VERONA – Non più tardi del 24 marzo scorso, quando l’appalto della nuova pista da bob di Cortina era già stato assegnato all’impresa Pizzarotti, il presidente del Coni Giovanni Malagò aveva dichiarato: “Se i tempi non saranno rispettati si ricorrerà a un piano B (una pista all’estero, ndr). C’è sempre un piano B pronto”. In realtà non c’è traccia di una soluzione alternativa nell’eventualità che la pista da 125 milioni di euro in costruzione ai piedi delle Tofane non sia in grado di superare il pre-collaudo previsto nel marzo 2025. Basta leggere la “proposta di programma” per la Valutazione Ambientale Strategica (Vas) elaborata da Fondazione Milano Cortina 2026. Si tratta di un documento di duemila pagine che riguarda la sola organizzazione dei Giochi, non le strutture sportive, stradali e ferroviarie che sono invece di competenza di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico). La Vas è stata illustrata a Verona nel primo di sei incontri pubblici previsti per consentire a enti, associazioni e cittadini di presentare osservazioni entro il 29 giugno. È uno strumento valutativo di competenza regionale e coinvolge – oltre a Fondazione che è il soggetto proponente – le Regioni Lombardia e Veneto, assieme alle Province autonome di Trento e Bolzano. Per questo, dopo Verona, toccherà a Predazzo, Anterselva, Cortina, Milano e Sondrio

Che non si stia lavorando a un Piano B è stato confermato da Gloria Zavatta, direttrice sostenibilità e impatto di Fondazione, che ha illustrato tutti gli accorgimenti che verranno usati per ridurre gli effetti negativi delle Olimpiadi su territori di montagna fragili. È un meccanismo complesso, che pianifica consumi di energia, di suoli, di beni deperibili, che prevede i collegamenti per portare nelle sedi di gara quasi 1 milione e mezzo di potenziali acquirenti di un biglietto e per allestire le competizioni. I calcoli riguardano la logistica e l’impatto sull’ambiente, particolarmente forte se si pensa che la comunità composta dalla “famiglia olimpica” (atleti, tecnici, volontari, staff) e dagli accreditati (giornalisti, invitati, vip) sarà composta per le Olimpiadi da 87.200 persone e per le Para Olimpiadi da 12.500 persone.

Quali effetti avrà questa organizzazione sulle Dolomiti o sulle altre aree bianche? Il piano è molto dettagliato, quando analizza gli effetti sui 23 siti Rete Natura 2000 con i quali le attività olimpiche interagiranno. Si tratta della Valutazione di incidenza (Vinca) a cui vanno sottoposti i piani che possono manifestare criticità per habitat, specie animali e vegetali in aree di interesse comunitario altamente protette. Stranamente, però, non c’è alcun dato riferito alla “valutazione del potenziale livello di disturbo generato da ciascun evento del programma sulle componenti sensibili dei siti Natura 2000” riferito alla pista da bob. Deve sorgere a Cortina in ciò che rimane del bosco di Ronco, dove più di 500 larici secolari sono stati abbattuti per far posto al cantiere. Si tratta di indicatori importanti, riguardanti il disturbo alla flora e alla fauna, eppure le tabelle analizzano l’impatto delle gare sulle piste da sci delle Tofane, nel Para Snow Board Park, nell’Olimpic Stadium (curling) e nel villaggio olimpico di Fiames, calcolando la distanza tra il luogo dell’evento e l’area protetta. Le gare della pista da bob “Eugenio Monti” non sono invece inserite in alcuna tabella, sembrano una specie di “buco nero” nella valutazione di impatto ambientale pre, durante e dopo i Giochi.

Qual è la spiegazione? La Vas si è basata su un “book” di opere certe, attualizzato al secondo semestre del 2023, quando sembrava che la “Eugenio Monti” non si potesse più fare, visto che due aste erano andate deserte. In ottobre Giovanni Malagò, presidente del Coni, aveva annunciato alla conferenza del Cio a Mumbai che si sarebbe andati all’estero, scegliendo una sede già esistente. Solo a dicembre il ministro leghista Matteo Salvini aveva annunciato una nuova gara per un impianto light a Cortina, allo stesso costo, dopo un tiro alla corda infinito con il forzista Antonio Tajani che avrebbe voluto restaurare la pista dismessa di Cesana Pariol, nel Torinese, e con il ministro allo sport Andrea Abodi, di Fratelli d’Italia. Così lo studio della Vas è rimasto incompleto su questo punto. La relazione, corretta prima della consegna avvenuta il 23 aprile scorso, si è limitata a inserire l’annuncio: “Nel febbraio 2024 sono stati avviati i lavori per la realizzazione del nuovo impianto per le gare di bob, slittino e skeleton”.

Fondazione Milano Cortina sarà interessata a un Piano B alternativo alla pista da bob, nel caso quest’ultima non sia pronta per marzo 2025. Un primo step di controllo sul cronoprogramma, voluto anche dal Cio, è previsto per la fine di giugno. Eppure, non più tardi di un mese fa erano stati nuovamente contattati i gestori degli impianti esistenti a Lake Placid (Usa), Saint Moritz (Svizzera) e Innsbruck (Austria). Contemporaneamente il direttore del Cio, Christophe Dubi, in un’intervista alla Televisione della Svizzera Italiana aveva ribadito forti preoccupazioni: “Mai una pista da bob è stata costruita in così poco tempo”. E aveva aggiunto: “Per il Cio la soluzione alternativa privilegiata oggi è St. Moritz, che non è lontana da Livigno”. A Verona, di fronte alla piuttosto ovvia obiezione che la Vas non prevede questa alternativa (con meno atleti, tecnici, spese e consumo di risorse in Italia), è stato risposto: “È vero, non c’è una valutazione di un Piano B. Ma la Vas tiene conto dell’esistente, se necessario valuteremo eventuali integrazioni fino all’ultimo giorno”. Sotto il cielo di Olimpia l’incertezza continua.

L'articolo Olimpiadi 2026, la proposta di Fondazione Milano-Cortina smentisce Malagò: non c’è un “piano B” nel caso la pista da bob non sia pronta proviene da Il Fatto Quotidiano.