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Diffamò sul giornale la giornalista Fabiana Marcolini: il Prefetto di Cremona Gagliardi condannato a pagare 1.000 euro di multa

L’attuale prefetto di Cremona, Vito Danilo Gagliardi, di 64 anni, è stato condannato a pagare 1.000 euro di multa per diffamazione a mezzo stampa ai danni di una giornalista veronese, Fabiana Marcolini, a causa di una lettera pubblicata dal quotidiano L’Arena, dove lavora la cronista che da anni si occupa dei più importanti casi di cronaca giudiziaria. La lamentela di Gagliardi (ex questore di Verona, poi di Cagliari) era apparsa nella rubrica della posta dei lettori, assumendo un particolare rilievo proprio per la carica rivestita da chi l’aveva scritta, che è stato anche questore a Varese e Venezia, nonché vicecommissario per il governo del Friuli-Venezia Giulia.

Il questore si riferiva ad alcuni risvolti relativi a un processo per malaffare che in riva all’Adige aveva fatto scalpore, l’arresto del vicesindaco Vito Giacino che aveva costretto l’amministratore locale alle dimissioni dalla giunta di Flavio Tosi. Nella lettera del marzo 2016 Gagliardi si riferiva a un articolo dal titolo La poliziotta racconta: per questa indagine mi hanno rovinata. Venivano riferiti i contenuti della deposizione in aula di una poliziotta che parlava delle indagini disciplinari aperte nei suoi confronti (sfociate in un trasferimento) da cui era uscita scagionata. Secondo il capo d’imputazione, il questore aveva definito l’articolo della Marcolini (che tirava in ballo in vertici della Questura, riportando la deposizione del testimone), una “narrazione fantasiosa e calunniosa” e le aveva “addebitato di aver pubblicato ‘frasi virgolettate presumibilmente tratte da verbalizzazioni processuali di una appartenente alla Polizia di Stato’”. Ma ciò che aveva spinto Fabiana Marcolini a presentare la querela era soprattutto l’accusa, contenuta nella lettera, “di essersi fatta ‘portavoce’ di soggetti intenzionati ‘a gettare ombra sull’operato del Questore Gagliardi’ e di aver in tal modo fatto ‘una cortesia’ a detti soggetti”.

Assistita dall’avvocato Paolo Maruzzo, la giornalista ha spiegato di aver soltanto esercitato il diritto di cronaca e di aver riferito correttamente i contenuti di un’udienza pubblica. Secondo Gagliardi, nell’articolo si adombrava “che il sottoscrivente avrebbe agito per influenzare le indagini di personale della Polizia di Stato in forza alla Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Verona”. Nella lettera ricordava che le competenze del questore riguardavano solo procedimenti disciplinari di poliziotti in servizio in Procura, non il merito delle loro inchieste.

La giornalista aveva replicato che le parole riferite tra virgolette erano la sintesi di “una testimonianza resa sotto giuramento davanti a un collegio (non quindi una chiacchiera da corridoio). Del contenuto, della sua veridicità in particolare, non rispondo io ma chi l’ha resa”. Aveva invitato Gagliardi a leggere tutto il carteggio disciplinare (di cui egli avrebbe dovuto essere a conoscenza) che aveva visto contrapposta la donna in divisa con i vertici della Questura.

Lo scontro tra il super-poliziotto e la giornalista è finito con una condanna, che conferma come Fabiana Marcolini abbia esercitato il diritto di cronaca. Il pubblico ministero Gennaro Ottaviano aveva chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione di Gagliardi, sostenendo che nel momento in cui scrisse la lettera pubblicata da L’Arena avrebbe dovuto essere consapevole del ruolo che rivestiva. Il giudice ha inflitto 1.000 euro di multa, oltre al pagamento delle spese e al risarcimento del danno. Gli avvocati difensori Massimo Pellicciotta e Paolo Siniscalchi di Milano hanno chiesto l’assoluzione.

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Cremona, donano all’ospedale il loro regalo di nozze: “50mila euro per macchinari e sedie. Il nostro gesto d’amore rallentato da burocrazia”

“Un gesto d’amore nei confronti della città di Cremona”. È con questo spirito che Annalisa Garlaschi e Giorgio Carotti, che fra tre settimane festeggeranno il secondo anno di matrimonio, hanno idealmente consegnato all’ospedale di Cremona il loro regalo di nozze. Cinquantamila euro, raccolti con la lista pre-matrimoniale, donati da amici e parenti che avevano partecipato allo sposalizio, avvenuto a marzo di due anni fa nella chiesa di San Michele, a pochi passi dal centro città.

“Un’operazione nata allora – racconta Giorgio Carotti, cremonese, che di lavoro fa l’apicoltore – Un’idea maturata prima ancora di sposarci, condivisa con gli invitati che si sono detti subito contenti condividendo appieno il nostro progetto”. Poi burocrazia e pandemia hanno ritardato le procedure. Ma nei mesi di marzo e aprile scorsi, quindi un anno dopo il matrimonio, i 50mila euro si sono “trasformati” in attrezzature e macchinari per il laboratorio di analisi e il Centro emostasi e trombosi delle struttura ospedaliera cittadina. “Un reparto che pochi conoscono, ma di grande utilità poiché tutti i cittadini, direttamente o indirettamente, lo utilizzano”, dice ancora Carotti.

“I due freezer a -80 gradi acquistati con la donazione degli sposi – spiega il direttore del centro di analisi Sophie Testa – costano dai 15 ai 18mila euro. Pensati per conservare campioni biologici sono stati utilizzati per tenere le migliaia di tamponi positivi processati per ritestarli e valutarli in relazioni alle varianti del Covid che si stanno diffondendo nel Paese”. Un ‘banale’ frigorifero, aggiunge la dottoressa, “che diventa un mezzo indispensabile per chi lavora in laboratorio”. Inoltre sono stati acquistati, con la donazione della coppia, banchi da lavoro per il reparto e sedie. “Le sedie? Quelle che avevano qui ‘compiono’ 50 anni. È bene che Draghi e Fontana lo sappiano”.

E così, seppur l’idea ai due giovani è arrivata in epoca pre-Covid, “col senno di poi posso dire che tutto ciò è servito a contribuire al sostegno di una città che l’anno scorso, nella prima parte della pandemia, ha sofferto tantissimo e ha pagato un alto prezzo in termine di vittime”, afferma Garlaschi, farmacista pavese. Il punto di contatto tra gli sposi e il laboratorio di analisi è stato l’Aipa, l’Associazione italiana pazienti anticoagulati, di cui Testa è responsabile scientifico. “Questa è Cremona – ha commentato Walter Montini, presidente Aipa Cremona – Siamo contenti di aver contribuito alla realizzazione del desiderio dei giovani sposi. L’auspicio è quello di poter tornare presto a svolgere le attività di volontariato anche in presenza dentro l’ospedale”.

Garlaschi spiega: “Molte persone in questi giorni ci fanno gli auguri pensando che siamo sposati adesso, invece è successo due anni fa, ma oggi ci sembra di rivivere con grande emozione quel giorno”. “Una cosa del genere non l’ho mai vista – ha detto il direttore generale dell’ospedale, Giuseppe Rossi – Cremona continua a sorprendermi per la grande generosità dei cittadini e delle associazioni di volontariato. Quello di Giorgio e Annalisa è un gesto bellissimo. Mettere a disposizione della comunità uno dei momenti più belli della loro vita, ossia il matrimonio, ci ha davvero sorpresi”.

Da quando è scatta l’emergenza Covid, tra singole persone, associazioni e gruppi di cittadini, è stato raccolto per l’ospedale l’equivalente di 3,5 milioni di euro, tra donazioni in denaro, dispositivi di protezione, tablet per videochiamate tra pazienti e famigliari e generi alimentari. “Alcune persone – conclude Rossi – ci hanno portato 50 euro direttamente a mano. Tutte manifestazioni del grande affetto dei cremonesi per il loro ospedale”.

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Cremona, party abusivo di fine anno diventa focolaio: 43 contagiati. La sindaca: “Fare i furbi danneggia tutti”

Una festa vietata. Un veglione anticipato al 29 dicembre, così da eludere le regole più stringenti in vigore il 31 e il primo gennaio. Risultato: un focolaio che conta ad oggi 43 contagiati dal Covid, tra famigliari e amici di chi aveva partecipato alla serata, e una vittima. Succede a Castelverde, paese di quasi 6mila abitanti alle porte di Cremona. “L’episodio della festa a Marzalengo (frazione di Castelverde, ndr), che, tra l’altro, da fonti certe, non è stato un caso isolato – commenta la sindaca Graziella Locci – dimostra come per qualcuno non ci sia ancora la piena consapevolezza di ciò che stiamo vivendo. Il desiderio di aggregazione e di trasgredire le regole in questo caso altera la percezione della realtà. Per alcuni non è chiaro che fare i furbi, adesso, danneggia tutti”. Dice ancora Locci: “In paese girava voce che qualcuno criticasse chi si era recato a fare il tampone per verificare la positività”.

I positivi al coronavirus dopo il party ‘abusivo’ erano inizialmente erano due. Poi si è registrata una sorta di prima ondata, e gli infettati sono passati a 29 in due settimane. Di seguito una seconda tranche di positivi, con il cluster che si allarga fino ad arrivare a 43 contagiati. A questo, sottolinea la sindaca, “si aggiungono segnalazioni di persone che non rispetterebbero la quarantena”. Tuttavia Locci spera “che questo spiacevole episodio sia da monito per tutti i cittadini. È faticoso rinunciare ai momenti di aggregazione – pranzi e cene in compagnia, aperitivi, giochi per i bambini – ma dobbiamo farlo per il bene di tutti e in particolare della nostra comunità”. Se ognuno di noi non si assume le proprie responsabilità, “non usciremo mai da questa pandemia”. Quanto avvenuto a fine dicembre ha anche contribuito a muovere false accuse a persone che in realtà non hanno partecipato alla festa. “Un ragazzo si è rivolto a me sentendosi accusato per un lutto avvenuto in famiglia – continua la sindaca -. Il nonno, con patologie pregresse, è morto dopo essersi contagiato, ma il giovane non solo non aveva preso parte alla serata ma era negativo al tampone”.

Sul rispetto delle norme e in merito all’osservanza dei divieti, il Comune in questi mesi ha sempre sollecitato e responsabilizzato la cittadinanza. E tante sono state le iniziative messe in campo al fine di dare un aiuto a chi è in difficoltà. Prime fra tutte: i volontari del paese messi a disposizione per l’acquisto di farmaci e generi di prima necessità e i mezzi dell’amministrazione comunale dedicati a trasportare i malati che necessitavano di visite o esami presso l’ospedale di Cremona.

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Uccise la figlia di due anni a coltellate per vendicarsi della compagna, condannato all’ergastolo

Kouao Jacob Danho, il 38enne ivoriano che il 22 giugno del 2019, a Cremona, uccise a coltellate sua figlia Gloria, di appena due anni, è stato condannato all’ergastolo. Esclusa la premeditazione, la Corte d’assise ha riconosciuto per lui le aggravanti del vincolo parentale e dell’aver agito per motivi abietti e futili. I giudici hanno quindi in parte accolto la richiesta del pm Vitina Pinto, disponendo per la madre ed ex compagna di Danho un risarcimento danni di 100mila euro come provvisionale.

“È una sentenza giusta, che riconosce il reale svolgimento dei fatti e la responsabilità dell’imputato per un crimine efferato. Leggeremo la motivazione per capire come mai abbiano escluso la premeditazione”, ha commentato l’avvocato dell’ex compagna di Danho, appena letta la sentenza. “Per quanto lui sia stato condannato all’ergastolo, ha aggiunto, la condanna non riporta a mamma Isabelle la sua bambina”. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni. “Sotto il profilo giuridico è prematura ogni valutazione”, conclude il legale.

L’omicidio risale al giugno 2019, quando nel suo appartamento in via Massarotti, poco distante da Cremona, l’uomo colpì sua figlia con il coltello, ferendola al fegato e a un polmone. Un delitto compiuto da Danho per far pagare all’ex compagna, Isabelle, la scelta di averlo lasciato. Il medico legale, Margherita Fornaciari, sentita come testimone nell’ottobre 2019, aveva dichiarato che la piccola Gloria si sarebbe potuta salvare, dal momento che le ferite inferte dal padre non erano mortali: “Se soccorsa in tempo, aveva detto Fornaciari, le probabilità di sopravvivenza sarebbero state elevatissime”. Dopo aver ucciso la figlia, Danho si era a sua volta accoltellato, ma i tagli auto inferti erano rimasti a livello superficiale.

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Kitikaka (incursioni version) – Siamo tutti grigiorossi: nostro sms vaticinante in diretta tv e pareggio immediato della Cremonese

Alviero Chiorri (con chioma alla Baglioni) dove sei? Attilio Lombardo (senza chioma alla Baglioni) ancora nascosto nel borsone di Mancini? Gustavo Abel Dezotti, madre de dios, donde estas? Gustavo Neffa, “tu e la tua signorina” dove vi siete nascosti? La Cremonese ha bisogno di un Thor, di un Iron Man o banalmente di un Enzo Ceccotti e voi niente? Segreteria telefonica? Utente non raggiungibile? Roba da matti. I grigiorossi boccheggiano là sotto all’ultimo posto della serie B e nessuno a dare una mano. Ingrati. Ed è con patemi d’animo inenarrabili che ci colleghiamo a Diretta Grigiorossa su Cremona 1 appena dopo il gol del vantaggio della Reggiana. Saranno passati nemmeno venti minuti di partita. Cremonese già sotto e film già visto.

Quello in cui l’Hannibal Lecter di turno degusta uno spezzatino di Bisoli con del buon Chianti. Lo 0 nella colonnina delle vittorie dopo otto partite fa sudare freddo fin dalla periferia di Porcellasco. Il parterre de roi della diretta tv, immerso in un horror vacui di sciarpe, bandiere, stendardi, gagliardetti è di qualità sopraffina ma con mascella piuttosto tiratina. Robi, l’inconfondibile telecronista mitraglia delle dirette domenicali, più che a sbobinare vhs degli avversari di turno, con quelle larghe occhiaie sembra aver passato più tempo a seguire le performance online di Adriana Chechik. Mattia, invece, con quella irsuta ma elegante presenza in scuro è appena uscito da una full immersion teatrale con l’attore Ruggero De Lollis. Poi, ovvio, c’è Mario: non quello di Ligabue, che poi non è geograficamente lontanissimo da Cremona, ma un sempiterno maturo signore, un saggio ex calciatore, ex dirigente, ex panchinaro, ex portaborracce, ex raccattapalle che non riconosciamo (mai un sottopancia, diamine, l’Italia e Kitikaka vi guardano). Infine in bianco vestito tal Stefano che invita tutti a “volare basso”, in attesa che riaprano i bar per l’aperitivo, che poi si scopre, durante il pomeriggio, essere un avvocato.

Inciso: Kitikaka ve lo ricorda da tempo. Un avvocato nelle trasmissione sportive non manca mai, ma soprattutto, direbbe Sandro Sabatini: perché? A condurre il manipolo ardimentoso però c’è lei: Eleonora Busi. Faro nella nebbia padana, appiglio sentimentale per i “maigoduti” grigiorossi, sostegno sovraumano per il tifo cremonese, italiano, europeo, transcontinentale e perfino dei rettiliani di Plutone. Busi vive la diretta della partita da tifosa appassionata e sincera. Trespolo pariettiano sì, ma commento fulminante e humor sottilissimo da vendere. Un ospite si perde nelle solite banalità e lei: “Senti, ma parliamo di tattica: da un 3-5-2 a …”. Qualche spettatore osa incrociare le dita: “Non è con la scaramanzia che si vincono le partite”. Rispetto alla faticosa manovra dei propri paladini riprende un termine gentile di un ospite: “Ecco, imballati mi è piaciuto… proprio come i bancali”. Un difensore della Reggiana blocca l’ennesimo corner degli scarsissimi undici grigiorossi: “Certo che se ti stoppa un corner con il petto … scusate eh?”. Insomma nella Diretta Grigiorossa conduce lei e poche storie. L’unico problema rimane l’emozione.

Non ai livelli di Tiziano Crudeli o Idris Sanneh, ma ad ogni assalto verso la porta della Reggiana, il salottino avvolto nei sacri lenzuoli al torrone trema come a Messina nel 1908. Tutto inutile, però. Troppa grazia Sant’Omobono. Valzania e Castagnetti si arrabattano come matti ma concorrono ad honorem tra i fenomeni parastatali della Gialappa’s. Ciofani nemmeno con la mano de dios la mette dentro. Eleonora, Robi, Stefano, Mario&Co. sono oramai stremati. L’ennesima sconfitta di un campionato avaro di soddisfazioni. Nemmeno il tempo di capire se dal pranzo sono rimasti dei marubini nella pentola che arrivano davvero i supereroi. Black Panther? Batman (quello con la panza della serie tv)? Ibrahimovic modello travet della bassa padana (alle 15 in grigio rosso allo Zini, alle 18 rossonero a San Siro)? No. Kitikaka sfodera il pendolino di Maurizio Mosca che viene custodito gelosamente tra un toupee verde di Biscardi (se li tingeva, capito?) e una giacca di panno con chiazze avaiate color malva bruciata, marrone cannella e giallo pompelmo argentino di Mughini. Ebbene la sentenza è: la Cremonese pareggerà con Strizzolo (con rigoroso accento da cucinotto/bagno sulla prima O). Tempo di inviare un WhatsApp al numero della trasmissione datato ore 16e40 che alle 16.45 Strizzolo segna. Kitikaka formato palla di cristallo si offre per squadre in difficoltà. Ma Eleonora, invece di ringraziarci in diretta, severa ma giusta, decide di usare la bacchetta: “Va bene il pareggio ma non dimentichiamoci come è andato il match”.

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“Uccise la sua amante Manuela Bailo e nascose il cadavere”: Fabrizio Pasini condannato a 16 anni anche in appello

L’aveva sgozzata e poi si era disfatto del corpo, gettandolo in una fossa di liquami nella campagna della provincia di Cremona. Per tre giorni aveva mandato messaggi dal cellulare di lei, per non destare sospetti. Poi era partito per le vacanze al mare con moglie e figli per due settimane in Sardegna. Oggi la Corte d’appello di Brescia ha confermato la condanna a 16 anni di carcere per Fabrizio Pasini, l’ex sindacalista accusato di aver ucciso la collega e amante Manuela Bailo nell’estate del 2018.

La Procura generale oggi ha chiesto la condanna a 30 anni, contestando anche l’aggravante della premeditazione, ma la Corte d’appello non ha accolto la richiesta, confermando la condanna. Pasini era stato già stato condannato alla stessa pena in primo grado con rito abbreviato, quindi con sconto della pena di un terzo, dal giudice per l’udienza preliminare, che non avevano ritenuto che l’omicidio fosse stato premeditato. Per l’occultamento di cadavere il giudice aveva aggiunto alle pena 6 mesi.

Dopo la sentenza di primo grado molte associazioni femministe avevano criticato la pena, giudicata troppo lieve per l’efferatezza del femminicidio commesso da Pasini. L’uomo è stato condannato anche a risarcire la famiglia Bailo e la Uil, sindacato per il quale vittima e assassino lavoravano. “Due giorni fa è stata la giornata per l’eliminazione della violenza contro la donna e poi arrivano sentenze di condanne a 16 anni per omicidio. È inaccettabile. Come si fa a dire ad una donna di andare a denunciare?”, si sfoga dopo la sentenza Arianna Bailo, la sorella della 35enne bresciana assassinata.

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“Assembramenti per il tampone all’ospedale di Crema, vi sembra normale?”: la video-denuncia del consigliere regionale M5s

Assembramento all’ospedale di Crema durante l’effettuazione dei tamponi. Sia all’esterno sia all’interno del tendone-ambulatorio adibito allo screening si sono registrate lunghe file in mattinata. È senza parole il consigliere regionale del M5s, Marco Degli Angeli, per il “forte disservizio” subito da chi è costretto a fare il tampone nel nosocomio cremasco. Il maggior numero di persone in fila si è registrato alle 10.30. Ci è voluta addirittura la polizia locale per sedare gli animi, con persone in attesa da ore, ed evitare che la situazione degenerasse. “Un cittadino – racconta Degli Angeli, che ha diffuso un video su quanto è successo – ha segnalato che il suo biglietto era il numero 494, ma dopo oltre un’ora dal suo appuntamento aveva ancora 50 persone davanti”. E conclude, l’esponente pentastellato: “Se da giugno ad oggi questo è il modo in cui le nostre Asst si sono preparate alla seconda ondata, siamo davvero sull’orlo del precipizio”.

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Investe un cinghiale sulla strada, 21enne muore in un incidente d’auto a Cremona

È morta nella notte all’ospedale di Cremona, a causa di un incidente in auto dopo il probabile scontro con un cinghiale, la 21enne Lucrezia Minnilli. Martedì 20 ottobre la giovane stava percorrendo insieme al suo fidanzato la provinciale 85 alla guida di una Toyota Yaris, quando ha perso il controllo dell’auto. L’ipotesi degli inquirenti è che la vettura abbia colpito un cinghiale presente sulla strada.

La carcassa dell’animale è stata infatti ritrovata in un campo a fianco della carreggiata, percorsa dalla coppia per arrivare da Torricella del Pizzo a Scandolara Ravara, con vicino un pezzo del paraurti dell’utilitaria. Lo stesso fidanzato della ragazza, ricoverato con ferite lievi, aveva detto ai primi soccorritori di aver visto un’ombra e sentito un impatto, prima che Lucrezia perdesse il controllo della sua macchina. La zona teatro dell’incidente è da tempo popolata da numerosi esemplari di cinghiali, che trovano nella golena del Po il loro habitat naturale ma che poi si spostano, provocando danni alle culture e questa volta, stando almeno all’ipotesi più accreditata, causando anche il tragico incidente.

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Tra via libera nel Dpcm e stop della Regione Lombardia: il paradosso Casalese, squadra costretta a giocare solo le partite in trasferta

Una squadra di calcio costretta a disputare solo le partite in trasferta, senza la possibilità di allenarsi nei propri impianti. Almeno per le prossime cinque settimane. Per ogni appassionato, una possibilità del genere va oltre qualsiasi regola o prassi. Ma in tempi di Covid, provvedimenti governativi e ordinanze locali è successo anche questo. È il caso della Casalese, squadra di prima categoria lombarda in provincia di Cremona che gioca e si allena a Casalmaggiore, in una zona di confine con l’Emilia-Romagna.

Quello che a uno sguardo iniziale può apparire come un errore non è altro che il frutto di un cortocircuito generato dall’ultimo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dall’ordinanza restrittiva del governatore lombardo, Attilio Fontana. Se nell’ultimo testo siglato dal premier anche gli sport di contatto, sia a livello professionistico che dilettantistico, con l’esclusione dei campionati provinciali, possono continuare a svolgere la loro attività rispettando i protocolli di sicurezza imposti dal governo, da Palazzo Lombardia è arrivato lo stop per “tutte le gare, le competizioni e le altre attività, anche di allenamento, degli sport di contatto, svolti a livello regionale o locale, sia agonistico che di base, dalle associazioni e società dilettantistiche”.

Per tutti i club che disputano le gare all’interno della Lombardia questo si traduce in uno stop al campionato, ma per la Casalese, che calcisticamente parlando afferisce al comitato dell’Emilia Romagna, non è così: lì i match e gli allenamenti vanno avanti regolarmente, ma basta percorrere qualche chilometro più a nord, nel Casalasco, dove si trovano gli impianti del club, per in contrare le restrizioni della giunta leghista di Milano in vigore almeno fino al 6 novembre. “Il calcio dilettantistico sta diventando peggio del Comma 22”, dice a Ilfattoquotidiano.it Stefano Brambati, vicepresidente della squadra, citando il celebre romanzo di Joseph Heller.

Unica concessione per la Casalese: il nullaosta da parte del Comitato per giocare sempre in trasferta le prossime cinque giornate, con la possibilità di chiedere agli avversari l’inversione del terreno di gioco. Ma qualora l’altra squadra dicesse no, il Comitato non potrebbe mettere becco sulla questione. E comunque resta il problema degli allenamenti: “Per le sedute infrasettimanale – osserva Brambati – potremmo dover andare in provincia di Parma”.

Di “danno economico e sportivo” per il movimento dilettantistico lombardo parla Paolo Loschi, consigliere regionale del Comitato lombardo. “Ci sono persone all’assessorato allo Sport della Regione Lombardia che prendono decisioni senza interpellare il Comitato”, dice prima di snocciolare alcuni dati: “Il numero dei contagiati è minimo perché le squadre seguono scrupolosamente i protocolli anti-Covid. E le partite rinviate, a fronte di decine e decine disputate ogni settimana, è risibile. Si parla di una ventina di match non giocati su centinaia regolarmente andati in scena”.

C’è poi un altro aspetto del Casalasco che Brambati vuol sottolineare: mentre la Casalese potrebbe scendere in campo, la Martelli di Piadena, il Psg di San Giovanni in Croce e il Gussola, paesi che distano pochissimi chilometri da Casalmaggiore, non potranno disputare la gare di campionato in quanto tutte da giocare in Lombardia. Per dare l’idea del paradosso, il vicepresidente fa un esempio: “Quattro amici al bar, della stessa compagnia, che frequentano la stessa scuola, che usano lo stesso mezzo di trasporto pubblico per raggiungere l’istituto. Due sono meno bravi, calcisticamente parlando, e giocano nei campionati provinciali lombardi (ma adesso non possono giocare) e due sono talentuosi e militano invece nei Regionali della confinante Emilia-Romagna (e possono prendere parte ai match). Il problema della diffusione del contagio non esiste in questo caso? Che senso ha il limite alla sola attività calcistica se poi il resto delle giornate i ragazzi lo passano insieme?”.

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Covid, il primario Pan (ospedale Cremona): “Con questo trend situazione preoccupante, virus ora è più facilmente trasmissibile”

“La situazione di oggi in questo ospedale è cambiata, avevamo 4 malati quattordici giorni fa, ora 19. Si è quintuplicato il numero di degenti”, così, il direttore dell’Unità operativa delle Malattie Infettive dell’ospedale di Cremona, Angelo Pan, commenta l’incremento di casi di positività al coronavirus. “Se i balzi ogni giorno sono questi siamo in una situazione preoccupante“, aggiunge Pan, sottolineando che comunque, almeno a Cremona, le persone “si comportano bene, ma è perché tutti hanno avuto almeno un morto in famiglia”. “Il virus è meno violento? No – specifica Pan – il virus non si è indebolito anzi, è diventato capace di produrre più ‘punte’ è più ‘appiccicoso’ e quindi più facilmente trasmissibile”. Senza dimenticare, sottolinea, infine, che “il virus colpisce anche i più giovani. Abbiamo trasferito pochi giorni fa in terapia intensiva una persona di cinquant’anni che stava bene e senza nessuna patologia pregressa”.

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