La cornice era di alto profilo, alcuni dei migliori oncologi, chirurghi e gastroenterologi a convegno al Teatro Ateneo della Sapienza di Roma sui progressi nella diagnosi e nel trattamento del tumore del colon-retto, seconda neoplasia per incidenza (oltre 50 mila casi in Italia nel 2023) e mortalità (24 mila decessi stimati nel 2022). Paolo Delrio del Pascale di Napoli, Massimo Carlini presidente della Società di chirurgia, Lucia D’Alba del San Giovanni di Roma, l’ex viceministro Pierpaolo Sileri, oggi al San Raffaele di Milano, e molti altri ancora. Format dinamico, studiato dai professori Giovanni Casella e Domenico Mascagni sul modello dei talk: “Rectal Cancer Show”. E dopo pranzo l’ospite d’onore era Carlo Verdone, che passa per ipocondriaco e tutte le volte lo nega, ma certamente è un appassionato di medicina e si diverte un sacco a fare il medico tra i medici (ha pure una laurea honoris causa e un’altra in farmacia): “Le diagnosi le azzecco tutte, ma dico sempre: ‘Confrontati con il medico tuo, mica ti puoi fidà di un attore’”.

Sul palco, accanto alla rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, Verdone ha ricordato i medici che erano ospiti dei suoi genitori quando lui era bambino: “A me e a mio fratello dicevano di andare a letto”. Poi, tra le risate dei medici in platea, ha raccontato con tutti i dettagli anatomici la storia dell’amico ristoratore a cui diagnosticò un tumore del colon: “Sento una grossa morositas”. Il poveretto era stato convinto dal suo medico di non avere nulla di grave. Invece “48 ore dopo è stato operato”. “Se lei è salvo lo deve a Carlo Verdone, gli dissero. Otto anni dopo sta bene. Per ringraziarmi mi ha offerto una gricia, una sola, mica per tutta la settimana…”

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