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L’avvistamento dei ricercatori americani: raro calamaro gigante filmato a 750 metri di profondità. Le immagini

Un gruppo di ricercatori americani è riuscito a immortalare, con particolari attrezzature subacquee, un calamaro gigante nei mari del Golfo del Messico. Un esemplare raro da incontrare, lungo 3,7 metri e ripreso a 750 metri di profondità. Il team si trovava a bordo del sottomarino Medusa

video da NOAA/Facebook

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Katia Follesa operata al cuore: “Credevo di morire”

Katia Follesa è stata operata al cuore. A dare la notizia è stata la stessa attrice del duo comico “Katia e Valeria” pubblicando una foto su Instagtram in cui si mostra in un letto d’ospedale con gli elettrodi attaccati al petto ma sempre sorridente. L’intervento si è reso necessario perché da qualche anno ha scoperto di soffrire di cardiomiopatia ipertrofica non ostruttiva congenita: “La vera preoccupazione è il mio naso e che sono a digiuno da due giorniiiiiiii…… – ha scritto Katia nel post – Grazie infinite al Gruppo Ospedaliero di San Donato un Presidio di ricerca eccellente che mi tiene a bada e che mi fa vivere al meglio la mia vita! Attraverso la ricerca ho imparato molte cose soprattutto a prendermi cura di me in particolare del mio cuore che ogni tanto richiede coccole! Grazie alla Dottoressa del mio cuore la Cardiologa Serenella Castelvecchio, al Dott. Leorenzo Menicanti il Cardiochirurgo piu affascinante della terra e al Professor Carlo Pappone, luminare dell’aritmologia che ha elaborato il mio cuore con un motore da Formula 1!!! Il tempo di mangiare qualcosa e mi rialzo! Onorata di rappresentare il Gruppo Ospedaliero di San Donato”.

L’attrice aveva rivelato qualche anno fa i suoi problemi al cuore spiegando di averli scoperti nel 2006, quando un pomeriggio improvvisamente le si è appannata la vista e non ha più sentito il cuore: “Credevo di morire — ha raccontato Katia Follesa—. La cosa buona che ho fatto, dopo aver pensato che stessi per morire, appunto, è stata andare subito, quel pomeriggio stesso, in ospedale. All’inizio mi avevano detto che non avevo niente. Anzi, la cardiologa era quasi un po’ scocciata. Ma ho deciso di approfondire e si è scoperto così che avevo questa patologia, la stessa di mio padre”. Così ha iniziato una terapia “che dovrò continuare a vita“.

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Terremoto a Roma, le telecamere dell’autostrada riprendono il momento della scossa

Le telecamere dell’autostrada A24, in prossimità della barriera Roma Est e del Gra, hanno ripreso il momento della scossa di terremoto della sera del 23 giugno. La scossa, di magnitudo 3.7, è stata registrata alle 22:43 a tre chilometri dal comune di Colonna, vicinoa a Roma. Tanta paura, gente in strada, telefonate ai numeri di emergenza, ma niente danni

video da Strada dei parchi/Facebook

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Iran: ‘Sanzioni chiudono via diplomatica’. Bolton: ‘Aperti al dialogo’. Teheran all’Onu: ‘Ecco le prove sul drone Usa’

Continuano le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Le nuove sanzioni americane contro Teheran, annunciate lunedì da Donald Trump, prendono di mira anche l’ayatollah, Ali Khamenei, guida suprema del Paese, ed il ministro degli Esteri, Javad Zarif, e chiudono definitivamente la porta alla diplomazia. Lo ha scritto su Twitter il portavoce del ministero degli Esteri Abbas Mousavi: “Le inutili sanzioni americane contro la guida suprema e il comandante della diplomazia iraniana – ha denunciato il portavoce – rappresentano la chiusura definitiva del canale diplomatico. L’amministrazione disperata di Trump distrugge i meccanismi internazionali in vigore per preservare la pace e la sicurezza mondiali”. 

Intanto l’ambasciatore iraniano all’Onu, Majid Takht-e Ravanchi, in occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere della situazione nella regione su richiesta americana, ha svelato nuove informazioni che secondo Teheran dimostrerebbero l’abbattimento del drone americano nello spazio aereo della Repubblica Islamica. Per gli Stati Uniti il mezzo è stato invece abbattuto mentre sorvolava acque internazionali. L’ambasciatore iraniano avrebbe mostrato immagini radar “inconfutabili”. A margine della riunione, Takht-e Ravanchi ha dichiarato: “L’Iran aveva tutto il diritto di partecipare a quella riunione dal momento che il suo spazio aereo è stato violato da due droni spia americani. Purtroppo ci è stato negato questo diritto”.

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che riguardo alle sanzioni ha parlato di “una forte e proporzionata risposta alle azioni sempre più provocatorie dell’Iran” – ha affermato che non serve l’ok del Congresso nel caso di un’eventuale azione militare contro l’Iran: “Mi piace l’idea di avere il Congresso a fianco – ha sottolineato il presidente americano in un’intervista a The Hill – Hanno idee, c’è gente intelligente. Ho appreso un paio di cose l’altro giorno nel nostro incontro con il Congresso, mi piace averlo a fianco, ma legalmente non devo farlo”.  E poi, in riferimento a quanto successo nella notte tra giovedì e venerdì scorso, quando all’ultimo minuto ha bloccato un’operazione militare contro Teheran in rappresaglia all’abbattimento di un drone americano, ha ricordato: “Eravamo molto vicini forse a prendere una decisione sul raid. Poi ho deciso di non farlo. Stavo pensando a quella decisione da un po’ di tempo, e ho deciso di no perché veramente non era proporzionata”.

 

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Mazda MX-5, a Torino maxi raduno per i trent’anni della roadster più amata – FOTO






Fu il giornalista americano Bob Hall, sul finire degli anni Settanta, a convincere Mazda – nella figura di Kenichi Yamamoto, l’allora responsabile di Ricerca e Sviluppo della Casa – dell’idea di dar vita alla “piccola” MX-5, quella che poi sarebbe diventata a tutti gli effetti la roadster più venduta e amata al mondo. Dalla proposta di Hall presero poi le mosse l’abilità e l’immaginazione di Nobuhiro Yamamoto e Tom Matano, rispettivamente l’ingegnere – nonché sviluppatore della quarta e quinta generazione – e il designer della fortunata Miata. E la ricetta che la rese così fortunata in passato, e che non smette di renderla un cult ancora oggi, è presto detta: una “spider economica”, con motore anteriore e trazione posteriore, in grado di dare le stesse sensazioni delle due posti italiane e inglesi degli anni Sessanta, ma con uno stile e un piacere di guida del tutto personale.

Sabato scorso a Torino, a 30 anni dalla produzione della prima serie della roadster giapponese del 1989, i due “padri” hanno festeggiato insieme a 600 appassionati provenienti da tutta Italia l’anniversario MX-5 Icon’s Day, nell’ambito delle manifestazioni del Salone diffuso di Parco Valentino; tra i collezionisti anche Andrea Mancini, proprietario di Miataland, la più grande collezione di Miata al mondo. In tutto sono state oltre 300 le vetture presenti e radunatesi in Parco Dora: un tripudio di spider colorate e customizzate, in versione “soft top” e RF, che hanno sfilato per le strade della città, in un corteo guidato dalle MX-5 30° Anniversario, la versione speciale della due posti presentata in anteprima al raduno proprio da Matano e Yamamoto.

Disponibile in soli 3 mila esemplari numerati al mondo, la Miata 30° Anniversario sarà presente sul mercato italiano in 90 unità (65 con tettuccio in tela, 25 con quello rigido). Per l’edizione speciale, la motorizzazione è un 2.0 SKYACTIV-G da 184 CV di potenza con trasmissione manuale a 6 marce; Racing Orange la tonalità della carrozzeria e poi cerchi in lega forgiati Rays neri, con pinze ai freni arancioni firmati Brembo per quelli anteriori, Nissin per quelli posteriori. Il prezzo della MX-5 edizione limitata è di 34.250 euro con il tetto manuale e in tela, mentre di 36.750 euro per quella con il tetto automatico e rigido.

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‘Ndrangheta in Emilia: 16 arresti, tra cui boss Grandi Aracri. Misura cautelare per presidente Consiglio Comunale Piacenza

Maxi blitz della Polizia di Stato con sedici arresti che hanno colpito il clan n’dranghetista dei Grandi Aracri che opera in Emilia Romagna, nelle Province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. L’operazione Grimilde coordinata dalla Dda di Bologna ha colpito i vertici dell’organizzazione originaria di Cutro, in provincia di Crotone: il boss Francesco Grande Aracri e i figli Salvatore e Paolo. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figura anche Giuseppe Caruso, attuale presidente del Consiglio Comunale di Piacenza di Fratelli d’Italia, ritenuto appartenente al gruppo mafioso.

I destinatari del provvedimento restrittivo sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento, truffa aggravata dalle finalità mafiose. I provvedimenti, emessi dal Gip del Tribunale di Bologna su richiesta della Dda sono stati eseguiti dai poliziotti della Squadra Mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza in varie province dell’Emilia Romagna. Nell’ambito della stessa operazione, che ha coinvolto 300 agenti della polizia di Stato, è in corso di esecuzione un decreto di sequestro preventivo di beni emesso dalla Dda di Bologna nei confronti dei principali appartenenti al gruppo criminale riguardante società, beni mobili e immobili, conti correnti.

Sono in corso di esecuzione, in varie città d’Italia, anche 100 perquisizioni nei confronti di coloro che pur non essendo direttamente destinatari del provvedimento restrittivo emesso dall’Autorità Giudiziaria di Bologna sono risultati, nel corso dell’indagine, collegati al gruppo ‘ndranghetistico. I dettagli dell’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 10.30 presso la Questura di Bologna alla quale parteciperanno il Procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, il Direttore della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia, Francesco Messina, il Direttore dello Sco Fausto Lamparelli.

Già condannato per associazione mafiosa, Francesco Grande Aracri viveva a Brescello, in provincia di Reggio Emilia, cittadina nota  per essere stata la prima in Emilia Romagna sciolta, a fine 2107, proprio le infiltrazioni della criminalità organizzata.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, esulta per il buon esito dell’operazione emiliana: “Nessuna tregua e nessuna tolleranza per i boss, avanti tutta contro i clan”, ha dichiarato. Mentre il sottosegretario di Stato all’Interno, Luigi Gaetti, parla di “un quadro inquietante dopo gli arresti della scorsa settimana in Sicilia. Mafia e politica, un rapporto stretto che oramai va avanti da anni. Siamo davanti ad un salto di qualità, non più la subalternità alle cosche ma una compartecipazione alle attività criminali. Una mafia che non spara, che ha legami forti con la politica e che opera nel condizionamento delle istituzioni. Quello descritto dagli investigatori è un sistema che ha inquinato la vita economica e democratica del Paese. Una maxi inchiesta che riguarda settantadue indagati e che ha portato a cento perquisizioni e al sequestro di beni per diversi milioni di euro“.

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Europei Under 21, Francia-Romania 0-0: Italia eliminata, addio anche ai Giochi

L’Italia Under 21 saluta gli Europei e con essi anche le Olimpiadi di Tokyo 2020. L’edizione casalinga che si annunciava trionfale, termina con un fallimento. Francia e Romania pareggiano 0 a 0, come nelle previsioni, garantendosi così entrambe l’accesso alle semifinali e mandando a casa gli azzurrini. La squadra del ct Di Biagio paga a caro prezzo la sconfitta contro la Polonia per 1 a 0 nella seconda partita del girone A, dopo la splendida vittoria all’esordio contro la Spagna.

L’Italia ha terminato il suo girone a 6 punti, troppo pochi per diventare la seconda miglior classificata e ottenere un posto in semifinale accanto alle tre vincitrici dei gruppi: Spagna, Germania e Romania. Al nostro posto, prosegue il suo cammino la Francia. E saranno anche queste quattro squadre a rappresentare l’Europa ai prossimi Giochi estivi.

Francia-Romania con un pareggio sapevano di essere entrambe qualificate, mentre una vittoria della Romania o della Francia (ma con 3 o più gol di scarto) avrebbero permesso all’Italia il passaggio alle semifinali. Ma il maggior rimpianto resta appunto la sconfitta con la Polonia: un passo falso che una squadra infarcita di talenti, da Chiesa a Kean, da Zaniolo a Barella, non si sarebbe dovuta concedere.

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Giulio Regeni, la lettera dei genitori: “Dichiarare l’Egitto Paese non sicuro e richiamare i nostri ambasciatori”

“Dichiarare l’Egitto Paese non sicuro e richiamare i nostri ambasciatori“. Questo chiedono Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, il ricercatore friulano trovato morto e con evidenti segni di tortura il 4 febbraio 2016 nella periferia del Cairo. Queste due misure, scrivono in una lettera ai deputati delle Commissioni Esteri della Camera e del Bundestag tedesco, “potrebbe essere un segnale forte di pretesa di rispetto dei diritti umani“. Il loro messaggio è stato letto dalla presidente della commissione Esteri di Montecitorio, Marta Grande (M5s), in apertura dell’incontro con gli omologhi tedeschi al Bundestag. Le due commissioni hanno promesso che porteranno la vicenda di Giulio Regeni all’attenzione della Conferenza interparlamentare sulla Politica estera e di sicurezza comune e per la sicurezza e difesa che si terrà Helsinki dal 2 al 4 settembre.

Nel chiedere “una verità processuale” sulla morte del giovane ricercatore in Egitto, i genitori di Regeni sottolineano che su di lui “sono stati violati tutti i diritti umani, compreso il diritto di tutti noi ad avere verità. Tramite il Presidente della Camera Fico che ci ha dimostrato fin dal primo istante concreta e affettuosa vicinanza, vi chiediamo di non lasciarci soli nella nostra pretesa di verità. Giulio era un cittadino europeo e merita l’impegno di tutte le nostre istituzioni”. Da qui la proposta di un ritiro degli ambasciatori dal’Egitto.

La vicenda Regeni è stato uno dei temi al centro dell’incontro tra le due commissioni a Berlino. “Ai colleghi tedeschi – spiega Marta Grande – abbiamo chiesto di poter collaborare sui temi dei diritti umani ed in particolare sul caso di Regeni. La lettera dei genitori di Giulio chiede un impegno molto forte, per cui stiamo valutando come muoverci insieme. La parte tedesca farà un approfondimento su questa lettera e ci farà sapere, anche dopo un confronto con il governo tedesco. A brevissimo ci riaggiorneremo su come procedere insieme su questo come su altri temi”: tra questi la visione della Ue, i diritti umani e il supporto alla comunità Yazida, la minoranza presente anche in Germania. Grande ha spiegato che “i colleghi tedeschi erano molto interessati. Perché Giulio Regeni è un cittadino europeo e la ricerca della verità non è solo un dovere rispetto a lui, alla sua famiglia ed all’Italia ma per l’intera Europa“.

Della vicenda del giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto ha annunciato che parlerà domani (martedì) a Berlino anche il presidente della Camera Roberto Fico che in mattinata incontrerà il suo omologo presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble. Portare il caso di Giulio Regeni “nel cuore dell’Europa assume un forte significato”, spiega Fico in un post su Facebook. “Non solo in un’ottica di solidarietà tra Paesi ma anche perché Giulio Regeni era un cittadino e uno studioso europeo”. “Con Schäuble – aggiunge il presidente della Camera – parleremo del caso di Giulio Regeni ma anche di altri temi che riguardano oggi l’Europa, in una fase complessa e delicata come quella del dopo elezioni. Visiterò inoltre il Bundestag e successivamente il Memoriale dell’Olocausto“.

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Tav, la richiesta dell’Ue a Italia e Francia: chiarimenti sul progetto entro fine luglio

L’Unione europea chiede a Italia e Francia come hanno intenzione di portare avanti il progetto Tav. Entro un mese, fine luglio, devono arrivare a Bruxelles dei chiarimenti. I tecnici vogliono sapere cosa fare dei fondi promessi (circa 813 milioni di euro) per la realizzazione dell’opera, per sapere se poterli destinare ad oltre opere. E minacciano anche una possibile richiesta di restituzione della tranche già versata (120 milioni). Questo, riporta l’Ansa da Bruxelles, è quanto ha riferito  la commissaria Ue responsabile per i Trasporti, Violeta Bulc, nel colloquio telefonico avuto nei giorni scorsi con il ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli.

Da parte della Commissione, scrive sempre l’Ansa, è stato chiesto all’Italia di indicare “con chiarezza e rapidamente” se si punta a un prolungamento del Grant agreement, il contratto di sovvenzione, poiché appare evidente che i lavori che dovevano essere completati entro la fine dell’anno non lo saranno. Già a marzo la Commissione aveva scritto a tutti i Paesi interessati  chiedendo di fare il punto della situazione. Ora è tornata alla carica perché il suo obiettivo è quello di non lasciare inutilizzate risorse. Quindi Bruxelles, con i fondi non utilizzati, vorrebbe arrivare a indire nuovi bandi in autunno per poter poi allocare le risorse a metà 2020.

Nel caso della Torino-Lione, finora i fondi europei allocati (813 milioni) coprono circa il 40% del costo della prima parte delle opere previste. Di questi 120 sono già stati erogati, mentre l’esborso dei restanti è subordinato allo stato di avanzamento dei lavori, a partire dai bandi di gara. In assenza di una richiesta di proroga del Grant agreement, non solo non sarà versata la seconda tranche, ma sarà chiesta anche la restituzione di quanto già erogato.

La notizia della richiesta europea arriva alla vigilia del consiglio di amministrazione di Telt, la società italo-francese che si occupa della realizzazione della tratta, convocato martedì a Parigi. Per la prima volta sarà presente Iveta Radicova, nuova coordinatrice del Corridoio Mediterraneo che nei mesi scorsi aveva annunciato l’intenzione dell’Unione Europea di aumentare dal 40 al 50% il finanziamento comunitario dell’opera. E per la prima volta sarà presente anche Alberto Cirio, lo scorso 26 maggio eletto presidente della Regione Piemonte con un programma sì Tav.

Proprio Cirio a inizio luglio dovrebbe incontrare il ministro Toninelli. In un’intervista a Repubblica, la viceministra M5s all’Economia, Laura Castelli, ha aperto “a un progetto di compromesso“, facendo riferimento all’ipotesi messa in campo dal sindaco di Venaus, Nilo Durbiano: rifare il traforo ferroviario del Frejus, con una nuova galleria di 15 km, al posto del maxi-tunnel da 57,5 km previsto dal progetto attuale. I Cinquestelle però restano scettici, mentre la Lega preme per dare il via libera all’opera. L’argomento tornerà a breve al centro dei tavoli di governo, così come riguarderà Torino e gli equilibri della maggioranza della sindaca Chiara Appendino.

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Mattarella ricorda Ambrosoli: “Italia è Paese sano nonostante le zone d’ombra. Fingere di non vedere è aiuto a illegalità”

Fu ucciso perché non incontrò alcuna rete di protezione da parte della società civile. È questa l’analisi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, su Giorgio Ambrosoli.  “Il coinvolgimento attivo della società produce una rete di protezione essenziale, in aggiunta a quella che lo Stato deve assicurare, quella rete di protezione che Giorgio Ambrosoli non incontrò”, ha detto il capo dello Stato a Milano per la cerimonia in ricordo dell’avvocato milanese ucciso l’11 luglio del 1979 mentre si stava occupando della liquidazione della Banca privata italiana di Michele Sindona.

“Il nostro è un Paese pieno di energie e presenze positive, è un Paese sano malgrado le zone d’ombra, i suoi tanti problemi e le lacune che si riscontrano al suo interno”, ha detto il presidente della Repubblica in un passaggio del suo discorso. Un intervento in cui Mattarella ha sottolineato che “ritrarsi dalle proprie responsabilità, fingere di non vedere non è un comportamento neutrale, al contrario costituisce un obiettivo e concreto aiuto alla illegalità e a chi la coltiva”. Il Capo dello Stato ha spiegato che “assicurare il rispetto della legalità è certamente compito dell’ordinamento dello Stato e delle sue istituzioni ma il contributo che proviene dalla diffusione della cultura della legalità e della responsabilità è decisivo”.

Durante il suo intervento al ìPiccolo Teatro, Mattarella ha anche elogiato la storia recente della città di Milano, che “esprime in alto grado queste capacità positive della società civile. Giorgio Ambrosoli si era formato in questa cultura di Milano e ne rappresenta una figura emblematica. Ma il valore della sua esperienza e della sua vita è di carattere nazionale e la Repubblica conserva la sua memoria con ammirazione e con riconoscenza”.

L’edizione del premio speciale Ambrosoli è stata assegnata a tutti “i cittadini italiani attivi nella tutela dello stato di diritto in condizioni di avversità”. A ritirare il premio, simbolicamente in nome dei cittadini, tre figure che si sono distinte nell’esercizio della propria attività lavorativa per “integrità, responsabilità e professionalità”: Giuseppe Pignatone, magistrato palermitano, che ha lavorato in Sicilia dal 1977 al 2007 occupandosi di crimine organizzato, dal 2008 al 2012 a capo della Dda di Reggio Calabria e procuratore della Repubblica di Roma dal 2012 al 2019 in corrispondenza dell’inchiesta Mafia Capitale. Amalia Ercoli Finzi, ingegnere aero-spaziale, lombarda di Gallarate, 81 anni, prima donna a laurearsi in ingegneria aeronautica al Politecnico di Milano nel 1952 e ha collaborato ad alcune delle più importanti missioni spaziali dell’Agenzia Spaziale Italiana ed Europea e poi Pina Mengano Amarelli, imprenditrice e manager, napoletana, 75 anni, cavaliere del Lavoro, studiosa e docente universitaria di diritto, si è dedicata dal 1975 alla storica azienda Amarelli di Rossano Calabro, fondata nel 1731 e già attiva dal Cinquecento.
La Giuria si è impegnata a far emergere i “molti Giorgio Ambrosoli” della storia della Repubblica.  Hanno consegnato il premio Annalorenza Gorla Ambrosoli, vedova di Giorgio, e i suoi figli.

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