Category Archives: Termini Imerese

Sequestrata a Roberto Ginatta (Blutec) una villa al Sestriere da 1,1 milioni: “Era intestata a una società schermo per ostacolare i pm”

Due settimane fa la Cassazione ha annullato il suo arresto con rinvio al tribunale del Riesame. Ora però per Roberto Ginatta, ex patron di Blutec, accusato di aver fatto sparire 16,5 milioni di finanziamenti pubblici destinati al rilancio del polo industriale sorto sulle ceneri dell’ex Fiat a Termini Imerese, arriva un nuovo sequestro preventivo. Riguarda la sua villa di lusso di Sestriere, nel cuore delle Alpi piemontesi, del valore di un milione e 100mila euro. Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Torino ed eseguito da finanzieri del Comando provinciale di Palermo. Secondo le indagini della guardia di finanza la villa di 400 metri quadri e 16 stanze sarebbe stata intestata ad una società schermo per ostacolare l’attività della magistratura.

Insieme a Cosimo Di Cursi, ex amministratore delegato di Blutec, Ginatta è accusato di malversazione a danno dello Stato per aver distratto i finanziamenti pubblici, erogati a titolo di anticipazione da Invitalia spa (per conto del Ministero dello Sviluppo), per sostenere il programma di riconversione e riqualificazione del polo industriale di Termini Imerese, finalizzato alla realizzazione di una nuova unità produttiva presso gli stabilimenti già di proprietà di Fca.

Il provvedimento rappresenta il prosieguo dell’indagine della procura di Termini Imerese che il 12 marzo 2019 portò ai domiciliari Ginatta e Di Cursi. Dopo alcuni giorni il Riesame annullò quelle misure cautelari e riconobbe l’incompetenza territoriale della procura di Termini Imerese in favore di quella torinese. A giugno il nuovo arresto, con i domiciliari per il figlio Matteo Orlando Ginatta e Giovanna Desiderato, per le accuse di bancarotta e riciclaggio che portarono al sequestro della holding Mog. La quale, nell’ultimo bilancio, aveva iscritto partecipazioni per oltre otto milioni di euro, di proprietà di Matteo Orlando e formalmente amministrata da Desiderato, che controlla indirettamente la Alcar Industrie srl. Sequestrate anche quote societarie e disponibilità finanziarie per circa quattro milioni di euro.

L’articolo Sequestrata a Roberto Ginatta (Blutec) una villa al Sestriere da 1,1 milioni: “Era intestata a una società schermo per ostacolare i pm” proviene da Il Fatto Quotidiano.

La Cassazione annulla l’arresto di Roberto Ginatta (Blutec) accusato di aver distratto fondi destinati al rilancio di Termini Imerese

La Corte di Cassazione ha annullato, con rinvio al tribunale del Riesame, l’ordinanza di custodia cautelare per l’ex patron di Blutec e poi di Metec Roberto Ginatta, l’imprenditore torinese di 74 anni tornato agli arresti dallo scorso giugno su richiesta della procura di Torino per una presunta malversazione da 16 milioni di euro. Per l’accusa aveva intascato i finanziamenti che Invitalia aveva concesso alla società per rilanciare l’impianto automobilistico ex Fiat di Termini Imerese. Toccherà ora a un nuovo tribunale del Riesame rivalutare la richiesta degli avvocati di Ginatta. Le motivazioni della Cassazione si dovrebbero conoscere tra una decina di giorni.

Il suo avvocato Michele Briamonte, dello studio Grande Stevens, si è detto “sollevato che la Corte di Cassazione abbia annullato con rinvio alla Corte territoriale di Torino la misura cautelare di restrizione della libertà del nostro assistito che si trova in carcere, a 74 anni, da giugno scorso nonostante le richieste concorrenti di accusa e difesa per una mitigazione o revoca della misura”.

L’articolo La Cassazione annulla l’arresto di Roberto Ginatta (Blutec) accusato di aver distratto fondi destinati al rilancio di Termini Imerese proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ex Termini Imerese, inchiesta su Blutec: nuovo sequestro da 16 milioni. Anche il 100% delle azioni della capogruppo Metec

Sedici milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Palermo nell’ambito dell’indagine sulla Blutec, la società che ha rilevato lo stabilimento ex Fiat di Termini Imerese. Il decreto di sequestro riguarda anche il 100% delle azioni della Metec spa, capogruppo di proprietà dell’indagato Roberto Ginatta. La Metec è una storica azienda del settore della produzione di componentistica automotive, nata dall’acquisizione del gruppo Stola. La holding controlla, oltre alla Blutec, anche di altre società attiva nel settore e con stabilimenti in diverse regioni italiane.

Ginatta, insieme a Cosimo Di Cursi, è accusato dalla procura di Torino di aver distratto ingenti finanziamenti pubblici, erogati tramite Invitalia per conto del ministero dello Sviluppo Economico, per sostenere il programma di sviluppo finalizzato alla riconversione e riqualificazione del polo industriale di Termini Imerese, che prevedeva la realizzazione di una nuova unità produttiva negli stabilimenti che furono di Fca.

A luglio, nell’ambito della stessa inchiesta, erano stati posti sotto sequestro disponibilità finanziarie e beni di varia natura riconducibili alla Blutec e agli indagati per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro, nonché il 15% circa delle azioni della Metec, il cui valore era stato stimato in 10 milioni di euro. Ma quei soldi – come aveva raccontato ilfattoquotidiano.it nel gennaio 2018 – sarebbero stati utilizzati per altro.

Una più complessa attività di stima, che ha tenuto conto, in particolare, della notevole esposizione debitoria della controllata Blutec spa, ha concluso che l’effettivo valore dell’intera Metec spa si aggiri sui 9,4 milioni di euro. Per questo è stato dunque necessario sottoporre a sequestro l’intero capitale sociale della Metec, che verrà a breve affidato dal gip a un amministratore per l’ordinario prosieguo dell’attività d’impresa.

“È inqualificabile l’inerzia del ministero dello Sviluppo economico, che ancora non riconvoca il tavolo di confronto con i sindacati”, dice Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, responsabile del settore auto, dopo il sequestro preventivo. “Nonostante i nostri ripetuti solleciti, il Mise – attacca Ficco – continua a far finta di nulla, forse sperando che sindacati e lavoratori si stanchino e che i riflettori della pubblica opinione si spengano. Ma un governo che non affronta i problemi non serve a niente e a nessuno”.

L’articolo Ex Termini Imerese, inchiesta su Blutec: nuovo sequestro da 16 milioni. Anche il 100% delle azioni della capogruppo Metec proviene da Il Fatto Quotidiano.

Blutec, gip di Torino “rinnova” il sequestro da 16 milioni per malversazione

I finanzieri della Guardia di Finanza di Palermo, nell’ambito di indagini prima coordinate dalla Procura della di Termini Imerese e trasferite, per competenza territoriale, a Torino, hanno dato esecuzione ad un nuovo decreto di sequestro preventivo per 16 milioni di euro emesso dal gip di Torino nei confronti della Blutec spa, di Cosimo Di Cursi e Roberto Ginostra, già rispettivamente amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione della società. L’originario provvedimento di sequestro disposto dal gip di Termini Imerese era stato, infatti, annullato dal Tribunale del Riesame di Palermo perché non era stato disposto di procedersi preliminarmente sui rapporti intestati alla società e, solo in caso di incapienza, per equivalente sui beni mobili e immobili nella disponibilità degli indagati. Il Riesame aveva però pienamente convalidato i gravi indizi di colpevolezza rispetto alla malversazione, confermando il sequestro dell’intero compendio aziendale della Blutec spa, ad oggi ancora in amministrazione giudiziaria per rischio di reiterazione di analoghe condotte di reato.

Gli indagati sono accusati “di aver distratto ingenti finanziamenti pubblici, erogati per il tramite di Invitalia (per conto del ministero dello Sviluppo economico), per sostenere il programma di sviluppo finalizzato alla riconversione e riqualificazione del polo industriale di Termini Imerese (Palermo), che prevedeva la realizzazione di una nuova unità produttiva presso gli opifici della eximpresa FCA Italy S.p.A. per la produzione di componentistica automotive”. La Blutec spa, costituita nel 2014, con sede legale in Pescara ma sede decisionale effettiva a Rivoli (Torino), ha sottoscritto nel 2015 l’accordo di programma con i dicasteri dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la Regione Siciliana e il Comune di Termini, per un importo complessivo di circa 95 milioni di euro, chiedendo agevolazioni pubbliche per oltre 71 milioni di euro (67 milioni per finanziamento agevolato e 4 milioni a fondo perduto).

A partire dal dicembre 2016, sono stati erogati alla società circa 21 milioni a titolo di anticipazione, tutti provenienti dalla Regione Siciliana. Le indagini, svolte tramite l’ausilio di complessi riscontri finanziari, ispezioni, perquisizioni, di una consulenza tecnica e dell’assunzione di informazioni nei confronti di dipendenti e fornitori della Blutec, hanno consentito “di dimostrare che almeno 16 dei 21 milioni di contribuzioni pubbliche non sarebbero mai stati impiegati per i fini progettuali previsti, né restituiti a scadenza delle condizioni imposte per la realizzazione del progetto. Alcune spese sono state giudicate non ammissibili, in altri casi i fondi pubblici sono stati utilizzati per l’acquisto di beni (ad esempio software)impiegati a beneficio di altre unità produttive dell’azienda site fuori regione e non presso il polo industriale di Termini Imerese”. A tutt’oggi, nonostante la revoca del finanziamento intervenuta ad aprile del 2018 e la precedente attività di polizia giudiziaria svolta su delega della Procura di Termini Imerese, “le procedure di restituzione non sono state ancora avviate. Pertanto, grazie alla costante sinergia con Invitalia spa con cui la Guardia di Finanza collabora assiduamente in virtù di un protocollo d’intesa, è stato disposto dall’ente erogante il blocco definitivo dell’erogazione dei restanti 50 milioni di euro di fondi pubblici richiesti ma non ancora erogati”, dicono le Fiamme gialle. L

L’articolo Blutec, gip di Torino “rinnova” il sequestro da 16 milioni per malversazione proviene da Il Fatto Quotidiano.

Blutec, firmato l’accordo per prolungare fino a dicembre gli ammortizzatori sociali

Fino a 30 milioni dai ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, altri 12 stanziati dalla Regione Siciliana. Così verranno prolungati fino a dicembre gli ammortizzatori sociali per i 600 lavoratori dell’ex sito Fiat di Termini Imerese. I sindacati tirano così un respiro di sollievo al termine del nuovo tavolo di confronto sulla vertenza Blutec, commissariata il 12 marzo scorso dopo l’arresto (ai domiciliari) dei vertici. I circa 40 milioni messi a disposizione prolungano l’occupazione evitando il fallimento immediato ma su cui, dicono i sindacati ad una voce sola, “bisogna lavorare per trovare una soluzione con cui tutelare tutti gli stabilimenti del gruppi, e tutti i 1200 occupati”.

L’accordo consentirà al commissario giudiziale di avere il tempo necessario per poter presentare un piano su tutto il perimetro aziendale e cercare di individuare nuovi investitori. I commissari hanno scattato una fotografia di Blutec in questo momento: sono state ridotte da 1 milione a 350mila euro le perdite mensili del gruppo, gli stipendi sono stati regolarmente pagati così come sono stati recuperati i rapporti con i fornitori strategici e ripresi quelli con Fca, principale cliente del gruppo. È stata inoltre presentata anche una domanda di concordato ed è in preparazione il relativo piano che dovrà contemplare una soluzione per tutti gli stabilimenti che il gruppo ha in Italia. Sono già in corso peraltro, riferiscono ancora i sindacati, contatti con potenziali investitori, ma, mentre per alcuni siti è più facile la ricerca di acquirenti, per altri è certamente più complessa, a iniziare proprio dalla stabilimento di Termini Imerese. 

Da qui l’importanza di tutelare l’occupazione per poter proseguire nel concordato e la decisione della Regione Siciliana di farsi carico della copertura del 2019 utilizzando i fondi per le aree di crisi complessa, status riconosciuto a Termini Imerese mentre sono allo studio le coperture del biennio 2017/2018 essendo venuta meno, con l’arresto dei vertici di Blutec, la causale per i quali erano stati disposti.

Soddisfatta ma “vigile” la Fiom: “Auspichiamo che l’erogazione degli ammortizzatori sociali avvenga nel minor tempo possibile, tenendo presente che si tratta di lavoratori che da anni affrontano sacrifici economici. Inoltre cercheremo una soluzione per i 62 lavoratori dell’indotto esclusi dal primo gennaio dagli ammortizzatori sociali”, dicono Simone Marinelli, Fiom nazionale, e Roberto Mastrosimone, segretario generale della Fiom Sicilia. “Dopo l’atto di oggi è necessario utilizzare questo tempo per costruire un progetto concreto trovando una soluzione per la reindustrializzazione dello stabilimento siciliano, anche attraverso una interlocuzione con Fca”. 

“L’iter procedurale per completare l’operazione sarà complesso e dovrà vedere le parti collaborare in buona fede, ma quella individuata oggi appare come l’unica soluzione possibile per evitare il fallimento di Blutec che interromperebbe in modo definitivo il procedimento di reindustrializzaizone di Termini Imerese – ha detto invece Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm – e comunque travolgerebbe tutte le sette unità produttive dislocate fra Sicilia, Abruzzo, Basilicata e Piemonte”.

L’articolo Blutec, firmato l’accordo per prolungare fino a dicembre gli ammortizzatori sociali proviene da Il Fatto Quotidiano.

Palermo, violenze fisiche e psicologiche su bambini dell’asilo: sospese sei maestre

Urla, insulti, minacce e schiaffi erano all’ordine del giorno in un asilo di Collesano, in provincia di Palermo. Per questo sei insegnanti sono state sospese dall’insegnamento con l’accusa di maltrattamenti. Il giudice del tribunale di Termini Imerese le ha ritenute infatti responsabili di “numerosi e reiterati casi di maltrattamento e condotte vessatorie, materiali e morali” nei confronti dei propri alunni, bimbi di età compresa tra i 3 e i 6 anni. Tre delle maestre non potranno esercitare la professione per dodici mesi, le altre tre per nove mesi.

Le indagini, condotte dai Carabinieri, hanno preso il via a seguito di segnalazioni poi confermate da alcuni genitori. Gli investigatori hanno poi documentato sistematici e quotidiani atti di maltrattamento da parte delle maestre attraverso comportamenti vessatori, materiali e morali nei confronti dei bambini delle tre classi della scuola dell’infanzia di Collesano.

(Foto di archivio)

L’articolo Palermo, violenze fisiche e psicologiche su bambini dell’asilo: sospese sei maestre proviene da Il Fatto Quotidiano.

Blutec, gip Torino conferma il sequestro: “Investite risorse in attività speculative”

Dopo il trasferimento per competenza territoriale a Torino il giudice per le indagini preliminari del Tribunale piemontese conferma il sequestro di Blutec. Lo riporta il quotidiano LiveSicilia spiegando che la decisione del gip Rosanna Croce, emessa il 25 aprile ed eseguita il giorno successivo, ricalca il provvedimento del Termini Imerese sulla base delle indagini del Nucleo di polizia economica-finanziaria di Palermo.

Il reato contestato all’azienda, all’amministratore delegato Cosimo Di Cursi e al presidente del consiglio di amministrazione Roberto Ginatta è la malversazione ai danni dello Stato. Secondo le indagini non sarebbero stati spesi come da programma 16 dei 21 milioni milioni assegnati da Invitalia, l’agenzia per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa partecipata al 100% dal ministero dell’Economia, per il rilancio dell’ex fabbrica Fiat di Termini Imerese. Il finanziamento sarebbe stato sprecato, così sostiene l’accusa, fra spese non ammissibili, costi fantasma e strani movimenti bancari.

Il gip torinese scrive che Blutec, “ha investito una parte rilevante delle risorse pubbliche in private attività speculative, non riconducibili in alcun modo alla realizzazione del progetto oggetto del contratto di sviluppo relativo alla riqualificazione del polo industriale di Termini Imerese”. Ed ancora: “Ebbene, risulta in maniera univoca dalle emergenze istruttorie sopra richiamate, non solo che le opere oggetto del programma di sviluppo industriale ammesse al finanziamento non erano state ultimate, ma altresì che le somme erogate in conto anticipo non vennero destinate allo scopo, ma invece destinate ad utilizzi del tutto diversi, così come facilmente evincibile dalle verifiche condotte dalla stessa Invitalia“. Da qui il sequestro preventivo dell’azienda che prosegue la sua attività in amministrazione giudiziaria.

L’articolo Blutec, gip Torino conferma il sequestro: “Investite risorse in attività speculative” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Blutec, il Tribunale del riesame di Palermo annulla ordinanza per Ginatta: atti trasmessi alla procura di Torino

Il Tribunale del riesame di Palermo ha annullato le misure cautelari per malversazione inflitte dal gip di Termini Imerese nei confronti del presidente di Blutec Roberto Ginatta, liberato dagli arresti domiciliari. È stata anche riconosciuta l’incompetenza territoriale della Procura di Termini Imerese sollevata dai difensori dello Studio Grande Stevens, in favore della Procura di Torino.

La decisione del tribunale di Palermo “mette in luce le criticità delle iniziative precedentemente assunte nei confronti degli amministratori di Blutec” fanno sapere gli avvocati Michele Briamonte, per Blutec, e Nicola Menardo e Stefania Nubile per Roberto Ginatta, che ne “prendono atto con favore”. “Il dottor Ginatta è pronto a difendere con forza, avanti all’autorità giudiziaria competente, la legittimità dell’operato della società sul progetto di riqualificazione di Termini Imerese – aggiungono i legali – auspicando che i rilevanti sforzi sino ad oggi profusi per il rilancio del sito e dell’occupazione non siano vanificati dalle vicende occorse nelle ultime settimane”.

Secondo la procura di Palermo, che aveva chiesto e ottenuto la misura per Ginatta e l’ex ad Cosimo di Cursi – almeno 16 dei 21 milioni di euro di soldi pubblici versati alla Blutec, l’azienda che avrebbe dovuto gestire il rilancio dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese, sarebbero stati invece impiegati in altri impianti per l’acquisto di beni, come ad esempio un software. Lo scorso 12 marzo la Guardia di finanza aveva anche sequestrato, su ordine del gip, preventivamente proprio 16 milioni e 516 mila euro. Sigilli anche a tutti gli stabilimenti sparsi in Italia.

Il Tribunale esaminerà nei prossimi giorni anche la posizione di Cursi, anche lui ai domiciliari con l’accusa di malversazione ai danni dello Stato. Alla luce del provvedimento nei confronti di Ginatta, secondo quanto si apprende i legali del manager si attendono che la misura cautelare venga annullata anche nei suoi confronti. Gli avvocati, per i quali manca il requisito essenziale del ‘giudice naturale’, si attendono che il gip ne prenda atto emettendo i provvedimenti consequenziali.

Era ottobre quando la procura di Termini Imerese aveva aperto l’inchiesta sull’utilizzazione del finanziamento pubblico da circa 21 milioni di fondi regionali vincolati a precisi investimenti industriali mai realizzati, come aveva raccontato a gennaio 2018 ilfattoquotidiano.it. Secondo chi indagava i riscontri finanziari, le perquisizioni, una consulenza tecnica e l’assunzione di informazioni nei confronti di dipendenti e fornitori della Blutec hanno fatto emergere come i finanziamenti statali, attraverso Invitalia, per la riconversione di Termini Imerese non fossero in realtà mai stati impiegati per i fini progettuali previsti, né restituiti a scadenza delle condizioni imposte per la realizzazione del progetto (31 dicembre 2016, termine poi prorogato fino al 30 giugno 2018). A Ginatta e Di Cursi era stata notificata anche una misura interdittiva, per la durata di 12 mesi, che riguarda il divieto di esercitare imprese e uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

I fondi pubblici – come scritto dal fattoquotidiano.it – erano stati erogati nel 2016 attraverso Invitalia per rilanciare l’impianto era stato fermato nel dicembre 2011. Blutec se li era aggiudicati dopo che gli altri pretendenti alla successione di Fca erano caduti uno via l’altro in scia alle inchieste giudiziarie. E con l’impegno di riaprire l’impianto riassorbendo una parte del personale della fabbrica anche grazie alle commesse per produrre settemila motocicli elettrici di Poste Italiane e per elettrificare 7200 Doblò Fca in quattro anni. L’azienda aveva infatti presentato un piano di rilancio che prevedeva di reintegrare l’intera forza lavoro (694 persone) dell’impianto entro la fine di quest’anno, riportando in fabbrica 400 lavoratori già nel 2017. In realtà poi le cose sono andate diversamente. Dopo aver incassato i soldi pubblici, Blutec si è progressivamente rimangiata buona parte delle promesse fatte mandando avanti a singhiozzo il piano per assumere il personale e rilanciare il sito industriale.

L’articolo Blutec, il Tribunale del riesame di Palermo annulla ordinanza per Ginatta: atti trasmessi alla procura di Torino proviene da Il Fatto Quotidiano.

Termini Imerese, si dimette il sindaco Giunta. È indagato per voto di scambio e peculato

Il sindaco di Termini Imerese Francesco Giunta, eletto nel 2017 in una lista civica di centrodestra, si è dimesso dopo la notizia della chiusura indagini a carico suo e di altre 95 persone per voto di scambio alle elezioni regionali e comunali di due anni fa. Giunta è indagato anche per peculato in relazione a un presunto uso privato dell’auto di servizio del Comune. Un nuovo colpo per la città dopo gli arresti dei vertici della Blutec, la società che ha rilevato l’ex stabilimento Fiat.

“Come sapete nei giorni scorsi ho ricevuto insieme a 96 persone un avviso di garanzia. Ad oggi non ho avuto il tempo di acquisire la documentazione. Ho la coscienza a posto. Sono certo di dimostrare la mia estraneità dei fatti contestati”, ha detto annunciando le sue dimissioni nel corso di una diretta Facebook. “E mi sono dimesso con grande dolore visto che stavamo ottenendo ottimi risultati. Ma l’ho fatto perché così riuscirò meglio a difendermi da una serie di attacchi personali violenti di questi ultimi giorni. Devo ringraziare tutti gli assessori, i consiglieri comunali i dipendenti comunali per il lavoro svolto. Ho grandissimo rispetto per la magistratura sia quella inquirente che giudicante. Non è una frase fatta. Sono avvocato e tornerò a fare l’avvocato. Non sono mai stato duro negli attacchi”.

L’articolo Termini Imerese, si dimette il sindaco Giunta. È indagato per voto di scambio e peculato proviene da Il Fatto Quotidiano.

Termini Imerese, sette anni di cassa integrazione e imprenditori inaffidabili. Sull’altare del successo politico

Roberto Ginatta, con la sua Blutec, è riuscito in un’impresa formidabile. Mettere le mani sui fondi per il rilancio di Termini Imerese (1 miliardo di euro lo stanziamento complessivo pubblico-privato dell’accordo di programma del 2011) non era infatti riuscito a nessuno prima di lui. Gli altri pretendenti, da Simone Cimino a Massimo Di Risio, passando per Gianmario Rossignolo e i fratelli Ciccolella, si sono fermati prima di varcare il cancello dell’ex impianto siciliano della Fiat, complici guai vari e inchieste giudiziarie che sono piovute buona parte dei pretendenti prima che passassero dalle parole ai fatti.

L’imprenditore torinese che fu molto vicino a Umberto Agnelli ha avuto dalla sua una serie di circostanze per così dire fortunate. La prima è senz’altro la volontà politica del governo Renzi di chiudere l’annoso caso, insieme alle altre due T (Terni e Taranto) e di avere titolo per prorogare ancora una cassa integrazione talmente straordinaria che dura ininterrotta dal 2012 a oggi. Per un costo che due anni fa il Sole 24 Ore stimava in circa 400 milioni di euro. Senza contare il costo di consulenze, istruttorie e personale dedicato al caso. Il peccato originale si è portato dietro il resto, tanto che quando, a fine 2017, ilfattoquotidiano.it ha chiesto a Invitalia conto dei vistosi ritardi sul piano di rilancio dell’impianto, l’agenzia ha buttato acqua sul fuoco e il caso è deflagrato soltanto quattro mesi dopo. E ancora, come emerge dalle carte dell’ordinanza del Gip Stefania Gallì, Invitalia e il Mise hanno perso tempo nel il recupero del denaro pubblico affidato a Blutec rimpallandosi le responsabilità. “Blutec, a seguito della revoca delle agevolazioni, deliberata in data 10.04.2018, non aveva ancora restituito le somme percepite a titolo di quota conto anticipo del finanziamento”, hanno spiegato agli inquirenti i funzionari Invitalia Dante Amati e Massimo Bonanni. “Invitalia non aveva avviato le procedure di recupero giudiziario di quanto erogato in favore di Blutec nelle more della richiesta di autorizzazione al Mise ad un accordo di restituzione progressiva”, si legge nelle carte che spiegano come Blutec volesse presentare un nuovo piano, ma, non avendo restituito i soldi, avesse perso i requisiti necessari. Solo successivamente la dirigente del Mise Clelia Stigliano ha spiegato che “l’orientamento era quello di comunicare la mancata competenza in capo al Mise per il rilascio dell’autorizzazione richiesta, trattandosi di materia ricadente nella competenza gestionale affidata ad Invitalia”, per il denaro pubblico che intanto Ginatta utilizzava per giocare in Borsa. E che non “si sognava di usare a Termini Imerese”, come riferisce ancora agli inquirenti il consulente tecnico Giorgio Bocca.

E così il conto di Termini Imerese si fa sempre più salato. Sono infatti passati 10 anni da quando Sergio Marchionne ha decretato l’addio dell’impianto da parte della Fiat. L’ultimo modello assemblato a Termini Imerese, quello che avrebbe dovuto salvare la fabbrica, è stata la Lancia Ypsilon. I cancelli si sono poi chiusi a dicembre del 2011, anno in cui Torino, che tra il resto ha messo sul tavolo una ventina di milioni per accompagnare alla pensione circa 600 operai, è uscita dalla fabbrica che negli anni ’80 dava lavoro a 3.200 persone. Da allora la produzione non è mai realmente ripartita e lo Stato ci ha rimesso più di un centinaio di milioni in cassa integrazione, oltre ai 16 milioni (dei 21 milioni complessivi) versati alla Blutec. “Sono stati spesi soldi pubblici per risolvere una questione che in realtà non è mai stata risolta – ha spiegato il sindacalista Cub, Dionisio Masella – Dal disimpegno della Fiat c’è stata l’incessante necessità politica di raggiungere una soluzione che non è mai arrivata. La Fiat ha sempre preso soldi pubblici e poi è scappata. Lo ha fatto a Termini Imerese e anche ad Arese. I suoi eredi non sono stati da meno. Mi chiedo: ma dov’è lo Stato?”.

A conti fatti la riconversione di Termini Imerese non c’è mai stata, ma tutti i governi da Berlusconi a Monti, passando per Letta, Renzi e Gentiloni si sono sempre preoccupati di tamponare la crisi sociale. L’esecutivo giallo verde non ha fatto eccezione rinnovando per sei mesi (fino a giugno 2019) della cassa integrazione per i lavoratori dell’ex impianto Fiat con un emendamento nel decretone su quota 100 e reddito di cittadinanza. Denaro pubblico necessario a traghettare i lavoratori verso il reimpiego nella loro ex fabbrica. “Ma la verità è che oggi nell’impianto di Termini Imerese lavorano centotrenta persone che non hanno mai prodotto nulla”, ha precisato il segretario generale della Fiom-Cgil Sicilia, Roberto Mastrosimone. Eppure, solo una manciata di giorni fa, Blutec aveva promesso al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che avrebbe continuato ad assorbire gli ex dipendenti Fiat “per raggiungere la piena occupazione a fine 2019” come riferisce il verbale del Mise datato 5 marzo scorso.

Nella realtà dall’addio della Fiat, non c’è stata pace per Termini Imerese con i pretendenti che hanno bussato alla porta di Invitalia caduti uno dopo l’altro. La ragione? Forse si può trovare nelle parole, pronunciate nel novembre del 2009, dall’ex ad della Fiat, scomparso la scorsa estate: “Le condizioni di svantaggio competitivo e di difficoltà” strutturali continuano a rendere lo stabilimento “in perdita”. Non a caso, l’allora ministro Claudio Scajola prospettò un investimento pubblico da circa 500 milioni per realizzare nuove infrastrutture. Un’offerta che arrivava dopo quella di un paio di anni prima quando il governo aveva messo sul piatto un piano di rilancio con 1 miliardo e mezzo di investimenti che avrebbero dovuto generare sul territorio fino a 3mila assunzioni. La proposta di Scajola non sortì però l’effetto desiderato.

Fu così dopo 41 anni di produzione siciliana, Termini Imerese chiuse. Ai 1.536 ex dipendenti Fiat e alle oltre 700 imprese fornitrici non rimase altro che riporre le loro speranze in una carrellata di pretendenti, desiderosi di accaparrarsi l’impianto siciliano. A promettere soldi per rilanciare Termini Imerese arrivarono in molti: il finanziere Simone Cimino, all’epoca socio della Regione Sicilia di Salvatore Cuffaro nel fondo Cape, pronto a realizzare auto elettriche; la De Tomaso di Gian Mario Rossignolo che puntava a metter su una produzione di mini suv. E persino il vivaista pugliese Corrado Ciccolella che voleva realizzare serre fotovoltaiche. Tutti, per diverse ragioni, finiti ad affrontare guai giudiziari. Alla fine, l’impianto di Termini Imerese andò alla Dr Motors dell’imprenditore molisano Massimo Di Risio che chiese alla Fiat di pagare gli incentivi per accompagnare alla pensione 700 dipendenti.

“Con me Termini Imerese risorgerà”, esordì l’imprenditore molisano. Era il dicembre del 2011 e Di Risio era riuscito da aggiudicarsi lo stabilimento da Marchionne per un solo euro. A condizione di assumere i 1.500 operai della gestione Fiat. “Probabilmente con il loro modello produttivo la scelta di lasciare lo stabilimento era giusta – spiegò Di Risio -. Per noi è diverso: con un porto a un chilometro dallo stabilimento, e facendo arrivare il grosso dei componenti per mare, avremo un risparmio rispetto a ora che arrivano a Macchia d’Isernia sbarcando a Livorno e poi su gomma fino in Molise”. In realtà le cose sono andate diversamente e l’impresa di assumere tutti gli ex lavoratori Fiat si è rivelata impossibile. Soprattutto perché, mentre Di Risio veniva accolto al Mise come il salvatore di Termini Imerese, la Dr Motors non pagava da mesi gli stipendi ai suoi dipendenti. Poi ci furono  il fumo brasiliano targato Grifa e quindi fu il turno di Ginatta che venne letteralmente coinvolto nell’operazione dagli uomini del Mise.

E così le parole di Marchionne, che allora parvero una beffa, sembrano quasi profetiche: ”L’unico modo per risolvere il nodo Termini sarebbe spostare la Sicilia e metterla vicino a Piemonte o Lombardia. Se Lombardo è capace di fare questo, che Dio lo benedica”, disse nel dicembre del 2009, due anni prima della chiusura dello stabilimento. Non senza glissare sulla possibilità di ”mettere a disposizione” l’impianto siciliano anche a gruppi stranieri. “In Italia, da sempre, diversamente rispetto a tutti gli altri Paesi europei produce solo la Fiat – ha ricordato Mastrosimone – Anche se ormai è un’azienda americana”.

L’articolo Termini Imerese, sette anni di cassa integrazione e imprenditori inaffidabili. Sull’altare del successo politico proviene da Il Fatto Quotidiano.