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Sergei Polunin, il bad boy della danza si racconta a FQMagazine: “Mai stato omofobo. Io ho solo parlato della danza, dell’energia maschie e femminile”

La prima mondiale di “Romeo & Giulietta” a Verona e le contestazioni dei circoli gay in merito alle sue uscite sui social. La passione per la politica e per i tatuaggi. Il ruolo di direttore artistico, da ucraino a russo, del nuovo centro coreografico statale di Sebastopoli. Sergei Polunin, uno dei più grandi e talentuosi ballerini del nostro tempo per magnetismo e naturalezza tecnica, proprio non ci sta a farsi etichettare. Non è il bad boy della danza internazionale, non è il ribelle che rifiuta le regole della pacifica convivenza né tanto meno l’omofobo che i media hanno dipinto.

“Non mi riconosco nei fiumi di parole che sono stati scritti. Vado avanti per la mia strada. Sono un artista e la mia carriera prosegue nella direzione che desidero. La prossima tappa davvero importante sarà l’interpretazione di Romeo all’Arena di Verona In un allestimento e una coreografia grandiosi. Avrò l’onore di danzare con Alina Cojocaru”.

Il 26 agosto interpreterà Romeo per la prima volta. Come si sente nel personaggio?
Non pensavo che l’avrei mai interpretato. Ho sempre ritenuto troppo romantico questo ruolo per le mie corde. Ma qui si tratta di una nuova produzione internazionale, con un allestimento importante e soprattutto la firma di Johan Kobborg. Primo ballerino sia con il Royal Danish Ballet sia con il Royal Ballet di Londra, è un coreografo che a mio parere rappresenta il futuro del balletto classico.

Un “Romeo & Giulietta” innovativo?
Con un impianto classico e uno stile contemporaneo. Sarà un balletto realistico, con scene davvero drammatiche. La mia interpretazione del personaggio è istintiva. Verranno fuori la passione, il contrasto, la lotta. Non esiste un posto altrettanto adatto a trasmettere al pubblico l’intensità e la forza di questa storia.

La sua partecipazione a Verona ha scatenato polemiche nei circoli gay in merito alle sue passate uscite sui social. Qual è la sua posizione oggi?
In quelle uscite sui social mi riferivo alla danza, all’energia maschie e femminile per una migliore interpretazione sulla scena. La vita è già abbastanza dura, non ha senso complicarla ulteriormente. Volevo dire qualcosa di positivo ma è stato frainteso. I media inventano le loro storie, per superficialità e pigrizia c’è poca voglia di approfondire i fatti. Non è assolutamente vero che sono contro gli omossessuali. Come artista non riuscirei a riconoscere me stesso nell’odio.

Ma si riferiva solo al contesto della scena?
In quel messaggio ha parlato dell’uomo e della donna in generale e della danza come riflesso della società. Intendevo dire che l’energia maschile sta diventando sempre più debole. Oggi gli uomini hanno addirittura paura di farsi avanti nei confronti delle donne. Anche in scena non vedo più quella virilità che per esempio aveva Mikhail Baryshnikov. I ballerini dell’Opera di Parigi non mi hanno capito.

Come considera oggi quanto è successo?
Un incidente di percorso con riflessi poco importanti sulla mia carriera. Continuo a lavorare con splendide persone e vado avanti per la mia strada.

Non si scusa?
Non credevo di creare tutte queste reazioni negative. Non mi sono scusato perché le mie critiche non intendevano ferire nessuno e di certo non erano rivolte agli omosessuali.

Come vede oggi l’uso dei social?
Sono strumenti che possono creare fraintendimenti e vanno gestiti con cura. Non bisogna però perderci troppo tempo. Possono creare equivoci. Si devono usare per portare nuovo pubblico al balletto.

E’ tornato su Instagram in seguito?
E’ stato proprio Istagram a permettermi di trovare l’amore. Dopo mesi di assenza dai social, ho riaperto l’account e tra decine di messaggi ho trovato quello di Elena Ilinykh (campionessa di pattinaggio sul ghiaccio, ndr). E’ stato un caso, una ricompensa, forse il karma. Da quel momento ho saputo che volevo stare con lei e oggi è la mia compagna. Istagram mi ha fatto rinascere.

Dirigerà il nuovo centro coreografico che sarà costruito a Sebastopoli, finanziato dallo stato russo. Cosa rappresenta per lei?
E’ un’incredibile opportunità per costruire un nuovo sistema educativo e creare artisti totali. Ho partecipato da poco alle prime audizioni di ingresso degli allievi in vista dell’apertura a settembre in una sede provvisoria. Il nuovo complesso architettonico di Cape Crystal a Sebastopoli, già approvato e pronto in due o tre anni. sarà un polo importante per l’arte con musei, mostre, cinema, teatro e un centro coreografico internazionale.

Che tipo di formazione avranno i bambini?
Non cresceranno solo come danzatori ma come musicisti, coreografi, attori. Dobbiamo ripensare il modo di presentare la danza. Attirare sempre più giovani e soprattutto ragazzi. Il rapporto fra maschi e femmine è ancora troppo sbilanciato.

Il ruolo del governo russo in questo mega progetto culturale?
Sta supportando il progetto in tutte le sue fasi con grande attenzione. Per quanto riguarda il mio ruolo inviterò coreografi e registi da tutto il mondo a collaborare. Voglio che diventi un centro d’arte internazionale aperto a tutti, russi e ucraini.

Da ucraino diventato cittadino russo, come vive questo nuovo ruolo nella Crimea annessa alla Russia?
Non credo che la Crimea tornerà mai a essere territorio ucraino. La realtà è questa è va accettata. Non è successo perché la Russia lo ha voluto ma per via di una ribellione interna. Noi artisti dobbiamo promuovere la cooperazione, agevolare la convivenza, favorire scambi fra i territori. Costruire rapporti positivi. La scuola è finanziata dal governo russo ma con la mia Fondazione darò borse di studio ai più talentuosi.

Lei lavora molto in Europa. Ha paura delle reazioni della Ue?
Amo l’Europa. Molti paesi europei in cui lavoro hanno buonissime relazioni con la Russia. Il ruolo dell’artista è unire le persone, pacificare. Alcune opposizioni ci saranno ma per quanto riguarda l’Italia ho grande supporto e conto di incrementare le relazioni artistiche. Per il restò starò a vedere che succede.

Che peso ha per lei la politica?
Niente cambia senza la politica. Possiamo urlare quanto vogliamo ma solo la politica può cambiare le regole e migliorare la vita delle persone. Faccio un esempio. Se voglio migliorare la qualità del sistema di alimentazione nelle accademie professionali di danza e inserire un team di nutrizionisti devo poter dialogare con il ministero della salute.

Quando è nata la sua passione per la politica?
Mi sono sempre interessato alla politica. Ho incontrato diverse personalità politiche viaggiando per lavoro in molti paesi. Della politica mi affascinano l’arguzia, la psicologia, la possibilità di modificare in meglio la vita delle persone.

Cosa rappresentano per lei i suoi tatuaggi? Quello di Putin?
Sono delle protezioni. Dei simboli. Come il lupo o le gocce di pioggia, oppure il volto del mio maestro Igor Zelensky. Il tatuaggio di Vladimir Putin è stato un segno di ammirazione in un momento politico preciso. Ho incontrato il premier solo una volta dopo uno spettacolo, molto tempo dopo l’incisione del tatuaggio.

A luglio sarà in diverse piazze con il balletto “Sacré”, che ha già debuttato in Italia. Danzerà nel ruolo del folle e rivoluzionario ballerino Vaslav Nijinsky…
E’ un “solo” drammatico che racconta le ispirazioni e la follia di Nijinsky sulla musica della “Sagra della primavera” di Igor Stravinsky. L’epoca dei Balletti Russi è stata grandiosa. L’impresario Sergej Diaghilev è stato un modello di collaborazione fra diversi ambiti artistici. Peccato che non abbia costruito un sistema capace di sopravvivere alla sua morte.

Su uno dei suoi profili social c’è l’immagine di un soldato che suona il piano: che significa?
E’ un invito a indirizzare positivamente la propria energia. A cercare le proprie passioni e a viverle. E’ un messaggio contro tutte le guerre.

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Sergei Polunin, il ballerino con Putin tatuato sul petto aprirà una scuola di danza per bambini, in Crimea

Vuole fare pace con il mondo (e con se stesso) Sergei Polunin. Dopo la tempesta di polemiche e le accuse di omofobia piovuta sulla prima mondiale di “Romeo & Giulietta”, il prossimo agosto all’Arena di Verona, si torna a parlare di lui. A Mosca. Non solo per il debutto del balletto “Rasputin”, che dalla Russia arriverà a Londra il 28 maggio al Teatro Palladium. Ma anche per un nuovo progetto con cui Polunin sembra volersi riscattare dalle dichiarazioni esuberanti, ormai cancellate, sui social network: insegnare la danza ai bambini. Dirigerà una scuola coreografica a Sebastopoli, in Crimea, con un sistema di educazione completamente nuovo da creare entro il 2023.

Una scelta, per l’artista con il faccione di Putin tatuato sul petto, che suscita nuovi interrogativi. Dal 2014, dopo l’invasione e l’annessione da parte della Russia del territorio ucraino della Crimea, l’Unione Europea ha fatto partire una serie di sanzioni. La domanda è d’obbligo. Non ha paura Sergei Polunin, ucraino ma russo dal 2018, di pagare a caro prezzo questa sua scelta sul territorio europeo? Non ha timore di subire un nuovo ostracismo dopo le polemiche seguite alle sue passate dichiarazioni ritenute omofobe e misogene? “Spero che questo progetto non influenzi il mio rapporto con il mondo” dichiara in un’intervista ad Aif-ru. “Inoltre voglio che l’atteggiamento nei confronti della Russia e della Crimea cambi in meglio”.  E aggiunge: “Il compito dell’artista  è di riconciliare.  Noi artisti dobbiamo andare nei luoghi più scomodi a lavorare. Voglio che i miei colleghi e rappresentanti di altre professioni creative vengano da tutto il mondo, dall’America e dall’Europa”.

Già a settembre, sotto la sua direzione artistica, si inizieranno a reclutare bambini per i corsi preparatori.  Il nuovo sistema educativo, di istruzione secondaria, includerà una rigorosa scuola russa nella fase iniziale. Ma non si fermerà alla formazione del ballerino. “I bambini svilupperanno sia le abilità recitative che la musica. In modo da lasciare la scuola come artisti a tutti gli effetti. Del resto Polunin, considerato dalla critica internazionale uno di quei talenti che nascono una volta ogni mezzo secolo, è anche attore. Ha recitato nel  film “Murder on the Orient Express” e  in “The white crow”, ha ballato nel video clip “Take me to the church” di Hozier. Dopo la cacciata dall’Opera di Parigi, a gennaio scorso, aveva già dichiarato al quotidiano tedesco Die Wet: “Non ho alcuna ostilità nei confronti degli omosessuali o di chiunque altro. Ho fatto quello che ho fatto. Ma so che molte persone mi fraintendono”. E alla giornalista che gli chiedeva una spiegazione più approfondita, raccontava: “Una volta ho vissuto in una famiglia in Inghilterra, dove uno dei figli era omosessuale. L’ho trattato come un fratello. Lui è più uomo di tutti gli uomini che conosco. Ragazzo persistente. Ma ha avuto grossi problemi accettando se stesso. Allo stesso tempo, era molto amato dalla famiglia, nella società tutti lo accettavano. Ha attraversato momenti così dolorosi e ho visto quanto sarebbe stato difficile per me in una situazione del genere”.

La conclusione: “Se fossi omosessuale, il mondo intero lo saprebbe. Non farei mai finta di sposare una donna, avere figli”. Ma allora perché quelle uscite sui social? “Hanno cominciato ad accusarmi da tutte le parti per omofobia. Ma è così assurdo. Chiunque lo pensi davvero, ha letto male i miei commenti. Non mi capivano, li interpretavano in modo errato. Non sono mai stato contro gli omosessuali. La metà delle persone che ho sottoscritto su Instagram sono omosessuali. Sono amico di molti di loro”. Energia maschile. Forza virile. Voleva essere provocatorio per suscitare reazioni nella gente. Per iniziare una discussione. Anche sullo schiaffeggiare i grassi. “Quando mi rivolgevo ai dirigenti scolastici per problemi di alimentazione – spiega alla giornalista di Die Wet – mi dicevano: “Non possiamo sollevare questo problema, perché ci sarà uno scandalo”.  Nel progetto della scuola coreografica ci sarà molta attenzione  alla nutrizione. E borse di studio offerte dalla Fondazione di Polunin. “Ricordo che non avevo abbastanza soldi e i miei studi in Inghilterra furono pagati dalla Nureyev Foundation. Voglio creare un sistema di ricerca per i bambini di talento e finanziare la loro istruzione”.

L’artista è ora più riflessivo e concentrato sulla nuova direzione che sta prendendo la sua vita. Non intende abbandonare la carriera di ballerino, che proseguirà con l’idea di fare balletti classici in un nuovo look moderno. Mentre i post cancellati lo inseguono ed è atteso in Italia a luglio per “Sacrè” e ad agosto per “Romeo & Giulietta”,  lui è già su una nuova rotta. “In realtà ho sempre buone intenzioni”, ha dichiarato alla conferenza stampa della prima mondiale di “Rasputin” a Mosca. “Non penso che si possano vincere i demoni. Ma si può andare sempre di più verso la luce. Perché non so come si distrugge completamente il proprio lato oscuro”.

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Amici, l’étoile del San Carlo Giuseppe Picone: “Non è scuola per nuovi talenti. Fondare una carriera su questo programma è sbagliato”

“Amici non è una scuola per nuovi talenti della danza. E’ un’esposizione mediatica per ballerini già affermati e per aspiranti in cerca di visibilità”. E’ la stoccata di Giuseppe Picone, étoile internazionale dal 2016 alla guida del Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, al talent show più longevo della televisione italiana.

E’ un talent che quindi premia i già professionisti?
Non nascondiamocelo. I finalisti di danza di questa edizione hanno alle spalle esperienze importanti. Rafael Quenedit è addirittura primo ballerino del Balletto di Cuba, una delle più importanti istituzioni al mondo nel panorama del classico. Vincenzo Di Primo ha danzato con il Royal Ballet di Londra. E ha vinto il Grand Prix de Lausanne, uno dei massimi riconoscimenti europei.

Lei per chi parteggia?
Sono bravissimi entrambi. Rafael è più classico, Vincenzo Di Primo è più contemporaneo. La danza non è democratica. O hai talento o non ce l’hai. Trovo ingiusto affiancare aspiranti a professionisti, studenti a solisti. Bisogna che al pubblico arrivi chiaro il messaggio.

Quale messaggio?
Che Amici è una vetrina temporanea sia per chi è già affermato e vuole far lievitare i cachet sia per chi non è affermato e intende poi muoversi fra giurie e ospitate a concorsi ed eventi.

Intende dire che non è un trampolino di lancio per il mondo del lavoro?
Amici è una bellissima realtà ma pochi riescono ad avere contratti professionali grazie al programma, Pertanto fondare una carriera su un talent che dura pochi mesi è una scelta sbagliata. Il mondo del lavoro non segue i like sui social. Poi ci si ritrova in fila alle audizioni uno di fianco all’altro, senza più essere protagonisti.

E’ mai stato invitato a partecipare al programma?
Alcuni anni fa Maria De Filippi mi ha invitato a far parte della giuria. Ho subito notato il lavoro che c’è dietro alla formazione dei cantanti, puntuale e preciso. Nel canto c’è una vera crescita. Non si può dire la stessa cosa per la danza.

Cosa manca alla danza all’interno del programma?
Per prima cosa un palcoscenico in studio tecnicamente adatto. Perché il balletto richiede specificità tecniche precise. Poi la vera formazione. Chi esce dalle grandi accademie ce la può fare. Ma perché un neodiplomato dovrebbe andare ad Amici quando può fare audizioni direttamente per corpi di ballo, specialmente all’estero?

Lei quale risposta si dà?
La visibilità. Sono direttore del ballo di una delle quattro fondazioni lirico-sinfoniche italiane che hanno ancora una compagnia. La carriera del ballerino non si costruisce sulla popolarità data da un talent. Noi del settore lo sappiamo, ma bisogna che lo sappiano anche i telespettatori. Altrimenti si creano illusioni nei giovani.

Cosa ha portato alla danza Amici?
La professionalità di Maria De Filippi ha portato attenzione a questo mondo. Ha permesso di conoscere il repertorio, i generi, le personalità artistiche ospiti e soprattutto il lavoro quotidiano del ballerino.  E  finalmente si è chiarito uno stereotipo. I maschi che danzano possono essere etero oppure omosessuali. Come in tutti i settori professionali. Quanti i ragazzi che fino a poche decine di anni fa erano bullizzati solo perché allievi di danza.

A proposito di energia maschile, cosa pensa delle dichiarazioni di Sergei Polunin che ancora scatenano polemiche?
Rispetto moltissimo Polunin come ballerino, che conosco personalmente e che ha ballato al San Carlo. Ma come opinionista trovo di basso livello le sue uscite. Quando parla di energia maschile, per esempio, trovo  superficiale  il suo pensiero. L’energia espressa  non cambia a seconda dell’inclinazione sessuale ma a seconda del ruolo che si interpreta. Ballerino gay o etero, non ho mai visto un Corsaro effemminato. Pensiamo a Rudolf Nureyev: adorato dalle donne.

Cosa manca oggi alla danza in tv?
Manca la danza. Siamo passati dai grandi balletti televisivi degli anni ’80, con Fantastico e star come Oriella Dorella, Raffaele Paganini, Lorella Cuccarini ed Heather Parisi, al vuoto totale. Unica eccezione è l’evento di Roberto Bolle, di altissimo livello ma solo per una volta all’anno. Se prima il body sgambato di Heather valorizzava il suo talento artistico oggi è rimasto solo il body sgambato. E palestrati al posto di ballerini.

Qualche idea di nuovo programma?
Uno show a puntate il sabato sera con grandi ospiti e giovani promesse. Fra momenti di comicità, di canto e di varietà la danza sarebbe protagonista anche nelle sue declinazioni più attuali. L’hip hop, quando è ben fatto, è meraviglioso.

Al Teatro di San Carlo la danza è seguita?
Dal 2016 a oggi il pubblico è triplicato. Ma abbiamo investito sul rinnovamento sia nella scelta dei titoli sia nella formazione sia nella selezione dei ballerini. Gli appassionati crescono. L’esposizione mediatica aiuta. Ma manca il lavoro.

Che prospettive ha un ballerino in Italia?
Di fatto la danza è abbandonata. Molti ragazzi vanno all’estero. Al San Carlo abbiamo solo 15 contratti indeterminati e 14 contratti biennali. Non bastano per una produzione importante. Allora si prendono gli aggiunti ma spesso i bravi, che vorrebbero continuità di lavoro, non si fermano per un mese di contratto. Perdiamo talenti.

Cosa suggerisce a un neodiplomato?
Prova in Italia ma se vedi che non c’è strada fai la valigia.

All’estero è diverso?
I contratti sono annuali ma vengono continuamente rinnovati. Qui basta un cambio di direttore per rivoluzionare tutto.

In questo contesto andare ad Amici è illudersi?
Rimane una valida esperienza televisiva. Ma finita la stagione cosa rimane? Se si è fortunati si ottiene un contratto in trasmissione come professionista. Lo ribadisco: se ad Amici siete bravi anche a creare ballerini dimostratelo.

Nel 1993, a soli 17 anni, lei era già solista all’English National Ballet di Londra. Quali sono stati i suoi riferimenti televisivi?
Chi come me è nato negli anni ’70 è cresciuto con “Fame”, la serie tv ambientata in un’accademia americana. Dal classico al modern-jazz, dalla musica alla recitazione, si mostravano i retroscena dello spettacolo. Ma veniva fuori la realtà dell’artista non solo il pettegolezzo. E la gavetta che bisogna fare per danzare davvero.

Lei ha fatto la gavetta?
Tutti noi l’abbiamo fatta. La danza richiede enormi sacrifici. Anche di carattere. A 23 anni, solista all’American Ballet Theatre di New York mi impedirono di accettare l’invito di Carla Fracci per interpretare “Chéri” di Roland Petit alla Scala perché impegnato con la compagnia. La stessa cosa con la nomination al premio Benois de la Danse nel 1998. Per vivere da ballerino bisogna volare sul palco, ma stare con i piedi ben piantati per terra.

*foto @buccafusca

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OnDance, Roberto Bolle e il suo festival a Milano: dal 26 maggio al 2 giugno “un’onda festosa che invade la città”

Lo abbiamo visto in tv passare dal pas de deux al tango, dall’assolo contemporaneo al duetto comico. Ma Roberto Bolle, il principe della danza internazionale, è anche appassionato di ballo liscio. “Sogno di vedere giovani e adulti ballare insieme in un’atmosfera di nostalgica allegria”, spiega. Perché tra le novità di OnDance, il festival che invade Milano dal 26 maggio al 2 giugno, ci sarà anche una balera in piazza sulle note dell’Orchestra Casadei. La seconda stagione della sua festa della danza, che quest’anno ha toccato anche Napoli, si apre per la prima volta al liscio ma anche ai balli swing, con un salotto anni ’30 sotto le stelle in uno dei luoghi storici della movida.

“Lo swing colorerà le Colonne di San Lorenzo con la sua scintillante eleganza e brio”. E aggiunge: “Mi piace pensare a OnDance come a un’onda festosa che invade la città in tutti i suoi angoli”. Generi diversi per luoghi diversi: danze storiche, mazurche e valzer, milonga e street dance, classico e contemporaneo ridisegnano la città in una mappatura che dal centro si dipana fino alla periferia. La formula è lo spettacolo di tutte le danze, con open class e workshop gratuiti, flashmob, battle di street dance, gala in teatro e serate di ballo.

Persino il cinema. Con l’anteprima italiana, il 26 maggio, del film ispirato alla vita di Rudolph Nureyev “The White Crow” di Ralph Fiennes. La vera novità, contro ogni snobismo, è la serata di liscio, il 28 maggio, in Piazzale Donne Partigiane, nel quartiere Barona, trasformato in balera. A ritmo dei brani dell’orchestra di Mirko Casadei si esibiranno campioni di valzer, boogie woogie, latino americano e foxtrot.

Il tango è invece in scena il 30 maggio all’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, mentre lo swing, con i suoi balli anni ’30 tipo il lindy hop è il 31 maggio in uno dei luoghi chiave della vita milanese, le Colonne di San Lorenzo. E il classico? Al teatro degli Arcimboldi, dal 29 maggio al 1 giugno, con il gala “Roberto Bolle and Friends”, ma anche con  workshop gratuiti e open class al teatro Burri del Parco Sempione. Lezioni en plein air con le scarpette da ballo ma anche prove di yoga, hip hop, break dance, danza del ventre, flamenco e cha cha cha. La chiusura del festival, il 2 giugno è con lo show di Roberto Bolle in piazza Duomo. “La danza, attraverso il gesto e attraverso l’emozione, dimostra di saper parlare a chiunque – conclude Bolle – lo studio della storia della danza accanto alla storia della musica e dell’arte, in tutti i cicli scolastici, potrebbe essere un arricchimento culturale”. Si parlerà anche di questo il 30 maggio agli Arcimboldi in una mezza giornata di incontri con docenti ed esperti.

L’articolo OnDance, Roberto Bolle e il suo festival a Milano: dal 26 maggio al 2 giugno “un’onda festosa che invade la città” proviene da Il Fatto Quotidiano.

OnDance, Roberto Bolle e il suo festival a Milano: dal 26 maggio al 2 giugno “un’onda festosa che invade la città”

Lo abbiamo visto in tv passare dal pas de deux al tango, dall’assolo contemporaneo al duetto comico. Ma Roberto Bolle, il principe della danza internazionale, è anche appassionato di ballo liscio. “Sogno di vedere giovani e adulti ballare insieme in un’atmosfera di nostalgica allegria”, spiega. Perché tra le novità di OnDance, il festival che invade Milano dal 26 maggio al 2 giugno, ci sarà anche una balera in piazza sulle note dell’Orchestra Casadei. La seconda stagione della sua festa della danza, che quest’anno ha toccato anche Napoli, si apre per la prima volta al liscio ma anche ai balli swing, con un salotto anni ’30 sotto le stelle in uno dei luoghi storici della movida.

“Lo swing colorerà le Colonne di San Lorenzo con la sua scintillante eleganza e brio”. E aggiunge: “Mi piace pensare a OnDance come a un’onda festosa che invade la città in tutti i suoi angoli”. Generi diversi per luoghi diversi: danze storiche, mazurche e valzer, milonga e street dance, classico e contemporaneo ridisegnano la città in una mappatura che dal centro si dipana fino alla periferia. La formula è lo spettacolo di tutte le danze, con open class e workshop gratuiti, flashmob, battle di street dance, gala in teatro e serate di ballo.

Persino il cinema. Con l’anteprima italiana, il 26 maggio, del film ispirato alla vita di Rudolph Nureyev “The White Crow” di Ralph Fiennes. La vera novità, contro ogni snobismo, è la serata di liscio, il 28 maggio, in Piazzale Donne Partigiane, nel quartiere Barona, trasformato in balera. A ritmo dei brani dell’orchestra di Mirko Casadei si esibiranno campioni di valzer, boogie woogie, latino americano e foxtrot.

Il tango è invece in scena il 30 maggio all’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, mentre lo swing, con i suoi balli anni ’30 tipo il lindy hop è il 31 maggio in uno dei luoghi chiave della vita milanese, le Colonne di San Lorenzo. E il classico? Al teatro degli Arcimboldi, dal 29 maggio al 1 giugno, con il gala “Roberto Bolle and Friends”, ma anche con  workshop gratuiti e open class al teatro Burri del Parco Sempione. Lezioni en plein air con le scarpette da ballo ma anche prove di yoga, hip hop, break dance, danza del ventre, flamenco e cha cha cha. La chiusura del festival, il 2 giugno è con lo show di Roberto Bolle in piazza Duomo. “La danza, attraverso il gesto e attraverso l’emozione, dimostra di saper parlare a chiunque – conclude Bolle – lo studio della storia della danza accanto alla storia della musica e dell’arte, in tutti i cicli scolastici, potrebbe essere un arricchimento culturale”. Si parlerà anche di questo il 30 maggio agli Arcimboldi in una mezza giornata di incontri con docenti ed esperti.

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Milano, il terrorismo alla Scala con la storia di Madina, ragazza kamikaze: in scena Roberto Bolle

Madina è una giovane cecena che indossa una cintura imbottita di esplosivo. Una donna che ha subito violenza, una kamikaze che si sente costretta a esserlo. Sceglierà di non uccidere. Il suo è un atto che scuote dal torpore, innesca reazioni, sentimenti contrastanti, speranza di cambiamento. Il tema del terrorismo entra a far parte della nuova stagione di ballo del Teatro alla Scala di Milano, con un progetto inedito di grande impatto. Su libretto di Emmanuelle de Villepin tratto dal romanzo “La ragazza che non voleva morire”, per le coreografie di Mauro Bigonzetti e composizione musicale di Fabio Vacchi, “Madina”, affronta un tema raramente declinato nel balletto.

“Un lavoro di danza e di teatro dove coesistono canto, musica, corpo e parola, con la voce recitante di Filippo Timi, per una sintesi delle forme tradizionali e contemporanee dei tanti generi del teatro musicale”, spiega il direttore del corpo di ballo Frédéric Olivieri. “Ogni anno – sottolinea il sovrintendente e direttore artistico Alexander Pereira – desideriamo aggiungere un titolo contemporaneo. Perché il teatro deve aprirsi a nuove idee e non soltanto portare avanti la tradizione”.  La nuova creazione, commissionata da Teatro alla Scala e Siae e in scena fra marzo e aprile del prossimo anno, è una sfida anche per l’étoile Roberto Bolle, protagonista in diverse recite. Ma la stagione 2019-2020 si snoda anche su ingressi in repertorio di lavori mai rappresentati prima dal balletto scaligero e dal ritorno di titoli storici.

L’apertura, a dicembre, prosegue il filone del recupero del repertorio ottocentesco a cui si dà però rinnovata vitalità. Si tratta di “Sylvia”, il balletto su musica di Léo Delibes nella recentissima versione di Manuel Legris creata per lo Staatsballet di Vienna di cui è direttore, in scena fra dicembre e gennaio. Prosegue tra gennaio e febbraio anche il ciclo di balletti su musica da camera, che celebra due maestri del Novecento, Hans van Manen e Roland Petit, rispettivamente con “Adagio Hammerklavier”, “Sarcasmen” e “Kammerballett” e con il duetto maschile da “Proust” a cui si aggiunge il nuovamente il capolavoro esistenzialista “Le Jeune homme et la Mort”.  “Romeo e Giulietta” di Kenneth MacMillan invece torna in scena dopo quattro anni (tra aprile e maggio) e così, dopo sei anni, anche il “Lago dei Cigni” di Rudolf Nureyev (tra giugno e luglio) con le sue preziosi variazioni create per il principe, romantico e malinconico più che eroico. In un allestimento di Margherita Palli.

Ritorno anche per l’étoile Svetlana Zakharova, in coppia con Roberto Bolle nel balletto narrativo “La Dame aux camélias” di John Neumeier, tratto dal romanzo di Alexandre Dumas figlio. Infine, a ottobre, lo “Schiaccianoci” di George Balanchine, che porta in scena, fra realtà e fantasia, anche i più piccoli allievi scaligeri. A proposito di scuola di ballo, nell’anno delle celebrazioni dei 250 anni dalla nascita di Beethoven, sarà presentato in prima assoluta “Prometeo” del coreografo Heinz Spoerli, nuova coreografia su “Die Geschöpfe des Prometheus”, unico balletto scritto dal compositore tedesco. Un programma che si aprirà sulle note di Mozart, nella “Présentation” che vedrà sul palcoscenico scaligero tutti gli allievi della Scuola.

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A Verona arriva Polunin, ballerino contestato: “E’ omofobo e razzista”. Gli organizzatori: “E’ qui per un grande evento”

“E’ omofobo e razzista”, attaccano le associazioni gay di Verona. Rincarano la dose: “Le sue posizioni sono dichiaratamente offensive ”. Il cigno nero della danza internazionale, il bello e dannato Sergei Polunin, dal corpo tatuato e dal talento indiscutibile, torna a scatenare le polemiche. A dar fuoco alla miccia è la presenza dell’artista il 26 agosto all’Arena di Verona nella prima mondiale di “Romeo & Giulietta”.

E’ uno spettacolo che vedrà il grande ballerino ucraino protagonista dell’opera di Shakespeare al fianco di Alina Cojocaru nella coreografia di Johan Kobbor. Nel ricchissimo cast altre stelle internazionali. Le dichiarazioni di Polunin alla stampa e sui social, quelle dove incita a “esser maschi” nella danza e nella vita  (“lupi, leoni e capi della famiglia”) avevano già scatenato un’ondata di contestazioni  a Parigi. Così la direttrice artistica del balletto del Teatro dell’Opera Aurélie Dupont aveva annullato la sua partecipazione nel ruolo di Sigfrido nel “Lago dei cigni” previsto per febbraio scorso.

Star del balletto ma non solo, influencer con milioni di follower e visualizzazioni su YouTube lanciate dal video in cui, diretto da David LaChapelle, ballava sul brano di Hozier “Take me to church”, Polunin è stato il più giovane ballerino al Royal Ballet di Londra. Poi sono arrivati il New York City Ballet, il Kirov di San Pietroburgo e una carriera in continuo crescendo in tutti i ruoli del repertorio classico e contemporaneo.  Ma con le sue uscite sui social, quelle in cui incita a recuperare “l’energia maschile” e condanna “l’inversione di ruoli”, le polemiche sono tornate all’ordine del giorno.

Le associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali, così come quelle femministe, sono sul piede di guerra. E’ il Circolo Pink, gruppo gay molto attivo a Verona, a bollarlo come “Romeo omofobo” e a chiedere l’annullamento dello spettacolo. Ora che l’enfant terrible del balletto arriva a Verona, città sotto i riflettori per il Congresso sulla Famiglia, la contrapposizione si fa ancora più marcata. Non è l’unico tema che agita le discussioni in città: la situazione del Balletto, dopo il licenziamento del corpo di ballo stabile della Fondazione Arena, è diventata problematica. Dopo gli attacchi, arrivano anche le precisazioni.  L’evento non è della Fondazione ma è portato in scena da Show Bees in collaborazione con Ater (Associazione Teatrale Emilia-Romagna) e con il Festival della Bellezza. La formula è quella dell’affitto dell’anfiteatro per uno spettacolo inserito nel cartellone del Festival della Bellezza. Gli organizzatori del Festival ribadiscono: “Abbiamo solo voluto ospitare una prima mondiale, un grande evento di danza”. E così ribatte anche la società Arena di Verona, che si occupa degli eventi che si svolgono al di fuori del carnet della lirica: “Uno spettacolo per il pubblico che non è da collegare ad altri aspetti e considerazioni personali degli artisti invitati”. Intanto è attesa l’uscita nelle sale, a luglio, del film “The white crow”, ispirato alla vita di Rudolf Nureyev, in cui il ballerino-attore interpreta il danzatore Yuri Soloviev.

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Ruben Giuliani, il “Natan” de La Compagnia del Cigno si racconta: “A furia di guardarmi, puntata dopo puntata, ho cominciato a odiarmi da solo”

“Fare il cattivo? Mi ha appassionato. Ho finalmente potuto esprimere invidia, slealtà, scorrettezza. Emozioni che non avevo mai esternato.” Ruben Giuliani, giovane talento del violino, è sincero. Dopo aver interpretato il cattivo “Natan” nella “Compagnia del Cigno”, la fiction di Rai 1 che avrà una seconda stagione, ha le idee chiare. “Il musicista che vive in un mondo a parte è frutto della letteratura romantica. La musica per me si nutre di esperienze altre. Recitare in tv mi ha permesso di conoscere altri lati di me”. Diplomato al Conservatorio Verdi di Milano, 22 anni, appassionato di fumetti, per fare l’avversario dei sette protagonisti della fiction si è ispirato ai personaggi della Marvel.

Affabile nella realtà, odioso nella fiction: interpretare l’altra faccia di se stesso è stato difficile?
Il ruolo di cattivo è stato una sorpresa sia per me sia per chi mi conosce. A furia di guardarmi, puntata dopo puntata, ho cominciato a odiarmi da solo. Purtroppo sono rimasto cattivo fino alla fine della serie. Anzi, nell’ultima puntata ho dato il peggio di me. Persino per strada i fan che mi riconoscevano mi chiedevano: ma sei davvero così cattivo nella vita? Ero imbarazzato. Sono il classico studente modello che si trattiene anche quando pensa di subire un torto.

Quale situazione che ha interpretato in tv è capitata davvero?
L’assegnazione del ruolo di primo violino a un altro in un concerto a cui tenevo molto. Ero davvero convinto di meritare quel posto, perciò ho vissuto quella scelta come un’ingiustizia. Ma poi ho accettato la sconfitta e mi sono interrogato sulla mia preparazione in quel momento. Nella fiction invece arrivo persino a distruggere l’autostima del compagno scelto al mio posto.

A quali personaggi si è ispirato?
Per alcune espressioni del volto ai cattivi dei fumetti della Marvel. Per creare invece l’idea di una perfidia più sottile, che crea il dubbio negli altri attraverso la finzione dell’amicizia, a Iago dell’Otello di Shakespeare.

Da musicista ad attore è stato difficile?
Il primo impatto è stato duro. Non sono un tipo espansivo ed estroverso. Ma dopo aver superato la serie di provini per il ruolo, mi sono appassionato sempre di più. L’acting coach che ci ha seguiti durante la lavorazione e le riprese è stata di grande aiuto. Del resto non ero solo. Alla prima edizione hanno partecipato anche Ario Sgroi (Robbo) ancora studente del conservatorio, e i diplomati Hildegard De Stefano (Sara) ed Emanuele Misuraca (Domenico). Inoltre i luoghi di alcune scene come il chiostro, l’ingresso, l’aula percussioni con la loro familiarità mi hanno messo a mio agio.

I suoi progetti?
Mi sono diplomato l’anno scorso (con lode e menzione d’onore per la profondità dell’espressione, ndr), in anticipo perché ho cominciato il triennio universitario mentre ero ancora al liceo musicale. Ora sto frequentando un master di perfezionamento al conservatorio di Lugano con il maestro Pavel Berman. Vorrei entrare in un’orchestra. Spero che parta a Milano il progetto dell’orchestra filarmonica LaFil, che unisce giovani promesse e affermati interpreti. Vorrei candidarmi. Parteciperò dopo l’estate al concorso internazionale Brahams Competition in Austria, dove ci si confronta con giovani interpreti di tutto il mondo. Tra i premi anche contratti.

Cos’è per lei il violino?
E’ uno strumento versatile che permette di accostarsi a generi musicali diversi. Ha molto a che fare con la voce umana. Il suo suono non casca nel silenzio ma ha la possibilità di sostenere una frase. Ormai il suo timbro fa parte di me. Mio padre insegnava questo strumento nelle scuole e suonava spesso a casa. Io lo seguivo con la voce. E’ così che è nato tutto.

Quali sono per lei le caratteristiche di un primo violino?
Come primo violino dell’orchestra del conservatorio Verdi, ho capito che per veicolare un’emozione bisogna essere in grande empatia con il direttore d’orchestra e con la sua visione della musica. Ci vogliono concentrazione e precisione negli attacchi e nei tempi. “Cuore caldo e mente fredda”, affermava il direttore e compositore Pierre Boulez.

Quante ore si esercita al giorno?
Quattro o cinque. Perché ho anche altri interessi che trasferisco nella musica. Mi piacciono la poesia, il cinema, le mostre e i fumetti, sono anche tifoso della Juventus. Cerco di mettere insieme più aspetti della vita. La musica deve nutrirsi di stimoli. Anche lo yoga e altre discipline che lavorano sulla postura e sul benessere psicofisico, introdotte al Conservatorio di Milano, fanno parte della formazione del musicista di oggi.

Cosa prova quando suona da solo?
A volte non penso a niente. Altre volte penso alle cose da fare dopo. Il mito della catarsi del musicista sempre ispirato per me non esiste. E’ uno stereotipo. Posso dire, però, che in alcuni momenti ho bisogno di entrare in contatto con una sfera emotiva profonda. Allora c’è solo la musica.

Quali sono i suoi modelli di riferimento?
Tra i compositori Johannes Brahams, tra i violinisti il sovietico Leonid Kogan.

Il suo sogno?
Ho una visione ampia della musica. Sogno di lavorare sia come concertista sia come performer nell’ambito della musica etnica. Ho due anime, una classica e una folk. Adoro Brahams ma anche la musica ebraica e le tradizioni orientali, armena, persiana, indiana. Che rielaboro al violino aggiungendo la voce. Mi piacerebbe ripetere l’esperienza di attore. Ma prima di tutto viene la musica.

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Timofej Andrijashenko, dalla Scala a Londra. Il celebre ballerino si racconta a FqMagazine: “È difficile esprimere appieno la danza in tv”








Forza e delicatezza, eleganza e intensità. Il talento di Timofej Andrijashenko, giovanissimo primo ballerino della compagnia scaligera, è sintesi di opposti. La sua recente interpretazione in Woolf Works di Wayne McGregor al Teatro alla Scala di Milano è stata una rivelazione. Subito confermata dal direttore del Royal Ballet di Londra che era seduto in platea. Kevin O’Hare non ha perso tempo. Lo ha invitato a danzare al Covent Garden nel ruolo protagonista di Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, a fianco della principal dancer Melissa Hamilton. Dopo Alessandra Ferri, Roberto Bolle, Massimo Murru, anche per il 24enne “Tima” è arrivata l’occasione di confrontarsi con il pubblico londinese.

Ha appena danzato al Covent Garden di Londra in Romeo e Giulietta: se lo aspettava?
E’ stata una sorpresa. Kevin O’Hare si era complimentato con me alla prima di Woolf Works ma non aveva anticipato nulla. Una decina di giorni dopo il direttore del corpo di ballo Frédéric Olivieri mi chiama e mi informa della sua intenzione di ospitarmi al Covent Garden. Che orgoglio il Romeo e Giulietta di MacMillan proprio a Londra e con Melissa Hamilton.

E’ stata la sua prima volta sul palcoscenico londinese?
Sì. Quasi non ci credevo. E’ successo tutto così in fretta. E’ stata una prova importante e l’emozione davvero intensa. Ma è stata anche la prima volta a Londra. Tra una prova e l’altra ho scoperto il fascino di una metropoli che desideravo visitare da tanto. Mi è piaciuto passeggiare per le vie del centro, andar per musei. Mi ha raggiunto Nicoletta (la prima ballerina del corpo di ballo della Scala, Nicoletta Manni, ndr) e ne abbiamo approfittato per fare i turisti. Nicoletta danzava come guest al Teatro Bolshoi proprio il 27 aprile, giorno della mia prima recita. Avevo già acquistato il biglietto per Mosca. Ci siamo sostenuti a distanza.

Da quanto tempo dura la vostra storia?
Non ce lo ricordiamo mai. Credo da due anni e mezzo. E’ stato un sentimento graduale, si è solidificato nel tempo. Nel lavoro e nella vita.

La prossima produzione che impegnerà la Compagnia alla Scala sarà la Bella addormentata di Rudolf Nureyev, in scena dal 26 giugno al 9 luglio. Sarà lei il principe?
Ho appena iniziato a studiare il ruolo. Per me sarà un debutto importante. Farò di tutto per esserne all’altezza. Nureyev ha rivoluzionato la danza attraverso le sue coreografie. Ha dato spazio al ruolo maschile inserendo passaggi che ne mettono in risalto tecnica e interpretazione. Il ballerino non è più soltanto un partner, è un artista a tutto tondo.

Romeo a Londra, il principe Desiré a Milano, il Corsaro a Cagliari. Quale ruolo sente più suo?
Non ho un ruolo prediletto. Posso essere lirico, brillante, romantico. Ogni personaggio mi permette di esprimere qualcosa di me stesso. Nel Corsaro, che porteremo al Teatro Lirico di Cagliari dal 23 a 31 maggio, mi sento spumeggiante e grintoso. Sono affezionato a questa produzione scaligera che ho interpretato durante la scorsa stagione. La coreografia, di Anna-Marie Holmes da Marius Petipa e Konstantin Sergeyev è davvero entusiasmante. Per non parlare del grandioso allestimento di Luisa Spinatelli.

Cosa prova quando danza?
E’ un piacere difficile da descrivere. Ho scoperto la gioia di danzare dopo un anno di studi all’accademia del Teatro dell’Opera di Riga, dove i miei genitori mi avevano iscritto perché insoddisfatti del mio rendimento scolastico. Frequentavo un corso di karatè e il maestro aveva notato una particolare flessibilità del corpo. Forse è stato questo il motivo della loro decisione. So solo che, smesso il kimono e indossati calzoncini e canottiera, facevo lezione alla sbarra senza passione. Ma poi l’incontro con il palcoscenico è stato talmente magico e potente che ho capito che la danza sarebbe stata la mia vita.

Un giovane artista internazionale riesce a coltivare altri interessi?
Adoro andare in bicicletta lungo il Naviglio. Ma anche nuotare e fare snorkeling al mare. Sono un ragazzo attivo e, viste le mie caratteristiche fisiche, non posso certo passare ore al sole. Quando vado nel Salento, dalla famiglia di Nicoletta, vivo il mare in maniera dinamica. Per il resto, ballando tutto il giorno, quando non sono in scena ho voglia di stare a casa a cucinare. Tra le mie proposte ci sono alcune ricette della tradizione russa che mi ricordano il mio passato a Riga.

E’ stato difficile lasciare la Lettonia a 14 anni?
Avevo vinto una borsa di studio per il Russian College di Genova al concorso di Spoleto. Ho scelto di lasciare famiglia, amici e cultura con ottimismo e grande curiosità. Sono sempre proiettato verso il futuro, vivo le nuove occasioni come esperienze da cogliere. No voglio avere rimpianti nella vita e nella carriera. Quando sono arrivato in Italia non parlavo una parola della lingua ma non mi sono perso d’animo.

Il momento più felice?
Difficile sceglierne uno. Certo la nomina a primo ballerino del corpo di ballo scaligero, a 21 anni dopo solo due anni in compagnia, è stata una gioia indescrivibile.

Cosa prova quando danza con la sua partner alla Scala?
Nei balletti più interpretativi ogni emozione si moltiplica in maniera esponenziale. Siamo fortunati a condividere amore e lavoro. Ma il lavoro non entra mai nella vita privata e viceversa.

Ha danzato anche in tv nello show di Roberto Bolle, le è piaciuto?
E’ stata un’esperienza nuova. Mi sono confrontato per la prima volta tre anni fa in quella occasione con il mondo televisivo. Interessante. Credo però che sia difficile esprimere appieno la danza in tv. L’intimità perfetta si crea fra pubblico e artista in teatro. Noi dal palco sentiamo tutto e viviamo di questo sulla scena. Basta un segno di distrazione, un movimento dalla platea per farci capire che l’atmosfera non è perfetta. Quando c’è il silenzio totale siamo incantati. In Woolf Works è stato così.

Un sogno?
Che i miei coetanei vadano a teatro per vedere la danza come vanno al cinema.

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Danza, Aurora Marsotto si racconta a FqMagazine: “Ho dovuto prendere lezioni di street dance ma i miei compagni avevano 12 anni e mi sono sentita fuori corso”

Come faceva Carla Fracci a rendere credibile la disperazione di Giselle? La dolce fanciulla che impazzisce per amore? Con lo sguardo stralunato e il corpo sempre più scomposto nei movimenti, liberava una dopo l’altra piccole ciocche di capelli. Scioglieva lo chignon sul crescendo della musica. Lei, come Roberto Bolle e altri protagonisti del balletto di ieri e di oggi, sono i character della collana di narrativa per ragazzi “Scuola di danza” (edizioni Piemme). Ispirata al mondo dello spettacolo, è scritta da Aurora Marsotto e tradotta in dodici lingue. Dal 2008 ha appassionato in Italia 600 mila lettori tra gli otto e i dodici anni.

Perché una collana di narrativa di spettacolo per ragazzi?
Ho cominciato a scrivere dieci anni fa il primo titolo, “Ballerini si diventa”, con l’intento di raccontare il back stage dello spettacolo in modo divertente. Dalla danza alla prosa fino alla musica. Non libri di storia ma una serie di romanzi che prendano spunto dalla realtà. Ora la collana conta 28 titoli, compresi quattro libri speciali e un manuale. E non parla solo di danza. Racconta anche di alcuni sport, il nuoto sincronizzato, il pattinaggio, la ginnastica ritmica. Non mi aspettavo un tale successo.

Quali sono i personaggi principali nei quali i teen ager si ritrovano?
Sono una decina gli aspiranti artisti che Viola, la protagonista, incontra per la prima volta a 11 anni nell’accademia professionale dove è ammessa. E’ una ragazzina dai capelli rossi e dal carattere allegro e socievole, che sceglie la sua strada contro il volere della madre. Si capirà solo nel corso dei titoli successivi il vero motivo dell’opposizione materna. Tra i suoi compagni ci sono personalità molto diverse: Diamante, che ha grandi doti ma non si impegna; Rebecca, obbligata a frequentare l’accademia suo malgrado; Miky e Alex, che faticano ad accettare il trasferimento da un piccolo paese di montagna a una grande città. Infine Charles, giovane promessa del pianoforte.

Com’è l’accademia di spettacolo ideale?
E’ una sintesi fra le accademie italiane legate a enti lirici, Teatro di San Carlo di Napoli, Teatro alla Scala di Milano e Opera di Roma. Con annessi però il conservatorio di musica, uno spazio per la recitazione, la scuola media e superiore. Anche il convitto è interno, con giardino, biblioteca, piscina, idromassaggio e cucina. Ho voluto creare il personaggio della cuoca per parlare di alimentazione e cultura del cibo. Il grande dispendio di energie di ballerini e atleti richiede una dieta sana e completa. Gli allievi non rinunciano a spaghettate e cioccolata. E si aprono ad altre tradizioni gustando i piatti suggeriti da allievi russi, giapponesi, americani.

Quanto si studia e quanto ci si diverte?
I party a sorpresa, le partite di calcio improvvisate, gli scherzi ai docenti e i pettegolezzi nella vasca idromassaggio non mancano. Ma il divertimento vero è spiare le prove delle étoile. Come faceva da allieva Carla Fracci, spesso in ritardo alle lezioni perché si fermava a curiosare in palcoscenico.

Quali stelle si incontrano?
Le étoile Carla Fracci e Luciana Savignano, invitate come coach di giovani stelle, la prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano Nicoletta Manni. I direttori dei corpi di ballo del Bolshoi di Mosca e della Scala di Milano, Machar Vaziev e Frédéric Olivieri. Ma anche Chris (Cristiano Buzzi), il performer di hip hop e insegnante free style di Amici. In questa scuola di fantasia non può mancare una direttrice severissima. E’ la sintesi fra due personalità, la scaligera Anna Maria Prina e l’étoile Anna Razzi che ha diretto la scuola del San Carlo di Napoli.

E Roberto Bolle?
Vive la sua seconda passione, quella per le riprese video. A volte si diverte a riprendere scherzi di sollevamenti mancati della ballerina e improvvisare sketch goliardici a passi di danza. Altre volte è serio e silenzioso. Il titolo a lui dedicato, La gioia di danzare, parla dell’incontro con un giovanissimo allievo che vuole abbandonare la danza. Tra una partita a biliardino e una lezione comica alla sbarra, ritroverà la motivazione per proseguire.

La realtà è il punto di partenza delle sue storie?
Il lavoro di documentazione, dalle interviste alle ricerche bibliografiche, è la base. Per far entrare nella quotidianità dello spettacolo e dello studio i ragazzini bisogna dar loro elementi reali. Anche le illustrazioni, di Donata Pizzato, che accompagnano ogni avventura sono state approvate dalle étoile e spesso arricchite da consigli medico-sportivi sull’ottimale uso del corpo.

Incursioni nel mondo della prosa?
Un solo titolo, Facciamo teatro (edizioni Lapis), nato dal lavoro di documentazione al Piccolo Teatro di Milano. Molti i personaggi coinvolti per realizzare questo viaggio: Ferruccio Soleri, l’Arlecchino nazionale, il direttore Sergio Escobar, la scenografa Leila Fteita, i registi Laura Pasetti e Flavio Albanese. Dall’antichità a oggi, il racconto si intreccia alla storia.

Anche Mozart è un personaggio per ragazzi?
Il nostro amico Amadeus (edizioni La Vita Felice) racconta del primo soggiorno di Mozart a Milano. Il compositore ha solo 14 anni e appare in veste di fantasma ai ragazzi del liceo Parini di Piazza San Marco, dove prima sorgeva il convento degli Agostiniani. Mozart ha tutte le caratteristiche del ragazzino prodigio, è esigente e collerico. Chiede: qui suonano la mia musica? Quando, di fronte al Teatro alla Scala, coglie di sfuggita le note di Le nozze di Figaro. Con lui i ragazzi riscoprono i luoghi mozartiani. E il genio li ricompensa con l’amore per la musica.

Cosa non avrebbe mai fatto ma ha dovuto fare per scrivere i suoi libri?
Ho seguito come studente gli stage di locking e popping, discipline stand up della street dance, per scrivere Hip hop hurrà. I miei compagni di classe avevano 12 anni. Mi sono sentita un po’ fuori corso.

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