Bianca Guaccero, anche lei che “combatto per…”. Cosa?

Bianca Guaccero che la trasmissione conduce ha reagito alla ammonizione pubblica per manifesta sciocca volgarità in cui è incappato “Detto Fatto”.

Bianca Guaccero ha reagito un po’ scusandosi per la disattenzione collettiva nel team e soprattutto pronunciando anche lei quello che ormai è un mantra che tutti, proprio tutti, sempre cantilenano: “Io combatto per…”.

Combattere, combattono tutti. Ma per cosa?

Lasciamo qui Bianca Guaccero, lei è solo l’esempio, l’ultimo disponibile in ordine di tempo, di un valore dominante. Anzi di una esimente totale, anzi di un valore non negoziabile e supremo. Quello appunto di combattere per…

Combattono per e dicono, rivendicano orgogliosi di farlo i tronisti, i calciatori, i politici, i giornalisti, i conduttori tv, gli avvocati, gli ingegneri, i sindacalisti, le donne di casa, i commercialisti, i negozianti, gli autisti di bus, i tassisti, i prof, gli studenti, gli scioperanti, i lavoratori, gli assenteisti, i padroni, i pensionati, i pensionandi…

Tutti, proprio tutti se e quando e non appena la cronaca, i fatti pongono l’uno o l’altro in minima discussione o imbarazzo o, dio non voglia, in presunto errore, allora che fanno? Un po’ si scusano, non sempre. Ma sempre e soprattutto levano fieri il capo e proclamano: combatto per…

E’ più di una moda, molto più di un vezzo linguistico. E’ un linguaggio, cioè una ideologia. Inconsapevole certo ma una ideologia. Eccola l’ideologia: combatto per me, per la mia affermazione, per il mio successo, per la mia presenza e impronta nel mondo. Combatto questa guerra e la guerra è guerra e non solo non è un pranzo di gala ma non si fanno neanche prigionieri. La vita è combattimento continuo per i cavoli propri e quindi non state a limitare, soffocare il mio diritto di combattere. Combatto per…tutto comprende. In amor e guerra…E qui l’amore per se stessi è il comandamento primo e la guerra a chi e a cosa minaccia il mio amore è la manifestazione migliore e suprema del suddetto e santificato amore.

Cioè: qualunque errore io faccia non chiamatelo errore se no mi rovinate. Cioè io lotto per la carriera, la conduzione, il posto, l’impiego, la bottega e quindi sono assolto a priori da tutto in quanto combattente. E’ l’estensione universale e generale dello “sto lavorando” con cui chi parcheggia sulle strisce pedonali o chiude con l’auto un passo carrabile si auto assegna salvacondotto e suprema missione. Io sto lavorando e questo sospende e scavalca ogni istanza, necessità, osservazione, disagio altrui.

Combattere meno, riflettere di più…

Combattere di meno e riflettere di più è indicazione che non può essere data, predica che non può essere predicata, richiesta che non può essere esaudita. Riflettere sull’altro da sé è considerata attività dispersiva e fuorviante. La pensano così non i “cattivi”. La pensano così quelli che “ce l’hanno fatta”, quelli che ce la vogliono fare e quelli che insegnano come farcela e quelli che campano della propaganda del farcela.

Combatto per farcela, ce la faccio perché combatto. Di questa retorica è pieno ogni ambito della vita pubblica. E, siccome sono combattente, il non rispettarmi in quanto tale è pugnalata alla schiena. Corollario inevitabile di questa sacralizzazione del combattere per se stessi è che, combattendo per sé ognuno ritiene in qualche modo puro, genuino, sincero quel che trova dentro se stesso.

E quindi e solo per esempio e per tornare a Detto Fatto Rai2 e ai suoi molti fratelli e parenti stretti in molte reti ed emittenti…Detto Fatto è recidivo, aveva già giocato con la spesa sexy, con i siparietti-consigli per rimorchiare. Lo aveva fatto prima dell’esibizione di Emily Angelillo (che si giustifica come una Carla Fracci capitata lì per caso) e in fondo lo ha rifatto il giorno dopo mandando in onda allegri corsi di lingerie.

Combatto per…e con quel che ho. Se si ha questa idea della leggerezza, dell’intrattenimento e del divertire e divertirsi, se si ha questo orizzonte e spessore delle attività umane: comprare, rimorchiare, sorridere, gossippare. Se è questo quello con cui si combatte inevitabilmente finisce che questo è quello per cui si combatte.