Il sogno di Silvio Berlusconi si avvicina a diventare realtà. Dopo mesi di annunci, il Consiglio dei ministri ha varato il ddl costituzionale sulla separazione delle carriere tra pm e giudici, che però in gran parte resta sulla carta: saranno le norme sull’ordinamento giudiziario a doverla regolare quando nei dettagli e se la riforma sarà approvata, ad esempio chiarendo se il concorso resterà unico o si sdoppierà. Fin d’ora invece si prevede che i Consigli superiori della magistratura, gli organi di autogoverno, diventeranno due: uno per le toghe giudicanti e uno per quelle requirenti, entrambi presieduti – come ora – dal presidente della Repubblica. Soprattutto, il ddl presentato dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio rivoluziona il metodo di elezione di entrambi i futuri Csm, prevedendo che siano composti interamente da membri selezionati tramite sorteggio: sia i cosiddetti “laici”, professori e avvocati, che restano un terzo del totale, sia i “togati”, cioè i magistrati, che restano due terzi. Per i magistrati il sorteggio sarà “secco“, cioè effettuato sul totale delle toghe italiane: ma anche qui a stabilire i dettagli dovrà essere una successiva legge.

L’altro contenuto importante è il trasferimento della funzione disciplinare nei confronti dei magistrati dal Csm a un’apposita “Alta corte“, anch’essa scelta in gran parte tramite sorteggio: a comporla saranno “quindici giudici, tre dei quali nominati dal presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio e tre estratti a sorte da un elenco di soggetti in possesso dei medesimi requisiti che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall’insediamento, compila mediante elezione nonché da sei magistrati giudicanti e tre requirenti estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie, con almeno venti’anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità”. “Grazie a un grande lavoro di squadra il Governo ha approvato la riforma della giustizia, ora toccherà al Parlamento dire l’ultima parola però si corona il sogno si corona il sogno di Silvio Berlusconi ed era un sogno per i cittadini italiani e non per la persona”, commenta il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani.

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