Category Archives: Politica Europa

Armin Laschet è il nuovo presidente della CDU in Germania: sarà lui il dopo Angela Merkel?

Armin Laschet è il nuovo presidente eletto dal congresso della CDU in Germania. Laschet ha vinto il ballottaggio contro Friedrich Merz con 521 voti contro 466. Il neo presidente ha ringraziato per la fiducia: “Sono consapevole della responsabilità. Farò in modo che anche alle elezioni federali l’Unione possa decidere il cancelliere”, ha affermato. 

All’elezione hanno votato 991 delegati della CDU, collegati al Parteitag virtuale, e ci sono stati 4 astenuti. Con il risultato di oggi si afferma la linea della continuità con Angela Merkel, in un partito che ha a lungo discusso se fosse il caso di spostarsi più a destra, al seguito di Merz, promosso dall’ala più conservatrice.

Ieri la cancelliera aveva espresso il suo sostegno indiretto al presidente del Nordreno-Vestfalia Laschet, auspicando che vincesse un “team”. E oggi Laschet e lo stesso Jens Spahn, che ha rivolto un messaggio al Parteitag virtuale, hanno sottolineato di essere “il team” di questa importante elezione. Diversamente dal 2018, Spahn ha infatti deciso stavolta di non presentarsi alla elezione per la presidenza del partito, appoggiando il governatore.

Spahn (vicepresidente CDU): “Cancelleria? Non è questo il momento”

Non è questo il momento di affrontare la questione della candidatura alla cancelleria: lo ha detto Jens Spahn, intervistato al congresso di partito della CDU. Rallegrandosi dell’elezione di Armin Laschet, da lui sostenuto alla candidatura ‘in team’, Spahn ha anche sottolineato che l’obiettivo non è quello di andare avanti come fatto finora, “ma portare nuovi impulsi”.

A chi gli ha chiesto se fosse vero che ha sondato nei giorni scorsi gli umori del partito, in vista di un’eventuale personale corsa alla cancelleria, il ministro della Salute ha risposto: “E’ vero che ho avuto molti colloqui telefonici, per ottenere sostegno al team con Armin Laschet”. (fonte ANSA)

 

Passaporto Ue per i vaccinati. Von der Leyen: “E’ una decisione politica e giuridica che va discussa”

La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen apre a un passaporto Ue per i vaccinati.

“Penso – le sue parole – che sia importante. E, come ho detto, dobbiamo avere un requisito medico che dimostri che le persone siano state vaccinate”.

E ancora: “Qualunque cosa si decida – sia che dia priorità o accesso a determinati beni – è una decisione politica e giuridica che dovrebbe essere discussa a livello europeo”.

La proposta per rilanciare i viaggi transfrontalieri congelati dalla pandemia era stata lanciata qualche giorno fa dal premier greco – in Grecia come ovunque il turismo è crollato – in una missiva inviata a von der Leyen.

Anche i rappresentanti nazionali presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità si stanno confrontando sul passaporto sanitario. Lo ha riferito il capo dell’autorità sanitaria russa Rospotrebnadzor Anna Popova. “La discussione sul riconoscimento internazionale dei vaccini sta prendendo il via e l’Oms sta fornendo una piattaforma per il confronto”.

Coronavirus, le big tech al lavoro per un passaporto digitale per chi è vaccinato

Una coalizione di aziende tecnologiche e organizzazioni sanitarie ha annunciato che sta lavorando a un certificato di vaccinazione digitale, che potrà essere utilizzato su smartphone per mostrare le prove aver ricevuto il siero anti Covid-19.

La Vaccination Credential Initiative (Vci), questo il nome della fondazione, comprende la Mayo Clinic, Microsoft, Oracle e Salesforce.

L’obiettivo “è dare agli individui l’accesso digitale ai loro documenti di vaccinazione”, ha detto Paul Meyer della Fondazione The Commons Project, gruppo no-profit che lavora al progetto.

“Gli standard aperti e l’interoperabilità  sono al centro degli sforzi della Vci e non vediamo l’ora di sostenere l’Organizzazione mondiale della sanità e altri stakeholder globali nell’implementazione e nella scalabilità di standard globali aperti per l’interoperabilità dei dati sanitari”. (Fonti: Ansa, Agi, Adnkronos)

Margaret Ferrier arrestata, la deputata scozzese aveva viaggiato in treno positiva al Covid

Margaret Ferrier, deputata scozzese, è stata arrestata per aver violato il lockdown.

Infatti la parlamentare aveva viaggiato in treno nonostante fosse positiva al Covid 19.

Clamoroso arresto da parte della Scotland Police della deputata britannica, l’indipendentista scozzese Margaret Ferrier.

Margaret Ferrier, la deputata arrestata aveva viaggiato in treno nonostante la positività al Covid 19.

Tutto questo è accaduto dopo che la deputata aveva già ammesso a fine settembre di aver viaggiato da positiva.

La Ferrier aveva spiegato di aver preso il treno per partecipare a una seduta della Camera a Londra.

Al momento del viaggio di andata, aveva fatto il test ma non aveva ancora i risultati.

Ma poi ha ammesso di aver compiuto il tragitto di ritorno fra decine di passeggeri dopo aver già saputo di essere risultata positiva.

Margaret Ferrier, la deputata arrestata dopo una bufera mediatica: ha preso il treno da positiva al Covid 19.

Il caso era esploso sui media.

La Ferrier ha chiesto scusa pochi giorni dopo ma questo non è bastato per evitarle la sospensione da parte del suo partito, lo Scottish National Party (Snp).

Si era tuttavia rifiutata di dimettersi dal seggio di deputata eletta nel Parlamento britannico malgrado le pressioni della sua e di altre formazioni, rimanendo a Westminster da indipendente.

Margaret Ferrier sul treno da positiva al Covid 19, l’arresto dopo le indagini.

La Ferrier è stata sottoposta alla procedura disciplinare della Camera. 

Poco dopo è stata indagata anche dalla polizia di Londra ma in un primo momento non erano stati riscontrati profili penali.

Quindi le forze dell’ordine di Londra hanno girato il fascicolo per competenza agli investigatori della polizia scozzese.

Fino alle conclusioni odierne di questi ultimi, che hanno fatto sapere di aver fermato (temporaneamente) la deputata.

Ferrier deve risponde  dell’accusa di violazione “sconsiderata e negligente” di norme precauzionali sull’emergenza Covid.

Norme già legalmente vincolanti in Scozia all’epoca dei fatti. (fonte ANSA).

Brexit, il papà di Boris Johnson chiederà la cittadinanza francese: “Sarò sempre europeo”

La soddisfazione per aver raggiunto un accordo sulla Brexit con Bruxelles non è durata molto per Boris Johnson.

Poche ore dopo la firma sull’intesa del premier britannico suo padre, Stanley, ex europdeputato conservatore, ha annunciato pubblicamente di aver fatto domanda per ottenere la cittadinanza francese e così mantenere il legame con l’Unione europea.

Johnson senior, che aveva votato Remain al referendum sul divorzio dall’Europa nel 2016, ha spiegato a radio Rtl che sua madre era nata in Francia da madre francese.

“In pratica lo sono anche io e questa cosa mi rende molto felice”, ha detto l’ottantenne in perfetto francese. “sarò sempre europeo. Non si può mica dire ai britannici: non siete più europei. Avere legami con l’Unione europea è importante”, ha aggiunto il papà di Boris.

Stanley Johnson a marzo contro il figlio: “Se vorrò andare al pub ci andrò”

Lo scorso marzo, il padre del premier aveva detto pubblicamente di voler disobbedire alle raccomandazioni decise dal Governo per contrastare l’epidemia di coronavirus.

In un’intervista alla Itv, durante il programma “This Morning”; il 79enne disse pubblicamente: “Naturalmente andrò al pub se avrò bisogno di andare al pub” .

La dichiarazione dopo che il figlio aveva detto rivolgendosi specialmente alle persone ultrasettantenni, ossia l’età in cui rientra anche suo padre: “Da ora dovete evitare pub, teatri, club e altri luoghi di ritrovo” (fonte: Ansa).

Vaccino Covid, la Spagna sceglie la linea dura: chi non si vaccina verrà inserito in un registro

La Spagna sceglie la linea dura. Il vaccino contro il coronavirus, nel Paese non sarà obbligatorio ma chi deciderà di non farlo sarà inserito in un “registro” che sarà poi condiviso con gli altri Paesi dell’Ue.

L’annuncio è arrivato dal ministro della Salute spagnolo, Salvador Illa il quale assicura che il documento “non sarà pubblico” e sarà compilato “nel pieno rispetto della privacy”.

L’annuncio arriva nel giorno in cui slitta di un giorno l’arrivo delle 350 mila dosi di vaccini attese per oggi.

La causa sono stati alcuni problemi logistici della Pfizer in Belgio nel frattempo già risolti. Ad annunciarlo è stato il ministro della sanità Salvador Illa precisando che il ritardo, per le stesse ragioni, riguarda anche altri sette Paesi europei, senza citare di quali si tratti. 

La Spagna è in attesa di una fornitura di 350mila dosi di vaccino a settimana.

Secondo il ministro Illa grazie alla campagna di vaccinazione il 70 per cento della popolazione spagnola dovrebbe raggiungere l’immunità entro la fine dell’estate.

Spagna, superati i 50mila decessi

La Spagna ha intanto ufficialmente superato la soglia simbolica dei 50 mila morti per la pandemia.

Gli ultimi numeri annunciati dal ministero della Salute sommano 50.122 vittime.

Con questi numeri è il quarto Paese più colpito in Europa occidentale, dietro Italia, Regno Unito e Francia. Nel mondo è decima (fonte: Ansa)

 

 

Brexit, trovato l’accordo finale tra Ue e Regno Unito. Scongiurato l’incubo No Deal

Brexit, c’è l’accordo. Dopo mesi di estenuanti negoziati, Regno Unito e Unione europea hanno trovato il compromesso finale per il libero scambio. Lo hanno annunciato fonti di Londra, in contemporanea con Bruxelles.

La fumata bianca arriva in extremis, alla vigilia di Natale, scongiurando l’incubo di un traumatico no deal.

L’intesa, racchiusa in un testo di circa 2000 pagine, entrerà in vigore dal primo gennaio 2021, scadenza della fase di transizione post divorzio, seppure soggetta alle ratifiche parlamentari.

Brexit, rispettate le promesse al popolo britannico

L’accordo di libero scambio definito oggi con l’Ue sul dopo Brexit rispetta “tutte le promesse fatte al popolo britannico” dal governo di Boris Johnson sul recupero della sovranità da parte del Regno Unito.

Lo sottolinea in una dichiarazione Downing Street, assicurando che il testo rispecchia la volontà popolare “espressa nel referendum” del 2016.

Secondo fonti europee citate dalla Bbc e fonti britanniche riportate da Sky News, ci sono ancora “diverse ore” di negoziato prima di poter annunciare un accordo definitivo. 

“I dettagli sono spesso molto importanti. E stiamo ancora negoziando questi dettagli”, dicono. Gli ultimi “mercanteggiamenti” riguarderebbero i dettagli sulla pesca.

In base alle anticipazioni si va verso un compromesso reciproco che attribuirà ai Paesi Ue quote di pesca nelle acque britanniche non superiori al 25%, ma per un periodo di 5 anni e mezzo garantito; contro il 35% (ma per soli 3 anni garantiti) evocato finora da Londra.

Intanto il podio di fronte a Downing Street è pronto per l’annuncio del premier britannico Boris Johnson.

Brexit, le relazioni tra Regno Unito e Ue in 15 date:

  • 9 AGOSTO 1961: prima candidatura della Gran Bretagna per l’adesione alla Comunità Economica Europea (Cee), antenata dell’Unione Europea.
  • 14 GENNAIO 1963: primo veto del presidente francese Charles de Gaulle all’ingresso del Regno Unito nella Cee. Ne seguirà un secondo il 27 novembre 1967.
  • 1 GENNAIO 1973: la Gran Bretagna entra nella Cee, nella stessa data di Irlanda e Danimarca.
  • 5 GIUGNO 1975: in un referendum sull’adesione del Regno Unito alla Cee, oltre il 67% degli elettori si esprime a favore.
  • 30 NOVEMBRE 1979: con la celebre espressione “I want my money back”, la premier conservatrice Margaret Thatcher chiede una riduzione del contributo di Londra al bilancio europeo. La otterrà nel 1984.
  • 7 FEBBRAIO 1992: firma del Trattato di Maastricht, secondo atto fondante della comunità europea dopo i Trattati di Roma del 1957. Londra ottiene una clausola che la esenta dall’adesione alla moneta unica.
  • 23 LUGLIO 1993: il primo ministro conservatore John Major ottiene la ratifica parlamentare del Trattato di Maastricht.
  • 23 LUGLIO 2016: in un referendum consultivo convocato dal premier conservatore David Cameron, il 51,9% degli elettori si esprime a favore dell’uscita dall’Unione Europea. Cameron, favorevole alla permanenza nella Ue, si dimette.
  • 29 MARZO 2017: il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, riceve la lettera della premier britannica, la conservatrice Theresa May, che attiva l’articolo 50 del Trattato di Lisbona. E’ l’inizio ufficiale della Brexit, che dovrà essere consumata entro il 29 marzo 2019.
  • 22 NOVEMBRE 2018: l’Unione Europea e la Gran Bretagna siglano un accordo provvisorio sul regime delle reciproche relazioni dopo il divorzio. L’intesa viene approvata il 25 novembre durante un Consiglio Europeo straordinario.
  • 15 GENNAIO 2019: il Parlamento britannico respinge l’accordo sulla Brexit. Non sarà l’ultima volta. La bocciatura porta alle dimissioni May, che aveva promesso di lasciare se l’intesa non fosse stata approvata. Dopo numerosi rinvii, il termine per chiudere la trattativa viene prorogato al 31 gennaio 2020.
  • 12 DICEMBRE 2019: Boris Johnson sostituisce May a Downing Street e, grazie all’ampia maggioranza parlamentare, riesce a far passare il 9 gennaio l’accordo sulla Brexit.
  • 31 GENNAIO 2020: la Brexit entra in vigore. Inizia il periodo di transizione, che si concluderà il 31 dicembre.
  • 2 MARZO 2020: inizia la seconda, e più complessa, fase dei negoziati. L’obiettivo è raggiungere un accordo di libero scambio che eviti il ritorno di dazi e controlli doganali. Londra chiarisce che “non discuterà nessun accordo che non consenta al Regno Unito di avere il controllo sulle sue leggi”.
  • 24 DICEMBRE 2020: trattativa alla stretta finale, dopo mesi di strappi e rinvii che hanno visto crescere il rischio di un no deal.  

Brexit per mano di coronavirus: dalla Gran Bretagna non entrano ed escono persone e merci

Brexit hard, più hard di qualunque previsione pessimistica, più hard di qualunque immaginazione. Brexit iper hard se così si può dire. Brexit per mano della variante inglese del coronavirus.

Gran Bretagna non si entra e non si esce

Quaranta paesi hanno annullato i voli con la Gran Bretagna. Bloccati anche i collegamenti con Calais, attraversano la Manica solo Tir con autisti che hanno fatto il tampone. Tutto il traffico di merci, su ruote e per via ferroviaria, è rallentato fin quasi allo stop. Increduli di se stessi i britannici oscillano, anzi sbandano: code e ressa talvolta non britannica per acquistare generi alimentari. Diffusi timori che le scorte finiscano, le scorte di cosa? Le scorte di tutto. I britannici assaggiano nella maniera peggiore cosa vuol dire riscoprire l’insularità in un mondo globalizzato.

Londra deserta e desertificata

Londra deserta, Londra deserta nei giorni di Natale. Una cosa mai vista, impensabile. Eppure da Londra molti son scappati, irresponsabilmente scappati. Così ha definito la fuga il governo: “irresponsabile”. Da Londra molti in fuga, come accadde in Italia a marzo. Perché Londra è in lockdown. E per i molti rimasti Londra comunque desertificata dalle chiusure. Desertificata ora anche dalla paura di restare senza, senza di tutto ciò di cui fino a ieri Londra era sinonimo di vetrina e abbondanza.

Eppure governo non ferma Brexit

L’orgoglio britannico. Cavalcando questo potente e nobile destriero il governo non ferma il conto alla rovescia verso Brexit, la Brexit politica ed economica. Una sorta di Brexit sanitaria è in atto, tra dieci giorni scatta la ghigliottina della separazione dalla Ue. Separazione senza accordo, cioè frontiere di nuovo e difficoltà nei rifornimenti. L’orgoglio, talvolta ti salva, talvolta ti perde.

Era appena…quando era che la Gran Bretagna annunciava orgogliosa di esser partita per prima nel vaccinare senza dover aspettare i lenti europei? Era appena ieri, era quando il primo ministro diceva impensabile rinunciare al Natale dei consumi e dei contatti. In pochi giorni, in settimane da contare sulle dita di una mano, coronavirus variante inglese ha rovesciato ogni sicurezza, piallato ogni certezza, graffiato ogni orgoglio. La legge del più forte, fino alla vaccinazione di massa, è la legge del virus. Questa è la lezione britannica, vale per tutti.

Variante inglese, cioè 2021 non basta per farla finita: Borse capiscono, scuola 7 gennaio addio

Variante inglese, cioè 2021 non basterà per farla finita con la pandemia. Variante inglese, cioè ci sarà più contagio in giro, quindi sarà più difficile e complesso vaccinare. Variante inglese, cioè altri e ancora e ancora danni economici. Le Borse lo hanno capito al volo, le pubbliche opinioni molto molto meno.

Due infetti in Italia solo due? Probabile illusione

Variante inglese di coronavirus circola in Gran Bretagna da almeno un mese. Impensabile che sia arrivata in Italia solo ieri e solo con due infetti. Variante inglese del coronavirus è con tutta probabilità già più o meno ovunque in Europa. E’ la risultante, matematica e sconfortante, del volume di spostamenti tra la Gran Bretagna e l’Europa nelle ultime settimane. Quindi ben difficile, anzi illusorio che una cintura sanitaria impedisca alla variante inglese di arrivare dove con tutta probabilità è già. E cioè in Europa, ovviamente Italia compresa.

Allora l’unica e sola è spezzare la catena

I virologi la chiamano mitigazione. Parola che usano quando quel che chiamano contenimento è impossibile. Se variante inglese è già tra noi, e lo è, non c’è contenimento. C’è solo mitigazione, parola gentile per sostanza dura e urticante. Si mitiga l’epidemia in un modo solo: fermando i contatti tra le persone. Variante inglese più contagiosa del virus nella forma a noi nota significa più lockdown, più chiusure e per più tempo.

Variante inglese spegne le riaperture di gennaio

Variante inglese spegne le riaperture sperate o soltanto immaginate di gennaio. A partire da quella della scuola che ben difficilmente riaprirà quel giorno, né al 50 né al 75 per cento in presenza. Variante inglese significa secondo le prime stime 0,5 Rt in più. Tradotto: da 15/20 mila contagi giornalieri al doppio o quasi. Va ricordato che quota per riaprire dovrebbe essere poco sopra i cinquemila contagi. Siamo al triplo, con variante inglese si va a sei volte tanto.

Variante inglese, cioè 2021 non basta

Variante inglese annuncia che il 2021 non basterà per farla finita con l’epidemia. Già era ai limiti e oltre i limiti del plausibile l’obiettivo di vaccinare entro settembre/ottobre circa 30 milioni di italiani. Variante inglese rallenta la logistica della vaccinazione, la colloca in un probabile contesto iper epidemico. La stima fatta dai competenti nelle varie discipline era di Natale, non questo, di Natale 2021 come l’appuntamento per la prima vera e di massa e di gioia festa di liberazione. Variante inglese allunga i tempi della vita degli umani amputata e della vita del virus. Variante inglese…sembra venuta apposta a castigare i tanti, i troppi che non se ne può più, basta coi divieti.

Ultima nota: già si avvertono lamenti. Lamenti con l’argomento: gli inglesi dovevano dircelo prima, lo sapevano. Lo stesso lamento lanciato contro i cinesi. Prima, ma prima di che? Vedere comparire un focolaio con al suo interno contagiosità anomala e valutarlo come tale richiede qualche tempo. Giorni o settimane che siano. Poi analizzare in laboratorio e isolare una mutazione richiede tempo.

Giorni o settimane che siano. E poi valutare con serietà e coscienza se lanciare un allarme richiede tempo. Lamentare che è sempre colpa degli altri e il virus è sempre quello degli altri è in fondo l’unico argomento a disposizione di chi ama parlare di ciò che non sa, non capisce e non vuole né sapere né capire. E’ una variante purtroppo molto umana.

Mascherine e anti covid. Scandalo a Londra da 20 miliardi, appalti agli amici del Partito Conservatore

 Mascherine e altre protezioni anti covid. L’esame dei contratti fatti dal Governo ha provocato uno scandalo da 20 miliardi. Appalti garantiti ad amici degli amici, amici del Partito Conservatore, spesso senz’arte né parte né competenza specifica. 

Una commessa da oltre 200 milioni è andata a un trentunenne disegnatore di gioielli residente in Florida, con una provvigione da 23 milioni al mediatore spagnolo.

Mascherine strapagate, partite farlocche. Tranquilli, lo scandalo non riguarda il Governo italiano ma quello britannico. Nel mirino non c’è ovviamente il nostro commissario Arcuri, ma alcuni ministri di Sua Maestà la regina Elisabetta. Mascherine, guanti e altre protezioni. L’indagine del National Audit Office, il revisore dei conti pubblici britannici, ha provocato lo scandalo. 

Uno scandalo, riferisce Giampaolo Scacchi, da 18 miliardi di sterline, 20 miliardi di euro. Lo hanno battezzato “jobs for pals”, lavori per gli amici. Con il ministro del commercio, Alok Sharma che ha negato le accuse di spreco di denaro dei contribuenti, sostenendo che la gara per l’acquisto dei dispositivi di protezione per il personale sanitario del Servizio Sanitario Nazionale era “abbastanza giusta” ed è avvenuta all’inizio della pandemia e durante la prima ondata, in un momento di “enorme pressione”.

Boris Johnson, parlando all’House of Commons ha spiegato:”Abbiamo smosso cielo e terra per far arrivare nel paese 32 miliardi di DPI. Sono molto orgoglioso del risultato”.

Mascherine, otto mila contratti sotto la lente

Una revisione di 8.600 contratti per mascherine e altro fatta dal National Audit Office ha rivelato che i funzionari avevano firmato accordi per centinaia di migliaia di mascherine che si sono rivelate inutilizzabili, mandando così in fumo centinaia di milioni di sterline.

Mentre il coronavirus si diffondeva in tutta la Gran Bretagna, è emersa un’opportunità stile “selvaggio West” da £ 12,3 miliardi per tutte le aziende in grado di fornire al NHS dispositivi di protezione ma nel frattempo negli ospedali e case di cura erano terminati. 

Molte aziende con zero esperienza nella fornitura di DPI hanno vinto l’appalto per svariati milioni di sterline e i fornitori con contatti politici avevano una probabilità dieci volte maggiore di concludere affari.

Inchiesta su appalti per mascherine, guanti e camici

La NAO ha dichiarato che avvierà un’indagine urgente su un incredibile accordo per guanti e camici chirurgici stipulato con Michael Saiger, 31 anni, designer di gioielli con sede in Florida, e in cui Gabriel Gonzalez Andersson, un uomo d’affari spagnolo che ha fatto da intermediario, è stato pagato la sorprendente somma di £ 21 milioni di sterline dei contribuenti britannici.

Una intermediazione da 21 milioni di sterline

All’House of Commons, il leader laburista Sir Keir Starmer ha chiesto a Johnson:”Il Primo Ministro pensa che £ 21 milioni di sterline per un intermediario fosse un uso accettabile del denaro dei contribuenti?”

Il leader Tory, che si è auto isolato a Downing Street per 14 giorni, ha affermato che proprio Sir Keir inizialmente ha sollecitato l’eliminazione dei “blocchi” nella procedura di appalto per i (DPI) e lo ha definito “Capitan Ovvio” 
aggiungendo:”Stavamo affrontando una situazione molto difficile in cui in tutto il mondo non c’erano forniture adeguate di DPI. Nessuno ne aveva abbastanza”.

I detrattori sostengono che il governo abbia sprecato ingenti somme di denaro pubblico in contratti irregolari e non competitivi, a volte acquistando “DPI inutili”, e il contribuente che ora ne paga le disastrose conseguenze.
 

 

 

Coronavirus Svezia, immunità di gregge non è mai arrivata. Il re: “Il Governo ha fallito”

Il modello svedese nella battaglia al Covid ha “fallito”.

L’accusa arriva dalla più alta carica del Paese scandinavo, re Carlo, che ha bocciato la strategia del governo di puntare ad una sorta di immunità di gregge senza chiudere nulla.

Svezia unico caso in Europa: immunità di gregge fallita

La Svezia è l’unico caso in Europa, tornata a blindarsi sotto i duri colpi della seconda ondata della pandemia. Come la Germania, arrivata alla cifra record di 30mila contagi in un giorno, o la Polonia, pronta ad entrare in lockdown per 3 settimane.

Il 2020 si chiuderà con numeri devastanti per l’Europa, la prima regione del mondo a superare il mezzo milione di morti, con oltre 23 milioni di contagi.

E la storia della pandemia ha insegnato che il calo della curva è arrivato soltanto adottando rigide restrizioni alla mobilità e ai contatti.

La Svezia, al contrario, ha puntato sul senso di responsabilità dei cittadini.

Oltre a non aver imposto il lockdown, il governo ha emesso soprattutto delle raccomandazioni e pochissime limitazioni.

Negozi, scuole, bar e ristoranti non hanno mai chiuso.

Tutto questo però ha portato a 350mila contagi e 7.800 vittime, un’enormità per un Paese di 10 milioni di abitanti.

Mentre nei giorni scorsi le terapie intensive a Stoccolma sono arrivate quasi al collasso.

Re Carlo: “E’ stato un anno terribile. Abbiamo fallito” 

E’ stato un “anno terribile”, ha sottolineato il 74enne re Carlo in un’intervista, mettendo il governo di fronte ai suoi errori: “Penso che abbiamo fallito, il popolo ha sofferto tremendamente”.

Anche il figlio del sovrano e sua moglie, il mese scorso, erano risultati positivi. Svezia a parte, strumenti come il lockdown, le zone rosse ed il coprifuoco sono stati ripristinati in quasi tutta Europa, di fronte ad una curva di nuovi contagi ancora troppo alta (fonte: Ansa).