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Amici 19, Raffaele Paganini: “Coreografie geniali adattate all’emergenza Coronavirus. Il vero talento? Xavier”

La danza in tv a un metro e mezzo di distanza. Per Raffaele Paganini, étoile internazionale, il silenzio e il vuoto di pubblico alla terza puntata del serale di Amici fanno emergere lo spirito più autentico della performance. L’emergenza Coronavirus ha contribuito a mettere in evidenza i pregi e i difetti degli artisti in gara, la loro preparazione tecnica e la tenuta psicologica.

Ospite stabile al London Festival Ballet e guest nei teatri del mondo, partner della leggendaria Maya Plitséskaya in Russia, star del programma Fantastico e poi direttore del corpo di ballo dell’Opera di Roma, Raffaele Paganini non ha dubbi: “La terza puntata di Amici, priva di boati, applausi, rumori dalla platea, ha permesso alla danza di esprimere appieno la sua anima. Non solo. Ha esaltato le doti di conduttrice esperta, ferma e pacata, di Maria De Filippi”.

Sta dicendo che la mancanza di pubblico è stata un valore aggiunto per Amici?
No. Penso solo che ieri sera in studio e davanti ai telespettatori è entrato il mondo della danza vero. Quello che, per intenderci, si respira alle prove di uno spettacolo, quando si è soli e ci si confronta solo sulla base del talento e del comportamento. La concentrazione era altissima. Il pubblico da casa era obbligato a focalizzarsi sui ragazzi, sulla loro personalità, sulla loro preparazione.

Il fatto che non si potessero realizzare coreografie di contatto stretto ha rappresentato una perdita?
Al contrario, anche in questo caso ha inserito un nuovo e affascinante elemento alla diretta. Cambiare all’improvviso una coreografia già impostata e studiata per allinearla alla nuove disposizioni ministeriali di sicurezza è più difficile che crearne una nuova. Questo è uno degli elementi di variabilità del mondo dello spettacolo a cui noi artisti siamo abituati. Per un giovane è una bella prova. Ma anche per un coreografo. Mettere un muro di vetro in un passo a due per evitare il contatto è un’idea geniale, tutt’altro che scontata.

Passiamo ai ragazzi in gara: Valentin, Xavier, Nicolai. La sua valutazione tecnica?
Tutti e tre sono bravi. Ma se parliamo di impostazione classica, escludendo quindi il danzatore di latino americano, è Xavier il talento vero. La danza è anche e soprattutto questione di doti naturali. Sono d’accordo con Alessandra Celentano, dal punto di vista tecnico il brano che più ha permesso di vedere questo aspetto è stato Les Bourgeois di Jacques Brel. Nella sfida fra Xavier e Nicolai, il primo ha mostrato doti naturali non comuni, che permettono potenzialità tecniche maggiori, il secondo ha mostrato un’ottima preparazione ed espressività. Ma un equilibrio perfetto in una piroetta o uno slancio di gamba più alto fanno la differenza.

Quanto conta l’espressività?
A 61 anni, dopo una vita da étoile in giro per il mondo, sarebbe troppo complicato spiegare il rapporto fra doti naturali ed espressività. Preferisco fare un esempio. Con le dovute differenze di contesto: Raffaele Paganini sta a Mikhail Baryshnikov come Nicolai sta a Xavier. Sono stato un artista di fama internazionale anch’io, ma Barysnhikov, così come Rudolf Nureyev, hanno avuto qualcosa in più. Non conta la preparazione ma la natura. Qui si parla di giovani che vogliono fare carriera professionale. Ad un esperto basta una loro camminata per capire se esiste il quid che fa la differenza. Xavier viene dalla scuola cubana, dove si lavora tantissimo sugli equilibri. E questa è una dote naturale. Viene fuori con il lavoro solo se ce l’hai in natura. Xavier ce l’ha.

La terza puntata è stata particolarmente burrascosa per le intemperanze dei concorrenti. Come giudica il comportamento dei ballerini?
Non hanno seguito le regole. Sono stati anarchici e arroganti. Forse anche perché la competizione e lo stare reclusi in accademia sono una prova di tenuta psicologica. In uno spettacolo se ti comporti come Valentin il giorno dopo stai a casa. Anche Xavier ha fatto una scena inammissibile in un contesto professionale. Nicolai invece ha mostrato una boria insopportabile. Io stesso, quando ho partecipato in giuria, ho accettato le regole della trasmissione, con tutto ciò che comporta. Venivo dal teatro e avrei potuto dissentire su molte cose, ma sono entrato ad Amici in punta di piedi, con rispetto. Maria De Filippi è stata una grandissima professionista nella gestione della puntata. L’ho apprezzata per intelligenza e lucida capacità nel districare i nodi della serata.

Il comportamento di un ballerino quando incide sulla sua carriera?

A volte non incide per niente. Nureyev aveva un carattere assurdo, duro. Però lui è il mito. Un aneddoto. Quando ero ragazzo ed ero prossimo al diploma all’Accademia dell’Opera di Roma mi avevano negato il permesso di partecipare come ballerino a uno spettacolo. Ho voluto farlo lo stesso. Ma il direttore dell’accademia era seduto in prima fila e mi ha buttato fuori dalla scuola. Si parlava di me come la promessa del teatro, la futura star. Eppure sono stato espulso. Mi hanno fatto rientrare solo dieci giorni dopo. Lì ho imparato che le regole vanno rispettate. Ero una testa calda, sapevo di essere bravo. Mi mancava però quell’umiltà che si apprende crescendo.

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Da Amazon al musical “Ghost”, Gloria Enchill: “Lavoravo per il colosso e-commerce. Poi mi hanno scelta per il musical”

“Fino a qualche mese fa mi occupavo delle visite guidate presso il centro Amazon di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza”, racconta Gloria Enchill. “Accompagnavo i visitatori alla scoperta di cosa si cela dietro il click sul noto sito commerciale. Ora interpreto la parte della medium Oda Mae nella produzione nazionale “Ghost –Il Musical”.

Tratto dal successo cinematografico che dagli anni ‘90 ha commosso generazioni di spettatori, prodotto da Show Bees con adattamento teatrale dello sceneggiatore originale Bruce Joel Rubin e regia di Federico Bellone, “Ghost il Musical” è in scena fino al 1 marzo agli Arcimboldi di Milano per poi toccare una ventina di piazze italiane fino a maggio. Nel cast, tutto di professionisti, tra cui anche Ronnie Jones, la giovane e talentuosa Gloria Enchill è il nuovo talento scoperto per caso dal produttore Gianmario Longoni.

Laureata in Scienze internazionali e istituzioni europee, la 28enne piacentina di origine ghanese si stava esibendo in un teatro locale con la compagnia “Viaggiattori” nel ruolo della protagonista di “Sister Act”. Alla fine della recita i produttori di “Ghost – il Musical”, allora in fase di selezione del cast, si sono presentati a lei invitandola a una delle audizioni. “Non può essere vero. E’ uno scherzo”, ha pensato l’artista. Ma il regista della compagnia con cui si esibiva le ha confermato che poteva essere una di quelle proposte da cogliere al volo. Una possibile svolta di vita. “Ero talmente emozionata – aggiunge – che quando ho affrontato il provino ho cantato il gospel come non avevo mai fatto prima. Ed è andata decisamente bene”.

A vederla recitare, cantare e ballare sembra una professionista di lunga esperienza. Quando entra in scena con le sue assistenti, le sorelle di Oga Mae, medium truffatrice che però nel corso della storia scopre di avere davvero poteri paranormali, catalizza l’attenzione del pubblico come faceva Whoopi Goldberg nel film. “Sto vivendo un sogno. Fino a qualche mese fa non immaginavo neanche lontanamente che mi sarei esibita al Teatro Sistina di Roma e agli Arcimboldi di Milano in una produzione nazionale”, spiega emozionata.

Era una delle vocalist di Sherrita Duran, nel tempo libero, ma non si era mai messa alla prova in teatro. Invece la sua fortuna è stata proseguire entrambe le attività, il lavoro da Amazon e il canto, con l’umiltà che la caratterizza. In questo thriller romantico carico di suspense, dove i colpi di scena e le azioni sul piano della realtà convivono con la dimensione interiore dell’amore che vive oltre il tempo, è lei il tramite fra Molly, protagonista femminile, e il fantasma di Sam, il fidanzato ucciso. Trasposizione fedele del film vincitore di due premi Oscar, per la miglior attrice non protagonista, proprio la medium interpretata da Whoopy Goldberg, e per la miglior sceneggiatura, “Ghost Il Musical” mantiene l’impianto narrativo originale ma lo adatta alle regole del teatro.

Questa la trama: Sam (interpretato da Mirko Ranù), impiegato di banca di New York e fidanzato di Molly (Giulia Sol), una giovane artista, viene ucciso. Incapace di lasciare la sua amata, da fantasma che sta per raggiungere il Paradiso, decide di rimanere accanto a lei per proteggerla e far luce sul suo omicidio. Per manifestarsi a Molly si serve della strampalata e truffaldina Oda Mae (Gloria Enchill). Riuscirà a smascherare il mandante del suo omicidio: l’avido Carl (Thomas Santu), che morirà e sarà condotto all’Inferno. Sam, libero finalmente di passare a vita ultraterrena, potrà però beneficiare di un dono speciale: manifestarsi per l’ultima volta a Molly trovando il coraggio di dirle che l’ama.

Ma come si rendono sulla scena teatrale corpi che levitano, prendono forma, spariscono o passano attraverso le porte? Con la mano esperta di Paolo Carta, mago dell’illusionismo capace di sorprendere lo spettatore più che con la tecnologia con trucchi da vecchio artigiano dell’inganno. Tutto il cast, composto da una ventina di artisti, si è preparato a lungo per fingere di non vedere il fantasma di Sam, l’attore Mirko Ranù in scena per tutta la durata dello spettacolo. Non soltanto imparando a ignorarne la presenza, ma creando con il corpo, con lo sguardo e con il movimento, l’effetto per il pubblico della sua inesistenza.

Il musical corre su un doppio binario. Da un lato il mistero del paranormale che si esprime con effetti speciali di grande impatto. Dall’altro il mistero dell’amore, ineffabile e inspiegabile. Qui non ci sono trucchi. E a confermarlo è anche la femminilità della protagonista, l’attrice Giulia Sol. Come Demi Moore nel film ha una bellezza acqua e sapone, i capelli corti, una naturalezza che ammalia e si evidenzia appieno nella scena in cui modella insieme a Sam il vaso di argilla.

Gloria Enchill, la nuova scoperta dei produttori di “Ghost – Il musical”, è invece una presenza esplosiva, divertita e divertente, prima nel ruolo della truffatrice poi in veste di vera medium. Una donna materialista che a un certo punto deve fare i conti con una fila di fantasmi desiderosi di comunicare con i loro cari attraverso lei e malgrado lei.

La regia è di Federico Bellone, che ha già diretto in Italia grandi musical, fra cui Mary Poppins, Fame, West Side Story, Dirty Dancing, A qualcuno piace caldo. Le coreografie sono di Chiara Vecchi, il disegno luci è di Valerio Tiberi. La colonna sonora è pop-rock, arrangiata da Dave Stewart, ex componente degli Eurythmics, e da Glen Ballard, tra gli autori di Alanis Morissette.

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Da Kledi Kladiu a Jose Perez e Leon Cino: ecco che fine hanno fatto le star della danza lanciate da Amici

Non sono scomparsi. E non hanno nemmeno abbandonato la danza. I ballerini che hanno ipnotizzato il pubblico di Amici nei primi anni 2000 proseguono l’avventura artistica lontano dagli studi televisivi. Anbeta Toromani, Jose Perez, Kledi Kadiu e Leon Cino, dopo anni di popolarità grazie al programma di Maria De Filippi, sono tornati alla realtà di ogni artista. Esercizio quotidiano, prove, lezioni e scena. Anbeta è tornata al teatro, Perez fa il coreografo, Kledi e Leon hanno fondato delle scuole. Meglio il teatro o la tv per la loro carriera? Entrambi. Ma di certo la tv è stata una grande vetrina. Ecco che cosa fanno oggi ⇒

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Teatro alla Scala, l’apertura della stagione del balletto: la cacciatrice guerriera trafitta dall’amore

Una donna guerriera, cacciatrice e temeraria, ninfa di Diana invulnerabile a tutto tranne che all’amore, salirà sul palcoscenico del Teatro alla Scala il 17 dicembre. Ad aprire la stagione di balletto sarà Sylvia, titolo su partitura di Léo Delibes e coreografia di Manuel Legris che prosegue il recupero e dà nuova linfa al repertorio ottocentesco. Già étoile dell’opera di Parigi e dal 2010 direttore dello Staatsballett di Vienna, indicato da voci dell’ambiente coreutico come possibile futuro direttore della compagnia scaligera, Manuel Legris vede in Sylvia: “Amore, potere, posizione della donna. Questa è una storia di emancipazione femminile”.

Fra ninfe, fauni, satiri, pastori e pastorelli, cacciatrici e vestali, contadini, schiave e dei dell’Olimpo il balletto racconta l’amore fra Sylvia e il pastore Aminta. Ma dietro la vicenda mitologica, ispirata al dramma pastorale Aminta di Torquato Tasso, c’è il percorso di una donna forte che, trafitta dal dardo di Eros, scopre anche il suo lato fragile a completamento di se stessa. Con il titolo Sylvia ou la Nymphe de Diane il balletto va in scena per la prima volta all’Opéra di Parigi nel 1876: protagonista l’italiana Rita Sangalli. Le cronache dell’epoca non sono entusiastiche ma vedono la musica di Léo Delibes come una rivelazione. “Se l’avessi sentita prima non avrei composto il Lago dei Cigni”, disse Ciaikovskij affascinato dalla raffinatezza di una composizione ricchissima nei ritmi e nelle armonie. A raccontare l’aneddoto è il direttore d’orchestra Kevin Rhodes, che aggiunge: “Nel balletto ottocentesco la musica che accompagna i personaggi femminili è tenue e romantica. In questo caso è l’opposto. Tutta fuoco ed energia. Farebbe pensare a un Sigfrido wagneriano al femminile. Mentre nella variazione maschile suonano un flauto e due clarinetti”. Ma quello di Sylvia non è l’unico ruolo femminile forte: “Ho lavorato molto sull’approfondimento psicologico dei personaggi, rispetto alla versione originale – spiega il coreografo – La dea della caccia e della luna Diana, la cui presenza era marginale, ha qui un ruolo chiave. E’ in relazione con la protagonista sin dall’inizio. Protegge l’amore di Sylvia perché in quell’amore vede il suo per Endimione”.

Tre atti pieni di variazioni, passi a due, interazione fra personaggi e momenti corali di grande impatto visivo. La coreografia, pur trattandosi di un balletto di tradizione francese ottocentesca, è stilisticamente fresca. “Oggi i ballerini hanno fisicità diverse dai tempi di Valsav Nijinsky (il genio del balletto russo che danzò il rivoluzionario L’Après-midi d’un faune nel 1912, ndr), puntualizza Legris. “La tecnica della danza classica si è evoluta per esprimere i movimenti e le linee dei corpi degli artisti di oggi”. L’allestimento di Luisa Spinatelli evoca un mondo fantastico, con diagonali di alberi dove lo sguardo dello spettatore intravede, immagina. “Per me i tre atti richiamano gli elementi dell’acqua, del fuoco e dell’aria. Trasparenze, leggerezze, colori che prendono ispirazione dagli affreschi pompeiani. Ma non in maniera diretta. Come ricordi”. Ad interpretare Sylvia saranno Martina Arduino, classe 1996, promossa l’anno scorso da corpo di ballo a prima ballerina saltando il ruolo di solista, e Nicoletta Manni. Nella recita del 14 gennaio Maria Celeste Losa. Nel ruolo di Aminta si alterneranno Claudio Coviello, Marco Agostino e Nicola Del Freo,

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Prima della Scala, dall’abbigliamento agli applausi: ecco le 5 cose da non fare assolutamente a teatro

Vi è mai capitato di vedere qualcuno in canottiera alla Scala? Che sia successo o meno, il regolamento di sala del prestigioso teatro milanese parla chiaro: “Non sono ammessi spettatori che indossino canottiere o pantaloni corti; in questo caso i biglietti non sono rimborsabili”. Dall’abbigliamento consono agli applausi o fischi a scena aperta, dai commenti sottovoce all’utilizzo dei dispositivi elettronici, le regole per lo spettatore diligente non sono molte. Più che il bon ton e l’etichetta, a irritare pubblico e artisti sono le azioni di disturbo premeditato. Spesso addirittura ostentato. Chattare approfittando del buio, scattare foto di nascosto, controllare il display del telefonino. Lo fanno anche loro, i protagonisti della scena, quando vanno agli spettacoli altrui? Non è dato saperlo.

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Pinocchio, nella prima versione il burattino veniva impiccato dal Gatto e la Volpe: 4 curiosità sulla celebre fiaba di Collodi

La tragica fine di Pinocchio: impiccato dal Gatto e dalla Volpe

Il libro più famoso della storia della letteratura italiana per ragazzi, “Pinocchio” di Collodi, tradotto in oltre 250 lingue e venduto in tutto il mondo, era una novella a puntate. Pubblicato nel 1881 sul “Giornale per bambini”, supplemento del quotidiano “Fanfulla”, in otto parti illustrate, raccontava le avventure del burattino e di suo padre Geppetto con quel senso di realtà tipico di molte fiabe che attingono alla cultura popolare. Il Grillo parlante, richiamo della coscienza, veniva schiacciato con un martello dallo stesso Pinocchio, la Fata Turchina moriva di crepacuore e il burattino moriva appeso a un ramo di quercia, impiccato dal Gatto e dalla Volpe. Furono le proteste dei lettori a determinare la revisione della storia e il lieto fine rassicurante: la trasformazione di Pinocchio in bambino con l’aiuto della Fata. A Collodi servirono due anni per completare e modificare l’opera: ‘’Le avventure di Pinocchio‘’.

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Alicia Alonso, la storia della ballerina cieca che collaborava con Fidel Castro: stella cubana del balletto, diva del popolo

Diva del popolo cubano, “prima ballerina assoluta” per la critica internazionale già dagli anni ’30, Alicia Alonso ha fatto di Cuba uno dei luoghi più prestigiosi del balletto classico a livello mondiale. Insieme al marito Fernando Alonso, appoggiata da Fidel Castro, nel 1948 ha creato il Balletto Nazionale di Cuba e l’annessa accademia portando la danza nelle fabbriche, nelle scuole e nelle zone dell’Havana più povere e disagiate per dare borse di studio. Non solo. Quasi cieca sin da giovanissima ha danzato fino a 70 anni. Dopo la sua morte, il 17 ottobre scorso a 98 anni, i cubani le hanno reso omaggio nelle strade e nelle piazze della capitale. E i suoi ballerini l’hanno ricordata danzando in riva al mare, per le vie della città e nel teatro a lei intitolato.

Il Balletto di Cuba, orgoglio internazionale

Virtuosa nella tecnica, intensa nell’interpretazione e determinata a fare qualsiasi sacrificio, Alicia Alonso è consacrata star nel 1943 al Teatro Metropolitan di New York. E’ di scena Giselle, titolo che diverrà uno sei suoi cavalli di battaglia, quando la prima ballerina Alicia Markova non può esibirsi nel ruolo. Per lei, sostituta dell’ultimo momento dopo un difficile provino, è un trionfo. Dal quel debutto la strada è tutta in discesa: Parigi, Mosca Montecarlo. Nell’American Ballet Theatre lavora con i più grandi coreografi dell’epoca: Michel Fokine, George Balanchine, Léonide Massine, Bronislava Nijinska, Anthony Tudor, Jerome Robbins. Quando torna in patria con il marito Fernando e fonda il Balletto Nazionale di Cuba il suo nome è già leggenda.

La fede politica

Nel 1956 gli Alonso rifiutano di esprimere appoggio al dittatore Fulgencio Batista a causa delle simpatie per il partito socialista popolare. Decidono allora di abbandonare Cuba. Negli anni seguenti Alicia Alonso trionfa in Russia. La patria del balletto classico la vuole come guest star. E’ la prima ballerina occidentale invitata nei paesi dell’ex Unione Sovietica. Tornerà a Cuba soltanto nel 1959, con il ritorno di Fidel Castro che le darà appoggio economico per la ricostruzione della compagnia. Ambasciatrice della cultura cubana, introduce nel repertorio classico la danza moderna e porta la rinata compagnia in tournée nel mondo. Ma non smette di danzare nonostante la quasi totale cecità. Mentre la scuola cubana si afferma sempre di più come vivaio di talenti. Tra di loro Jose Perez, il popolare ospite di Amici, che si è diplomato a Cuba nel 1996.

Correggeva i passi senza poter vedere

“Come poteva correggere i miei passi se non vedeva?”, si chiede il ballerino star della trasmissione di Maria De Filippi. Jose Perez aveva da poco finito la scuola ed era stato subito preso nel Balletto Nazionale di Cuba. “Eravamo in partenza per una tournée in Messico e stavo provando in sala il Lago dei Cigni – racconta – “La Alonso mi chiama e mi dà le correzioni. Io me la prendo un po’ perché so della sua cecità e proprio non capisco come possa vedere i miei errori”. Il giovane artista non sapeva ancora che Alicia si affidava alla sua esperienza del balletto facendosi aiutare da un’assistente. Proprio come nel film Hollywood Ending, in cui Woody Allen interpreta il ruolo di un regista temporaneamente cieco. Con la differenza però che anni di repertorio si erano sedimentati nella sua memoria e la sua certezza viaggiava a sensazioni. Nessuno poteva sottrarsi al suo sguardo. Tanto che durante la tournée in Messico, quando Perez decide di lasciare la compagnia per affrontare una carriera indipendente, riceve la telefonata di Alicia: “Sei ancora molto giovane. Rimani con noi. Hai talento ma devi fare esperienza.” Jose Perez tuttavia sceglie il Brasile, poi l’Europa. E diventa, grazie alla scuola cubana, primo ballerino dello Scottish Ballet e dell’Opera di Dresda.

Lui 25 anni, lei 70

“Sono stato il partner di Alicia Alonso sia a Cuba sia negli ultimi sette anni della sua carriera, terminata nel ‘95 con una tournée anche in Italia”, racconta Lienz Chang, maitre de ballet e coreografo internazionale. “Danzavamo insieme, io a 25 anni, lei a 70. La differenza di età non la sentivo proprio. Anzi, mi ha insegnato ogni segreto del passo a due”. Il suo problema agli occhi non era un ostacolo? “Vedeva il bagliore delle luci e si regolava su questo, noi partner dovevamo essere molto precisi negli spazi e nei movimenti perché era tutto calcolato. Per lei era naturale”. Lienz Chang oggi sta montando il suo Lago dei Cigni al Massimo di Palermo. Dopo la prima esperienza con il Balletto di Cuba è andato a Marsiglia dal coreografo Roland Petit. Ha danzato con star come Dominique Khalfouni, Lucia Lacarra, Eleonora Abbagnato. Ma Alicia Alonso rimane la migliore: “Mi ha insegnato cosa significa dare tutto per i propri sogni. “Una volta avevo l’influenza e non volevo danzare. Ha insistito. Ero debole e l’ho fatta cadere durante una presa. Si è subito rialzata e mi ha detto: ricominciamo”.

Una delle ultima dive del balletto

Anche il fuoriclasse cubano Carlos Acosta, neodirettore del Birmingham Royal Ballet, sulla cui vita è appena uscito nelle sale cinematografiche il film Yuli, danza e libertà, ha molto da raccontare sulla diva. “Alicia Alonso ha rotto i pregiudizi sul balletto come arte dei paesi sviluppati e sul temperamento fisico latino come non conforme alle esigenze della danza classica. Ha messo il nome di Cuba sui cartelloni dei grandi palcoscenici internazionali”. E ricorda: “ho avuto la gioia di ballare con lei. Tra le correzioni, raccontava aneddoti sui coreografi. Sono rimasto abbagliato dalla sua conoscenza e dalla sua memoria”. Con i grandi occhiali scuri, il foulard, la collana di perle e le labbra rosse era davvero una diva. “Eravamo a Cuba con il Balletto Teatro di Torino – racconta Loredana Furno, storica direttrice e allora ballerina – La ricordo in una sala di riscaldamento. Il pianoforte a coda, la sbarra. Esegue gli esercizi mentre un ragazzo le asciuga il sudore sulla fronte e le solleva gli scaldamuscoli ogni volta che cadono”. Una delle ultime dive del balletto.

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Pinocchio Reloaded, Lucignolo fa la cubista, il Gatto e la Volpe sono influencer e Mangiafuoco una drag queen: ecco le prime prove dello spettacolo con le musiche di Edoardo Bennato

Lucignolo è una ragazza: fa la cubista ed è la regina delle notti in discoteca. Geppetto è un eterno adolescente: la sua moto viene prima di tutto. Il Gatto e la Volpe sono due influencer e Mangiafuoco è una drag queen. E Pinocchio? In questa combriccola sembra essere l’unico a rifiutare le maschere sociali e a cercare l’autenticità. Ci riuscirà grazie all’amore. Dai creatori di Peter Pan – Il Musical, nasce Pinocchio Reloaded – Musical di un burattino senza fili basato sul concept-album di Edoardo Bennato. Ma arricchito di nuove sfumature contemporanee, dal rock alla house fino al rap.






Sarà in prima assoluta al Teatro degli Arcimboldi di Milano il 22 novembre, dopo la data del 16 a Bergamo, per una torunée che terminerà a marzo e toccherà diverse piazze italiane. La regia, di Maurizio Colombi, è una rivisitazione surreale, in stile steampunk fantasy, del racconto di Collodi. Il viaggio di Pinocchio verso la sincerità con sé stesso e la felicità si compie attraverso l’amore per Lucignolo, ragazza indomita e libera. Fra acrobazie vocali e coreografiche si taglieranno i fili delle costrizioni. A interpretare Pinocchio il ventenne Jordan Carletti, ballerino, acrobata, e cantante. Nella parte di Lucignolo, Silvia Scartozzoni, già interprete del musical La Regina di Ghiaccio.

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Cirque du Soleil, in Italia c’è Corteo: “Lo show racconta il funerale immaginario di un clown” tra danze aeree, equilibrismi e magia

Esistono due artisti circensi minuti come lillipuziani? Il regista di Corteo, lo show del Cirque du Soleil arrivato in Italia per la prima volta pochi giorni fa, li ha cercati ovunque. “Li ho trovati a Gerusalemme, dove si esibivano in un centro commerciale”, racconta soddisfatto Daniele Finzi Pasca. L’ingaggio di Gerard e Valentina, un uomo e una donna dalle proporzioni perfette ma davvero piccoli nelle dimensioni, è avvenuto nel 2005, quando Corteo è andato in scena a Montréal, sede della leggendaria compagnia di teatro circo che continua a incantare milioni di spettatori in tutto il mondo.

Il tour europeo di Corteo, partito il 26 settembre a Torino per toccare Milano (Mediolanum Forum fino al 6 ottobre) e poi Bologna e Pesaro, coinvolge una cinquantina di artisti fra acrobati, ballerini, attori, musicisti, oltre a una cinquantina di tecnici. Il rapporto è uno a uno: perché la magia del circo contemporaneo è sintesi fra abilità umane e tecnologia. “Lo show racconta il funerale immaginario di un clown – spiega il regista – il suo passaggio dalla terra al cielo, dal suo mondo popolato da sgangherati artisti burloni, alla dimensione degli angeli, anch’essi un po’ burloni. Fra flash back e sogni, scorrono i personaggi della tradizione di teatro e circo europei. Il burbero direttore, i burattini indisciplinati, i ballerini acrobati che sembrano sfidare ogni legge della fisica e si affrontano a suon di evoluzioni che tolgono il respiro.

“C’è un momento in cui due acrobati eseguono salti mortali volando da un lato all’altro del trampolino. Ogni volta che uno dei due tocca terra determina il salto dell’altro. Ebbene, lo spazio per la caduta è così scarso che sin dalle prove tutto lo staff è in tensione”, aggiunge Finzi Pasca. Ma non è solo il superamento delle abilità umane a rappresentare l’incanto di Corteo, fra danze aeree appese a tessuti, equilibrismi su alte scale sospese, hula hop nell’aria dove ogni parte del corpo muove un cerchio. E’ la sintesi fra semplicità, la sfida del limite umano, e tecnologia. Nel corteo di strampalati artisti circensi che porgono l’ultimo festoso saluto al clown scorre la storia del teatro di strada, sfilano suonatori di improbabili strumenti, ballerine di carillon, domatori e giocolieri, personaggi della commedia delll’arte. Un sapore felliniano, ma anche il virtuosismo del teatro di corte, quando il violinista intona motivi classici mentre attorno roteano sul palco – il mosaico della cattedrale di Chartres – i personaggi della tradizione.

Un artista ne fischietta i motivi come per caso riportando la dimensione ideale alla realtà quotidiana. “L’organizzazione di uno show del Cirque du Soleil è come quella di un grande concerto rock”, sottolinea il regista. Artisti e tecnici dormono nei camion attorno al luogo dello spettacolo. Si monta e si smonta l’allestimento in un giorno. Non c’è tempo per fare i check negli alberghi. E’ una macchina scenica immensa che richiede un’organizzazione precisissima. La rivoluzione di Corteo dal punto di vista tecnico riguarda il palcoscenico. Nel passaggio dal tendone – chapiteau – alle arene il regista ha pensato di dividere lo spazio in due settori frontali di pubblico che si guadano a specchio. Il palco circolare al centro, i back stage laterali. L’orchestra, che un direttore dirige dalle quinte, è suddivisa in quattro punti circostanti il palco. La ricerca della perfezione tecnica si unisce al calore della performance. E così, mentre gli angeli e lo stesso clown si sollevano grazie alla magia tecnologica, la lillipuziana Valentina vola sul pubblico ancorata a palloni aerostatici. Niente di tecnologico ma solo uno studio di contrappesi. A lei e al suo partner Gerard è dedicato un numero di burattini, un teatro intimo degli equivoci dove Romeo e Giulietta si fraintendono continuamente. Ed è così che sui letti vintage cosparsi di orsetti e ninnoli, un flash back dell’infanzia del clown, saltano acrobati che sfidano la forza di gravita in una lotta di cuscini. “Ci sono voluti mesi a studiare questi letti – conclude Finzi Pasca – per fa sì che il tappeto elastico posto all’interno del piccolo materasso consentisse il salto degli artisti”. Uno show che incanta come un film fantasy, come un gioco d’infanzia dimenticato. La storia dà il senso a ogni numero di abilità. Il clown alla fine saluta il pubblico pedalando in cielo sulla sua bicicletta. E’ davvero morto o ha solo sognato?

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Sex toys, una serata in incognito a provare i nuovi strumenti del piacere: ecco chi abbiamo incontrato

L’esperta di design è interessata al diamante vibrante, un oggetto dorato piramidale. Vive a Dubai, è in partenza. Chissà se in aeroporto confischeranno il suo portafortuna segreto. Negli Emirati Arabi gli oggetti di piacere femminile sono vietati. Accanto a lei c’è la biologa, sulla cinquantina, sposata. E’ rimasta colpita dalla cipria aromatizzata baciabile. Una polvere setosa che rende la pelle luminosa e profumata. La neo mamma più giovane e timida è colpita dalle palline per la ginnastica pelvica, per tornare in forma mentre si sbrigano le faccende quotidiane. Anche la vita sessuale potrà riprendere al meglio. Ma quando la consulente estrae dalla valigia un piccolo ed elegante strumento di ultima generazione, ricaricabile con cavo usb, il gruppetto si fa silenzioso.

“E’ l’ultimo modello di tecnologia – spiega – un vibratorino doppio con diverse sequenze e intensità. Può essere usato singolarmente o in coppia. Sembra un accessorio per cellulare o computer. Si mette in borsa e via”. “Non potrà capitare di sbagliarsi e offrirlo al posto della penna?, chiede una delle ospiti. “Nemmeno per sogno. Ha la sua custodia inconfondibile”. L’imbarazzo lascia il posto a risate, battute e aneddoti di vita: una complicità femminile dimenticata riemerge fra un bicchiere di frizzantino e una tartina. Si raccontano fantasie, desideri, delusioni e aspettative. Come in Sex and the City? No, questa è vita vera.

L’appuntamento con la consulente della Valigia Rossa, prima azienda italiana dedicata al benessere sensoriale delle donne, è alle 19 in una casa privata vicino ad Alessandria. La villa che accoglie il gruppo, sette donne, è bellissima. Fiori, profumi, sdraio sotto la veranda e all’interno un salotto con petali di rosa. La valigia Rossa è l’azienda di Casale Monferrato fondata 10 anni fa da Cristina Luzzi con il supporto di Natalia Guerrero Fernández, psicologa sessuale. “Volevamo creare un progetto innovativo dove le donne fossero protagoniste”, racconta la titolare. Obiettivo il benessere sessuale delle donne. Come raggiungerlo? “Con la consapevolezza di sé stesse, libere dai canoni imposti da cultura, società e media”.

Per Marta (nome di fantasia), alla guida del gruppo, è un secondo lavoro. Sa quando è il momento di far cadere un discorso che imbarazza e quando è il momento di approfondire. Questa sua attività secondaria è giudicata negativamente dallo staff maschile della società dove lavora a tempo pieno. Lei non se la prende: “E’ la conferma che stiamo andando nella direzione giusta”.

“Ci sono ancora molti tabù – spiega Erica Caneva, responsabile media della società – autoerotismo, fantasie erotiche considerate poco romantiche, utilizzo di oggetti, ma anche la condivisione di un film a luci rosse sono spesso soggetti ad autocensura”. Con due lauree, in Scienze della formazione e in Scienze religiose, lavora per La Valigia Rossa sin dal debutto. A Milano. Poi, dal Nord Italia, l’interesse per gli incontri si è esteso al Centro e al Sud. Le consulenti, tutte con formazione specifica, sono un centinaio. Oggi l’azienda fattura quasi un milione di euro e programma l’espansione in Spagna, a Malta e in Svizzera. Nel frattempo in Italia sono nate Rosso Limone, La Chiave di Gaia e la vendita online di MySecretCase. Un settore in crescita.

Laura, la padrona di casa, ha organizzato già diversi incontri. Tra le amiche alcune sono habitué. Altre, come Marinella, insegnante single, sono arrivate per curiosità: “Non sono nata ieri ma non ho mai avuto il coraggio di entrare in un sexy shop anche solo per dare un’occhiata”. La distribuzione sul territorio è diversa a seconda delle regioni: Veneto, Piemonte e Lombardia sono in testa e via via che si scende lungo lo Stivale il numero di consulenti e clienti diminuisce. L’identikit? Dai 25 ai 65 anni con una prevalenza della fascia fra i 35 e i 55 anni di età. La professione? Dalla manager alla casalinga.

“Ci siamo accorte – racconta Erica Caneva – che alle volte manca la conoscenza base della sessualità”. Il punto G? “Oggi si preferisce parlare di area Cuv, argomento da introdurre dopo aver affrontato elementi base della consapevolezza”. Salute sessuale, cosmetica sensoriale, oggetti di piacere. Ma anche lingerie e accessori di seduzione come collarini che sembrano bigiotteria ma si trasformano in strumenti di soft bondage. La parte sex toys arriva alla fine. Da dimenticare i coniglietti di Sex and the City, superati, e gli oggetti realistici. I nuovi strumenti di piacere sono insospettabili: mascara, porta rossetti e cipria, forme che ricordano portafortuna. Amorino è la sorpresa finale. Già dal nome, assicura la consulente, è rilassante e poco impegnativo.

Tra le novità le riunioni per coppie e gruppi misti. Manca ancora quella solo maschile. Fantascienza? “L’atteggiamento e l’interesse degli uomini nei confronti della sessualità è molto cambiato – conclude la fondatrice – non più solo goliardia ma puro interesse per la conoscenza di se stessi e delle donne”. Tempo al tempo.

L’articolo Sex toys, una serata in incognito a provare i nuovi strumenti del piacere: ecco chi abbiamo incontrato proviene da Il Fatto Quotidiano.