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Poliziotto spara alle gambe di uomo armato di coltello. Deve pagarsi anche l’avvocato

Poliziotto spara alle gambe di un uomo armato di coltello e così ferma una evidente e reale minaccia per la collettività. Poliziotto spara alla gambe, non spara per uccidere, poliziotto ferma un pericolo per il prossimo, poliziotto fa il suo dovere. Sul poliziotto un’indagine. Ci sta. Per vedere se in teoria e in pratica non abbia esagerato. Non sembra proprio, ma indagine per verificare ci sta. Si apprende però che il poliziotto, che fino a prova contraria ha fatto il suo dovere nei confronti dei cittadini e della loro sicurezza, deve pagarsi di tasca sua avvocati e spese legali. Pagare di tasca sua migliaia di euro per dimostrare di aver fatto il suo dovere. Con uno stipendio da 1.500 al mese o giù di lì. No, questo no, questo proprio non ci sta.

Puntano le siringhe contro i bambini…Dalla propaganda, con furore e senza pudore

Un titolo su un quotidiano italiano, eccolo il titolo: “Puntano le siringhe sui bambini“. Lo ascoltiamo alla radio, in rassegna stampa. Non abbiamo cuore e stomaco per riportare la testata che simile titolo concepisce e diffonde. E’ un titolo di propaganda, molta propaganda anti…Anti cosa? Anti governo? Anti Figliuolo? Anti Comitato Tecnico Scientifico? Sì, certo, un po’ di propaganda anti questi soggetti. Molto è propaganda anti scienza, ad alcuni viene naturale, spontanea, è parte, anzi patrimonio, anzi valore irrinunciabile della loro cultura. L’idea che esista una scienza li offende, per l’ottimo motivo che una scienza è dubbio, fatica, ricerca, competenza. Tutte cose che dalla parti, culturali, di chi fa quel titolo fanno perdere tempo o fanno…paura.

Un titolo di propaganda no vax? Sì, anche. Ma all’insaputa di chi lo fa. Perché un titolo così e chi lo fa opera strutturalmente all’insaputa di tutto. Un titolo per eccitare mamme: le siringhe contro i bambini…Un titolo irresponsabile, ma a quale responsabilità vuoi richiamare chi per criticare un ministro o un governo inocula l’idea che lo Stato cattivo vuol vaccinare/avvelenare i figli innocenti di mamma? E’ propaganda senza limiti, senza pudore e propaganda con furore. Che tutto travolge e calpesta. Non solo la realtà della vaccinazioni, la propaganda della realtà se ne frega. Travolge e calpesta anche e soprattutto la salute della collettività, del prossimo. Produce in chi osserva una infinita pena, la pena che fanno gli umani quando non riescono neanche a immaginare, neanche a volere una loro dignità che sia altro dalla feroce efficacia della loro predicazione, ideologia, propaganda.

Chiarezza e luce su Adil morto di picchetto, ucciso sul piazzale. Proprio sicuri di volerle?

Chiarezza e luce, proprio queste due parole: Draghi ha detto e chiesto: “Si faccia chiarezza sull’accaduto”. E “piena luce” è stata invocata e promessa da politici, giornali, tv, sindacati, inquirenti. Chiarezza e luce da fare sulla morte di Adil, 37 anni, sindacalista di SiCobas, una vita di fatica, di faticata integrazione in Italia (origini marocchine) e di militanza.

Adil è morto di picchetto, picchetto ad impedire l’uscita dei camion e Tir dai magazzini. E’ morto ucciso sul piazzale, calpestato a morte dalle ruote di un Tir guidato da un ragazzo di 25 anni che voleva uscire e ha sentito quelli del picchetto come nemici del suo lavoro.

Quanto sia stata manovra azzardata e rischiosa dall’esito involontariamente fatale e quanto sia stata deliberata scelta di travolgere lo diranno le indagini e gli inquirenti. Ma non sono solo e soprattutto queste la chiarezza e luce che il dramma di Adil imporrebbero di fare.

Cooperative caporali e picchetti violenza

A far luce e chiarezza davvero si vedrebbero cose che son tanto vere ed evidenti quanto, come dire, politicamente e socialmente scorrette da illuminare. Primo: le cooperative che raccolgono e vendono forza lavoro al settore della logistica. Cooperative che si fregiano di questo titolo ma che in realtà nella gran parte dei casi svolgono la funzione dei caporali.

Raccolgono e rastrellano soprattutto se non esclusivamente immigrati, anche irregolari, disposti a lavorare sotto pagati, molto sotto pagati, fino a 700 euro al mese. Paga erosa e tagliata fino a diventare di pura sopravvivenza in modo che tutti i passaggi della catena di approvvigionamento di mano d’opera ne ricavino un pedaggio, un pizzo.

Insomma l’equivalente dei caporali che vanno a prendere gli immigrati in strada, li caricano suo camioncini e li portano nei campi. L’equivalente, solo nella variante piazzale della logistica invece che campo di pomodori. Non solo poca paga, anche accettazione forzata di lunghi turni di lavoro e ovviamente massima precarietà di quel lavoro. Cooperative caporali e aziende che durano un solo appalto. Prendono l’appalto al massimo ribasso possibile (lo sosterranno con i bassi costi del lavoro semi schiavile) e poi con regolarità eludono ogni forma di controllo sparendo come aziende dopo l’appalto stesso.

Poi ricominciano. A far luce e chiarezza si vedrebbe che il mercato del lavoro intorno alla logistica è logisticamente gestito con illegalità diffusa e imperante e con organizzata predazione del lavoro. Luce e chiarezza? Su molte cooperative e aziende da chiudere se non addirittura perseguire?

Facchini contro autisti?

Qualcuno, più d’uno, ha provato a metterla così: facchini contro autisti. Ma così non è. E non è neanche guerra tra poveri. E’ che il rancido e violento mercato delle braccia gestito dalle cooperative caporali genera una pratica della violenza, quella dei picchetti davanti ai piazzali. Cobas ne hanno fatto una strategia. E anche una ideologia. L’azione sindacale consiste nell’impedire a lavoratore di altra azienda di far funzionare filiera della logistica.

E’ una scelta che contiene elementi di luddismo (sfascio la catena di produzione) ed è indissolubilmente connessa alla forza, alla forza violenta con cui si impone il blocco. Fare chiarezza e luce porterebbe a vedere, ben illuminato, ciò che si preferisce tenere in ombra: sui piazzali della logistica non si organizzano delle semplici e doverose proteste e lotte sindacali, si organizzano dei blocchi violenti.

Davvero sicuri di voler illuminare?

Illuminare appieno un mercato della braccia pieno di illegalità, gestito da cooperative caporali e aziende fantasma che trattano la manodopera soprattutto straniera come semi schiavi? Italianissime cooperative e aziende? Illuminare in pieno la violenza organizzata dei picchetti? Illuminare (c’è anche questo) contrasti tra clan e clan di italiche aziende e linee di frattura tra diverse etnie degli sfruttati?

Non conviene davvero al governo, ai partiti, alle grandi imprese del settore della logistica (queste pagano e rispettano contratti, solo appaltano…), ai sindacati. Non conviene neanche ai Cobas. E per giornali e tv un film dove i “buoni” non ci sono e la “soluzione” non c’è è cosa troppo complicata. Per cui chiarezza e luce? Fino in fondo anche no.

Orditoio e forchettoni uniti nella lotta

Orditoio, la macchina per tessere nella quale è morta Luana d’Orazio. Una perizia annuncia di aver accertato che il quadro elettrico di quel macchinario era stato manomesso in modo che la macchina potesse andare anche quando la saracinesca-protezione fosse disattivata. Insomma si era fatto in modo che il blocco della macchina non scattasse quando la protezione-saracinesca non era attiva. Diciamo: si era disattivato il freno all’orditoio. Questo almeno quanto annuncia la perizia, la Procura poi stabilirà come proseguire sulla base degli esiti della perizia. Ulteriore particolare emerso dalle indagini: analoga modifica al funzionamento sarebbe stata apportata anche all’altro orditoio gemello. Quindi, se tutto risultasse confermato, se indiscrezioni e notizie di stampa corrisponderanno a realtà accertata e a realtà processuale, una scelta, una modalità di produzione quella di far andare gli orditoi anche senza saracinesca di protezione.

Far andare disattivando il freno automatico…Già sentita. Far andare e non fermare, tanto che vuoi che succeda? Già pensata. Far andare disattivando una cellula fotoelettrica in un macchinario in fabbrica o freni automatici su una fune. Far andare senza freni un orditoio e una funivia. Orditoio e forchettoni uniti da mani umani nella lotta alla prudenza, alle regole, ai limiti di legge, ai regolamenti. Tanto che vuoi che succeda? E poi stupirsi contriti quando orditoio e forchettoni si mangiano vite.

Movida, aperitivo? Urla, vomito, urina… Piazze appaltate agli ultrà come le curve da stadio

Movida è stata la sua denominazione ufficiale. E lo è ancora, qualcuno sui giornali si è premurato di aggiungere l’aggettivo cattiva. Cattiva, ma sempre movida, come a dire di una originaria buona cosa che però ha preso un vizio. Oppure aperitivo, popolo dell’aperitivo, quasi una categoria, se non dell’essere, dell’essere leggeri.

Quindi ci si è raccontati e ci si racconta che questo c’è quel che c’è e quel che va quasi ogni sera nelle piazze e nei vicoli dei centri storici della città italiane: movida e aperitivo. Invece no, non è così: nelle piazze e vie e vicoli dei centri storici d’Italia la sera e la notte va non il popol giovane di movida e aperitivo ma il popolo delle urla, delle botte, del vomito, dell’urina e della “violenza nuova, casuale, cattiva”.

Violenza nuova, casuale, cattiva

Così l’ha definita sul Corriere della Sera Beppe Severgnini. Nuova di sicuro, ed è la cosa più difficile da capire e accettare questa sua caratteristica di essere violenza nuova. No, non è sempre accaduto. No, non è che ogni generazione fa così quando è giovane. Ogni generazione sperimenta la sua trasgressione come pratica individuale e collettiva. Stavolta però alla base della trasgressione c’è l’equazione libertà uguale shottino libero. Più shottini, più libertà. Più shottini più birre, più libertà ancora.

Più shottini più birre più magari una striscia il massimo della libertà. E la felicità è un vomito da alcol ingerito con cui marcare il territorio e/o una botta di urina sul muro o sulla strada o sul portone altrui. Trasgressione? Se è trasgressione, è trasgressione pezzente e miseranda. Ma trasgressione non è, è invece violenza. Per di più organizzata. Stiamo facendo delle piazze italiane quel che si è fatto delle curve da stadio: territorio appaltato e concesso a chi se lo prende con la forza.

Ideologia a sostegno, quella dei “repressi” da Covid

Come nelle curve da stadio gli occupanti hanno elaborato una ideologia a sostegno, niente meno che quella della “repressione” da Covid. Si atteggiano a vittime martiri di una dittatura dei divieti, si dichiarano in credito con lo Stato che ha impedito loro di contagiarsi, negano o irridono al contagio, attaccano con bottiglie e petardi le forze della repressione, cioè la polizia. Una ideologia a sostegno della occupazione violenta delle piazze che ricalca pari pari gli schemi dell’ideologia ultrà nelle curve da stadio. Non mancano gli incoscienti e gli inconsapevoli nella politica e nella comunicazione che invitano alla comprensione.

Le piazze agli ultrà dello shottino, marciapiedi e strade appaltate ai dehors

Gli ultrà dello shottino e birra, con attiva complicità e sostegno di chi shottino o birra o “fumo” liberamente vende come e quando gli pare, a sera si prendono le piazze. Marciapiedi e strade se li sono presi i dehors di ristoranti e bar e simili. Giustamente è stato consentito loro di mettere tavolini e servizio fuori quando dentro i locali era vietato per misura anti contagio. Sono quindi andati fuori e si sono…allargati. Pedane, rialzi, strutture fisse dove una volta marciapiedi e perfino in strada dove una volta erano parcheggi. Dovevano andar fuori in via provvisoria, ciò che si son presi del fuori non lo restituiranno mai.

Napoli: 40% non prenotati al vaccino. Capitale del no vaxismo indolente e non militante

Napoli, il 40 per cento della popolazione non si è prenotata per il vaccino, nessun vaccino. La notizia arriva come niente fosse sui notiziari, una curiosità, al massimo una stramberia. E invece apprenderla dovrebbe essere un dispiacere grande. un dispiacere disperante e disperato. Qualcosa che ha il sapore acre del non c’è niente da fare. 

Napoli e vaccino: ancora capitale del sanfedismo anti scienza e anti lumi?

Una suggestione: sarà ancora Napoli dopo secoli intrisa di sanfedismo anti illuminista e anti scienza? Sarà ancora l’eredità culturale e umorale delle processioni armate di crocefisso e cappio ad impiccare scienziati che agivano e pensavano contro la fede?

Sarà ancora il Sud contadino, ancestrale, superstizioso? Sarà il Sud prima anti illuminista poi borbonico e, molto peggio dei Borboni veri, il sud neo borbonico? Bella suggestione, ma solo e soltanto suggestione.

No vaxismo indolente

Ci sono cento fiori di no vaxismo nella serra degli umori pop. C’è quello che i vaccini fatti per assoggettare (a chi?) l’umanità o per sterminare (i marziani?) l’umanità. C’è il no vaxismo che me l’ha detto mio cugino che…C’è il no vaxismo del sono famaci sperimentali (dimentico che nella vita e nell’organismo di ciascuno tutte le prime volte di qualunque cosa sono sperimentali).

C’è il no vaxismo degli ossessionati dal complotto contro di loro e non vaxismo da rifiuto ostinato e ottuso della realtà. C’è il no vaxismo del non può essere, c’è quello da ignoranza orgogliosa e proterva. C’è il no vaxismo timido e quello arrogante…E c’è quello da indolenza civile. Qui Napoli è capitale.

Non la sola città d’Italia ad ospitare il no vaxismo di questo tipo, ma di certo la città con l’humus culturale più adatto al suo sviluppo. Qui il rapporto insieme clientelare-assistenziale e diffidente-ostile con lo Stato è sedimento profondo. Profondo nel tempo e recentemente rinsaldato e rilucidato con cemento e resina populista di cui sindaco De Magistris è stato capo cantiere.

Qui non ci si prenota per il vaccino non per no vaxismo militante che soccombe anch’esso ad una sfiducia dominate del vivere associato. Napoli fa 40 per cento di non prenotati che nella smorfia della diseducazione civile è il numero della voglia sovrana di non essere cittadini, neanche per se stessi.

Sicurezza sul lavoro? Su 10.179 controlli 8.069 irregolarità. Quindi due-tre morti al giorno

Sicurezza sul lavoro? Come no…In Italia circa 4 mln di aziende, il 90% delle quali piccole o piccolissime, quindi di fatto esenti da controlli sul rispetto delle norme di sicurezza. Controlli che su base annua sono la miseria di circa diecimila. Di questi l’80 per cento registra irregolarità nel rispetto delle misure anti infortuni. Quindi la media di due-tre morti al giorno nei luoghi di lavoro (le cosiddette morti bianche che di bianco hanno nulla) è coerente con la realtà. Fuori dalla realtà sono i solenni impegni e giuramenti all’insegna del “mai più”. 

Oxford College rimuove ritratto Regina Elisabetta, si meritano Meghan

Studenti di un College (per ricchi) di Oxford hanno votato per la rimozione del ritratto della Regina Elisabetta II e hanno ottenuto il ritratto sia stato tolto dalla parete del loro istituto. Rimozione richiesta e motivata così: Elisabetta è immagine compromessa con la Gran Bretagna coloniale e colonialista. Inutile spiegare a questi studenti che il loro trattamento e comprensione della storia si nutre delle stesse categorie concettuali adottate dagli studenti coranici e messe in pratica dai guardiani della purezza dell’Isis.

Filosofia e storia non sembrano alla portata della cosiddetta “cancel culture“. Per carità intergenerazionale diciamo che questi studenti eternizzano e idolatrano il presente. E in fondo per loro c’è una sovrana a misura, sono studenti e cittadini a misura, immagine e somiglianza con Harry e Meghan, con loro condividono il principio e la postura: quella del vittimismo violento che picchia e mena.