Category Archives: Scuola

«La scuola si fa in sicurezza, basta con le classi pollaio»

I Un milione di studenti delle scuole superiori di Umbria, Marche, Liguria, Lombardia, e quelli delle medie in Campania, sono tornati in classe a metà, alternandosi con la didattica a distanza, con le mascherine, le distanze e le doppie entrate contingentate. E molti di loro hanno sperato di non tornare davanti a un Pc tra qualche settimana quando non potrebbe non esserci più il governo «Conte due» che non ha saputo organizzare il rientro, fallito sia a settembre che a … Continua

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Scuola, studenti e sindacati manifestano davanti al Ministero: “Ancora troppe criticità su trasporti e tracciamento. Dad? Non è la soluzione”

Studenti, sindacati e associazioni e sigle sotto l’insegna di ‘Priorità alla scuola‘ sono tornati a manifestare sotto il ministero dell’Istruzione a Roma per rivendicare maggiori sforzi sulla mobilità, oltre che per garantire sicurezza e tracciamento, a una settimana dal rientro in classe nel Lazio, seppur a turni. Il motivo? Nel giorno in cui altri 300mila studenti delle superiori di Umbria, Liguria, Marche e Lombardia sono tornati in Aula (mentre in altre aree del Paese c’è ancora chi aspetta per il rientro, ndr), i problemi restano: “Qualcosa è stato fatto, ma non è ancora abbastanza“, spiegano dalla Rete degli studenti medi, l’associazione sindacale che ha anche realizzato un sondaggio secondo il quale è emerso come “l’87,9% degli studenti delle scuole superiori consideri inadeguato il piano trasporti“, bocciando pure connessioni instabili e scaglionamenti di entrate e uscite. “L’insoddisfazione è tanta, ma stiamo lavorando per risolvere questi problemi, tornare in Dad non è la soluzione“, c’è chi rivendica. Altri considerano invece prioritaria la questione tracciamento, auspicando anche la futura obbligatorietà vaccinale per chi lavora negli istituti scolastici: “Per garantire la piena sicurezza credo necessario che tutto il personale sia vaccinato”, sottolinea una studentessa. L’appello, poi, è che si lavori per eliminare le classi troppo affollato: “Non è solo un problema sanitario, in troppi non c’è possibilità di avere un’istruzione di qualità. Questa pandemia l’ha dimostrato: la nostra scuola così non funziona, serve una svolta”

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Maturità, non ci sono gli spazi? Facciamola all’Ariston

Da quello che ho capito, sono iniziate le consultazioni. No, non per il governo, lì rinuncio a capire. Sono iniziate le consultazioni della ministra della Pubblica istruzione che, sollecita e materna, interpella i futuri maturandi su quale sia la forma preferibile per loro, in vista del prossimo esame di maturità.

Se qualcuno si fosse premurato di domandare a me e ai miei compagni di classe, ai nostri tempi, senza pandemia, come avremmo voluto l’esame di Stato, sono piuttosto che certa che avremmo risposto, compatti, cortesi ma fermi: “preferiremmo non farlo, grazie”. Il sogno è sempre quello di Notte prima degli esami, la cancellazione dell’esame di maturità, tipo la grazia concessa dal sovrano. Poi magari ci sono dei responsabili che l’esame lo vogliono e lo vogliono serio e impeccabile, i responsabili ci sono sempre, ci mancherebbe. Tuttavia mi pare che quest’anno si navighi un po’ a vista anche in merito alla tanto attesa maturità che è uno di quegli argomenti su cui si versano fiumi di inchiostro.

Intanto siamo alla fine di gennaio e dalle trincee scolastiche ci piacerebbe avere qualcosa in più di un sondaggio, due gossip e tre indiscrezioni. Non che le informazioni sulla maturità arrivino di regola con molto anticipo, il maturando deve soffrire e macerarsi nell’incertezza e nell’indeterminazione. Posso anche capire nel 2020, quando lo tsunami si è abbattuto sulla scuola scuotendola dalle fondamenta e ci si è ricordati dei maturandi soltanto per tranquillizzarli sulla promozione prima e poi per convocarli ad un maxi-orale dopo.

Sull’opportunità di farlo, l’esame, sostenendolo così com’è, con l’anno che abbiamo sulle spalle, le posizioni sono contrastanti. Quello che però non capisco è come, a un anno dall’emergenza che ormai dobbiamo chiamare quotidianità, la possibilità più probabile sia l’italianissimo “dài, facciamo come l’altra volta che è andata bene”.

E ci sono un paio di cose che non mi tornano. Intanto vorrei che qualcuno mi spiegasse perché al momento abbiamo più certezze sul Festival di Sanremo che sulla maturità, forse è un segnale della lista di priorità in questo paese. Poi mi chiedo, nel caso si opti per il maxi-orale un’altra volta, perché adesso, a gennaio, sia possibile avere in classe 24 studenti per volta, dieci classi alla volta, per un totale pari alla metà della popolazione scolastica degli istituti, ma a giugno, con le finestre aperte e i banchi sparpagliati nei corridoi della scuola deserta, non ci sia abbastanza sicurezza per mettere i soli alunni delle quinte davanti ad un foglio.

E’ perché gli scritti durano ore? Facciamoli uscire a metà, sanifichiamo. E poi se copiano? Copiavano anche prima, quelli che volevano copiare, e poi veniamo da un anno di Dad, ormai non sanno più come si copia in versione cartacea. Non ci sono gli spazi? E lo spazio per il pubblico dell’Ariston però c’è. E allora, già che ci siamo, facciamolo all’Ariston ‘sto benedetto esame. E in tutti gli altri teatri, che tanto sono tristemente vuoti.

Io, se il presidente di commissione mi aiuta a scendere lo scalone, faccio volentieri il commissario. Mi cambio d’abito anche, leggo le tracce dello scritto e annuncio il maestro Beppe Vessicchio. Dopo un anno di didattica a distanza ho fatto più ore in video io di Amadeus.

Diteci qualcosa, ditecelo presto. Perché Sanremo è Sanremo. Ma anche la maturità è la maturità.

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Scuola, al liceo Manzoni di Milano si torna in classe: “A casa ci stavamo perdendo, speriamo di riuscire a terminare l’anno in presenza”

Sono tornati in classe questa mattina gli studenti del liceo classico ‘Alessandro Manzoni‘ di Milano, uno degli istituti che nelle scorse settimane aveva protestato di più proprio per chiedere un rientro in presenza in sicurezza. Con il passaggio in zona arancione anche in Lombardia le scuole superiori hanno ricominciato con la didattica in presenza al 50%, anche se molte scuole hanno deciso di prendersi ancora qualche giorno per organizzare al meglio la riapertura.

La prima campanella è suonata alle ore 8 per le classi della scuola milanese. “Siamo contenti di tornare anche se siamo pieni di compiti in classe e interrogazioni”, confessano gli studenti all’ingresso. Molti professori infatti, dicono, hanno accelerato per la paura di ritornare in didattica a distanza. “Tornare è tutta un’altra cosa, a casa ci stavamo perdendo – raccontano gli studenti – Speriamo sia un rientro in sicurezza perché vogliamo terminare l’anno a scuola”.

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Il ritorno a scuola di 300mila studenti delle superiori. La mappa delle Regioni che hanno riaperto le aule e chi invece aspetta ancora

Quasi 300mila studenti delle scuole superiori tornano in aula. Un rientro che in quasi tutte le città è al 50% ma che offre la possibilità ai ragazzi di rivedersi, seppur a turno. Le scuole secondarie di secondo grado riaprono in quattro nuove regioni mentre in altre 8 è tutto rinviato all’1 febbraio. Le restanti regioni, invece, hanno già riaccolto i ragazzi chi l’11 gennaio scorso chi il 18. A permettere agli studenti di tornare tra i banchi, in alcuni casi, sono state le sentenze dei tribunali amministrativi mentre in altre situazioni sono prevalse le ordinanze dei governatori che ormai, per quanto riguarda l’istruzione, non tengono più di tanto in considerazione le indicazioni dei Dpcm. Il provvedimento firmato da Giuseppe Conte prevedeva la possibilità di aumentare la frequenza fino al 75% ma pochi territori adotteranno questa percentuale. Oggi sarà anche un giorno di proteste: l’onda delle occupazioni studentesche partita da Milano nei giorni scorsi è arrivata a Roma, dove sabato i ragazzi hanno occupato il liceo classico Kant. Ad alzare la voce non sono solo i giovani: in giornata il movimento Priorità alla scuola con i Cobas, Flc Cgil, Uil Scuola, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo organizzeranno sit-in in venti città e un presidio davanti al ministero dell’Istruzione a partire dalle 16. Ecco la mappa regione per regione dei rientri.

Chi rientra oggi

Lombardia – Si passa da zona rossa ad arancione perciò rientrano a scuola gli studenti (200mila) di seconda e terza media e delle superiori, fino ad oggi in didattica a distanza. Unica eccezione la potranno fare alcune scuole di Milano: il prefetto visto il ridotto margine di preavviso ha concesso ai presidi di riaprire da martedì. Ad agevolare il traffico dei ragazzi il Comune di Milano ha previsto con un’ordinanza l’apertura di uffici e negozi alle 10.

Marche – Il rientro per le superiori era inizialmente previsto l’1 febbraio, ma il governatore ha emesso una nuova ordinanza che prevede il ritorno a scuola di 36mila ragazzi il 25 gennaio. Il provvedimento del 5 gennaio scorso è stato revocato.

Umbria – Da oggi il 50% degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado (18mila) tornerà a svolgere l’attività scolastica in presenza.

Liguria – Sono 31mila gli studenti delle superiori che tornano in classe. Il presidente Giovanni Toti, in accordo con il Tar, ha deciso di far rientrare a scuola fino al 50% i ragazzi. Nelle prossime settimane valuterà se portare la percentuale di popolazione studentesca al 75%.

Chi resta a casa

Veneto – Il Tar del Veneto ha respinto l’istanza di sospensiva presentata da 17 genitori contro l’ordinanza del presidente Luca Zaia. Le superiori restano pertanto in dad fino al 31 gennaio anche se in settimana potrebbe arrivare un ulteriore pronunciamento del tribunale amministrativo regionale al quale si stanno rivolgendo il gruppo di genitori.

Friuli Venezia Giulia – Nonostante la battaglia dei genitori e il pronunciamento del Tar a loro favore, le superiori sono ancora a casa fino al 31 gennaio. Così ha deciso il presidente Massimiliano Fedriga.

Sicilia – La regione resta in zona rossa perciò rispetta il Dpcm del 14 gennaio che prevede la didattica a distanza dalla seconda media.

Sardegna – Per le secondarie di secondo grado il rientro è previsto il primo febbraio.

Basilicata – Per le scuole superiori la didattica a distanza resterà obbligatoria fino a fine mese.

Calabria – Le superiori fino al 31 gennaio continueranno a fare lezioni online.

Puglia – L’ordinanza regionale del 22 gennaio prevede che dal primo al 6 febbraio gli studenti delle scuole superiori pugliesi potranno tornare a seguire in presenza le lezioni scolastiche nel limite del 50%. Dovrà essere garantita la didattica digitale integrata per tutti gli studenti le cui famiglie ne facciano richiesta. Anche per il primo ciclo di istruzione dal 25 gennaio si può continuare a richiedere la didattica didattica digitale integrata.

Campania – Dal 21 gennaio sono tornati in classe gli alunni di quarta e quinta elementare. Le scuole secondarie di primo grado riprendono l’attività didattica in presenza da oggi mentre le secondarie di secondo grado andranno a scuola in presenza dal primo febbraio. Un rientro ancora problematico in Campania perché molti dirigenti segnalano la mancanza di spazi e persino di docenti. Da segnalare l’eccezione del comune di Nusco dove il sindaco Ciriaco De Mita, ex presidente del Consiglio, tre volte ministro, segretario nazionale della Democrazia cristiana e deputato dal 1963 al 1994, prossimo al compimento dei 93 anni, ha deciso di “procrastinare la riapertura delle scuole, almeno fino a quando l’Azienda Sanitaria Locale non avrà terminato gli screening sui contatti avuti da coloro i quali sono risultati positivi nei giorni scorsi”.

Chi ha già riaperto

Emilia Romagna – Le superiori sono tornate in classe dal 18 gennaio. Il Tar ha infatti sospeso l’ordinanza regionale che aveva previsto le lezioni da remoto fino al 25 gennaio. L’attività didattica in presenza delle secondarie di secondo grado proseguirà al 50% fino al 6 febbraio, così come chiarito dall’Usr.

Bolzano – La Provincia autonoma è in zona rossa, ma la scuola resta in presenza per decisione delle autorità locali.

Molise – Gli studenti delle superiori sono rientrati a scuola lunedì scorso.

Piemonte – Anche la regione governata da Alberto Cirio ha riaperto le scuole secondarie di secondo grado in presenza dal 18 gennaio.

Lazio – I ragazzi delle superiori sono rientrati al 50% lo scorso 18 gennaio. Qui va segnalato il fatto che la campagna per effettuare i tamponi dedicata agli studenti non sta avendo particolare partecipazione.

Toscana, Trentino, Abruzzo, Valle d’Aosta – In queste quattro realtà le secondarie di secondo grado hanno riaperto l’11 gennaio. E proprio dalla Toscana il presidente Eugenio Giani ha fatto sapere che dopo due settimane non c’è stata alcuna variazione nei contagi, nonostante il ritorno in classe.

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La figlia viene beccata con il telefonino in classe, la docente glielo ritira. Ma il papà denuncia la dirigente scolastica

Se uno studente utilizza il cellulare durante l’orario di lezione, la regola è chiara: il telefonino finisce “sotto sequestro” almeno fino alla fine della mattinata scolastica. E a ritirarlo deve venire obbligatoriamente un genitore. Una consuetudine che il padre di un’alunna di una scuola media di Carmagnola, nel Torinese, ha deciso di contestare, denunciando la dirigente dell’istituto di corso Sacchirone, per appropriazione indebita.

Come riporta La Repubblica di Torino, tutto inizia giovedì, 21 gennaio, durante l’ora di arte, quando la studentessa viene beccata dall’insegnante con lo smartphone e lo consegna alla docente. “Il regolamento prevede che il telefonino venga riconsegnato soltanto a un genitore – spiega Carla Leolini, la dirigente scolastica – e fino a quando non viene riconsegnato, viene custodito in cassaforte al sicuro. Prima del Covid chiedevamo a tutti gli studenti, una volta entrati in classe, di lasciare il telefono in una scatola; ora, con la pandemia, non possiamo più lasciare gli apparecchi tutti insieme e quindi li facciamo mettere sul davanzale. Se una studentessa lo usa invece di stare attenta alla lezione, l’insegnante deve intervenire”.

Ma a fine mattinata, il padre della ragazza, di 59 anni, non può andare a ritirare il cellulare, così chiede alla scuola di restituirlo direttamente alla figlia. “Ma”, spiega la dirigente Leolini, “noi abbiamo un regolamento che è stato stabilito per una finalità educativa. Chiediamo che sia il genitore a venirlo a prendere perché così c’è un’occasione di confronto e collaborazione tra lui e l’insegnante. Ci sono cellulari che sono rimasti in cassaforte per giorni”. Il genitore accetta, ma il giorno dopo quando va a recuperare il telefonino a scuola, si arrabbia con il personale dell’istituto. E, una volta uscito, si dirige immediatamente nella caserma dei carabinieri di Carmagnola per denunciare la dirigente per appropriazione indebita del cellulare della figlia.

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Scuole superiori in Puglia, da febbraio il ritorno in classe con libertà di scelta. Lopalco vara i Toss: garantiranno supporto e screening

I ragazzi delle scuole superiori della Puglia torneranno a scuola (al 50%) dal primo febbraio ma con la libertà di scegliere se continuare a fare lezione da casa o andare fisicamente in aula. La giunta regionale capitanata da Michele Emiliano, nonostante i no delle organizzazioni sindacali e dei presidi, ha deciso di estendere anche alle famiglie degli studenti della secondaria di secondo grado il modello già adottato per il primo ciclo dove gli istituti devono organizzarsi sia per fare scuola in presenza sia a distanza. Intanto settimana prossima i ragazzi resteranno a casa. Ma dalla Puglia arriva anche una novità: nei prossimi giorni, unica regione in Italia, la giunta di Emiliano approverà la proposta dell’assessore regionale alla Sanità Pier Luigi Lopalco di istituire negli istituti i “Toss” ovvero il team degli operatori sanitari scolastici Covid-19 che garantiranno l’attività di supporto, sorveglianza e screening.

Team anti-Covid in azione – Una novità assoluta già presentata alle organizzazioni sindacali e ai dirigenti scolastici che hanno accolto positivamente la notizia. Ogni squadra anti coronavirus sarà composta dal referente Covid scolastico e da operatori sanitari identificati tra il personale dei dipartimenti di prevenzione o ad hoc con bandi di mobilità interna da altri servizi aziendali, nello standard di un operatore ogni 1.500 alunni tra 6 e 19 anni. Si parla di 355 sanitari che saranno ben presto operativi nelle scuole di ogni ordine e grado. A questo team sarà affidato il compito effettuare la sorveglianza, sanitaria ed epidemiologica; di fare da supporto per l’implementazione delle misure di protezione individuali e collettive; di fare il monitoraggio tempestivo e sistematico dell’andamento dei contagi negli istituti, anche attraverso la registrazione completa dei dati nel sistema informativo regionale ma anche di identificare i contatti stretti di casi confermati nella popolazione scolastica.

Ma non solo. La fase due del piano presentato da Lopalco prevede uno screening sistematico del personale scolastico docente e Ata con test antigenici rapidi ripetuti ogni 14 giorni. “Stiamo lavorando duramente – ha commentato l’assessore all’Istruzione, Sebastiano Leo – in sinergia con tutto il mondo della scuola per permettere un ritorno in classe in sicurezza e in serenità. Queste strutture di prevenzione e assistenza, istituite per l’emergenza Covid, rimarranno a disposizione delle scuole anche dopo, formando l’ossatura della medicina scolastica che interagirà con il territorio”. Un lavoro apprezzato anche da Roberto Calienno, segretario regionale della Cisl Scuola che al Fatto Quotidiano.it spiega: “Almeno sotto questo punto di vista la Puglia si distingue. Avremo del personale di supporto per le operazioni di tracciamento che sarà sicuramente utile anche per la campagna di vaccinazione”.

Applausi anche dal presidente regionale dell’Associazione nazionale presidi, Roberto Romito: “Si tratta di un passo avanti, possibilmente da ampliare: l’ideale sarebbe, in prospettiva, avere un operatore sanitario in ciascuna scuola. Ma è apprezzabile soprattutto perché siamo in presenza di una preziosa risorsa professionale destinata stabilmente alle scuole della nostra regione, che rimarrà, quindi, anche al di là dell’attuale emergenza sanitaria. Con la nostra positiva valutazione, che crediamo sarà condivisa da tutti i dirigenti scolastici e dalla scuola pugliese nel suo insieme, diamo dunque atto alla giunta regionale di aver ben operato in questo caso, e concretamente, su un versante strategico per la collaborazione fra istituzioni finalizzata a rendere più sicuri e a migliorare la vita e il lavoro”.

Le perplessità dei sindacati – Dura invece la presa di posizione di tutte le organizzazioni sindacali e dei presidi contro la decisione della Regione di lasciare anche alle famiglie dei ragazzi delle superiori la libertà di scelta rispetto alla presenza o alla didattica a distanza: “Siamo totalmente contrari che questo modello – spiega Calienno – venga attuato non solo nel primo ciclo ma anche alle superiori. L’esperienza di questi mesi ha dimostrato che non funziona: i docenti devono fare una didattica mista che crea parecchi problemi. Inoltre se c’è una scuola con sessanta classi che si connettono contemporaneamente non si riesce a far lezione perché la capacità di sopportare tale portata di connessione è un problema”.

Una contrarietà ribadita anche da Romito: ”E’ un modello molto negativo per la vita e lo studio dei ragazzi e per tutta l’organizzazione scolastica”. Il numero uno dei dirigenti pugliesi solleva un’altra questione: “L’ordinanza furbescamente, non si esprime affatto – come chiedevamo – sulla necessità di assicurare un unico turno di ingresso degli studenti nella scuola superiore, lasciando quindi le scuole nell’incertezza se applicare o meno le varie ordinanze prefettizie adottate “a macchia di leopardo” dai prefetti delle province pugliesi. Ad esempio, in provincia di Brindisi il prefetto di quella provincia, nel suo documento operativo del 29 dicembre impone che il 50% della popolazione scolastica acceda alle scuole e ne fuoriesca “nel rispetto della differenziazione degli orari di entrata e di uscita” (fissati alle ore 8 e alle 10 per l’ingresso e alle ore 13 e alle 15 per l’uscita). Analogamente il problema si pone in altre province, escluse Foggia e BAT, a quanto ci risulta fino ad oggi”.

A difendere la decisione presa nel Palazzo di Lungomare Nazario Sauro è l’assessore regionale all’Istruzione, Sebastiano Leo che ha sul tavolo i dati delle scelte delle famiglie nella scuola dell’obbligo: “All’infanzia e alla primaria il 50% ha optato per mandare i bambini in classe mentre alle medie son tornati tra i banchi il 29% dei ragazzi. Per le superiori abbiamo accolto la proposta di rinviare le lezioni in presenza, per chi le sceglierà, al primo di febbraio come ci hanno proposto le organizzazioni sindacali. Dobbiamo tutelare la salute dei nostri ragazzi che viene prima di ogni altra questione. E’ chiaro che la migliore didattica è quella in presenza ma le lezioni on line hanno permesso di fare scuola anche nei momenti più difficili”.

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Giornata dell’educazione: con la cultura si mangia eccome

Il 24 gennaio 2020 in tutto il mondo si celebra la prima Giornata internazionale dell’educazione: una giornata proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per riconoscere all’educazione la sua centralità per il benessere umano e anche per lo sviluppo sostenibile. Ad oggi 258 milioni di bambini e ragazzi non hanno ancora accesso a scuola, dunque all’educazione; ben 617 milioni di bambini e adolescenti non sono in grado di leggere e comprendere un testo semplice, né di fare la matematica di base come svolgere una semplice operazione.

Purtroppo meno del 40% delle ragazze dell’Africa subsahariana riesce a completare il ciclo di scuola secondaria inferiore e quasi quattro milioni di bambini e giovani ragazzi rifugiati non hanno la possibilità di frequentare la scuola. È il momento di ribaltare questa situazione e per farlo è necessario collaborare a livello internazionale e porre l’apprendimento al centro dell’agenda.

Quest’anno l’evento sul piano globale intende focalizzarsi sugli impegni e su tutte le iniziative importanti volte a salvaguardare l’istruzione. Al centro del piano c’è la volontà di aumentare l’inclusione combattendo l’abbandono scolastico, sempre più frequente nei paesi e nelle aree geografiche più in difficoltà dal punto vista economico e di scarsità delle risorse. L’evento globale della Giornata sarà organizzato in tre “contenitori”: i cosiddetti eroi dell’apprendimento, le innovazioni tech e i finanziamenti. Tutto in collaborazione con l’Unesco, Unhq, il Global Partnership for Education, il Centre for Interdisciplinary Studies e la Global Education Coalition, nata durante la pandemia con l’obiettivo di dare accesso a tutti all’educazione e promuovere l’innovazione tecnologica. A quest’ultima partecipano a livello mondiale ben oltre 160 partners totali.

L’istruzione dovrebbe essere la base su cui costruire la società globale: senza di essa vediamo come a dominare siano i regimi, le condizioni di vita e di lavoro disumane che molti sono costretti ad accettare in quanto nessuno ha mai mostrato loro che esiste un’altra strada. Nessuno ha mai fatto vedere ai ragazzi che vengono sfruttati nelle risaie dei Paesi Asiatici, a quelli costretti a cucire palloni di cuoio o vestiti nelle fabbriche delle grandi multinazionali, a quelli costretti ad assemblare giocattoli con cui non potranno giocare che esiste un’alternativa a tutto questo, che permette ugualmente di mangiare.

Quante volte abbiamo sentito espressioni dispregiative del tipo:” Con l’istruzione, con la cultura non si mangia”? Una frase che, neanche a dirlo, non ha nessun fondamento e che, oltre ad essere sfatata quotidianamente, fu ridicolizzata in diretta televisiva dal grande scrittore Andrea Camilleri. Egli con un semplice testo nel 2010 disse che ”il primo uomo che sfregando due legnetti provocò una scintilla con la quale accese un fuoco su cui cucinò la carne dei bufali fece cultura”. E continuando disse:”Il primo uomo che, dopo un’indigestione di carne di bufalo, provvide ad avvertire gli altri che non bisognava mangiarne troppa fece cultura”.

Da questi esempi banali si deduce chiaramente, contrariamente a chi afferma l’opposto, che con la cultura si mangia eccome, talvolta meglio talvolta peggio, ma si mangia. Questo stesso concetto, in una lingua diversa dalla nostra, fu spiegato nel 2009 da quello che l’anno scorso è stato proclamato il miglior maestro dell’anno, Ranjit Disale. Quando gli fu assegnato come primo incarico della carriera una piccola scuola diroccata a Paritewadi (piccolo villaggio indiano con poco più di 2000 abitanti) e si accorse che erano di più le spose bambine che le sue alunne, non si diete per vinto. E così andando casa per casa, campo per campo convinse i genitori a mandare a scuola i loro ragazzi destinati altrimenti ad un futuro povero e contadino.

Dopo tanti anni e tanta volontà di continuare la sua missione è riuscito nel suo obiettivo e ha portato una vera e propria rivoluzione culturale in quel piccolo villaggio. Tutti i ragazzi di quel villaggio frequentano attivamente la scuola al 100% e sapete quante spose bambine vi sono lì adesso? Nessuna! Questa rivoluzione, basata anche su metodi didattici innovativi, non è stata una piccola goccia nel deserto ma un vero e proprio oceano che si è diffusa quasi in tutte le scuole indiane.

Camilleri e tutti i maestri che del loro mestiere ne fanno una missione e non una semplice professione come Ranjit Disale sono gli esempi lampanti che dimostrano l’importanza dell’istruzione. Ecco perché la prima Giornata internazionale dell’educazione è importantissima e rappresenta solamente un punto di partenza per garantire alle prossime generazioni una società più uguale ed egualitaria di quella attuale.

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Giornata dell’educazione, si può sempre tornare indietro: ecco quattro propositi per il futuro

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 24 gennaio di ogni anno Giornata Mondiale dell’Educazione per celebrare la centralità dell’educazione nella costruzione di uno sviluppo sostenibile e del benessere umano diffuso, quello che costruisce pace e armonia con l’ambiente. Il tema della prima edizione, quella del 2019, “Education: A Key Driver for Inclusion and Empowerment”, poneva l’accento sulla potenza dell’istruzione nella costruzione dello sviluppo dell’umanità attraverso la pace e l’inclusione sociale.

La seconda edizione, quella del 2020 dal titolo “Learning for people, planet, prosperity, and peace”, cadde giusto nei giorni in cui la pandemia muoveva i primi passi, così che sembra oggi quasi profetico. Senza istruzione è più difficile costruire educazione, per questo un anno fa l’Onu ricordava fra l’altro che, anche se la frequenza alle scuole primarie nei Paesi in via di sviluppo ha raggiunto il 91%, ci sono 57 milioni di bambini, il 55% dei quali nell’Africa subsahariana, che ne sono ancora esclusi. Metà di questi perché vivono in zone di guerra. Insomma, la strada che porta alla piena istruzione di base per tutti è ancora lunga e piena di ostacoli.

Il titolo di quest’anno, “Recover and Revitalize Education for the Covid-19 Generation”, mette al centro lo sconquasso che la pandemia ha prodotto sulle società di tutto il mondo, compresi i sistemi scolastici e formativi. Uno sconquasso che ha ulteriormente segnalato, come ci ricorda l’Unesco, che “Senza un’istruzione di qualità inclusiva ed equa e opportunità lungo tutto l’arco della vita per tutti, i paesi non riusciranno a raggiungere l’uguaglianza di genere e a spezzare il ciclo della povertà che lascia indietro milioni di bambini, giovani e adulti”.

I dati recenti (fonte Unesco) ci parlano di 258 milioni di bambini e giovani che non frequentano ancora la scuola; 617 milioni di bambini e adolescenti che non sanno leggere e far di conto; di meno del 40% delle ragazze nell’Africa subsahariana che completa la scuola secondaria inferiore e di circa quattro milioni di bambini e giovani rifugiati che non vanno a scuola.

Lo stato di realizzazione dell’Agenda 2030 dell’Onu – Obiettivo 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti – che riporta gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il decennio appena cominciato, è ancora lontano dal fare del diritto all’istruzione/educazione un diritto naturale, equiparato a quello alla vita. Per una fetta considerevole dei giovani del nostro mondo l’istruzione è un’utopia, perfino per quelli che vivono in paesi dove sembrerebbe essere garantita, ma dove raramente produce competenza linguistica e matematica sufficiente a uscire dall’analfabetismo.

Ogni volta che solleviamo lo sguardo dal nostro particolare alle drammatiche diseguaglianze che affliggono il pianeta, un sospiro di sollievo: da noi la scuola è garantita a tutti, un po’ di istruzione la diffonde, a volte concorre perfino a costruire modelli educativi di una qualche presa sulle giovani generazioni. Supporta anche gli adulti che vogliono migliorare offrendo loro percorsi adatti, perfino quando il mondo degli imprenditori, dell’economia marcia, dell’informazione/propaganda e della politichetta spinge perché il suddito sia tenuto nella cattività dell’ignoranza e della maleducazione.

Si può sempre tornare indietro, già lo stiamo facendo – lo testimoniano le polemiche sui banchi con rotelle che ci sono per far dimenticare gli autobus dedicati che continuano a mancare -, perciò l’occasione della II Giornata mondiale dell’Educazione può stimolare qualche proposito per l’immediato futuro. Eccoli:

1. Ricordarsi sempre che la scuola non è dei docenti (e non), dei dirigenti e dei bidelli: è degli allievi, delle loro famiglie, è patrimonio pubblico. Tutti quelli che ci lavorano devono curarlo e coltivarlo molto meglio di come si sta facendo: via le posizioni di comodo, gli imboscati del Covid (c’erano anche prima…), le rendite di posizione, le burocrazie inventate per bloccare l’innovazione, i sindacalisti dei privilegi.

2. Non dimenticare mai che la scuola deve insegnare e, mentre lo, fa, costruisce modelli sociali e relazionali profondamente educativi. Imparare è lo scopo fondamentale del frequentare la scuola, sta ai docenti cercare i metodi migliori per ottenere i risultati voluti, studiandone di sempre nuovi, documentandosi e provando. Dato che la scuola funziona se è “società”, debbono fare tutto questo insieme, parlandosi, scambiandosi lavori, esperienze e critiche. I docenti debbono essere istruiti e istruirsi continuamente: è il nostro mondo che richiede queste permanenza e ricorrenza.

3. Educare alla curiosità, all’esplorazione (anche a quella intellettuale), alla generosità che muove la condivisione: i metodi sono tanti, sta ai docenti e agli educatori scegliere quelli più indicati ai soggetti e al contesto. Come possono farlo se non sono essi stessi curiosi, vogliosi di conoscenza e generosi nella condivisione?

4. Sviluppare il senso critico non per trasformare i giovani in anticonformisti “conformi”, ma per proporre punti di vista e approcci che arricchiscono la conoscenza e, dunque, la profondità della persona.

Alla fine, anche una Giornata mondiale dell’Educazione può diventare l’occasione di buoni propositi su cui lavorare per l’intero anno. Ci sarà da lottare con le unghie e coi denti perché le risorse che arriveranno copiose vadano a buon fine, con la stessa determinazione delle tante lobby economiche che da tempo sono all’opera per concorrere al banchetto del Recovery Fund.

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Roma, prima occupazione degli studenti al liceo Kant

L’onda delle occupazioni studentesche partita da Milano è arrivata a Roma. Ieri è stato occupato il liceo classico e linguistico Kant in piazza Zambeccari a Torpignattara. L’azione è avvenuta al termine di un’intensa settimana di mobilitazione in tutta la città contro la didattica a distanza, le politiche governative e le scelte del prefetto Piantedosi, dell’ufficio scolastico e della regione sul rientro delle superiori al 50% in presenza: doppia entrata, lezioni al sabato, penalizzazione della vita degli studenti. L’occupazione romana apre … Continua

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