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Variante inglese frena l’Austria, Kurz prolunga il lockdown: “Aprire ora sarebbe un’incoscienza”

La variante inglese frena l’Austria che non allenta le misure anti-covid e prolunga il lockdown di due settimane. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha annunciato che la chiusura nazionale verrà estesa a causa della diffusione nel paese della versione inglese del covid. La riapertura delle attività nel Paese è ora prevista per l’8 febbraio con l’implementazione di severe misure restrittive, ma solo se il numero di nuovi casi segnalati giornalmente diminuirà in modo significativo.

Inizialmente, l’allentamento del lockdown era previsto per il 25 gennaio. Secondo i primi test, però, la variante inglese è già relativamente diffusa in Austria, e gli esperti hanno raccomandato di non abbassare la guardia. Al contrario, la distanza da rispettare tra le persone è aumentata da 1 a 2 metri e le mascherine Ffp2 devono ora essere indossate obbligatoriamente sia nei negozi che sui mezzi pubblici.

“Abbiamo ancora due o tre mesi difficili davanti a noi”, ha detto Kurz secondo il quale aprire adesso sarebbe “un’incoscienza”, se non addirittura “negligenza“. L’obiettivo sarebbe di riaprire dall’8 febbraio tutti i negozi, nonché parrucchieri e musei, nel rispetto di rigide condizioni. Dovrebbero invece aspettare fino a fine febbraio i settori di turismo e gastronomia: a metà mese verrà valutata l’opportunità di un’apertura a marzo.

Per quanto riguarda le scuole, il ritorno alle lezioni in presenza slitta a dopo le Semesterferien, cioè le vacanze di febbraio, quando riprenderanno in modo scaglionato: Vienna e la Bassa Austria dovrebbero riprendere le lezioni in presenza l’8 febbraio; Alta Austria e Stiria posticipano di una settimana le vacanze e tutte le altre regioni riprenderanno la scuola in presenza il 15 febbraio.

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Riunione urgente del Cts sulla scuola su riapertura delle superiori, lunedì 650mila studenti torneranno in classe

Tra ordinanze, ricorsi, proteste, il mondo della scuola è in subbuglio. Lunedì mattina, seppure alternati per rispettare l’indicazione della presenza al 50 per cento, dovrebbero in classe circa 650mila studenti delle superiori (agli oltre 800mila inizialmente previsti vanno sottratti quelli della Puglia che ha rinviato l’apertura di una settimana). E a meno di 24 ore da questo appuntamento gli esperti del Comitato tecnico scientifico del governo sono stati convocati per una riunione urgente. Il ministro della Salute Roberto Speranza vuole avere un parere sul ritorno in classe degli studenti delle scuole superiori (al 50%) e su un eventuale rinvio della didattica in presenza. Gli esperti del Cts più volte negli ultimi mesi hanno indicato la questione scuola come una “priorità” e in diverse occasioni hanno ribadito la necessità del ritorno in classe degli studenti. La richiesta di esprimere un parere su un eventuale rinvio della didattica in presenza per gli studenti della scuola secondaria, secondo quanto si apprende, sarebbe arrivata in mattinata agli scienziati ai quali però non era stato chiesto alcun parere sulla questione nei giorni scorsi, prima che entrasse in vigore il nuovo Dpcm con l’indicazione del ritorno in presenza degli studenti delle superiori al 50%. Da un report dell’Iss è emerso che nelle classi sono stati rilevati, dal 31 agosto, 3mila focolaio pari al 2% dei contagi, ma più che la diffusione nelle aule quello che preoccupa gli scienziati è il movimento – con i relativi spostamenti – e tutte le attività prima e dopo le lezioni.

Una (ri)partenza quella delle scuole tra le polemiche con i governatori che continuano ad andare in ordine sparso e gli studenti che proseguono le proteste, da Milano a Roma. E anche i licei e i tecnici che riapriranno i portoni, lo fanno con condizioni stringenti tra mascherine e orari e giorni differenziati da classe a classe. Se è nella norma che restino ancora chiuse le scuole superiori in Lombardia, Alto Adige e Sicilia, zone rosse, ci sono però altre Regioni che hanno deciso di proseguire sulla strada della prudenza. Come la Puglia, il Friuli Venezia Giulia (entrambe regioni arancioni) e anche la Basilicata che è una delle poche oasi gialle d’Italia. “La scuola non è un posto sicuro, come non è un posto sicuro qualsiasi luogo dove si sta seduti per ore nella stessa stanza“, ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che terrà le superiori ancora al 100 per cento in Dad e offrirà anche per le primarie la didattica integrata digitale alle famiglie che lo chiederanno. “Lunedì le scuole non riapriranno”, ha confermato il Governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che sta riscrivendo l’ordinanza dopo che il Tar Fvg aveva accolto il ricorso di alcuni genitori contro il provvedimento regionale che disponeva la chiusura delle scuole secondarie di secondo grado fino alla fine di gennaio. Anche Vito Bardi in Basilicata ha firmato una ordinanza che lascia chiuse le scuole superiori fino alla fine del mese. Nello Musumeci in Sicilia annuncia che potrebbe chiudere tutte le scuole, non solo le superiori: “Se fra due settimane i dati non ci dovessero convincere, stabiliremo misure maggiormente restrittive e chiuderò anche le scuole primarie e le prime classi della media”.

Ma l’agitazione maggiore arriva proprio dagli istituti. Se da una parte gli insegnanti manifestano preoccupazione e chiedono di essere vaccinati, dall’altra gli studenti continuano le proteste con occupazioni e scioperi. Continua poi la protesta degli studenti delle scuole superiori a Milano e si allunga la lista degli istituti che vengono occupato dagli studenti. È terminata alle 8 di questa mattina, dopo 21 ore, l’occupazione degli studenti del liceo Vittorio Veneto di Milano in protesta contro la didattica a distanza. Gli studenti, come hanno spiegato loro stessi in un comunicato, hanno dormito all’aperto in cortile tutta la notte attrezzandosi per resistere al freddo con l’aiuto di materiale fornito da genitori, diverse associazioni e collettivi di altre scuole superiori. Anche a Roma lunedì 18 sarà per molti liceali un giorno di “sciopero dalla presenza in sede e, in numerosi istituti, da ogni forma di attività didattica, anche a distanza”. Proteste anche a Trieste dove il comitato ‘Priorità alla scuola’, composto di genitori, insegnati e studenti, è tornato a chiedere il rientro in classe al 100%, perché, spiegano, “con le scuole chiuse non c’è futuro”.

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Dal lockdown rafforzato al coprifuoco alle 18 (ma con scuole aperte): dalla Francia alla Germania, ecco le restrizioni negli Stati europei

La variante inglese del virus fa paura e scombina anche i piani dei governi europei che pensavano a un graduale allentamento delle restrizioni dopo le vacanze natalizie. Il timore di una nuova ondata che metta in ginocchio le strutture sanitarie è ormai diffusa in tutto il continente, anche a causa di numeri di vittime e contagi che fanno registrare continuamente nuovi record. Tra chi ha optato per un nuovo lockdown, chi pensa di estenderlo in versione rafforzata fino a marzo e chi, invece, alle restrizioni fa seguire la riapertura delle scuole, ecco come si sono mossi i principali Paesi europei.

GERMANIA – Tra gli Stati più in difficoltà nel corso dell’inverno c’è sicuramente la Germania. A preoccupare, oltre all’alto numero di contagi, è soprattutto quello delle vittime. Così, già dal 16 dicembre, Angela Merkel è riuscita a imporre alla popolazione un “lockdown duro” fino al 31 gennaio. Ma l’intenzione dichiarata della Cancelliera è quella di prolungarlo di “almeno per altre 8-10 settimane” in forma rafforzata. Se così fosse, rimarrebbero in vigore le attuali restrizioni che hanno sancito il fallimento della scelta “light”: il commercio al dettaglio ritenuto non essenziale rimarrà fermo, con ristoranti, locali e negozi che rimarranno chiusi. Così come gli asili e le scuole a ogni livello, i centri sportivi, le istituzioni culturali e i parchi giochi. Rimane valido per i datori di lavoro l’invito a far lavorare i dipendenti da casa e sarà vietato il consumo di alcolici in luoghi pubblici, così come gli assembramenti all’aperto.

Ed è in discussione in queste ore la possibilità di inasprire ulteriormente le restrizioni. Angela Merkel porterà sul tavolo del prossimo vertice con i Länder la possibilità di sospendere il trasporto pubblico e i treni a lunga distanza, introdurre il coprifuoco e obbligare alcuni Stati allo smart-working totale. Inoltre, la Baviera ha fatto un passo avanti rispetto al governo federale, imponendo l’obbligo di mascherine Ffp2 a bordo dei mezzi di trasporto pubblici e nei negozi.

A un piano di restrizioni così rigido, il governo nelle passate settimane ha comunque affiancato un innalzamento del contributo massimo accessibile alle imprese fino a 500mila euro. Ma il piano di ristori procede a rilento: in totale, riassume Iw, uno dei principali istituti economici tedeschi, nel bilancio 2020 erano previsti 42,6 miliardi di euro, ma ne sono stati erogati 15,8 miliardi, solo il 37%.

FRANCIA – Misure più restrittive anche in Francia, dopo che il 14 gennaio il primo ministro, Jean Castex, ha annunciato che il coprifuoco anticipato alle 18 è stato esteso da 25 dipartimenti a tutto il territorio nazionale. Nonostante questo, le scuole rimangono aperte in tutto il Paese, anche se sarà previsto “un rafforzamento del protocollo sanitario, soprattutto nelle mense, con sospensione delle attività sportive scolastiche ed extrascolastiche al chiuso e aumento dei tamponi”. Scongiurata, al momento, l’ipotesi di un nuovo lockdown, anche se il premier ha dichiarato che, in caso di peggioramento dei dati sui contagi, questa rimane un’opzione percorribile.

Dopo un primo allentamento pre-natalizio delle restrizioni, il Paese è tornato a imporre nuove misure. Nonostante numeri di contagi più bassi rispetto ad altri Paesi europei, il governo a inizio gennaio ha deciso che resteranno chiusi e non riapriranno dal 20 gennaio, come era stato invece ipotizzato dal presidente Emmanuel Macron, bar, ristoranti, cinema, musei e palestre. Non riapriranno neppure gli impianti di risalita. Per bar e ristoranti, chiusi da ottobre, “la prospettiva di una riapertura è rinviata almeno a metà febbraio”. E rimangono chiusi anche i confini con la Gran Bretagna a causa del rischio legato alla variante inglese.

GRAN BRETAGNA – Con il Paese che a gennaio ha sfondato il muro dei 60mila contagi giornalieri e la grave situazione degli ospedali “a rischio saturazione”, come detto anche dal premier Boris Johnson, il governo britannico ha annunciato dieci giorni fa un terzo lockdown dall’inizio della pandemia. Una decisione che, per l’Inghilterra, non porta solo alla chiusura dei negozi non essenziali e lo stop agli spostamenti non necessari, ma anche alla serrata di tutte le scuole, sia elementari che secondarie, con il passaggio alle lezioni a distanza per le prossime settimane.

Stessa cosa per la Scozia, come annunciato dal primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, che si è detta “più preoccupata che a marzo” e che per questo ha introdotto limitazioni ancora più dure. Tutti i negozi non essenziali non potranno più operare in regime di ‘click-and-collect‘, il servizio che permette l’acquisto online e il ritiro in negozio, ma solo attraverso appuntamento, mentre bar e ristoranti dovranno fornire il servizio di asporto senza consentire l’ingresso nei locali ai clienti. Vietato il consumo di alcolici in pubblico in tutte le ‘zone rosse’, le aziende saranno obbligate, laddove possibile, a far lavorare da casa i propri dipendenti e nelle abitazioni saranno consentiti solamente lavori di riparazione ‘essenziali’ da parte di idraulici, muratori o elettricisti.

Alle difficoltà legate all’aumento dei casi dovuti alla mutazione inglese, si è però aggiunta anche la preoccupazione per la variante brasiliana del virus che desta non poche preoccupazioni in Amazzonia. Così, il governo di Downing Street, dopo la chiusura ai viaggiatori provenienti da Portogallo e Sudamerica, ha deciso di imporre un test Covid negativo effettuato entro 72 ore dall’arivo a tutti i viaggiatori, da qualunque Paese provengano, eliminando tutte le residue esenzioni. Chiunque entri nel Paese dovrà sottoporsi a una quarantena obbligatoria di dieci giorni in casa, anche in assenza di sintomi.

SPAGNA – Anche in Spagna, Paese nel bel mezzo della terza ondata, preoccupa la rapida diffusione della variante inglese, così il governo ha deciso di prolungare fino al 2 febbraio la limitazione dei voli e dei trasporti marittimi dal Regno Unito. Ma l’imposizione delle restrizioni nel Paese è strettamente legata ai provvedimenti presi dalle singole comunità autonome che, in questo modo, fanno sì che l’attuazione delle norme di sicurezza e prevenzione vengano applicate a macchia di leopardo.

La Catalogna è tornata a chiudere tutto dal 7 gennaio: non si potrà uscire dal proprio comune e verranno chiusi tutti i centri commerciali e le palestre. La Castiglia e León ha chiesto al governo di Pedro Sánchez un lockdown “breve ma efficace”.

La comunità valenciana ha esteso il periodo di chiusura dei confini del territorio, attivo già durante il periodo natalizio senza eccezioni, anche per le riunioni familiari. La ristorazione chiuderà alle 17, mentre il coprifuoco verrà anticipato alle 22. Chiusure delle attività essenziali dalle 20 anche in Aragón e riunioni per un massimo di quattro persone nella piccola regione di La Rioja.

Per quanto riguarda la scuola, tutte le comunità autonome manterranno le date di apertura previste, eccetto l’Estremadura, dove gli studenti dalle medie in su sono tornati alla didattica a distanza per almeno una settimana dall’11 gennaio. La convinzione è quella che le aule siano uno spazio sicuro. Ximo Puig, governatore di Valencia, ha dichiarato di non voler fare in modo che “il virus continui a pregiudicare il futuro degli studenti”. Per questa ragione ha confermato come data di rientro il 7 gennaio e così hanno fatto altre regioni. Madrid, Cantabria e Navarra sono state le ultime e a ripartire, l’11 gennaio.

Twitter: @GianniRosini

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Calhanoglu e Hernandez positivi al Covid: il Milan recupera Ibra ma perde i due assi

Torna Zlatan Ibrahimovic, ma per mister Stefano Pioli arrivano altre brutte notizie: il Milan comunica che Hakan Calhanoglu e Theo Hernandez sono risultati positivi a un tampone molecolare effettuato sabato a tutto il gruppo squadra, che invece è risultato negativo. “Informate le autorità sanitarie competenti, i due calciatori, asintomatici, sono stati posti da subito in quarantena a domicilio. Tutti gli altri giocatori e lo staff continueranno a seguire un monitoraggio stretto secondo le indicazioni dei protocolli vigenti”, si legge nella nota del club rossonero.

Il Milan lunedì sera alle ore 20.45 a Cagliari si presenterà senza i suoi due assi che, ancora di più durante l’assenza di Ibra, hanno trascinato la squadra e tenuto i rossoneri in testa al campionato. Senza Calhanoglu, il Milan perde il suo faro nella costruzione offensiva. Senza Hernandez, addio agli strappi sulla fascia destra che tante volte sono risultati decisivi in questa stagione. La buona notizia per Pioli è appunto il ritorno di Ibrahimovic dal primo minuto: sarà lo svedese a dover sopperire all’assenza dei due compagni. Un anno fa in Sardegna ci fu il nuovo esordio da titolare con la maglia rossonera. L’inizio della svolta. Ora tocca a Ibra evitare che da Cagliari comincino le difficoltà.

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Tunisia, notte di disordini e scontri con le forze dell’ordine: centinaia di arresti soprattutto giovanissimi

Sono giorni tesi in Tunisia. Con un governo tutto nuovo alle prese con una situazione sociale ed economica esplosiva. E anche ieri, dopo le manifestazioni dei giorni scorsi, c’è stata una notte di disordini e scontri tra gruppi di giovani e forze di sicurezza in molte città della Tunisia, nonostante il lockdown. Centinaia gli arresti, tra cui molti minorenni, secondo quanto riferiscono i media locali. I disordini hanno interessato tra le altre località Cité Etthadamen, sobborgo popolare di Tunisi, Sidi Hassine, Sidi Thabet, Sousse, Hammamet, Sfax, Monastir e Tozeur. Le forze dell’ordine hanno sequestrato a Sousse numerose bottiglie molotov pronte all’uso, un bidone di benzina e una spada.

La situazione è tornata alla normalità intorno alla mezzanotte. Per disperdere i giovani, che hanno sfidato il coprifuoco in vigore a causa della pandemia incendiando pneumatici e tentando di saccheggiare negozi, la polizia ha fatto ampio uso di lacrimogeni. Appelli a manifestare erano stati lanciati nei giorni scorsi in vista del decimo anniversario, 14 gennaio (foto), della cacciata di Ben Ali che segnò l’inizio della “rivoluzione dei gelsomini” e aprì la stagione della cosiddetta “primavera araba”.

Sotto pressione per lo scontento popolare dovuto all’aggravarsi delle preesistenti difficoltà economiche di fronte alla pandemia, il premier Hichem Mechichi ha annunciato due giorni fa un ampio rimpasto di governo che riguarda 12 ministeri, tra cui quelli dell’Interno, della Giustizia e della Salute. “L’obiettivo di questo rimpasto è di avere più efficacia nel lavoro del governo”, ha dichiarato il premier alla stampa. Il nuovo esecutivo, che deve ancora essere approvato dal parlamento, non include alcuna donna ministro. Nell’annunciare il premier ha spiegato in una breve conferenza stampa che il rimpasto “si è reso necessario alla luce delle prossime sfide e della fase delicata che la Tunisia si trova ad affrontare, con la crisi sanitaria e sociale che sta vivendo”.

Il primo ministro tunisino, che ha sostituito anche il ministro della Sanità, ha assicurato che la Tunisia “avrà il vaccino contro il coronavirus il più presto possibile, che sarà gratis per tutti” e che è stato pensato un piano di distribuzione che riguarderà in primis alcune categorie considerate prioritarie. La Tunisia ha varato una serie di misure per la prossima settimana: le lezioni restano sospese in tutte le scuole, università e centri di formazione professionale, che adotteranno modalità di insegnamento a distanza. Gli asili, invece, saranno nuovamente aperti da lunedì 18 gennaio, con il rispetto di stringenti misure sanitarie; manifestazioni e raduni rimangono vietati fino al 24 gennaio; bar e ristoranti serviranno solo da asporto fino al 24 gennaio; nelle pubbliche amministrazioni si lavorerà su due turni, mentre le società private sono invitate ad adottare il telelavoro il più a lungo possibile. L’orario del coprifuoco diventa dalle 20:00 alle 5 del mattino. Resta in vigore il divieto di viaggiare tra le regioni. La Tunisia ha registrato dall’inizio dell’epidemia quasi 180mila contagi oltre 5500 decessi.

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“Mi fido della scienza, il vaccino è l’unica possibilità che abbiamo. Obbligatorietà? Solo per i sanitari”. La vox di Italiani come noi

“Mi fido della scienza, è l’unica possibilità che abbiamo per uscire da questa brutta situazione”. L’opinione di gran parte delle persone che abbiamo intervistato per strada a Milano è favorevole al vaccino anti Covid: “Lo farò appena sarà possibile, sperando che sia efficace”. “Se anche c’è qualche incognita, l’importante è che i benefici siano di gran lunga superiori ai rischi”. Ma dovrebbe essere obbligatorio? Su questo i pareri divergono di più. “Per certe professioni direi di sì, per esempio per chi lavora negli ospedali e a contatto diretto con il pubblico”, dichiara qualcuno. “No, deve rimanere facoltativo, semmai si può segnalare chi non lo ha fatto”. C’è tuttavia chi esprime una netta contrarietà. “Mi sembra più che altro un palliativo, lo farò solo se sarò obbligato“. “Sono contrario, non mi fido di quel che c’è dentro e non penso che sia efficace”, aggiungono altri. E voi che ne dite?

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Vaccino anti Covid, Liguria: “Seconda dose garantita a chi ha fatto la prima. Non mescoliamo vaccini e rispettiamo i tempi”

“Abbiamo un piano vaccinale che prevede che venga trattenuto il 30% per garantire la somministrazione della seconda dose nel caso in cui ci siano dei problemi sulle consegne. Altre regioni hanno usato usato le dosi in maggior percentuale e quindi in caso di scarsità delle dosi, potrebbero avere più problemi”. La responsabile ligure della logistica dei vaccini per il Covid, Barbara Rebesco, non sembra particolarmente preoccupata dai tentennamenti di Pfizer sulle prossime consegne. Tanto più che, ricorda, c’è anche la famosa sesta dose.

“Si, il combinato disposto di questi due elementi ci dà garanzia che noi potremo comunque assicurare la seconda dose. Chiaramente per quanto riguarda l’inizio delle nuove prime dosi dobbiamo verificare se i quantitativi complessivi autorizzati verranno confermati. Altrimenti dovremo rivedere il programma per quanto riguarda le prima dosi”, spiega a ilfattoquotidiano.it. “In altre parole se avessimo conferma della riduzione delle consegne, che al momento formalmente non c’è, abbiamo il nostro tesoretto e garantiamo la seconda dose a chi ha fatto la prima. Siamo poi pronti a rimodulare il piano successivo a seconda delle informazioni certe che riceveremo. Ma la rimodulazione, se ci fosse, sarebbe esclusivamente sulle prime dosi”.

“È un puzzle molto dinamico”, commenta Rebesco, confortata anche dall’imminente arrivo del vaccino di Moderna che Genova attende per il 25 gennaio. Quindi se aveste delle difficoltà con le vaccinazioni per esempio del 24, recuperereste l’indomani con Moderna? “Esatto e nessuno prenderà la prima dose senza la garanzia della seconda. Assolutamente. E non andremo certo a mescolare vaccini diversi tra la prima e la seconda dose: è vietatissimo. Inoltre non abbiamo indicazione di andare oltre la terza settimana per la seconda somministrazione”, chiarisce.

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Misure anti-Covid: da oggi Lombardia e Sicilia in area rossa, 12 regioni in arancione. Bar, negozi e spostamenti: le regole zona per zona

L’Italia si tinge di arancione. Da oggi, domenica 17 gennaio, diventano 12 le regioni in cui sono in vigore le restrizioni previste per la fascia intermedia. Va peggio a Sicilia e Lombardia che finiscono in area rossa, mentre soltanto 5 regioni restano in giallo, oltre alla Provincia di Trento. Per gran parte del Paese significa diffuse chiusure di attività commerciali, autocertificazioni per gli spostamenti, coprifuoco dalle 22 alle 5, asporto dai bar solo fino alle 18. Nelle zone gialle invece nei giorni feriali riapriranno i musei con accessi contingentati. Ma anche un’altra novità comunicata sabato da Palazzo Chigi: non c’è più il divieto di spostamento verso le seconde case fuori-regione, purché a muoversi sia soltanto il nucleo familiare.

“Le ordinanze sono costruite sulla base di dati oggettivi e indirizzi scientifici”, ha ricordato il ministro della Salute, Roberto Speranza. “Hanno la finalità di contenere il contagio in una fase espansiva dell’epidemia. Per questo rispettarle è decisivo se non si vuol perdere il controllo del contagio”, ha ricordato, replicando alle polemiche del governatore Attilio Fontana che annuncia ricorso al Tar. Il terzo territorio in zona rossa è la Provincia di Bolzano, che però ha deciso – in virtù della sua autonomia – di non inasprire le limitazioni attualmente in vigore. A fare compagnia in area arancione a Calabria, Emilia-Romagna e Veneto (già nella fascia da una settimana, secondo le verifiche sul precedente monitoraggio) sono ora anche Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle D’Aosta.

Eventuali allentamenti, per rosse e arancioni, non avverranno a breve: le Regioni appena ‘declassate’ nelle zone più restrittive non potranno comunque accedere a fasce più permissive prima di due settimane. In generale in tutto il Paese gli ultimi provvedimenti, tra il decreto e il Dpcm, impongono fino al 15 febbraio il divieto di spostarsi tra Regioni. Fino al 5 marzo, invece, è previsto il coprifuoco dalle 22 alle 5 del giorno dopo e il divieto della vendita ad asporto di bevande dalle 18. Restano chiuse palestre e piscine mentre i ragazzi delle scuole superiori delle Regioni gialle e arancioni torneranno a scuola lunedì almeno al 50% della presenza. Ma non in tutta Italia: sono numerosi i governatori che hanno scelto di aspettare. È consentito ricevere a casa propria non più di due persone, una sola volta al giorno. Sul fronte dei viaggi, non sarà prevista la quarantena per chi arriva dall’Ue perché basterà un tampone rapido fatto nelle 48 ore precedenti.

Ecco le principali regole area per area
Zona rossa
(Lombardia e Sicilia)
SPOSTAMENTI – Vietato ogni spostamento anche all’interno dei comuni, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Si può andare una sola volta al giorno nel proprio comune, tra le 5 e le 22, a casa di amici e parenti massimo in due (non si contano minori di 14 anni e persone disabili o non autosufficienti conviventi). Per i comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, le visite sono consentite per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia.
NEGOZI – Stop alle attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità. Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari, prodotti agricoli e florovivaistici. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie. Sono aperti anche parrucchieri e barbieri, lavanderie, ferramenta, ottici, fiorai, librerie, cartolerie, informatica, negozi di abbigliamento per bambini e di giocattoli, profumerie, pompe funebri, distributori automatici.
RISTORANTI E BAR – Chiusi, sempre consentito l’asporto (fino alle 22 per i ristoranti, fino alle 18 per i bar) e il delivery.
SPORT – Sospese tutte le attività anche nei centri all’aperto. E’ consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con mascherina, è altresì consentito lo svolgimento di attività sportiva esclusivamente all’aperto e in forma individuale.

Zona arancione
(Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria, Valle D’Aosta, Veneto)
COPRIFUOCO – Confermato il divieto di spostamento dalle 22 alle 5 salvo esigenze lavorative, necessità o salute.
SPOSTAMENTI – E’ vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune. Lo spostamento verso una sola abitazione privata consentito, nell’ambito del territorio comunale, una volta al giorno, tra le 5 e le 22 e nei limiti di due persone (non si contano minori di 14 anni e persone disabili o non autosufficienti conviventi). Sono consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia.
NEGOZI – Gli esercizi commerciali sono tutti aperti. E’ prevista la chiusura dei centri commerciali nelle giornate festive e prefestive, tranne per i negozi di alimentari, supermercati, farmacie, parafarmacie, tabacchi ed edicole che si trovano al loro interno.
BAR E RISTORANTI – Sospese tutte le attività di ristorazione, sempre consentito l’asporto (fino alle 22 per i ristoranti, fino alle 18 per i bar) e il delivery.
MUSEI – Chiusi, a eccezione delle biblioteche dove i relativi servizi sono offerti su prenotazione e degli archivi.

Zona gialla
(Trento, Molise, Campania, Basilicata, Sardegna e Toscana)
COPRIFUOCO – Confermato il divieto di spostamento dalle 22 alle 5 salvo esigenze lavorative, necessità o salute. Resta la forte raccomandazione – ma non il divieto – di non spostarsi per la restante parte della giornata con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi.
SPOSTAMENTI TRA REGIONI – E’ vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.
BAR e RISTORANTI – Aperti dalle 5 fino alle 18, dopo le 18 consentito delivery e asporto (quest’ultimo fino alle 22). Per i bar però l’asporto è consentito solo fino alle 18.
NEGOZI – Gli esercizi commerciali sono tutti aperti. E’ prevista la chiusura dei centri commerciali nelle giornate festive e prefestive, tranne per i negozi di alimentari, supermercati, farmacie, parafarmacie, tabacchi ed edicole che si trovano al loro interno.
MUSEI – Aperti dal lunedì al venerdì con esclusione dei giorni festivi a condizione che sia garantito il contingentamento degli ingressi per evitare gli assembramenti.

Zona Bianca
(Nessuna regione)
Con il nuovo Dpcm arrivano anche le zone bianche, ovvero le regioni con un livello di rischio basso e dove “si manifesti una incidenza settimanale dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti“, all’interno delle quali “cessano di applicarsi le misure di cui al presente articolo relative alla sospensione o al divieto di esercizio delle attività ivi disciplinate, alle quali si applicano le misure anti contagio previste dal presente decreto, nonché dai protocolli e dalle linee guida allo stesso allegati concernenti il settore di riferimento o, in difetto, settori analoghi”.

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Scuola, il Friuli Venezia Giulia vara una nuova ordinanza: per le superiori didattica a distanza al 100% fino al 31 gennaio

Anche il Friuli Venezia Giulia decide di chiudere le scuole superiori e tornare alla didattica a distanza (Dad) al 100%. Lo ha comunicato il presidente della Regione Massimiliano Fedriga che, nonostante lo status di zona arancione, ha firmato l’ordinanza che sarà in vigore dal 18 al 31 gennaio su tutto il territorio regionale.

Lunedì 18 gennaio, quindi, non resteranno chiuse soltanto le scuole superiori di Lombardia, Alto Adige e Sicilia che sono diventate zone rosse: si terranno a distanza anche le lezioni in Puglia (arancione) e in Basilicata (gialla).

Con l’ordinanza il Friuli stabilisce che le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado, statali e paritarie e le istituzioni che erogano percorsi di istruzione e formazione professionale, “adottino forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, in modo che il 100% delle attività siano svolte tramite il ricorso alla didattica digitale integrata”.

I nidi, la scuola dell’infanzia e le scuole elementari resteranno aperte e le lezioni si svolgeranno interamente in presenza. “Riteniamo che, sulla scorta delle evidenze epidemiologiche di queste ultime due settimane in cui si rileva un peggioramento della curva dei contagi e una maggiore pressione sulle strutture ospedaliere – ha detto Fedriga – il riavvio delle lezioni in aula non sia compatibile con la salvaguardia della salute di tutti. Gli stessi valori a supporto dell’ordinanza sono quelli che il Comitato tecnico scientifico ha preso in esame e in base ai quali da domani ci troveremo in zona arancione”.

Nel motivare l’ordinanza, Fedriga cita un report dell’Istituto Superiore di Sanità che fotografa la situazione in Italia al 30 dicembre 2020. Secondo i dati, al 30 dicembre 2020 “vi è una sostanziale flessione dell’incidenza nella classe di età 14-18 nella nostra regione e in gran parte del Nord Italia che coincide con l’introduzione della Dad per le scuole superiori”. Al contrario, secondo Fedriga il report segnala un “continuo aumento dei focolai scolastici tra settembre e inizio dicembre in Friuli Venezia Giulia”.

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Lombardia, Speranza firma l’ordinanza per la zona rossa. Fontana: “Lunedì ricorso al Tar”

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato l’ordinanza che colloca la Lombardia in zona rossa. La nuova stretta, come previsto, entra quindi in vigore domenica 17 gennaio e durerà almeno fino a fine mese. Dopo le proteste di ieri per “una punizione che non meritiamo”, il governatore Attilio Fontana però ha replicato annunciando che lunedì mattina “presenterà ricorso al Tar contro il provvedimento, con richiesta di misura cautelare urgente”, come si legge in una nota della Regione. È l’ultimo capitolo di una polemica esplosa improvvisamente venerdì, quando Fontana ha iniziato a contestare la decisione presa dal governo sulla base dei dati del monitoraggio Iss. Gli indicatori dicono che la Lombardia è compatibile con uno scenario di tipo 3, cioè ad alto rischio di trasmissibilità. Inoltre, l’indice Rt è superiore a 1,25, proprio la soglia oltre la quale scatta la zona rossa individuata dall’ultimo decreto Covid.

Fontana venerdì sera ha inviato una lettera ai ministri Speranza e Boccia per contestare formalmente l’ordinanza: “Ritengo – ha scritto il governatore – che l’eventuale classificazione della Regione Lombardia in ‘zona rossa’ a decorrere dal 17 gennaio prossimo non sia stata oggetto di adeguata analisi preliminare”. Fontana chiede di “riconsiderare” l’ordinanza “in quanto non sarebbe coerente con i dati complessivi aggiornati dell’andamento epidemiologico in Lombardia”. Lo stesso governatore, però, all’inizio di questa settimana parlava invece di dati in peggioramento. Lunedì 11 gennaio, ospite a Sky TG24, diceva: “La scorsa settimana l’Rt si è improvvisamente innalzato a 1,24 e tenendo conto dei nuovi parametri ci stiamo sicuramente avvicinando alla zona rossa“. Per poi aggiungere: “Stiamo peggiorando in tutti i parametri“.

La battaglia del governatore leghista riguarda sempre il periodo considerato. “Tale provvedimento – scrive Fontana nella lettera ai ministri – pur basandosi sul monitoraggio dei dati relativi alla settimana dal 4 al 10 gennaio 2021, prende in considerazione come riferimento un RT-sintomi del 30 dicembre scorso, quindi di ben diciassette giorni fa. Tale elemento, così rilevante ai fini della classificazione in zone – si legge ancora nella missiva – è pertanto fortemente datato e quindi non più aggiornato all’attuale andamento epidemiologico”. I dati odierni – sabato 16 gennaio – dicono che la Lombardia ha il maggior numero di nuovi casi (2.134), seppure con 35.317 tamponi effettuati e un tasso di positività al 6%, più basso della media nazionale. La Regione di Fontana registra anche il maggior numero di morti, 78 nelle ultime 24 ore, è il più alto numero di “nuovi” ricoverati: ci sono 63 pazienti in più in area medica. Sono in calo invece i ricoveri nelle terapie intensive (-12).

“Le dichiarazioni di Fontana lasciano ancora una volta senza parole. Prima concorda con il governo e le altre Regioni i parametri per l’individuazione delle zone di rischio e poi si lamenta se questi parametri fanno scattare le restrizioni in Lombardia sulla base dei dati trasmessi dalla stessa Regione”, dichiara il senatore del Partito democratico, Alessandro Alfieri. “Facciamo ormai fatica a comprendere le decisioni della giunta Fontana: a inizio gennaio non fa riaprire le scuole per l’alto numero dei contagi, perdendo pure il ricorso al Tar, e poi promuove a sua volta un ricorso perché non vuole la zona rossa, dopo aver lui stesso detto ad inizio settimana che stavamo scivolando verso il rosso. Una schizofrenia nelle decisioni e nelle dichiarazioni che la Lombardia non può permettersi. Verrebbe da pensare che si tratti di un teatrino per raccimolare qualche voto in più. Spero di sbagliarmi”, conclude Alfieri.

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