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“Anche noi abbiamo un cuore”, il biglietto di scuse dei ladri che hanno restituito l’auto a una donna malata di sclerosi

Avevano rubato un’automobile dal parcheggio dell’ospedale di Venere di Carbonara (Bari), senza sapere che quella era una macchina attrezzata con carrozzina e pedana per il trasporto disabili, appartenente a una donna 56enne malata di sclerosi multipla. Per questo l’hanno “restituita” con un biglietto: “Anche noi abbiamo un cuore. Scusateci, non sapevamo della vostra patologia. Scusateci ancora”, firmato “i ladri”, era scritto sul foglietto lasciato sul sedile. L’auto è stata ritrovata dai carabinieri a Valenzano. Dopo il furto la figlia della donna, Rita Damiani, aveva lanciato un appello sui social: “Mettetevi una mano sul cuore e ridatecela”. Il messaggio è diventato virale arrivando fino ai ladri. A dare la notizia del ritrovamento è stata proprio la figlia: “Grazie a tutti per averci aiutati” ha scritto, allegando la foto del biglietto scritto dai ladri e trovato sul sedile.

“Quell’auto rappresenta le sue ali, le sue gambe, il suo unico mezzo di libertà – ha detto la figlia – Quando ce l’hanno rubata abbiamo voluto lanciare un appello perché è di primaria importanza per le esigenze di mia madre. E ai ladri che ce l’hanno restituita sono grata, ma resto amareggiata“. La macchina è stata rubata il 13 gennaio e dopo tre giorni è stata ritrovata a Valenzano. “I ladri l’hanno lasciata davanti al cancello di una villa – racconta la figlia – e il proprietario, quando se n’è accorto, ha chiamato i carabinieri che ci hanno avvertito”. Sul biglietto di scuse scritto dai ladri dice: “Abbiamo avuto reazioni diverse, mia sorella è rimasta molto colpita, io grata ma comunque amareggiata: la macchina è particolare e riconoscibile, dopo l’appello sui social non avrebbero potuto farci niente”. L’auto è stata trovata in buone condizioni, con gli unici danni al cilindretto che i ladri hanno forzato per metterla in modo e portarla via dopo il furto.

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Vaccini, da oggi al via le seconde dosi. Arcuri: “Da Pfizer 165mila dosi in meno. Distribuzione arbitraria, solo 6 Regioni senza tagli”

Sono 1.118.594 le persone che in Italia hanno ricevuto la prima dose di vaccino anti-Covid e partono oggi le somministrazioni delle seconde dosi. Ma la fase dei richiami comincia con l‘incertezza provocata da Pfizer, che venerdì 15 gennaio ha annunciato una temporanea riduzione delle fiale destinate al nostro Paese. Un taglio del 29%: “Nella prossima settimana a fronte delle 562.770 dosi previste, verranno consegnate 397.800 dosi“, spiega in una nota l’ufficio stampa del commissario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri. Inoltre, denuncia lo stesso commissario, “l’arbitraria distribuzione decisa dall’azienda, non condivisa né comunicata agli uffici del Commissario, produrrà un’asimmetria tra le singole Regioni, con una differente riduzione delle consegne e con sei Regioni che non subiranno alcuna riduzione”.

Il primo giro di boa, con l’iniezione della seconda dose per chi era stato vaccinato il 27 dicembre e nei giorni immediatamente successivi, comincia quindi con 164.970 dosi in meno che arriveranno dalla casa produttrice. Le Regioni hanno già messo da parte il 30% delle fiale, per evitare “buchi” nei richiami: l’Italia infatti segue la linea ufficiale della seconda somministrazione a 21 giorni di distanza dalla prima. La decisione di Pfizer, definita “arbitraria” da Arcuri, rischia però di creare ulteriori storture a livello territoriale. Sono solo 6 le Regioni che non subiranno tagli la prossima settimana: Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta. Sono tutte Regioni piccole che, a parte la Basilicata, hanno già iniettato più del 70% delle dosi finora consegnate (senza considerare la sesta dose per fiala).

L’azienda americana Pfizer, produttrice del primo vaccino anti Sars-CoV2 messo a punto con la tedesca BioNTech, assicura però che i disagi provocati dai tagli rientreranno in breve tempo. Intervistata dal Corriere della sera, Paivi Kerkola, ad di Pfizer Italia, prova a rassicurare: “Pfizer e BioNTech hanno sviluppato un piano che consentirà l’aumento della capacità produttiva in Europa e fornirà un numero significativamente maggiore di dosi nel secondo trimestre. Per raggiungere questo obiettivo, si è reso necessario apportare subito alcune modifiche ai processi di produzione. Di conseguenza, il nostro stabilimento di Puurs, in Belgio, subirà una temporanea riduzione del numero di dosi che saranno recapitate nella prossima settimana. Le consegne nell’Unione Europea torneranno regolari, come da programma, a partire dalla settimana del 25 gennaio, con un aumento a partire dalla settimana del 15 febbraio, consentendoci di consegnare le quantità di dosi di vaccino previste per il primo trimestre e un quantitativo nettamente superiore nel secondo trimestre”.

Intanto però i ritardi rischiano di incrinare il ritmo delle vaccinazioni in Italia, che inevitabilmente devono rallentare per evitare di non avere dosi a sufficienza per i richiami. Stando ai dati aggiornati alla sera del 16 gennaio, tutte le Regioni (tranne, per poco, la Calabria) aveva iniettato oltre la metà delle dosi finora ricevute. La Campania resta quella con la percentuale maggiore, seguita dalla Provincia di Bolzano che ha recuperato in una settimana il gap rispetto al resto del Paese. La Lombardia invece ha effettuato più somministrazioni in assoluto: 175.593. Negli ultimi giorni, però, a livello nazionale il numero totale di vaccinazioni giornaliere è diminuito, dopo aver sfiorato quota 100mila.

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Anziane morte nella casa di riposo, ancora ignota la fonte del monossido: la caldaia controllata dieci giorni fa

Sono proseguiti per tutta la giornata di sabato i rilievi dei carabinieri e dei vigili del fuoco del Nucleo nucleare, biologico, chimico e Radiologico nella casa di riposo Villa Diamanti di Lanuvio (Roma) dove ieri cinque ospiti, tra gli 80 e i 99 anni, sono state trovate senza vite e altre sette persone tra cui due operatori sanitari incoscienti e in gravissime condizioni. Gli strumenti dei pompieri – come riportano alcune testate – hanno sì rilevato la presenza del monossido di carbonio ma fino a sabato sera non era stata ancora individuata l’origine nell’impianto di riscaldamento, alimentato da una caldaia esterna che stando all’avvocato della titolare della struttura era stata controllata una decina di giorni fa. Per questo stamattina gli investigatori e i vigili del fuoco sono tornati nella struttura per capire.

Secondo il Corriere della Sera non è stata esclusa la presenza di altre fonti di calore, che però non sono state individuate. Quando i soccorsi sono arrivati sul posto – secondo quanto riporta La Repubblica – sono state trovate un paio di finestre aperte probabilmente spalancate dall’operatrice che è stata trovata sulle scale priva di sensi e che forse si era resa conto che qualcosa stava succedendo. Il pm di Velletri Giuseppe Travaglini, ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo plurimo e ha ordinato al Nas il sequestro della struttura, aperta con un’autorizzazione comunale. Gli investigatori hanno messo a verbale la testimonianza della titolare , Sabrina Monti, del marito e di un altro dipendente.

Poco prima delle 9 sono stati loro, preoccupati perché nessuno rispondeva al telefono, a precipitarsi nella villetta. Il sindaco di Lanuvio, Luigi Galieti, con la giunta comunale, ha proclamato il lutto cittadino: “Ci stringiamo alle famiglie delle vittime e nel rispetto delle indagini rimaniamo in attesa di capire dagli inquirenti cosa è accaduto”, scrive il sindaco in una nota. “Si tratta di un fatto gravissimo – spiega l’avvocato Daniele Bocciolini, legale della titolare – il nostro compito sarà quello di contribuire ad accertare, unitamente al lavoro degli inquirenti, le cause di questa tragedia. Ci vuole molta prudenza e cautela in questo momento anche nel rispetto delle vittime e dei loro familiari, ai quali va il mio pensiero. Allo stato non è possibile formulare ipotesi certe, essendo in corso accertamenti: non si possono escludere eventuali responsabilità di altro tipo. Mi riservo di nominare consulenti tecnici al fine di far luce“.

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Vaccino anti Covid, Liguria: “Seconda dose garantita a chi ha fatto la prima. Non mescoliamo vaccini e rispettiamo i tempi”

“Abbiamo un piano vaccinale che prevede che venga trattenuto il 30% per garantire la somministrazione della seconda dose nel caso in cui ci siano dei problemi sulle consegne. Altre regioni hanno usato usato le dosi in maggior percentuale e quindi in caso di scarsità delle dosi, potrebbero avere più problemi”. La responsabile ligure della logistica dei vaccini per il Covid, Barbara Rebesco, non sembra particolarmente preoccupata dai tentennamenti di Pfizer sulle prossime consegne. Tanto più che, ricorda, c’è anche la famosa sesta dose.

“Si, il combinato disposto di questi due elementi ci dà garanzia che noi potremo comunque assicurare la seconda dose. Chiaramente per quanto riguarda l’inizio delle nuove prime dosi dobbiamo verificare se i quantitativi complessivi autorizzati verranno confermati. Altrimenti dovremo rivedere il programma per quanto riguarda le prima dosi”, spiega a ilfattoquotidiano.it. “In altre parole se avessimo conferma della riduzione delle consegne, che al momento formalmente non c’è, abbiamo il nostro tesoretto e garantiamo la seconda dose a chi ha fatto la prima. Siamo poi pronti a rimodulare il piano successivo a seconda delle informazioni certe che riceveremo. Ma la rimodulazione, se ci fosse, sarebbe esclusivamente sulle prime dosi”.

“È un puzzle molto dinamico”, commenta Rebesco, confortata anche dall’imminente arrivo del vaccino di Moderna che Genova attende per il 25 gennaio. Quindi se aveste delle difficoltà con le vaccinazioni per esempio del 24, recuperereste l’indomani con Moderna? “Esatto e nessuno prenderà la prima dose senza la garanzia della seconda. Assolutamente. E non andremo certo a mescolare vaccini diversi tra la prima e la seconda dose: è vietatissimo. Inoltre non abbiamo indicazione di andare oltre la terza settimana per la seconda somministrazione”, chiarisce.

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Misure anti-Covid: da oggi Lombardia e Sicilia in area rossa, 12 regioni in arancione. Bar, negozi e spostamenti: le regole zona per zona

L’Italia si tinge di arancione. Da oggi, domenica 17 gennaio, diventano 12 le regioni in cui sono in vigore le restrizioni previste per la fascia intermedia. Va peggio a Sicilia e Lombardia che finiscono in area rossa, mentre soltanto 5 regioni restano in giallo, oltre alla Provincia di Trento. Per gran parte del Paese significa diffuse chiusure di attività commerciali, autocertificazioni per gli spostamenti, coprifuoco dalle 22 alle 5, asporto dai bar solo fino alle 18. Nelle zone gialle invece nei giorni feriali riapriranno i musei con accessi contingentati. Ma anche un’altra novità comunicata sabato da Palazzo Chigi: non c’è più il divieto di spostamento verso le seconde case fuori-regione, purché a muoversi sia soltanto il nucleo familiare.

“Le ordinanze sono costruite sulla base di dati oggettivi e indirizzi scientifici”, ha ricordato il ministro della Salute, Roberto Speranza. “Hanno la finalità di contenere il contagio in una fase espansiva dell’epidemia. Per questo rispettarle è decisivo se non si vuol perdere il controllo del contagio”, ha ricordato, replicando alle polemiche del governatore Attilio Fontana che annuncia ricorso al Tar. Il terzo territorio in zona rossa è la Provincia di Bolzano, che però ha deciso – in virtù della sua autonomia – di non inasprire le limitazioni attualmente in vigore. A fare compagnia in area arancione a Calabria, Emilia-Romagna e Veneto (già nella fascia da una settimana, secondo le verifiche sul precedente monitoraggio) sono ora anche Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle D’Aosta.

Eventuali allentamenti, per rosse e arancioni, non avverranno a breve: le Regioni appena ‘declassate’ nelle zone più restrittive non potranno comunque accedere a fasce più permissive prima di due settimane. In generale in tutto il Paese gli ultimi provvedimenti, tra il decreto e il Dpcm, impongono fino al 15 febbraio il divieto di spostarsi tra Regioni. Fino al 5 marzo, invece, è previsto il coprifuoco dalle 22 alle 5 del giorno dopo e il divieto della vendita ad asporto di bevande dalle 18. Restano chiuse palestre e piscine mentre i ragazzi delle scuole superiori delle Regioni gialle e arancioni torneranno a scuola lunedì almeno al 50% della presenza. Ma non in tutta Italia: sono numerosi i governatori che hanno scelto di aspettare. È consentito ricevere a casa propria non più di due persone, una sola volta al giorno. Sul fronte dei viaggi, non sarà prevista la quarantena per chi arriva dall’Ue perché basterà un tampone rapido fatto nelle 48 ore precedenti.

Ecco le principali regole area per area
Zona rossa
(Lombardia e Sicilia)
SPOSTAMENTI – Vietato ogni spostamento anche all’interno dei comuni, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Si può andare una sola volta al giorno nel proprio comune, tra le 5 e le 22, a casa di amici e parenti massimo in due (non si contano minori di 14 anni e persone disabili o non autosufficienti conviventi). Per i comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, le visite sono consentite per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia.
NEGOZI – Stop alle attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità. Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari, prodotti agricoli e florovivaistici. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie. Sono aperti anche parrucchieri e barbieri, lavanderie, ferramenta, ottici, fiorai, librerie, cartolerie, informatica, negozi di abbigliamento per bambini e di giocattoli, profumerie, pompe funebri, distributori automatici.
RISTORANTI E BAR – Chiusi, sempre consentito l’asporto (fino alle 22 per i ristoranti, fino alle 18 per i bar) e il delivery.
SPORT – Sospese tutte le attività anche nei centri all’aperto. E’ consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con mascherina, è altresì consentito lo svolgimento di attività sportiva esclusivamente all’aperto e in forma individuale.

Zona arancione
(Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria, Valle D’Aosta, Veneto)
COPRIFUOCO – Confermato il divieto di spostamento dalle 22 alle 5 salvo esigenze lavorative, necessità o salute.
SPOSTAMENTI – E’ vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune. Lo spostamento verso una sola abitazione privata consentito, nell’ambito del territorio comunale, una volta al giorno, tra le 5 e le 22 e nei limiti di due persone (non si contano minori di 14 anni e persone disabili o non autosufficienti conviventi). Sono consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia.
NEGOZI – Gli esercizi commerciali sono tutti aperti. E’ prevista la chiusura dei centri commerciali nelle giornate festive e prefestive, tranne per i negozi di alimentari, supermercati, farmacie, parafarmacie, tabacchi ed edicole che si trovano al loro interno.
BAR E RISTORANTI – Sospese tutte le attività di ristorazione, sempre consentito l’asporto (fino alle 22 per i ristoranti, fino alle 18 per i bar) e il delivery.
MUSEI – Chiusi, a eccezione delle biblioteche dove i relativi servizi sono offerti su prenotazione e degli archivi.

Zona gialla
(Trento, Molise, Campania, Basilicata, Sardegna e Toscana)
COPRIFUOCO – Confermato il divieto di spostamento dalle 22 alle 5 salvo esigenze lavorative, necessità o salute. Resta la forte raccomandazione – ma non il divieto – di non spostarsi per la restante parte della giornata con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi.
SPOSTAMENTI TRA REGIONI – E’ vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.
BAR e RISTORANTI – Aperti dalle 5 fino alle 18, dopo le 18 consentito delivery e asporto (quest’ultimo fino alle 22). Per i bar però l’asporto è consentito solo fino alle 18.
NEGOZI – Gli esercizi commerciali sono tutti aperti. E’ prevista la chiusura dei centri commerciali nelle giornate festive e prefestive, tranne per i negozi di alimentari, supermercati, farmacie, parafarmacie, tabacchi ed edicole che si trovano al loro interno.
MUSEI – Aperti dal lunedì al venerdì con esclusione dei giorni festivi a condizione che sia garantito il contingentamento degli ingressi per evitare gli assembramenti.

Zona Bianca
(Nessuna regione)
Con il nuovo Dpcm arrivano anche le zone bianche, ovvero le regioni con un livello di rischio basso e dove “si manifesti una incidenza settimanale dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti“, all’interno delle quali “cessano di applicarsi le misure di cui al presente articolo relative alla sospensione o al divieto di esercizio delle attività ivi disciplinate, alle quali si applicano le misure anti contagio previste dal presente decreto, nonché dai protocolli e dalle linee guida allo stesso allegati concernenti il settore di riferimento o, in difetto, settori analoghi”.

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Autostrada A4, branco di cinghiali blocca il traffico in entrambi i sensi di marcia per due ore nel tratto tra Palmanova e Villesse

I cinghiali bloccano l’autostrada A4 nel tratto fra Palmanova e Villesse, all’altezza del bivio con la A34 che conduce a Gorizia. Sabato 16 gennaio il traffico è rimasto chiuso per un paio di ore a causa della presenza di un branco su entrambe le carreggiate. Gli automobilisti hanno dato l’allarme attorno alle 9 del mattino con i cellulari. La direzione di Autovie Venete ha dirottato immediatamente il flusso di auto per evitare pericolose collisioni.

Secondo i testimoni si sarebbe trattato di una decina di esemplari, ma quando gli ausiliari sono arrivati sul posto hanno contato solo cinque animali che sono entrati da un punto imprecisato della recinzione, poi controllata alla ricerca della falla che avrebbe permesso l’accesso indesiderato. Non è stato necessario abbattere nessun animale, visto che il piccolo branco poi si è allontanato in direzione di Gorizia.

Il disagio è durato più a lungo perché un piccolo di cinghiale era rimasto incastrato nel guardrail, costringendo la madre ad attardarsi finché é riuscito a liberarsi. Ed è proprio la madre ad essere stata fotografata dagli addetti di Autovie Venete.

Per deviare il traffico sono state istituite le uscite obbligatorie a Palmanova in direzione Trieste e Villesse in direzione Venezia. Chi proveniva dalla A23 (Udine-Tarviso) è stato fatto uscire al casello di Udine Sud, proseguendo poi con la viabilità ordinaria e rientrando a Villesse. L’autostrada è stata riaperta poco dopo le 11.30.

Lo scorso settembre si era verificato sulla A4 un maxi-scontro nella notte causato da un cinghiale di quasi due quintali che aveva oltrepassato le barriere ed era entrato nella carreggiata in direzione Trieste a due chilometri dallo svincolo di San Stino di Livenza, in provincia di Venezia.

In quella occasione erano state coinvolte cinque auto, con sette feriti, uno dei quali ricoverato in rianimazione. A scontrarsi con il cinghiale era stata una Mercedes con targa tedesca e due persone a bordo. L’animale era morto, ma si era poi verificata la carambola di auto. In quel caso si è aperto un contenzioso complicato per quanto riguarda le responsabilità dei danni causati dagli animali.

Autovie aveva dichiarato: “Secondo i vigili del fuoco, il cinghiale potrebbe essere arrivato attraverso un canale, la recinzione non è danneggiata e quindi la concessionaria non ha responsabilità”. I cacciatori ne avevano approfittato rivendicando il proprio diritto ad intervenire per abbattere i cinghiali per il contenimento della specie.

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Nuovo Dpcm, Palazzo Chigi: “Si può andare nelle seconde case anche se fuori Regione”

Via libera agli spostamenti nelle seconde case anche fuori Regione. A stabilirlo è il nuovo Dpcm che regola gli spostamenti e le misure anti-Covid dal 16 gennaio. In giornata è arrivata anche la precisazione di Palazzo Chigi: il divieto a varcare i confini regionali non vale per le seconde case, di proprietà o in affitto.

Nel precedente decreto, che regolava le festività natalizie, veniva espressamente vietato lo spostamento verso le seconde case: “È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione”, era scritto nel decreto di Natale.

Nel nuovo Dpcm invece la specifica che vieta lo spostamento verso la seconda abitazione non è presente. Palazzo Chigi ha poi precisato che “il divieto a varcare i confini regionali non vale per le seconde case, di proprietà o in affitto, che rientrano nella fattispecie secondo cui è comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione“. La possibilità vale per tutte le Regioni, siano esse gialle, arancioni o rosse.

La possibilità però non vale in generale: negli altri casi, resta vietato fino al 15 febbraio l’attraversamento dei confini regionali. Si potrà viaggiare tra Regioni solamente per “lavoro, salute e urgenza” o per tornare alla propria “abitazione, domicilio o residenza“. Resterà anche valido il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino, durante il quale non si potrà uscire se non per i motivi indicati sopra.

Secondo quanto stabilito nel nuovo Dpcm, in tutte le Regioni ci si potrà spostare per andare a trovare parenti e amici solamente una volta al giorno, nei limiti di massimo due persone oltre a quelle già conviventi. Dal computo sono esclusi i minori di 14 anni, le persone disabili o non autosufficienti. Nelle zone gialle ci si può spostare all’interno della Regione. In quelle arancioni e rosse solo all’interno del proprio Comune.

Restano valide le eccezioni per i piccoli Comuni con una popolazione minore a 5mila abitanti. In zona rossa, gli abitanti potranno uscire dal territorio comunale per una distanza “non superiore a 30 chilometri dai relativi confini”, con esclusione in ogni caso degli spostamenti “verso i capoluoghi di provincia”.

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Vaccino, Cavaleri (Ema): “Chi ha avuto prima dose Pfizer deve avere la seconda nei tempi stabiliti. Rischia di non essere protetto”

“Ci sono degli assestamenti riguardo alla produzione del vaccino, c’è stato qualche disguido e qualche ritardo nelle consegne rispetto a quello che era stato previsto”. Lo ha detto a Sky TG24 Marco Cavaleri, responsabile della Strategia vaccini dell’Ema, parlando della riduzione di dosi che saranno consegnate annunciata da Pfizer. “È importante – ha aggiunto – che la schedula vaccinale venga mantenuta e che quindi chi ha ricevuto la prima dose abbia la possibilità di avere la seconda nei tempi che sono stati dettati dall’approvazione, che venga amministrata in tempi il più vicini possibile a queste tre settimane. Più si aspetta e più c’è il rischio che il soggetto non venga protetto”

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Governo, Bersani: “Una maggioranza di raccogliticci non basta, serve nuovo patto politico. Anche con una gamba di centro”

“Italia Viva nasce da una operazione che non si è presentata agli elettori, come sarebbe questa cosa fra responsabili e costruttori. Bisogna che chi ha più buon senso ce lo metta, e in questa fase non sarebbe sufficiente avere una maggioranza raccogliticcia, bisogna avere in una breve prospettiva un nuovo patto politico, che possa avere anche, perché no, una gamba di centro democratico”. Lo ha detto in collegamento con “L’Ospite”, su Sky TG24, l’esponente di LeU Per Luigi Bersani, commentando l’attuale situazione politica e la crisi di governo in corso dopo le dimissioni delle ministre di Italia Viva

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