Category Archives: Camorra

Camorra, arrestato a Malaga latitante affiliato al clan Vanella-Grassi: era in fuga da maggio

Era ricercato da mesi perché affiliato alla camorra. Gaetano Angrisano, 29enne campano ritenuto membro dei Vanella-Grassi, clan attivo nei quartieri napoletani di Scampia e San Pietro a Patierno, è stato arrestato venerdì 17 settembre a Malaga, dove viveva come latitante da quando a maggio il tribunale di Napoli aveva emesso un provvedimento nei suoi confronti.

Angrisano è stato catturato nella città andalusa grazie a un blitz delle autorità spagnole attivato dal servizio di cooperazione internazionale di polizia italiano su indicazioni dei carabinieri del nucleo investigativo di Napoli. L’operazione è il risultato di una lunga indagine condotta nei mesi scorsi dai carabinieri partenopei sotto il coordinamento della direzione distrettuale antimafia.

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Camorra, Maria Licciardi arrestata all’aeroporto di Ciampino: stava per andare in Spagna dalla figlia

Colpo alla camorra: è stata arrestata all’aeroporto di Roma Ciampino Maria Licciardi, ritenuta dalla DDA di Napoli capo del clan Licciardi e figura di vertice del cartello camorristico chiamato Alleanza di Secondigliano.

Maria Licciardi, sorella di Gennaro Licciardi, è accusata di associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione di denaro di provenienza illecita, turbativa d’asta. Tutti i reati sono aggravati dalle finalità mafiose.  

Camorra, arrestata Maria Licciardi: stava per andare in Spagna dalla figlia

Maria Licciardi, fermata dai carabinieri del Ros alle partenze dell’aeroporto romano di Ciampino, stava per prendere un volo diretto in Spagna. I militari si sono avvicinati mentre stava per consegnare il bagaglio da imbarcare sull’aereo.

Maria Licciardi stava per andare a Malaga dalla figlia. Lì, secondo le ipotesi degli investigatori, avrebbe anche curato degli affari.

Insieme alla donna all’aeroporto di Ciampino c’erano anche due accompagnatori per i quali non sono state disposte al momento misure cautelari.  

L’arresto di Maria Licciardi all’aeroporto di Ciampino

Quando è stata circondata dai militari, la donna non ha opposto alcuna resistenza. Anzi, è rimasta tranquilla quando le hanno mostrato il provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Napoli che l’accusa di essere l’elemento di vertice del clan di cui porta il nome e uno dei componenti di spicco dello storico cartello mafioso denominato Alleanza di Secondigliano. 

 

 

Pistoia, sequestrati 10 milioni di euro a un imprenditore: “Ha legami con i clan della Camorra”

La Direzione investigativa antimafia (Dia) ha eseguito un provvedimento di confisca di beni nei confronti di un imprenditore di origini campane ma residente a Montecatini Terme, in provincia di Pistoia. L’uomo operava nel settore immobiliare e turistico-alberghiero e, secondo chi indaga, era legato agli ambienti camorristici napoletani e in particolare al clan Formicola.

Il sequestro è scattato nel contesto di un’attività coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) e ha coinvolto beni situati nelle provincie di Firenze, Pistoia, Roma e Venezia: consistono in quattro società, tre fabbricati tra cui due alberghi, sette automezzi e decine di rapporti finanziari. Il valore complessivo stimato è di oltre 10 milioni di euro.

Durante le indagini, la Dia aveva accertato una rilevante sproporzione tra la ricchezza accumulata negli anni anche per interposta persona e quanto dichiarato al fisco: da qui il provvedimento.

L’imprenditore si era trasferito in Toscana negli anni Novanta. Già sorvegliato speciale per ragioni di sicurezza pubblica, l’uomo era già incorso in condanne per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di rapine, detenzione di armi, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e ricettazione. Era anche stato imputato di favoreggiamento della latitanza di un camorrista.

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Salvatore Esposito chi è: età, peso, fidanzata, figli, Instagram, Genny Savastano, Gomorra

Salvatore Esposito chi è: età, peso, fidanzata dell’attore che ha impersonificato Gennaro “Genny” Savastano, lo spietato figli del bosss Pietro in Gomorra.  Salvatore è ospite a Oggi è un altro giorno, il programma condotto a partire dalle 14, su Rai Uno, da Serena Bortone.  

Dove e quando è nato Salvatore Esposito: la biografia di Salvatore Esposito 

Salvatore Esposito è nato a Mugnano di Napoli, in provincia di Napoli, il 2 febbraio 1986. Ha 35 anni ed è del segno zodiacale dell’Acquario. E’ altro 184 centimetri e pesa circa 80 chili. Ha un tatuaggio sul petto fatto durante una vacanza in Honduras. Nel tatuaggio c’è scritto “No cnfio ni en Dios” che vuol dire ” non mi fico nemmeno di Dio”. Il suo Instagram ufficaile è @salvatoreesposito. I suoi follower sono circ 1,4 milioni. 

Il padre di Salvatore che ha due fratelli fa il barbiere. La passione per la recitazione nasce subito dopo il diploma linguistico. salvatore partecipa giovanissimo a due cortometraggi dal titolo “Il consenso” e “Il principio del terzo escluso”.

Comincia quindi a frequentare l’Accademia di Teatro Beatrice Bracco e successivamente la Scuola di Cinema di Napoli. Dopo una carriera anche come commesso in alcuni locali a Napoli, Salvatore decide di  trasferendosi a Roma. Da qui la sua carriera prende il volo. 

Fidanzata e figli di Salvatore Esposito

Salvatore Esposito è fidanzato con Paola Rossi, una ragazza laureata in Giurisprudenza che di professione fa la screenwriter e Directors agent. Almeno così di definisce lei su Instagram. I due si sono conosciuti nel 2014 in Spagna

Lavoro e Carriera di Salvatore Esposito

Il primo ruolo importante di Salvatore è nel 2013 nel cast della fiction Il clan dei camorristi, fiction in onda su Canale 5 e ispirata alle vicende del famigerato clan dei Casalesi. Da qui arriva il salto e passa a fare uno dei protagonisti di Gomorra. Qui, Salvatore ottiene il ruolo di Gennaro “Genny” Savastano, figlio del boss camorrista Pietro, ragazzo viziato, arrogante e violento che ad un certo punto sarà costretto a fare da solo. Salvatore partecipa a tutte e quattro le stagioni e partecipa anche ad uno dei video ironici dal titolo “Gli effetti di Gomorra sulla gente”.

Il personaggio è volutamente ispirato a Cosimo di Lauro, figlio del boss Paolo. Durante la registrazione della serie, Esposito ha dovuto ancheperdere 20 kg, per mettere in luce il cambiamento del protagonista al ritorno di un viaggio in Honduras.

Nel 2015 partecipa a Lo chiamavano Jeeg Robot con Luca Marinelli e Claudio Santamaria e Puoi baciare lo sposo, film del 2018. Poi entra nel cast della serie tv Fargo.

Da qui partecipa ad altri film: AFMV – Addio fottuti musi verdi ,Taxi 5, L’eroe e L’immortale. 

 

Camorra, arrestato in Francia il latitante Vincenzo Ciriello del clan Mazzarella. Faceva il rider nella pizzeria del fratello

E’ stato arrestato Vincenzo Ciriello, 60enne napoletano ritenuto elemento di spicco del clan camorristico Mazzarella. L’uomo è stato fermato ad Avignone, in Francia, dove faceva il rider nella pizzeria del fratello. L’arresto è avvenuto grazie all’intervento della Brigata nazionale ricerca fuggitivi, su input dei Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Napoli. L’uomo era stato inserito dal Ministero dell’Interno nell’elenco dei latitanti pericolosi.

L’operazione è stata condotta grazie al coordinamento tra Francia e Italia: l’intervento della Brigata nazionale ricerca fuggitivi è stato infatti sollecitato dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli coordinata dal sostituto procuratore Antonella Fratello. ‘O Zullus, così era chiamato nell’ambiente Ciriello, è ora detenuto presso il carcere di Avignone dove attende il provvedimento di estradizione. Lo stesso schema già nel 2014 aveva portato all’arresto in Costa Azzurra di Antonio Lorusso, altro camorrista napoletano.

È un nuovo colpo per il clan Mazzarella che negli scorsi giorni era stato attenzionato da un nuovo intervento delle forze dell’ordine. In quell’occasione si trattava delle indagini che puntavano a fare luce sul tentato omicidio di Giuseppe Vatiero, aggredito con armi da fuoco e ferito gravemente alla testa e alla spalla il 7 ottobre 2016 nel rione delle Case Nuove a Napoli. Le forze dell’ordine hanno fermato Antonio Cuomok, 50enne del posto, ed identificato come membro del clan camorristico Caldarelli che assieme al clan Mazzarella gestisce il traffico criminale del rione.

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Il pentito Spatuzza: “Nelle stragi di mafia i calabresi e i napoletani erano coinvolti con le mani, con la testa e con i piedi”

“Secondo me, sia i calabresi che i napoletani erano coinvolti con le mani, con la testa e con i piedi nelle stragi”. Il pentito siciliano Gaspare Spatuzza si è convinto di questo dopo aver ascoltato la risposta di Filippo Graviano a cui lui, intorno al 1998, aveva riportato le lamentele di chi, all’interno del sistema carcerario, addossava ai palermitani la colpa del 41 bis (carcere duro, ndr). “Filippo Graviano mi disse che queste persone farebbero bene a parlare coi loro padri prima di aprire bocca”. Collegato in videoconferenza con l’aula bunker di Lamezia Terme, stamattina il collaboratore di giustizia siciliano la ripete due volte la frase del boss di Brancaccio che, assieme al fratello Giuseppe, all’inizio degli anni Novanta è stato il protagonista della strategia stragista di Cosa Nostra: “Filippo Graviano mi disse: ‘È bene che questi signori parlassero con i loro padri, che gli daranno tutte le spiegazioni dovute’”. Anche al maxi-processo “Rinascita-Scott” contro la cosca Mancuso, in sostanza, Spatuzza ha confermato quanto aveva dichiarato prima nel verbale del 3 ottobre 2013 e poi nel processo “‘Ndrangheta stragista” che si è concluso nei mesi scorsi con la condanna all’ergastolo del boss Giuseppe Graviano per l’omicidio dei due carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, uccisi il 18 gennaio 1994 sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria all’altezza dello svincolo di Scilla.

“Tutti i mali di questo Paese iniziano per la volontà della famiglia Graviano. È questo che non ha capito ancora il signor Giuseppe Graviano”. Rispondendo alle domande del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, il collaboratore Spatuzza ha ricordato i suoi primi passi in Cosa Nostra: “Sono nato e cresciuto a Brancaccio e quindi orbitando in quell’ambiente criminale, sin dagli anni ’80 ho fatto parte della famiglia Graviano. Da lì ho iniziato il mio percorso criminale fino ad arrivare a fare omicidi e stragi”. Il riferimento è all’uccisione dei giudici Falcone e Borsellino (“Mi è stato dato il ruolo di rubare la macchina, la 126, – sono le sue parole – da utilizzare per la via D’Amelio in cui ho avuto un ruolo di primissimo livello”). Ma anche alle cosiddette “stragi continentali”: “Sono stato coinvolto nelle stragi in continente, a Roma, Firenze e Milano. Purtroppo sono stato uno dei partecipanti”. Spatuzza ricorda in aula quando con Antonio Scarano si trovava a Roma nei giorni che precedettero la fallita strage dell’Olimpico: “Aspettavamo l’imput definitivo di Graviano. Assieme a Scarano siamo andati a prenderlo al bar Doney. Lui mi mette al corrente di alcuni fatti: che ci hanno messo il paese nelle mani. Mi disse che ci dobbiamo muovere a fare l’attentato perché i calabresi si erano mossi: erano stati uccisi dei carabinieri in Calabria. Effettivamente, quando sono andato a constatare, ho scoperto che erano stati uccisi due carabinieri in Calabria. Quindi ci dà l’input definitivo di fare la strage lì a Roma, all’Olimpico. Fortunatamente è fallito”.

“L’obiettivo erano i carabinieri – ribadisce Spatuzza – Quando noi siamo andati su (a Roma, ndr), Graviano mi fa delle confidenze. Dice che avevano chiuso tutto e che avevamo ottenuto quello che volevamo. Mi fa capire che c’era una sinergia stragista tra noi siciliani, di Cosa Nostra, e la ‘Ndrangheta. Le parole che mi sono state fatte all’interno del bar Doney è che c’eravamo presi il Paese nelle mani grazie a Berlusconi e Dell’Utri. Del partito, in quella sede e in quell’istante, non se ne è parlato”. A proposito dei rapporti tra calabresi e siciliani, inoltre, il pentito ha ricordato che negli anni ’80 i due fratelli Notargiacomo vennero ospitati all’interno del villaggio turistico Euromare di proprietà dei Graviano. Dei due fratelli, Spatuzza ricorda che “uno era ferito a causa di una guerra all’interno delle famiglie calabresi. I Notargiacomo erano amici di Antonio Marchese, cognato di Leoluca Bagarella. Sono stati presi sotto la custodia della famiglia di Brancaccio”. Il collaboratore parla anche dei legami dei Graviano con le cosche Molè e Piromalli di Gioia Tauro. “I rapporti li aveva più Mariano Agate che veniva paragonato allo stesso livello di Totò Riina. – aggiunte Spatuzza – Quando siamo arrivati nel carcere di Tolmezzo nel 1999 o nel 1998, abbiamo saputo che era stato assegnato allo stresso istituto Mariano Agate. Giuseppe Graviano dice ‘proprio a lui cercavo perché gli ho dato un sacco di soldi per sistemare un processo, circa 500 milioni di lire. Due trance di 500 milioni l’una erano state messe a disposizioni di alcuni amici calabresi che avrebbero aggiustato un processo che io dedussi essere stato ‘Golden Market’. Io queste cose le ho apprese da Giuseppe Graviano”.

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Camorra, appalti e riciclaggio: arrestati 4 imprenditori. “Legati al clan dei Casalesi”

Quattro noti imprenditori ritenuti vicini al clan dei Casalesi (Schiavone e Zagaria) sono stati arrestati dai carabinieri nell’ambito di un’indagine sulla penetrazione della camorra nel tessuto economico della provincia di Caserta. Notificate anche due misure interdittive: al responsabile protempore dell’ufficio tecnico del Comune di Capua e a un impiegato di banca che era in servizio a Santa Maria Capua Vetere, accusato di avere consentito trasferimenti di denaro contante su conti bancari riconducibili al clan. Sequestrati dalla guardia di finanza beni per 15 milioni di euro. I reati contestati a vario titolo ai 6 sono associazione per delinquere di tipo mafioso e concorso in associazione mafiosa, turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio e riciclaggio dei capitali illeciti.

Le indagini riguardano Domenico Pagano, titolare della società Immobiliare Generale (oggetto di sequestro), gravemente indiziato di essere inserito nel clan dei Casalesi avendo allacciato, fin dagli anni ’90, rapporti collusivi in particolare con Michele Zagaria e Giacomo Capoluongo, divenendo poi imprenditore di riferimento per la fazione Schiavone alla quale procurava stabili finanziamenti come quota sui lavori ottenuti grazie all’intervento del clan. A Pagano è stato anche sequestrato il cosiddetto “Palazzo delle Cento Persone” di Capua dove sarebbe dovuta sorgere una Rsa. L’immobile, in passato pignorato ad Angela Iovene, moglie di Rodolfo Statuto (deceduto e già condannato con la cosiddetta sentenza Spartacus per concorso in associazione mafiosa), era stato acquistato per poco meno di un milione e mezzo di euro: nella compravendita la fazione Schiavone aveva reinvestito la somma di 500mila euro.

Altro destinatario di una delle misure, eseguite questa mattina da carabinieri, guardia di finanza e polizia valutaria, è Domenico Farina, ritenuto gravemente indiziato per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, amministratore unico della Prisma Costruzioni Srl, società riconducibile al collaboratore di giustizia Francesco Zagaria, aggiudicataria di vari appalti pubblici con la connivenza di vari amministratori locali. Le indagini della Guardia di Finanza hanno anche interessato il gruppo imprenditoriale casertano riconducibile ai cugini Giuseppe e Francesco Verazzo, operanti nel settore delle costruzioni edili che secondo l’accusa, avvalendosi della forza di intimidazione del clan dei Casalesi e grazie alla compiacenza di amministratori locali, si sono aggiudicati appalti pubblici nel territorio casertano, assumendo peraltro il ruolo di portavoce di Nicola Schiavone nella zona di Capua e assicurando il sostegno elettorale alle compagini politiche locali legate ad esponenti del clan.

Le indagini si sono concentrati sulla ricostruzione delle illecite ricchezze accumulate negli ultimi 20 anni dagli indagati, anche attraverso i propri nuclei familiari e società a loro riconducibili, consentendo l’adozione di provvedimenti cautelari finalizzati alle ipotesi di confisca previste dalla legislazione antimafia. A Verazzo e Pagano sono stati sottoposti a sequestro preventivo due complessi aziendali e quote societarie per un valore di circa 15 milioni di euro.

Con la stessa ordinanza è stata infine applicata la misura cautelare interdittiva per la durata di un anno e della presentazione alla polizia giudiziaria all’ingegnere Francesco Greco, responsabile pro tempore dell’ufficio tecnico del Comune di Capua, ritenuto gravemente indiziato per turbata libertà degli incanti e corruzione, e ad Andrea D’Alessandro, impiegato in un istituto bancario, all’epoca in servizio presso una filiale bancaria di Santa Maria Capua Vetere, ritenuto gravemente indiziato anche per riciclaggio in quanto con il suo operato avrebbe consentito trasferimenti di denaro contante su conti bancari riconducibili al clan.

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Napoli, agguato in piazza Mercato: i due killer ripresi dalle telecamere non sono stati identificati. E il pm vuole archiviare – Video

Il video della telecamera di sicurezza risale al 26 agosto 2019. Si vedono due killer entrare in azione a piazza Mercato, Napoli. Hanno i volti coperti dal casco e dalle sciarpette, come ogni criminale che si rispetti. Puntano dritti verso un pub. I bersagli dell’agguato fanno appena in tempo a trovare riparo dietro al vetro blindato del locale. I killer sparano sulla serratura, sono furiosi, prendono a calci la porta. Niente da fare. Nella foga dei calci tirati a casaccio, uno dei malviventi perde il cellulare. Un anno e mezzo dopo, la Procura di Napoli ha chiesto l’archiviazione dell’indagine aperta contro ignoti per tentato omicidio, perché da quel cellulare non sono riusciti a ricavare elementi utili per risalire agli autori del raid. Quel cellulare sarebbe il frutto di una rapina compiuta ai danni di un ragazzino che quel giorno sporse denuncia. Inoltre, troppe mani – tra cui quelle dei titolari del pub, che recuperarono l’apparecchio da terra – hanno contaminato il telefonino, impossibile scovare impronte digitali utili. Gli avvocati Antonio Abet e Andrea Lucchetta, difensori delle parti offese dell’agguato, si sono però opposti all’archiviazione e chiedono la riapertura delle indagini. Chiedono che siano compiuti nuovi atti, a cominciare dall’analisi della memoria interna del cellulare.

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Campania, consigliere di Fi a rischio processo. Morra (M5s): “La legge sugli scioglimenti per mafia va rivista: includere i consigli regionali”

In caso di infiltrazioni mafiose nei consigli regionali bisognerebbe “ipotizzare una revisione della legge sugli scioglimenti: ad oggi i consigli regionali sono esclusi, eppure sono tante le inchieste che dimostrano come le mafie si siano infiltrate”. Lo scrive sui social il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra (M5s), e la riflessione nasce da una notizia pubblicata in esclusiva su Il Fatto Quotidiano: la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione camorrista del consigliere regionale campano di Forza Italia Massimo Grimaldi. Secondo le accuse della Dda di Napoli, Grimaldi siede in consiglio da più di 15 anni grazie al sostegno e ai voti del clan dei Casalesi, fazione Belforte nelle elezioni 2005, fazione Zagaria nelle successive del 2010 e 2015. Il politico, eletto in quegli anni e per tre legislature consecutive da esponente del Nuovo Psi, nel settembre 2020 è stato poi rieletto per la quarta volta da candidato in una lista di Forza Italia. Nella circoscrizione di Caserta, come nelle precedenti tornate.

Nel 2019 il pm anticamorra Maurizio Giordano aveva chiesto l’arresto di Grimaldi, ma il Gip Maria Luisa Miranda ha rigettato l’istanza per insussistenza dei gravi indizi di reato. L’esistenza di una richiesta di arresto bocciata dal giudice è stata desecretata con la chiusura delle indagini, la richiesta di rinvio a giudizio e la fissazione dell’udienza preliminare a marzo per il politico casertano, questore dell’ufficio di presidenza del consiglio campano. “È importante che si faccia luce sull’esistenza o meno di un sostegno elettorale da parte dei clan per Grimaldi – sostiene Morra – in caso affermativo, sarebbe gravissimo. Non parliamo di qualche mese, ma di più di 15 anni di attività in Regione, durante i quali – se le accuse fossero confermate – un uomo delle Istituzioni ha rappresentato non la cittadinanza, ma gli interessi dei clan. E questo dovrebbe fare ipotizzare una revisione della legge sugli scioglimenti: ad oggi i consigli regionali sono esclusi, eppure sono tante le inchieste che dimostrano come le mafie si siano infiltrate”.

Del caso Grimaldi, pur senza menzionarne il nome, ha parlato anche il capogruppo M5s in Campania, Valeria Ciarambino: “Vicende come quella contenuta nell’ultima indagine della Dda di Napoli contribuiscono ad allontanare sempre di più i cittadini dalle istituzioni e a far perdere fiducia nella politica. È per questa ragione che, alle ultime elezioni regionali, abbiamo chiesto che i candidati governatori sottoscrivessero insieme a noi un patto liste pulite. Una richiesta rimasta inascoltata, tenuto conto che in calce a quel patto è rimasta solo la mia firma”. Secondo Ciarambino “non possiamo più consentire che su eletti dal popolo si addensino tali ombre. È necessario allora che ciascun partito provveda a fare pulizia al suo interno, se vogliamo restituire dignità alla politica e credibilità a chi rappresenta i cittadini nelle istituzioni. Su questa vicenda gravissima auspichiamo che sia fatta chiarezza al più presto”.

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