All posts by Giovanna Trinchella

Ex patron del Bari calcio Cosmo Antonio Giancaspro agli arresti domiciliari

Il Tribunale del Riesame di Bari ha disposto la scarcerazione di Cosmo Antonio Giancaspro, con concessione degli arresti domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Trani in cui l’ex patron del Bari Calcio è accusato di essere il promotore di una associazione per delinquere finalizzata a riciclaggio, autoriciclaggio e bancarotta fraudolenta. In particolare Giancaspro secondo l’accusa, da dirigente occulto della Vigor Trani Calcio, avrebbe finanziato la società sportiva ottenendo in cambio dal Comune la gestione dello Stadio e la promessa di altri appalti

Giancaspro era in carcere dal 17 maggio e da ieri pomeriggio è ai domiciliari. I giudici del Riesame hanno parzialmente accolto l’istanza dei difensori, il professor Vito Mormando e l’avvocato Raffaele Troiano, ritenendo attenuate le esigenze cautelari. Per Giancaspro erano stati disposti i domiciliari anche per un’altra vicenda, quella relativa alla bancarotta fraudolenta della società Finpower e una presunta estorsione. Su questo secondo procedimento della magistratura barese è già in corso il processo. 

Nell’udienza di oggi in Tribunale a Modugno, i difensori di Giancaspro hanno chiesto la revoca della misura cautelare. I giudici si sono riservati. Nella stessa udienza il Tribunale ha disposto una perizia tecnico-contabile rinviando al 18 giugno il conferimento dell’incarico peritale. Stando alle indagini coordinate dal pm Giuseppe Dentamaro, Giancaspro avrebbe dissipato beni aziendali per oltre 10 milioni di euro, in concorso con l’imprenditore campano Giovanni Ferrara, legale rappresentante della Finpower, anche lui imputato. L’altra accusa di estorsione riguarda il tentativo di bloccare un decreto ingiuntivo di un creditore della FC Bari 1908. Per farlo l’ex patron del Bari Calcio si sarebbe servito di Orlando Malanga, ex gestore di un bar su una spiaggia barese e ritenuto dagli inquirenti vicino a clan della città (a processo con rito abbreviato).

L’articolo Ex patron del Bari calcio Cosmo Antonio Giancaspro agli arresti domiciliari proviene da Il Fatto Quotidiano.

Dicktatorship – Fallo e basta, una singolare osservazione sull’essere una coppia gay in Italia

Avere il pene significa essere incatenati ad un folle. Pare l’avesse detto Sofocle più di 2500 anni fa. Comunque ne sono sicuri Gustav Hofer e Luca Ragazzi. Dicktatorship – Fallo e basta, in prima assoluta al Biografilm Festival 2019, è il nuovo film del duo di registi, coppia nella vita, che nel 2008 fecero capolino alla Berlinale con Improvvisamente l’estate scorsa, una singolare osservazione sull’essere una coppia gay in Italia ad inizio secolo. Bizzarro il cortocircuito di partenza. Perché è proprio Gustav a non rendersi conto di vivere accanto ad un “maschilista” progressista come Luca, capace di atteggiamenti sessisti senza nemmeno accorgersene.

Pronta la ricognizione sul suolo italico, quello di Mussolini e Berlusconi che, sostengono i due, se osservato bene tra integralisti cattolici, raduni per uomini “veri” ed esperimenti scientifici, può perfino far capire l’elezione alla casa Bianca di un misogino come Donald Trump. “Abbiamo voluto raccontare come una società fallocentrica e patriarcale non possa produrre che atteggiamenti maschilisti e sessisti. E come questi siano trasversali e indipendenti dal ceto sociale, dalla provenienza geografica, dall’orientamento politico – spiegano gli autori – abbiamo indagato su quelli che secondo noi sono i pilastri del sessismo in Italia: la scuola, la politica, i media, la famiglia e “last but not least” la Chiesa”.

L’articolo Dicktatorship – Fallo e basta, una singolare osservazione sull’essere una coppia gay in Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.

Scrisse “forza Vesuvio, forza Etna” su Facebook: Cassazione ammette ricorso contro l’assoluzione

La Corte di Cassazione ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato dall’avvocato napoletano Sergio Pisani in merito alle frasi pronunciate dall’ex consigliera provinciale di Monza, la leghista Donatella Galli, che scrisse, in un post pubblicato su Fb, “Forza Etna” e “Forza Vesuvio”, allegando contestualmente una immagine della cartina dell’Italia dove mancava tutto il sud.

Inizialmente il ricorso era stato assegnato alla VII sezione della Suprema Corte, perché ritenuto inammissibile. All’udienza dello scorso 5 giugno, però, la Corte ha ribaltato la decisione assegnandolo alla prima sezione. “Finalmente la Cassazione si potrà ora pronunciare sulla rilevanza penale e sulla connotazione razzista di tali espressioni – dice l’avvocato Sergio Pisani, difensore della parte civile Angelo Pisani, all’epoca dei fatti presidente della VIII Municipalità del Comune Napoli – pronunciate dall’imputata condannata in primo grado dal Tribunale di Monza a 20 giorni e assolta dalla Corte d’Appello di Milano”. 

Galli, ha sempre sostenuto la difesa, aveva “postato quella frase all’interno di un gruppo privato di amici sulla sua bacheca Facebook” ed era stata solo “una boutade“. Stando all’imputazione, la donna nell’ottobre del 2012 inserì su Facebook la “foto satellitare dell’Italia priva delle regioni dal Lazio e dagli Abruzzi in giù e la frase ‘il satellite vede bene, difendiamo i confini …’”. E poi scrisse “Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili”, augurandosi, come ha evidenziato la Procura di Monza, “una catastrofe naturale nel centro-sud Italia provocata dai tre più grandi vulcani attivi là esistenti”. Per il giudice di Monza Elena Sechi quella che la donna definiva una “battuta” era, invece, un’espressione di “chiaro ed inequivoco contenuto razzista, nel senso di pregiudizialmente ostile nei confronti di alcune popolazioni”, “carica di violenza” e idonea a “propagandare l’avversione contro i meridionali“.

L’articolo Scrisse “forza Vesuvio, forza Etna” su Facebook: Cassazione ammette ricorso contro l’assoluzione proviene da Il Fatto Quotidiano.

Nicola Cosentino, confermata in Cassazione l’assoluzione per processo “carburanti”

La Cassazione ha confermato, rigettando il ricorso presentato dalla Procura Generale e dalla parti civili, la sentenza della Corte di appello di Napoli che il 14 ottobre 2018 aveva assolto l’ex sottosegretario all’Economia del Pdl Nicola Cosentino, i fratelli Giovanni e Antonio, e gli altri imputati del processo cosiddetto “Carburanti”, relativo a fatti concernenti l’azienda di famiglia dei Cosentino, l’Aversana Petroli.

Le accuse erano a vario titolo di estorsione e illecita concorrenza con l’aggravante mafiosa. In primo grado l’ex politico di Casal di Principe era stato condannato a 7 anni e sei mesi di carcere, mentre ai fratelli Giovanni e Antonio erano state inflitte rispettivamente condanne a 9 anni e mezzo e 5 anni e 4 mesi. Assolti anche il funzionario della Regione Campania Luigi Letizia (condannato in primo grado a cinque anni e quattro mesi), i dipendenti della Q8 Bruno Sorrentino e Giovanni Adamiano (entrambi condannati a tre anni e sei mesi), e l’imprenditore ritenuto vicino al clan Zagaria Michele Patrizio Sagliocchi (sette anni in primo grado); il tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva poi già dichiarato prescritto il reato per l’ex prefetto di Caserta ed ex deputato Pdl, Maria Elena Stasi. 

Il processo “Carburanti” riguardava l’Aversana Petroli, fondata dal padre dell’ex politico, che secondo la Dda di Napoli sarebbe stata avvantaggiata illecitamente ai danni della società di un altro imprenditore, Luigi Gallo, accusatore dei Cosentino insieme all’ex sindaco di Villa Di Briano Raffaele Zippo. Tra gli episodi contestati le presunte pressioni fatte dai Cosentino perché il Comune di Villa di Briano negasse l’autorizzazione – cosa effettivamente avvenuta – alla richiesta di apertura di una pompa di benzina avanzata da Gallo; ma anche i legami con la prefettura di Caserta, che secondo la Procura Antimafia, nel 2006, quando era retta dalla Stasi, cancellò l’interdittiva antimafia a carico dell’azienda dei Cosentino nonostante il provvedimento fosse stato confermato da una sentenza del Consiglio di Stato. La Stasi divenne poi parlamentare nel partito di Cosentino. I giudici di appello però avevano giudicato poco attendibili Gallo e Zippo, e a loro carico avevano disposto il rinvio degli atti alla Procura per verificare la sussistenza del reato di falsa testimonianza.

“Siamo contenti che finalmente sia stata messa la parola fine a questa vicenda lunga e dolorosa. Come sempre ha prevalso la giustizia, nella quale abbiamo sempre creduto, come difensori di una persona che ritenevamo e riteniamo innocente – dice Agostino De Caro, difensore di Nicola Cosentino insieme a Stefano Montone ed Elena Lepre – Esprimiamo nuovamente massima fiducia nella magistratura e nel suo senso di equilibrio”.

L’articolo Nicola Cosentino, confermata in Cassazione l’assoluzione per processo “carburanti” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Luca Palamara, tutti i viaggi e le vacanze individuate dalla Guardia di Finanza: da Madonna di Campiglio a Dubai

Da Madonna di Campiglio a Dubai, passando per la campagna toscana e le cristalline acque di Favignana in Sicilia. Nel decreto di perquisizione emesso dalla procura di Perugia per Luca Palamara, il pm di Roma indagato per corruzione e rivelazione di segreto ci sono quelle che gli investigatori definiscono le “utilità”. È indagando su Fabrizio Centofanti, l’imprenditore dei ‘regali’ rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta siciliana sulla corruzione di magistrati che vede coinvolti gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, che gli investigatori delle Fiamme gialle hanno scovato alcune fatture sospette. Come quella pagata dall’imprenditore di un soggiorno all’hotel Fonteverde di San Casciano dei Bagni (Siena) per il pm Palamara e l’amica Adele Attisani (24-25 marzo 2017). Sulla fattura c’era la dicitura “in attesa di pagamento signor Centofanti rif. direttore”. Nello stesso resort, dotato di spa e terme, altri due soggiorni il 25 novembre 2015 e il 28 febbraio 2017 con pagamento in contanti: “emergeva una dicitura che collegava la prenotazione della stanza ad altre due prenotazioni, tra le quali quella di Centofanti (con la dicitura, nella sostanza, 3 stanze bloccate, ognuno salda il proprio soggiorno). Ma anche in questo caso gli investigatori ritengono che sia stato l’imprenditore a pagare.

Ci sono poi i soggiorni all’Hotel Campiglio Bellavista per la sorella del pm Emanuela Palamara (marzo 2011) con dicitura ‘Centofanti Fabrizio paga tutti i pranzi e transfert mamma e figlia di nove anni’. La relativa fattura dell’8 marzo, stando all’inchiesta, risulta emessa nei confronti di Energie Nuove srl, società riconducibile a Centofanti: in questo caso la dicitura della fattura era “soggiorno in hotel dipendenti per convegno”. Ma questo “dato” “risultava sconfessato dalle dichiarazioni rese dal titolare” del resort che non ricordava fosse stato alcun convegno in quel periodo. E nessun rapporto di lavoro è risultato tra Centofanti ed Emanuela Palamara.

Sempre lei risultava in albergo anche tra il 25 e il 28 dicembre 2011 e la fattura risultava emessa nei confronti della Giamatour società che emergerà anche per un altro soggiorno nello stesso periodo dal 26 dicembre al 2 gennaio 2012 per una vacanza di “Luca Palamara insieme al nucleo familiare nella stanza 304 e anche di Mario Donivola (sostituto procuratore) nella stanza 409”. L’importo complessivo dei due soggiorni 10.640 risultava fatturato alla Giama anche stornato in correlazione alla fattura relativa al soggiorno di Emanuela. C’è poi il soggiorno dal 26 dicembre 2014 al 3 gennaio 2015 con sconto del 30% che avrebbe pagato Centofanti. A suo carico anche la cena di Capodanno per 456 euro come confermato dal titolare dell’hotel.

Ci sono poi i pagamenti per Circum, agenzia di viaggi, per cui emergevano prenotazioni e carte di imbarco per Palamara e Attisani per un volo Roma-Dubai con soggiorno relativo dal 25 novembre 2016 al 29 novembre. Pagamenti fatturati alla donna con pagamenti in parte in contanti e in parta carta di credito Palamara, su cui però la polizia giudiziaria ha più di un dubbio per le date. Comunque per questa sorta di “pagamenti a rate” avrebbero dato la garanzia sia Centofanti che Palamara. Ci sono poi due fatture pagate in contanti per una vacanza nell’isola di Favignana dove Palamara e Attisani hanno soggiornato in contemporanea con Fabrizio Centofanti e un’altra donna. Da altre verifiche emergeva che l’amica del pm fosse stata accompagnata all’aeroporto di Fiumicino dagli autisti di Centofanti e che uno dei due si era raccomandato all’altro rispetto al fatto che ogni tanto il loro “boss” incontrava il pm e che i due parlavano a basa voce e con lo stereo alzato.

Secondo gli inquirenti Centofanti  “era una sorta di anello di congiunzione tra Luca Palamara e il duo Calafiore-Amara“, utilizzando lo stesso modus operandi già emerso a Messina. L’imprenditore dei regali per gli inquirenti “ha operato come rappresentante di tale centro di potere che ha svolto sistematicamente mediante atti corruttivi di esponenti dell’autorità giudiziaria. Le utilità percepite nel corso degli anni da Palamara – si legge  nel decreto – dai suoi conoscenti e familiari ed erogate da Centofanti appaiono direttamente collegate alla sua funzione di consigliere dell’organo di autogoverno della magistratura. Il numero di donativi (c’è anche un anello comprato per la signora Attisani, ndr) e il valore degli stessi non è spiegabile sulla base di un mero rapporto di amicizia. Occorre tener conto che l’autore di tali emolumenti e’ un soggetto in stretti rapporti illeciti con imputati rei confessi del delitto di corruzione” ovvero i due avvocati siciliani.

L’articolo Luca Palamara, tutti i viaggi e le vacanze individuate dalla Guardia di Finanza: da Madonna di Campiglio a Dubai proviene da Il Fatto Quotidiano.

Materia organica di origine extraterrestre scoperta in Sudafrica

Materia organica di origine extraterrestre è stata scoperta nelle rocce sedimentarie dei Monti Makhonjwa, in Sudafrica, tra i più antichi della Terra. È stata trovata nei frammenti di meteoriti ricchi di carbonio piovuti sul nostro Pianeta più di 3 miliardi di anni fa e rimasti incastonati nelle rocce di queste montagne.

I dettagli sono illustrati nello studio pubblicato sulla rivista Geochimica et Cosmochimica Acta dal gruppo del Centro Nazionale della Ricerca Scientifica francese (Cnrs), coordinato dalla ricercatrice Frances Westall. I frammenti di meteoriti, del diametro di appena un paio di millimetri, sono stati scovati grazie a sofisticate tecniche di spettroscopia all’interno di un deposito vulcanico delle antiche montagne sudafricane. “Si tratta di una delle prime prove della presenza di carbonio extraterrestre nelle rocce del nostro Pianeta”, ha sottolineato Westall.

I dettagli della sua formazione non sono ancora chiari. Probabilmente i frammenti di meteoriti sono rimasti intrappolati in ceneri vulcaniche presenti in atmosfera. Secondo la ricercatrice, però, “è difficile che queste impronte di materia organica siano il risultato di un singolo bombardamento cosmico. Questo rinvenimento – ha concluso Westall – rafforza, quindi, l’ipotesi in base alla quale i mattoni di base della vita siano piovuti sulla Terra letteralmente dallo spazio, portati da meteoriti“.

L’articolo Materia organica di origine extraterrestre scoperta in Sudafrica proviene da Il Fatto Quotidiano.

Tumori, isolate le “cellule camaleonte” che innescano le metastasi

“Noi le chiamiamo cellule camaleonte, perché sono sempre le stesse che causano il tumore primario, ma per circolare nel sangue e uscire ed entrare negli organi devono cambiare pelle. Averle trovate nel sangue apre la strada a nuove prospettive di diagnosi prima che si formino le metastasi”. I ricercatori del centro pugliese coordinati dalla biologa Elena Binda, direttrice della Cancer Stem Cells Unit dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e dal direttore scientifico dell’Istituto Angelo Vescovi hanno prima isolato le staminali da alcuni tessuti tumorali, le hanno trapiantate nei topi e poi hanno ‘seguito’ con modelli animali il viaggio di queste cellule a partire da un tumore del colon retto, anche se la teoria è che il meccanismo sia simile anche per altri tipi di cancro.

Le stesse cellule staminali ‘impazzite’ che danno origine ai tumori sono responsabili anche delle metastasi, e per ‘trasferirsi’ ad altri organi usano la circolazione sanguigna, in cui entrano ed escono modificando alcune caratteristiche. I primi ad individuarle nel sangue sono stati appunto i ricercatori italiani, il cui studio sulla rivista EBiomedicine del gruppo Lancet indica anche una strada per colpire il tumore ‘dalle fondamenta’, cioè proprio dalle staminali tumorali, che sono invece refrattarie ai trattamenti tradizionali. “Inoltre la ricerca – ha spiegato Binda all’Ansa – ci ha permesso di individuare dei biomarcatori specifici utilizzabili per nuove terapie altamente personalizzate”.

Lo studio, spiega Vescovi, il cui istituto dovrebbe terminare a breve l’iter per diventare una cell factory per staminali di grado clinico, conferma l’utilità di individuare strategie che colpiscano le staminali tumorali. “C’è una serie di sostanze che bersagliano le staminali sia nel tumore primario, sia nel sangue che nelle metastasi – afferma l’esperto -. Nel caso dei tumori cerebrali ne stiamo già sperimentando una, che ha quasi terminato la fase 1 sui pazienti. Se si immagina il tumore come un palazzo, colpire le staminali vuol dire agire sulle fondamenta, che oltretutto resistono alle chemioterapie usate attualmente. È una filosofia completamente diversa da quella usata finora, in cui si tendeva a colpire la massa tumorale senza riuscire però ad attaccare le staminali”.

L’abstract di EBiomedicine

L’articolo Tumori, isolate le “cellule camaleonte” che innescano le metastasi proviene da Il Fatto Quotidiano.

Arresti Legnano, il manuale per truccare i bandi: “La logica è prima si individua il candidato. Poi si fa il concorso”

Modifiche di bandi già pubblicati, incarichi conferiti in assenza o quasi di competenze. Sono tre gli episodi di turbativa d’asta che la procura di Busto Arsizio contesta agli amministratori di Legnano arrestati dalla Finanza oltre l’episodio di corruzione elettorale scoperto a inchiesta già iniziata. Leggendo l’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio, Piera Bossi, le parole e le azioni degli indagati sembrano riportare un vero e proprio manuale della turbativa d’astaMaurizio Cozzi, il vicesindaco di Forza Italia e assessore al Bilancio finito in carcere, parla con il sindaco Gianbattista Fratus della prossima nomina del dg di Agma (il gruppo che controlla alcune società di servizi partecipate) dopo le dimissioni di Lorenzo Fommei. Gli indagati sono felici perché così potranno piazzare un loro candidato: “Una volta che si individua. si individua la persona, basta! Fa la gara, Finito!“. Per Cozzi quindi, ragiona il giudice, “la logica è prima si individua il candidato, poi si fa il bando! Cioè a dire l’esatto contrario delle previsioni normative di una corretta procedura selettiva pubblica”.

L’intercettazione: “Mi hai messo un requisito della madonna”
Anche quando si deve nominare un consulente esterno la logica non cambia: una delle contestazioni riguarda la nomina di commercialista per Euro.pa Services. Cozzi vuole piazzare un suo amico e chiede al dg della società di modificare alcune clausole contenute nel bando già pubblicato che avrebbero impedito la partecipazione del professionista a lui vicino. Che però rifiuta di presentare la sua candidatura per un incarico biennale da 8mila euro. In una intercettazione (12 dicembre 2018) ci sono le pressioni del vicesindaco sul direttore generale perché cambi il bando: “Eh, va che non può presentarmi la domanda!l!” dice. E l’altro: “Come non può?!?, “Perché non ha i requis … eh.. mi hai messo un requisito della madonna! chi cazzo ha 10 anni di esperienza lavorativa presso amministrazioni pubbliche…”. Quindi arriva la rassicurazione sulla domanda: “Fagliela presentare non ti preoccupare“. E quindi si procede con la rettifica. Ma Cozzi ha un altro problema ovvero che il consulente dovrebbe redigere le dichiarazioni dei dipendenti, ma non ha uno studio all’altezza. Anche per questo requisito viene apportata una modifica. Ma il commercialista ormai si è tirato indietro e Cozzi sbotta: è “un cagasotto“.

Il bando modificato per il candidato incompatibile
Nel secondo episodio contestato il bando taroccato, secondo la procura di Busto, è quello relativo al dirigente per lo sviluppo organizzativo del Comune per cui il giudice scrive che la valutazione del candidato rappresenta “un mero simulacro in quanto mesi prima era stato già individuato” Enrico Barbarese, “in totale violazione” delle leggi con una “manipolazione della procedura selettiva”. Con i termini di presentazione della domanda previsti in soli 14 giorni per impedire la presentazione di altre candidature. Il prescelto diventa dirigente con decreto del sindaco a tempo di record nonostante “privo di esperienza in materia di enti locali e gravato da precedenti di polizia (per traffico di rifiuti, ndr)”. E quindi nominato “nonostante presentasse una situazione di incompatibilità che lo stesso aveva sollevato con gli indagati”, perché presidente e ad di una società, la Safond Martini. In una intercettazione, Barbarese spiega a Fratus e Cozzi: “Il vostro regolamento mi impedisce di tenere l’altro incarico” (…) “è un caso di incompatibilità assoluta di stampo vetero comunista, questo l’hanno messo quelli del Pd”. (…). Ma sollevato il problema offre anche la soluzione e dice: “Ma mica abbiamo problemi di andare in galera, non è questo il problema. È non dare spazio a robe strumentali, capito? (…) Una letterina e vi sistemo tutto secondo me“. “Il cliché Barbarese si ripete di lì a poco“, scrive il gip riferendosi alla designazione del nuovo direttore generale Amga. Viene preparata la bozza del bando e c’è bisogno di verificare che ci siano tutte le caratteristiche che potessero andare bene per assegnarla alla persona già scelta, ci sono dei ritardi, modifiche da fare. Il 14 marzo scorso viene pubblicato il bando, la persona è stata individuata e quindi si può procedere come l’intercettazione spiegava: “Una volta che si individua. Si individua la persona, basta! Fa la gara, Finito!”.

L’articolo Arresti Legnano, il manuale per truccare i bandi: “La logica è prima si individua il candidato. Poi si fa il concorso” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Legnano, la figlia del candidato paracadutata nel cda in cambio di voti: “Io non capisco, ho paura di dire cazzate”

La politica che diventa baratto, a discapito di tutto: della legge, delle competenze, del bene pubblico. Succede a Legnano, feudo leghista stravolto da un’inchiesta della Guardia di Finanza di Milano per turbativa d’asta e corruzione elettorale con la giunta decapitata. E dalle carte emerge emblematica la storia di una giovane laureata in giurisprudenza che, senza alcuna esperienza, viene paracaduta nel cda della partecipata Aemme Linea Ambiente. Perché? Perché il suo papà, Luciano Guidi, candidato alla carica di primo cittadino per Alternativa Popolare e Lista Civica – Giovani Popolari (ex-Ncd/Udc), “vende” i suoi 1046 voti al leghista Gianbattista Fratus. Quest’ultimo, candidato del centrodestra con 9.196 voti al primo turno, vince le elezioni dopo il ballottaggio con un totale di 10.865 preferenze. Il candidato di centrosinistra, Alberto Centinaio, al primo turno aveva totalizzato 7.717 preferenze. Un “prezzo” pagato come spiega in una intercettazione l’assessora alle Opere pubbliche Chiara Lazzarini, ex presidente della società partecipata Amga spa, perché Martina Guidi arriva nella società per cooptazione, un’assunzione su designazione, senza sapere cosa fare. Dopo che il sindaco aveva costretto alle dimissioni un’altra consigliera.

L’intercettazione: “Senti io volevo chiederti … una serie di cose perché io non le capisco”
È il 7 dicembre del 2018 quando la giovane chiede delucidazioni proprio a Lazzarini: “Senti io volevo chiederti solo questa … una serie di cose perché io non le capisco cioè poi ho provato a leggerle ma non mi è chiara la tempistica … ma noi ieri abbiamo fatto il cda e l’assemblea dei soci”. E la Lazzarini parte con la spiegazione: “Prima si fa il cda, il cda delibera poi sottopone all’assemblea per l’approvazione…”. La neoconsigliera chiede anche di sottoporle dei documenti… “perché ho sempre paura di dire cazzate e quindi non ho detto niente ieri ma allora quando la società per esempio fa la gara per definire qual è la società che fornisce i ticket per esempio no…  e poi senti un’altra cosa operativa… ma io devo firmare quando vado o no?”.

E il sindaco: “Questa l’ho fatta dimettere, metto una mia amica”
Sulla poca preparazione della giovane consigliera, prima impiegata in un studio legale, un paio di mesi prima (il 26 ottobre 2018), parlavano Lorenzo Fommei, direttore generale del gruppo Agma (di cui Aemme fa parte, ndr), e Gianni Geroldi, ex presidente cda Amga. Il primo dice: “Sì sì assolutamente, questi sono … sono sfrontati impuniti ce l’hanno di tutte … poi hanno messo lì, mi hanno fatto, mi hanno chiamato che dovessi fa’ dimette … la Miriam Arduin …sì me l’ha chiesto il Comune di Legnano!!! Il Comune di Legnano ha chiamato e dice … la faccia dimettere … Proprio … per me sta ragazzetta … mi dice, “è avvocato!” Sì è avvocato dei miei…scusi, dei miei coglioni!!! È diventata avvocata a Gennaio 2018, ha 29 anni ora mi dica lei questa, cosa capirà di azienda… quindi … voglio dire mhhh scelte comple … ovviamente però ho saputo che è amica intima della Chiara Lazzarini … quindi!”. Che sia andata proprio così viene confermato dallo stesso Fratus in un’altra conversazione di tre giorni prima con un parente: “…Questa l’ho fa dimettere e metto dentro un’altra mia amica … ” e sempre nella logica dell’esercizio di un potere: “… io li sostituisco con queste due persone che sono gente che conosco, amici e cose varie e quindi da quel punto di vista non hai nessun …. poi scusami ehhh, le cose si fanno … “. Un “accordo politico” come lo definisce la stessa Lazzarini che Fratus aveva preso con Guidi “per il ballottaggio” e di cui era informato anche il segretario federale della Lega Matteo Salvini (leggi l’articolo).  Tra Fratus e Guidi il gip di Busto Arsizio individua un “pactum sceleris” confermato dalla telefonata tra i due il 22 ottobre: “Tua figlia si chiama Martina vero? (…) sto provvedendo alla nomina in Ala”. Il gip lo stigmatizza descrivendo la “totale assenza di ragioni concrete a giustificazione della nomina di una neolaureata” del tutto priva “di quell’esperienza professionale necessaria”che mostrava tutta la sua “ignoranza delle procedure concrete anche solo di redazione di un verbale di cda”.

“Ho fatto un accordo per il ballottaggio”
La nomina della giovane Guidi era mal vista dall’assessore al Personale, Letterio Munafò, che ne discute e si lamenta con la Lazzarini perché “candidata in una lista contraria alla nostra”. La donna però spiega che quella nomina non sarà in quota al partito: “Sono nomine del sindaco… ha detto (riportando quelle che sono le parole di Fratus) “per Aemme Linea Ambiente li scelgo tutti e due io e non li metto in quota ai partiti…”. Alle rimostranze di Munafò la Lazzarini risponde riportando la posizione del sindaco: “No, ma ti spiego perché e l’altro siccome prima del ballottaggio a livello regionale io ho fatto un accordo con Paolo Alli (ex formigoniano di Alternatinva popolare, ndr), Salvini e quell’altro provinciale loro della Lega in cui Paolo Alli e Guidi hanno detto che mi avrebbero appoggiato al ballottaggio e che io in cambio gli avrei dato un posto. quindi io devo mantenere questa promessa e l’ho fatto non do nessun conigliere in quota a nessun partito. Lì scelgo io quindi…”. Per questo e per gli altri episodi che sono costati la misura cautelare il giudice per le indagini preliminari scrive: “Un modus operandi ispirato a logiche di supremazia personale e di controllo totalitario delle amministrazioni pubbliche anche in totale mancanza di qualsiasi giustificazione formale (come per Lazzarini, entrata solo nel marzo 2019 nella qualifica assessorile all’urbanistica) che vale ad escludere l’occasionalità degli episodi passati in disamina dovendosi, invece, ritenere che gli stessi si collochino in un contesto di abitualità, dal quale non hanno mai mostrato di volersi dissociare“.

L’articolo Legnano, la figlia del candidato paracadutata nel cda in cambio di voti: “Io non capisco, ho paura di dire cazzate” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Tangenti Milano, così un cartello di 50 imprenditori si spartiva appalti: accordi, tradimenti e l’ombra della ‘ndrangheta

Accordi, tradimenti, manovre e l’ombra della ‘ndranghetaNon ci sono solo le corruzioni nell’ultima storia di tangenti messa nero su bianco dalla Dda di Milano. A “inquinare” (o tentare di farlo) gli appalti c’era un vero e proprio cartello di imprenditori: una cinquantina in totale quelli sotto indagine da parte dei pm Antimafia guidati da Alessandra Dolci.  Per l’accusa con patti di desistenza e spartizione seguivano (anche se non tutti) l’orientamento riportato in una intercettazione dell’imprenditore il cui nome era emerso nell’indagine Infinito e in altre indagini antimafia, Renato Napoli: “… Che ognuno si guarda poi il suo lotto…”. E agli atti dell’inchiesta c’è anche una foto che certifica il patto: gli imprenditori che il 21 luglio 2017, con il coordinamento di Napoli, si incontrano e decidono come e cosa spartirsi. L’appuntamento, intorno alle 17, è in piazza Kennedy a Milano. A osservare e documentare l’incontro ci sono i carabinieri di Monza. Dalle intercettazioni si capirà che poi che quello non era il primo incontro.

Non solo la pulizia della neve e il teleriscaldamento
Due gli appalti al centro delle contestazioni della procura. Il primo è il servizio di pulizia dalla neve di Milano e altri comuni per il periodo 2017-2021 del valore di quasi 4 milioni e 800mila euro. Il secondo è il bando per il teleriscaldamento dell’A2a per un valore di 5 milioni. Nel primo caso il pm Antonio Scudieri ha spiegato: “Abbiamo accertato la presenza di una ventina di aziende che con guida di Renato Napoli sono riuscite a spartirsi i lotti. Il secondo è il bando per il teleriscaldamento dell’A2a, uno dei vari bandi che ha fatto A2a. Un accordo fallito perché uno degli imprenditori si è tirato indietro e ognuno è andato per i fatti propri“. Ma gli accertamenti degli inquirenti non si fermano alle due contestazioni perché è emersa “una diffusa e inquietante situazione di inquinamento degli appalti pubblici nel milanese” e gli investigatori stanno facendo accertamenti “su un’altra decina di situazioni, che coinvolgono tutte le principali aziende municipalizzate pubbliche del territorio lombardo, quindi non soltanto Amsa, ma anche A2a, Metropolitana milanese e altre aziende pubbliche. Quello che emerge è che gli imprenditori tendenzialmente si spartiscono i lotti. Si mettono d’accordo, cercano di ottenere informazioni da insider interni a queste società pubbliche per sapere chi sono gli altri partecipanti alle gare e quando c’è la possibilità di dividersi i lotti, pianificano con offerte al ribasso reciproche per potersi spartire le gare“.

La cordata degli imprenditori e gli appalti conquistati o persi
Napoli, che è a capo di società (Simedil ed Edilnapoli) che si occupano di lavori edilizi, movimento terra, trasporto di inerti, realizzazione di gasdotti, acquedotti fognature, per il giudice per le indagini preliminari “è il promotore e animatore delle due vicende di turbativa d’asta … un soggetto che non si fa alcuno scrupolo nel condizionare le gare d’appalto mediante la concertazione, tenacemente cercata, con i concorrenti, a tal fine approfittando di rapporti privilegiati con soggetti qualificati interni alle aziende pubbliche”. Ma allo stesso tempo quasi tutti gli altri imprenditori contattati si prestano a questo concerto e – anche se c’è chi si tira indietro o addirittura tradisce, approfittando delle informazioni ricevute per partecipare alla gara per vincerla – c’è anche chi pur non partecipando agli incontri chiede di essere messo nella lista della spartizione.

Alla fine come riassume il giudice “le imprese facenti parte della cordata riconducibile all’indagato Napoli si sono aggiudicate complessivamente 16 lotti su 46 effettivamente assegnati (4 sono andati deserti), e ciò a non voler contare il numero di lotti aggiudicati alla cordata Malacrida (totale 16 lotti), il quale, sfruttando le informazioni ottenute da Napoli (la lista a cui si fa riferimento nel corso delle intercettazioni) ha fatto man bassa delle aggiudicazioni, avvalendosi comunque indirettamente della collusione avente come effetto la turbativa di gara. L’aggiudicazione di un così rilevante numero di lotti da parte delle aziende partecipanti al cartello promosso da Napoli è stata possibile proprio in quanto le stesse si erano accordate per concorrere solo per alcuni specifici lotti, senza quindi competere tra loro; tanto è vero che i lotti persi sono quelli nei quali hanno concorso ditte che non sono state contattate… o che si sono rifiutate di partecipare al cartello…”.

Il gip: “Territorio pesantemente pervaso da criminalità organizzata”
Napoli però non è imprenditore qualsiasi. Come l’altro imprenditore protagonista di questa vicenda Daniele D’Alfonso (cui è contestata l’aggravante mafiosa) “ha rapporti con l’azienda di Giuseppe Molluso (della famiglia calabrese operativa tra Corsico e Buccinasco, ndr), a dimostrazione – scrive il gip di Milano Raffaella Mascarino – che il contesto nel quale operano i due imprenditori è tendenzialmente lo stesso, a cavallo tra la criminalità d’impresa e quella organizzata”. In un territorio ragiona il gip “pesantemente pervaso dalla criminalità organizzata di stampo mafioso, in quanto, nella regione lombarda, la materia degli appalti pubblici, soprattutto nei settori dell’edilizia, della movimentazione terra, del trattamento dei rifiuti e della gestione dell’ambiente in generale, costituiscono uno dei settori d’elezione in cui le diverse imprese gestite dalle varie famiglie di ’ndrangheta hanno in passato avuto modo di affondare le proprie radici e di trarre dalle risorse connesse a tali lavori pubblici linfa vitale per il loro persistere e prosperare su vaste aree del territorio. Queste acquisizioni possono dirsi assodate alla luce di accertamenti processuali ormai suggellati dal passaggio in giudicato delle sentenze di condanna nell’ambito di indagini che costituiscono i capisaldi della ricostruzione del fenomeno mafioso nell’Italia settentrionale”. Un fenomeno che non sempre ha visto gli imprenditori opporsi. Anzi: “Facendo una riflessione sulle figure imprenditoriali di cui mi sono occupata in questi anni alla Dda – dice Alessandra Dolci – posso dire che otto di loro erano collusi, mentre solo due di loro erano vittime“. 

L’articolo Tangenti Milano, così un cartello di 50 imprenditori si spartiva appalti: accordi, tradimenti e l’ombra della ‘ndrangheta proviene da Il Fatto Quotidiano.