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APP IO, la promessa di 300 euro manda in crash il Governo, altro che Immuni. Come fare VIDEO TUTORIAL

APP IO, sono bastati due giorni e il miraggio di un rimborso sulle spese per mandare in crash la APP IO il 7 dicembre. Ci sono voluti ben 6 mesi,  per  convincere solo il 16% della popolazione italiana, a scaricare la APP IMMUNI. 

APP IO si basa sulla promessa di un rimborso del 10% delle spese tracciate, fino ad un massimo di 300 euro l’anno e un extra di 150 euro per le imminenti spese di Natale.

APP IO. Era il lancio della campagna “CASHBACK” , che ti premia se fai acquisti  tracciati su territorio nazionale con carte e app di pagamento.  Sono bastati una campagna massiccia , un messaggio diretto (la app regala soldi) e una comunicazione ben indirizzata. Per convincere gli italiani ad entrare nella fantastica rete del paese digitale. Inserire volontariamente  dati personali e fiscali. E lasciare traccia dei proprio pagamenti.

In barba alla tanto amata privacy e alla strumentalizzazione della battaglia per la sua tutela. In barba a chi non crede che questo è un piccolo passo per combattere l’evasione e il nero. Oltre un milione di download e 5 milioni di richieste nelle sole prime 24. Tanto da costringere Palazzo Chigi ad annunciare  “lavori in corso al fine di “potenziare l’infrastruttura”. E segnalare picchi da 12 mila richieste al secondo.  

Il servizio Spid

Alla APP IO si accede con il servizio SPID. Che permette alle diverse Pubbliche Amministrazioni, locali o nazionali, di raccogliere tutti i servizi, le comunicazioni. E i documenti in un unico luogo e di interfacciarsi in modo semplice, rapido e sicuro con i cittadini.  Essa era già attiva da aprile. Ma in pochi l’avevano scaricata. Proprio perché la narrazione era diversa. 

Fatto sta che oggi tutti la vogliono. Io stessa l’ho scaricata e ci sono anche riuscita.  La sessione che “abilita” le carte di credito/debito e bancomat non funziona. E rimanda “l’errore temporaneo di salvataggio”. In compenso all’interno della app , accettando i termini di utilizzo si legge la App è attualmente nella sua prima versione pubblica, non aspettarti che sia un prodotto perfetto”.

Una comunicazione singolare. Ma almeno è leale. E con questa comunicazione, passo e chiudo.

Non prima di alcune riflessioni sul peso della comunicazione, strumentale e strumentalizzata. Per concludere che non è la privacy ad avere un prezzo.

Sappiamo bene che ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno relazionale. Il primo afferisce all’informazione che vogliamo trasmettere. Il secondo influenza, a seconda di come questo contenuto viene trasmesso, il nostro interlocutore.

Quando si manipola l’informazione

Quando si manipola l’informazione, si parla di comunicazione   strumentale, cioè messa in atto con lo scopo di perseguire un preciso interesse ( individuale o collettivo). Ecco quello che è successo con la APP IMMUNI, e oggi con la APP IO.

Ecco come si influenza un pensiero. Ecco come si strumentalizza la comunicazione.

Per  la APP Immuni ci sono voluti 6 mesi e quasi 40 mila morti per portare i download a 8 milioni ovvero la soglia minima affinché  il sistema di tracciamento fosse ritenuto efficace.

E si aprì il dibattito sulla privacy

Siamo in piena pandemia, tutto il mondo parla della necessità di tracciare i contagi, in Italia si apre il fronte “privacy”. E il dibattito dalle aule del parlamento  si sposterà  nelle tribune politiche. Si urlerà  talmente forte alla forma (come chiedere i dati, quali e quanti e come tutelarli) che non ci si concentrerà e non ci si accorderà su come raccontare la sostanza (la app serve, ci salverà la vita).

E così il dibattito scenderà nelle case e diventerà per tutti una questione di diritto alla privacy. Anche per quei 35 milioni di italiani che già usano i social. E quindi hanno già venduto non solo la privacy ma anche l’anima ad un “mercato” sconosciuto  e per motivi meno nobili della tutela della salute.

E così ancor prima di diventare operativa, la  APP IMMUNI è già diventata un male a 5 teste.  La app  uscirà senza necessità di login, con codici criptati che mutano ogni pochi minuti ma in pochissimi la scaricheranno. Evidentemente neanche quelli che erano favorevoli.

Parla il ministro Pisano

Dopo mesi di ulteriori bagarre tra sostenitori e boicottatori, è il 15 ottobre quando  il ministro dell’Innovazione Paola Pisano, mentre nel mondo si registra la soglia del milione di morti, dichiara.
“Ad oggi, abbiamo superato questa soglia. Considerato che il numero di persone che hanno scaricato l’App nel nostro Paese corrisponde al 16% dell’intera popolazione italiana maggiore di 14 anni. Immuni costituisce soltanto uno strumento di prevenzione e contrasto alla diffusione del virus. E si integra con le altre misure adottate dal Ministero della Salute e dalle regioni. In definitiva credo, e i dati lo dimostrano, che scaricare l’applicazione Immuni sia un gesto semplice. E sicuro di responsabilità verso noi stessi e verso gli altri italiani, in grado di aiutare tutti noi a fronteggiare questa pandemia”.

Ma ormai è tardi. Siamo alle porte della seconda ondata della pandemia, il virus va a passi troppo veloci, tracciarne gli spostamenti è impossibile.

Appendice pratica

Per iscriversi al programma Cashback in tre semplici step.

  • Per prima cosa bisogna munirsi di Spid, l’identità digitale per accedere ai servizi della pubblica amministrazione, o carta d’identità elettronica. Se non hai SPID, segui il mio TUTORIAL al link  ( https://youtu.be/xIjprglFxN0 )
  • Spid alla mano, Scarica la app IO,
  • Una volta dentro la APP, dovrai registrare le carte o gli altri metodi di pagamento con cui si intende partecipare al programma, indicare il codice Iban su cui si vuole ricevere il rimborso, e attivare il pulsante “cashback”.  
  • Ecco il link al TUTORIAL per la APP IO E IL CASH BACK: https://www.youtube.com/watch?v=pEOFt90sfuU&feature=youtu.be

Per chi avesse scaricato la  APP IO precedentemente, dovrà comunque aggiornarla per rendere operativo il servizio. Nella sezione ‘Portafoglio’ e cliccare sul pulsante ‘Attiva il cashback” in caso ci siano già carte registrate.

Augias contro Salvini in tv. Memorie di un libro letto anni fa: L’eleganza del riccio e del porcospino

L’eleganza del riccio è un libro che ho amato molto. Si parla di superficialità, di uomini che hanno perso la capacità di ragionare e apprezzare la cultura.

Augias vs Salvini, visto in tv. Nel libro L’eleganza del riccio si parla di uomini che vivono per stereotipi. Che non vedono le qualità individuali altrui e che forse non ne hanno di proprie.

E poi ci sono i protagonisti, che incarnano l’esatto contrario, sensibili e colti, con un occhio sempre vigile sul mondo. Che fuggono dal senso di vuoto che l’omologazione crea.

Renée, la protagonista, è una portiera e ne incarna, apparentemente e volutamente, tutti gli stereotipi. Passa le ore alla tv per non deludere le aspettative del ruolo che ricopre.È trasandata, scorbutica e di poche parole. 
Per i condomini del ricco palazzo borghese nel cuore di Parigi, è invisibile. 
Renée in realtà è amante della musica, della filosofia e dell’arte. È una donna di rara cultura e la indossa con eleganza, quando la svela. Nel palazzo c’è anche Paloma, la figlia intelligente e studiosa di un ministro “vuoto” e aggressivo che è costretta a fingersi, per compiacere ai suoi coetanei, una mediocre adolescente priva di intelletto e di cultura. Ed è proprio perché rifugge la mediocrità della gente con cui vive, che pianifica di suicidarsi e dare una lezione di vita alla sua effimera famiglia.

Augias e Salvini in tv

Forse non è un caso se vedendo il programma CartaBianca di Bianca Berlinguer, nella puntata in onda su Rai 3 martedì 2 dicembre, mi è tornato in mente questo libro che ho letto tantissimi anni fa. Un libro imbevuto di amore per il bello, sofisticato e di buoni sentimenti.

Un elegante Augias, dai toni pacati e i modi composti. Come la discussione politica che intavola. E la storia del paese che rappresenta.
Un Salvini, arrogante e sgraziato, nel portamento  e nei contenuti. Come la politica che incarna e l’Italia cui si rivolge.

Lingue e linguaggi così distanti, da non potersi incontrare mai (e per fortuna, aggiungo io).
Lo spessore verso il pressapochismo. La cultura dei libri verso l’ignoranza dei social. L’apparenza verso la sostanza. 

E così mentre Augias tentava di parlare di democrazia illiberale, di Ungheria (che non firmando il bilancio europeo sta bloccando il recovery fund) e di diritti umani, Salvini parlava da solo, sciorinando come un mantra i capisaldi della sua (ormai obsoleta e noiosa) perenne campagna politica. Immigrati, condono e pace fiscale,  famiglie etero. E’ riuscito addirittura, in maniera sconclusionata, a parlare di una fantomatica legge sull’utero in affitto (assolutamente illegale in Italia).

30 minuti esilaranti

Sono stati 30 minuti esilaranti, dove  qualunque spunto di ragionamento, colto e garbato, veniva deviato su argomenti  privi di contenuto e fuori contesto. E lo vedevo, Il saggio Augias, completamente a disagio, per il confronto indignitoso. E pensavo fra me e me  “ora si alza e se ne va. Si sì! Ora saluta con altrettanto garbo e lascia la scena al goffo e scomposto porcospino. Invece no. Con aplomb ha tentato fino all’ultimo di riportare al discussione su un piano sostenibile.

“Hai la capacità di mettere tutto dentro come un frullatore”,  gli ha detto Augias, dopo pochi minuti di intervista. “Salvini, si contenga” ha aggiunto dopo un’altra manciata  di minuti.

E quando Salvini dentro a quel frullatore, ha fatto la  proposta, forse sensata e condivisibile, di fare un saldo e stralcio per i debiti erariali ( solo quelli dichiarati e sotto quelli sotto i 10 Mila euro), io mi ero già stancata. Non sentivo neanche più la sua voce, ma solo l’eco.

E ho cambiato canale.

 

 

Stai morendo, ti filmano e postano su Facebook, ti piacerebbe?

Sono 48 ore che ci penso. Che penso se pubblicare o no questo video, che vuole essere ovviamente una provocazione. Tu stai morendo, ti filmano e postano su Facebook, ti piacerebbe?

Sono due giorni che rifletto sul fatto di cronaca accaduto a Vittoria, giovedì scorso, in pieno giorno. Un disabile 60enne, sta percorrendo in carrozzina una strada del centro in pieno giorno. Cade e per motivi ancora oscuri, muore.

Qualcuno riprende la scena e la posta sui social network.

Da fonte Ansa,  si legge. “L’incidente è avvenuto esattamente  in via Cavour, nel centro di Vittoria. In breve si è formato un piccolo assembramento di curiosi. Che ha richiamato l’attenzione di una squadra di polizia municipale.  Sono stati i vigili urbani a chiedere l’intervento del 118. Ma quando i soccorsi sono arrivati l’uomo era già morto. Subito dopo i video e le immagini del disabile per terra sono state postate “sui social prima che i familiari della vittima, fossero avvertiti.

Caccia al video

Immediatamente, si è scatenata on line la reazione degli “navigatori”. E contestualmente anche la caccia al video

Mi sono contorta, pensando cosa avesse potuto spingere un essere umano a fare quelle riprese, invece di soccorrere l’uomo. Mi chiedo se ha visto il peso dell’anima salire. Mi chiedo se solo per un attimo ha pensato che forse voleva essere accompagnata, con una carezza, prima di lasciare questa vita terrena. E altrettanto mi contorco, pensando cosa può spingere altri uomini a cercare quel video.  

Allora ho deciso di pubblicare io, questo video. Vi anticipo il testo. Sono poche parole.

“Ti piacerebbe essre filmato mentre stai morendo?”

Ma se ci pensate è un pugno nello stomaco.

Tutte le anime hanno un peso. Anche la tua.

La rivoluzione dei social netzork

Che il web e i social network siano stati una “rivoluzione copernicana” è un dato di fatto. Che l’utilizzo che se ne fa sia responsabilità individuale, è un altro dato di fatto. Certamente il web ha reso l’accesso all’informazione una cosa per tutti, almeno nei paesi senza censura. Al pari di quanto i social network hanno “annullato”  le distanze fisiche, permettendo ad amici e parenti di rimane in contatto. Così come hanno permesso a persone “sole”, perché timide o abitanti in piccolissimi periferie, di aprirsi al mondo.

A me piace vedere crescere i miei nipoti “colombiani”, anche solo “virtualmente” . Leggere i post che mio padre scrive dalla Puglia.  Viaggiare con la fantasia. Vedendo le foto dei miei amici d’infanzia e dell’università, oggi sparsi per il mondo.

Mi direte che i social hanno anche diviso. Vero!  Spesso ci muoviamo come  piccoli “automi”, per le strade, a testa bassa. E forse non siamo più neanche  in grado di essere noi stessi, senza il filtro dello schermo. Forse siamo davvero pilotati, mossi come marionette dai fili che i grandi big muovono per noi.

Tutto vero. Ma su questo ormai sono stati scritti trattati, ad ognuno il suo credo.  È sulla responsabilità individuale dell’utilizzo “distorto” di questi mezzi, a danno di terzi, che secondo me c’è  ancora da scrivere molto. Sicuramente bisogna decidere in che modo tutelare i diritti d’autore, così come il diritto alla privacy. E punire chi viola gli altrui diritti o ne calpesta la dignità. E intanto che le leggi le facciamo, capire come disinnescare la deriva che questo uso distorto sta prendendo.

 

 

Sicilia la grande beffa di Tari, Bici, Click day, peggio del commissario della Calabria

Sicilia e… con summo “Gaudio” .. gaudemus igitur, perché del domani non vi è certezza.

Sicilia, mentre in Italia si consuma il terzo atto, tragicomico, sulla nomina del commissario in Calabria. Qui si sbloccano i pochi spicci per le imprese dopo il flop del clickday. Ma partono anche le cartelle della tari, senza i “promessi” sconti. Intanto i bonus bici sono arrivati, ma non ci sono le bici.

È tutto un gran pasticcio, al limite del grottesco. Ovunque si cerchi una parvenza di luce, si viene travolti dall’incertezza. E quando penso all’inno della goliardia, cantato a squarciagola per le vie della  mia Siena, mi viene un nodo in gola. Il senso di quel “ Godiamo dunque, finché siamo giovani” celebrava la vita, aveva il senso della leggerezza e della spensieratezza di quel momento. Ma tutti noi  avevamo l’assoluta certezza che il domani c’era. Eccome se c’era. E ce lo immaginavamo solido. E ne avremmo goduto. Magari non con altrettanta leggerezza ma sicuramente con pienezza. Oggi questa certezza traballa.

Il nostro Presidente Giuseppe Conte chiede scusa agli Italiani, per la  nomina – a commissario della Calabria – di Eugenio Gaudio. Che si è dimesso “ per motivi familiari e personali”,  poche ore dopo essere stato nominato in CDM.  Noi accettiamo, di buon grado, le sue scuse. Ma qualcuno dovrebbe spiegarci anche perché, dopo due fallimenti, si è indicato un nome “chiacchierato” che – inevitabilmente – sarebbe stato comunque attaccato. Altresì dovrebbe spiegarci perché poi il prof. Gaudio è stato insignito dell’incarico, senza il suo consenso.

Eugenio Guaidio: già Rettore della università della Sapienza di Roma e Consigliere del Ministro dell’Università. Da aprile 2020  consigliere del ministro dell’Università nell’area sanitaria e per i rapporti con il Servizio sanitario nazionale. Egli risulta indagato per uno scandalo sui concorsi universitari in Sicilia. 

È evidente che il fatto che sia indagato non  mette in discussione la sua innocenza, fino a prova contraria. E non per questo lo giudichiamo.  È lecito però giudicare la scelta del nostro governo. Dopo due nomi sbagliati, sul terzo ci si aspettava un curriculum (altrettanto) eccellente. Possibilmente non macchiato di nessuna ( anche se solo) presunta colpa. E sicuramente che garantisse  di accettare il mandato ( per più di 24 ore).

Nel frattempo, il Paese galleggia. Molte delle misure di sostegno alle imprese,  deliberate da o a favore delle Regioni e dei Comuni in questi mesi, non sono state ancora monetizzate. O non lo sono per “intoppi” burocratici.

È il caso della Sicilia, dove la finanziaria è ancora sulla carta.

E a cascata, i Comuni non hanno più ossigeno. E non riescono a mantenere gli impegni presi con i cittadini e con le imprese.

In Regione Sicilia, mentre si approva un bonus fortettario di 2.150  euro (che inizialmente doveva essere a scaglioni, fino a 10.000 euro) alle imprese che avevano partecipato al clik day ( (oltre 50.000  in lavorazione), partono le cartelle della Tari a Palermo. E altri Comuni della Sicilia, minacciano di fare lo stesso.  

Non sono solo partite, sono già arrivate!

Senza incentivi per l’emergenza covid e con una Tari piena da pagare, avendo lavorato solo pochi giorni.  È stato questo il risveglio per tante famiglie di ristoratori già messi in ginocchio dal primo lockdown. E ora paralizzati dalla zona arancione.

La tari sarebbe dovuta arrivare con uno sconto del 50% . Ma la Regione non ha ancora versato sui conti del Comune il denaro. Così a sua volta il Comune non ha potuto applicare lo sconto sulla cartella. Però promette di restituire il denaro con futuri sgravi fiscali. Insomma, si chiede alle imprese di fare “credito” al comune e quindi alla regione e quindi allo Stato.

Nel frattempo l’incentivo “mobilità elettrica” ha funzionato talmente bene che il bonus per molti  rimarrà solo carta “virtuale” straccia ! I bonus sono più delle bici o le bici sono meno dei bonus. Non si capisce. Fatto sta che dopo aver sbagliato la capienza, mandato in crash la piattaforma, allargato la capienza,  nessuno al Ministero dell’Ambiente deve aver pensato ad allungare i tempi di riscatto del voucher.

Di certo nessuno ha pianificato con gli esercenti, ex ante,  l’acquisto dei mezzi. A Palermo, le bici non ci sono più già da giorni. Arriveranno fino ad aprile, ma il bonus scade il 2 dicembre “qui, non si fa credito” al bonus”.

E con summo gaudio, io speriamo che me la cavo.

 

 

Click-day scoperchia le troppe pentole vuote di Conte e generale-ministro

Bonus bici e monopattini, anche se ne ho beneficiato io stessa, non posso negare che non ci sia stata idea più malsana  dall’inizio della pandemia.

Ed è finita anche in un grande caos, perché un generale napoletanodella Forestale, diventato carabiniere e formato all’ombra di Pecoraro Scanio, al secolo Sergio Costa, non è stato capace di prevedere come sarebbe finito un click day dove veniva regalato per una bicicetta o un monopattino praticamente un mezzo stipendio mensile di un precario in nero.

Io sono poi riuscita, dopo or di attesa, a prendere il bonus. Tra poco vi racconto. Però non tutto è perduto per gli esclusi. Dal 9 novembre al 9 dicembre chi non è riuscito a usufruire del bonus bici nel click day potrà registrarsi alla piattaforma www.buonomobilita.it – la stessa del famigerato click day del 3-4 novembre -, caricando i propri dati e la fattura e sempre utilizzando Spid.

E così chi ha comprato una bici dal 4 maggio al 2 novembre e non ha ancora ottenuto il bonus, lo otterrà il prossimo anno.

La truffa del click day

La scelleratezza del bonus trova riscontro nella denuncia che sporge non ai carabinieri ma ai lettori di Repubblica Paolo G. Brera.

“La truffa viaggia sul monopattino pagato con il bonus. Appena dopo il clic day dei voucher mobilità si è aperto il mercato online. Comprati scontati a 200 euro e rivenduti a 400”.

A quanto pare indaga la Guardia di Finanza. Ecco perché servono tante polizie. Ed ecco il racconto di Brera:

“A tre giorni dal pasticcio del click day per il bonus mobilità, sui siti di compravendita s’è aperto il suk dei furbetti del monopattino: li rivendono a prezzi stracciati, ancora imballati, lucrando una fetta cospicua dello sconto del 60% offerto dallo Stato”.
Un esempio di annuncio:
“Vendo monopattino acquistato da Amazon con buono. Prezzo Amazon 418. Lo vendo a 350 euro”.
Brera telefona e chiede. Ma è proprio nuovo il monopattino? È ancora imballato?
Risposta: “Eh sì».
Insiste: L’ha preso col bonus mobilità?
“Sì, lo scambio solo a mano, a Roma”.

Spiega Brera: “Il meccanismo è semplice: io che ho il bonus acquisto un monopattino che costa 500 euro, con il 60% di “sconto” dello Stato lo pago 200 e lo rivendo subito a 400”. 

Tutti felici, commenta Brera, meno lo Stato.
“Dici: ma almeno l’effetto sperato, cioè aumentare il parco mezzi singoli non inquinanti per alleggerire il trasporto pubblico a rischio Covid, è andato a buon fine? No, perché chi compra non avendo diritto al bonus risiede in piccoli centri senza problemi di mobilità, e non in grandi città.

Una super beffa insomma, iniziata già durante il click day”. 

Pentole e coperchi

Al quale si può adattare il noto proverbio: il governo fa le pentole, con il coperchio, ma le lascia sopra il fuoco.

A proposito di agenda digitale,  scuola,  trasporti,  contributi e Covid.  Un altro (mezzo) flop, quello del tanto atteso, più volte procrastinato, grande giorno : il” clickday per il buono mobilità”.

Dico mezzo perché alle 11 di quel mattino ero solo la 532.033esima  in coda. Ma – a parte i problemi iniziali che io stessa ho avuto e di cui tutto il paese parla – ancora sono in coda. Quindi la piattaforma sta reggendo. Almeno fino all’ultima volta che ho controllato. E’ vero, la piattaforma è andata in crash appena aperta la procedura e il sistema non rimandava alcuna informazione. Ma la scelta della “stanza d’attesa”  l’ho trovata un’idea così geniale – se pur dal nome così sbagliato – che voglio dare fiducia ai programmatori.  E per buona energia voglio aspettare ad essere catastrofica e disfattista. 

Pensando a Conte e ai suoi scudieri

Certo però, nei dieci minuti in cui tutto taceva, mi è venuto spontaneo canzonare il popolarissimo detto  “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” . Il detto che si usa quando si vuole “dissuadere” un truffaldino dal commettere atti disonesti (perché potrebbe essere smascherato!).

Mi è venuta in mente, pensando al nostro Presidente del Consiglio e ai suoi scudieri. Che dicono dicono dicono, fanno fanno fanno..e poi si bruciano le mani.  Non c’è bisogno di essere disonesti e metterci il dolo, per fare le cose male.

Se però, in maniera bulimica, si fanno promesse su promesse, si prendono decisioni su decisioni, si rimandano scadenze. E poi sul finale emergono sempre “vulnus” nelle procedure, allora apparire come “ ciarlatani” è il prezzo (minimo) da pagare.

Il covid li ha messi alla berlina

Allora non sono più vulnus, sono bug e non sono non solo nel sistema informatico ma nel sistema Paese. E non parlo di come questo Governo ha gestito l’emergenza Covid. Parlo di come l’emergenza Covid ha messo alla berlina un intero Paese, dalla sanità alla scuola, passando per l’agenda digitale.

E poco importa se L’Inps ha versato solidi destinati ai più “poveri”  nelle tasche di taluni parlamentari che per altro, stante la superficialità con la quale si erano definiti i parametri, ne avevano – almeno sulla carta – diritto.

Molte delle azioni messe in campo negli ultimi mesi, dentro o fuori dai Dpcm,  sembrano essere state pensate senza prevederne le effettive ricadute nell’attuazione. Azioni, reazioni. Eppure qualunque decisione presa in questi mesi sembra essere stata testata solo su carta. Senza ponderarne, approfonditamente, le conseguenze pratiche.

E poco importa se si è deciso di riaprire le scuole me nessuna mente illuminata ha pensato di potenziare, prima, i mezzi di trasporto pubblici. E così per settimane si è viaggiato compressi, come le galline in batteria. Alla faccia del distanziamento sociale e dei sacrifici che da mesi ci vengono richiesti!

E  poco importa se richiudiamo le scuole senza tener conto che alcuni alunni non hanno gli  strumenti per studiare a distanza. O non hanno un doposcuola dove andare  mentre i genitori lavorano. So di bambini, anche di pochi anni, lasciati da soli a casa. E sì, perché mica tutti hanno i soldi e i nonni per sopperire alle mancanze del pubblico!

E così via. E con la stessa superficialità, si attua molto ..se non quasi tutto. In Sicilia, probabilmente come in altre parti d’Italia, dieci giorni fa c’è stata l’emergenza dei banchi scolastici.

Lo stoccaggio dei vecchi banchi

Di quelli nuovi, mica di quelli vecchi. Sono arrivati i nuovi banchi monoposto (già fortunate le scuole che li hanno ottenuti). Ma nessuno ha pensato, in via preventiva, dove stoccare quelli precedenti. E così i banchi sono stati “parcheggiati” in aree di fortuna, anche all’aperto. Mentre le istituzioni locali si sono dovute arrabattare per trovare soluzioni nelle caserme, in aree demaniali o in magazzini privati. 

Negli stessi giorni, sono partiti i concorsi straordinari per selezionare i nuovi insegnanti. Ma mancavano i professori di commissioni. Molti degli aventi titolo ad esaminare i candidati, si sono tirati indietro. Per la paura del contagio, per gli indennizzi irrisori e il rischio di ricorsi -consueti in questi concorsi.

Forse è arrivato il momento di fare meno pentole o di non metterle, in fretta e furia, sul fuoco.

Mafia finanziava i suoi neomelodici con le estorsioni ai commercianti di Palermo

Il business del “neomelodico” in “odor”  di malavita.   

Nel film premiato a Venezia “La mafia non è più quella di una volta”,  di Franco Maresco, c’è Ciccio Mirra che organizza eventi musicali neomelodici. Ciccio ha settanta anni. È palermitano. Ed è un ex operaio. Un arresto e un procedimento penale per associazione mafiosa. 

Il film è un’opera d’arte di denuncia. E trova conferma a quanto accade a Palermo. Nella realtà c’è Salvatore Buongiorno, anche lui è un “operario” – operaio comunale per l’esattezza. Anche lui organizza concerti neomelodici. Anche lui vive Palermo ed è un agente – impresario come lo definiscono i “boss”, gettonatissimo. Con la “Music service spettacoli” si occupa dell’evento e ingaggia i cantanti che cantano “in napoletano” ma parlano Siciliano.

Il suo nome è finito nelle intercettazioni che hanno portato all’arresto, fra gli altri, di Jari Massimiliano Ingarao, qualche giorno fa. 

È il 14 Ottobre quandodopo anni di silenzio i commercianti del quartiere Borgo Vecchio di Palermo si sono ribellati al racket della mafia. E hanno denunciato gli estorsori mafiosi. 20 tra boss, gregari ed esattori del clan sono stati fermati dai carabinieri.

“Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, ai furti e alla ricettazione, tentato omicidio aggravato, estorsioni e danneggiamenti”.  ( fonte Ansa)

Yari Ingarao è considerato uno dei “padrini” di Borgo Vecchio. Nell’intercettazione  Yari sta chiedendo a Salvatore Buongiorno di sostituire un cantante per un concerto. Ovvero gli sta suggerendo il nome del neomelodico “Pandetta”.

Nikko Pandetta, nipote del boss Turi Cappello, “celebre neomelodico palermitano. Amico del boss Jari Ingarao” (come lo definisce la stessa Ansa). Che gli suggerisce di farsi “un tatuaggio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e si risolvono tutte cose” .

Quel Pandetta finito nella bufera Rai per una video trasmesso durante la trasmissione “Realiti” .  Il video ricostruiva il fenomeno degli interpreti neomelodici siciliani che cantano in napoletano. In una clip, il cantante  ammetteva anche di aver finanziato il suo primo cd con una rapina.

Lo stesso Pandetta che per ingraziare suo zio, dedicava le canzoni  ai carcerati del 41 bis”. Per mafia.

Da quello che si legge nelle ricostruzione dei fatti, i concerti venivano finanziati con le  “sponsorizzazioni” dei negozianti del borgo, raccolte porta a porta. I “padrini” indicavano un cantante e Salvatore eseguiva.

 Salvatore Buongiorno non risulta indagato nell’indagine che ha portato all’arresto di Yari Ingarao. Ma, come riporta Repubblica Palermo “sono pesanti le considerazioni che il procuratore aggiunto Salvo De Luca e le sostitute Amelia Luise e Luisa e Bettiol fanno nei suoi confronti.

Viene annoverato fra quei soggetti che « favorendo di fatto l’attività illecita del sodalizio mafioso, prendevano disposizioni da Jari Ingarao sia per l’organizzazione materiale delle manifestazioni canore. Sia per avvicinare i titolari delle attività commerciali della zona. Chiedendo loro di sponsorizzarle mediante la dazione di somme di denaro » .  

 

Cimitero Rotoli a Palermo: morti nel freezer ma con 800 euro la tomba c’è

Se “La corrispondenza d’amorosi sensi “ ha il prezzo di un reato…

Per garantire il meritato riposo e l’onorata sepoltura, i parenti del defunto arrivavano a pagare anche 800 euro.
 
Che al cimitero di Santa Maria dei Rotoli, a Palermo, da tempo ci fossero problemi organizzativi, in città era cosa nota e all’attenzione del Comune da tempo. Si parla di una media giornaliera di 500 bare in attesa di tumulazione.

Cimitero con lunga lista d’attesa

Quello che non era noto, almeno fino a ieri, era il sistema “salta fila “ a pagamento. Che era stata messo in piedi per garantire al defunto – e quindi ai familiari –  la dovuta sepoltura.  “Baipassando” la regolare lista d’attesa. 
 
Sembra essere un sistema collaudato. Cui hanno fanno ricorso in molti ( dalle carte emergerebbe anche il nome di un consigliere comunale ), quello che ieri ha portato all’arresto dell’ex Direttore del cimitero di Rotoli.  
 
Un sistema che coinvolgerebbe numerose persone – come sostiene il Gip. Dai burocrati, alle pompe funebri, passando per i seppellitori. Che,  in cambio di mazzette, trovavano lo spazio anche a costo di profanare altre tombe.

Se il posto non c’è con 800 euro lo si trova

Infatti, quando spazio per il defunto proprio  non c’era, lo si “creava”. A costo di disseppellirne un altro senza neanche l’autorizzazione sanitaria.  
Dalla ricostruzione dei fatti si parla anche di un campo di scarto,  una sorta di “fossa comune” dove venivano “depositati” i resti dei corpi estratti. 

I carabinieri, riferisce il Giornale di Sicilia, hanno documentato “condotte concussive e corruttive”. Dietro il pagamento di somme di denaro non dovute (fino ad 800 euro), ci si adoperava per reperire illecitamente delle sistemazioni per le sepolture. Senza osservare il rigoroso ordine cronologico imposto dai regolamenti cimiteriali.

Era stata, inoltre, evidenziata la gravissima situazione di degrado del cimitero cittadino. Al cui interno le salme in attesa di sepoltura rimangono in giacenza per diversi mesi, causando problemi sotto il profilo igienico-sanitario.

Il meccanismo faceva leva sulla disperazione dei parenti che, pur di non  lasciare il proprio caro “sospeso” e piangerlo con dignità, accettavano di sottostare al ricatto. 
 
 

Coronavirus, riflessioni sulla morte. Da Bembo a Totò, la livella: in polvere tornerai

“Qui giace Raffaello, da lui quando visse la Natura temette di essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire” – cita l’epitaffio che il Bembo scrisse per il suo grande amico. 

Nessuno, neanche i grandi della terra resi immortali dalle loro opere e dai loro pensieri, può opporsi alla Morte che si sa, vince sul male ma anche sul bene. 

Mio padre, dopo aver ascoltato l’omelia di Papa Francesco di qualche giorno fa dalla chiesa di Santa Marta, ha sollevato una riflessione.

E mi ha fatto notare come anche di fronte a questa sciagura sanitaria del coronavirus e alla potenza con la quale la natura ha messo a nudo la nostra vulnerabilità, poche siano state le parole spese sui modelli a cui tendere per garantire un futuro alla nostra società, tutelando il bene comune della collettività ovvero dell’intera umanità.

Tutelare Il bene primario, la vita! Non si riferiva evidentemente a scelte politiche o mediche, ma a scelte etiche.

Mi ha fatto notare come solo  il Papa, e forse pochi altri, abbiano parlato dell’importanza di eliminare le diseguaglianze per ricostruire un equilibrio che ci allontani dalla necessità e quindi dal desiderio di sopraffazione.

La storia dell’umanità è stata sempre contrassegnata dal continuo tentativo da parte di alcuni di sopraffare gli altri, in un alternarsi continuo di periodi di pace e di guerre che hanno portato morte.

Eppure, anche durante questa guerra che non conosce  vincitori ma solo vinti, noi restiamo nel grigio…senza il coraggio di pensare concretamente a come riscrivere modelli di sostenibilità ambientale e sociale, basati prima di tutto sull’uguaglianza.

Eppure , come ha detto Papa Francesco, è proprio nel grigio, come metafora di indifferenza, che si realizza il male peggiore.  

I piccoli non conoscono la malizia, non conoscono il compromesso e quello che scelgono è dettato dall’impulso, scelgono il bianco o scelgono il nero, con purezza.

Bisognerebbe avere la loro concretezza, per scegliere con altrettanta purezza ma neanche in questo momento di isolamento e  di riflessione troviamo l’impulso di mettere in discussione gli standard acquisiti e dare il giusto peso alla vita. 

Già riniziamo a correre, fermi in casa, arroccati nel nostro individualismo, mirando alla salvaguardia dei nostri privilegi e ignorando chi non ne ha. 

Eppure è proprio nel grigio che abbiamo realizzato le scelte più scellerate, accettato la miseria di tanti, bistrattato le risorse del pianeta, alimentato l’opulenza di pochi. 

Mi ha provocata chiedendomi: “E se  quello che sta succedendo fosse davvero l’ultima occasione, l’ultimo avviso per cambiare e far cambiare rotta all’umanità?” 

E se così fosse … Allora è finito il tempo delle dichiarazioni di intenti. È il tempo di ascoltare il silenzio che ci avvolge e chiederci se è il nostro silenzio o quello di Dio, se è lui che non parla all’uomo o se siamo noi che non riusciamo ad udire il suo silenzio. 

E per chi non crede, per dirla alla Totó, è il tempo di ricordarci che, al dunque, “la livella” ci rende tutti uguali (Pulvis eris  et in pulverem reverteris). 

 

 

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Roma, vergogna a piazza Montecitorio. Capitale sporca, nazione infetta

Roma, vergogna a piazza Montecitorio. Capitale sporca, nazione infetta

Roma, vergogna: cartacce a piazza Montecitorio. Capitale sporca, nazione infetta

ROMA – Eccola, in questa foto, la diligenza del buon padre di famiglia che ultimamente va tanto di moda..a parole!

Eccolo il concetto di diritto privato, cui tanti nostri politici si appellano spesso (Salvini docet…) per bacchettare e moralizzare gli altrui comportamenti o giustificare i propri.

Eppure non ci vuole la diligenza di un buon padre (o di una buona madre) di famiglia per capire che questa immagine di piazza Montecitorio a Roma è l’immagine che i nostri politici danno di loro stessi e quindi delle Istituzioni. 

Quella piazza (il cui attraversamento è spesso inibito a cittadini e turisti!)  oltre ad essere “res comune” è prima di tutto il  “giardino” del loro luogo di lavoro. Quindi, quandunque fosse stata sporcata da manifestanti con diritto di manifestare e pari dovere di non sporcare, è auspicabile che i nostri deputati si adoperino per vigilare.

E non ci vuole una particolare sensibilità per capire che dare il buon esempio, tenere pulita una piazza – tutte le piazze ma in particolare quella! – è un dovere morale che essi hanno nei confronti di tutti i cittadini di Roma e di tutti gli Italiani.

L’onorabilità e il rispetto del ruolo che essi hanno e quindi dello Stato che essi rappresentano, dipende dalla loro buona condotta e dal loro buon esempio. Un figlio osserva le regole solo se il genitore, prima di impartirle, dimostra di essere il primo a metterle in pratica.

Qualunque persona ragionevole entrando o uscendo – o anche solo affacciandosi alla finestra – dalla Camera, avrebbe dovuto provare vergogna per questa immagine. Qualunque deputato di buon senso, avrebbe dovuto esigere la pulizia della piazza in pochi secondi.

Un vero buon padre di famiglia avrebbe dato il buon esempio, iniziando per primo a raccogliere almeno la prima carta! Ma a loro evidentemente, Roma piace così: sozza, trasandata e in decadenza! Perché in fondo molti di loro amano tanto la retorica, poco la pratica e ancor meno la diligenza.

“Capitale corrotta, nazione infetta” fu il titolo dell’Espresso di 65 anni fa che fece epoca. Oggi aggiorniamo: “Capitale sporca e corrotta, nazione infetta”.

Palermo, anziano imbavagliato e picchiato dal “badante” simbolo di una Italia alla deriva

Palermo, Ansa

(foto Ansa)

ROMA – “Maledetto vecchio, maiale, ancora butti voci ( tradotto in italiano “ancora parli” ), maledetto di stare sulla terra, vatti ad ammazzare…”.

A sentire quelle intercettazioni di pochi secondi pubblicate on line si gela il sangue nelle vene. Figurarsi cosa deve aver provato chi ha dovuto seguire le indagini, impotente, per 3 mesi. Tre lunghissimi mesi prima di fare irruzione e “salvare” l’anziano gravemente malato, dalle grinfie di umani disumani che, stando alle ricostruzioni, da tempo maltrattavano e denigravano l’83 enne colpevole di lamentarsi troppo della sua sofferenza.

Mi sfugge il motivo per cui, in uno stato di diritto, ci siano voluti 100 giorni per fermare quel lager e ancor di più perché i responsabili siano stati solo denunciati per condotte lesive della dignità e abbiano solo un ” divieto di dimora” ( senza essere stati neanche ammanettati in flagranza di reato!) ma tant’ è..conosciamo i tempi e i modi della giustizia italiana. Quello che non sfugge però è un dato inconfutabile: la degenerazione del genere umano. A sud, nord, centro sempre più spesso e sempre più in condizioni sociali ed economiche differenti, riecheggiano casi di comportamenti immorali, talvolta animali, di persone contro altre persone.

E allora maledetto genere umano, dico io. Che cuore e che anima avete, signori e signore, che avete scelto di fare i badanti sapendo di non averne le qualità nel Dna? Perché per fare certi mestieri ci vuole prima di tutto predispozione, passione e dedizione. Perché questi, come molti altri ( svolti negli asili, nelle case famiglia, negli ospedali…)non sono mestieri che si possono fare per denaro. Neanche se sei disperato e di quel denaro hai dosperatamente bisogno. Ci sono alcuni lavori che senza quel DNA, non si devono fare, perché per farli si deve aver ricevuto in dono, la pazienza e amore per il prossimo, il rispetto per le debolezze e le sofferenze altrui. E che serietà avere voi, proprietari della casa che non avete vigilato sulla condotta del personale. E, se risultasse confermato che il personale era in nero e senza abilitazione – uno di loro pare percepisse anche il reddito di cittadinanza – allora chiedo che Stato sei per non aver vigilato a tua volta sulla condotta di questi “altruisti” imprenditori. Un Paese alla deriva, il nostro.