo uscire dal tunnel se queste sono le persone che dovrebbero guidarci?