Mercatone Uno, dal piano di rilancio “oltre i confini” al miraggio di nuovi soci pronti a investire. Fino al fallimento

Prometteva 25 milioni di investimenti e il raddoppio dei ricavi entro il 2022, garantiva che i dipendenti erano “il vero patrimonio aziendale” e assicurava che la sede a Malta era “legata alla volontà di portare il business di Mercatone uno oltre i confini nazionali, una volta completato il rilancio in Italia”. Sei mesi fa Valdero Rigoni, amministratore delegato della Shernon holding, intervistato dal Sole 24 Ore ostentava ottimismo sul futuro della catena imolese attiva nella grande distribuzione di mobili. Che due giorni fa è stata dichiarata fallita (per la seconda volta in quattro anni) senza che i circa 1.800 dipendenti ricevessero alcun preavviso. In mezzo ci sono stati il passaggio di proprietà da una società maltese ad una srl con sede a Padova presso l’abitazione del socio di Rigoni, la richiesta di cassa integrazione straordinaria per una quota di lavoratori, la domanda di ammissione al concordato preventivo e il miraggio di presunti investitori interessati a ricapitalizzare l’azienda.

L’acquisizione attraverso una società maltese – Rigoni, ex fornitore del gruppo, nell’agosto 2018 aveva rilevato dai commissari dell’amministrazione straordinaria 55 punti vendita e la sede di Imola della storica società fondata nel 1978 da Romano Cenni – qualcuno la definiva “l’Ikea italiana” – fallita nel 2015, impegnandosi a conservare 2.019 posti di lavoro. Veicolo per l’operazione la srl Shernon holding, creata ad hoc e controllata all’epoca dalla maltese Star Alliance Limited. Nel consiglio di amministrazione c’erano Massimo D’Aiuto, ex ad di Simest, la società pubblica che supporta l’internazionalizzazione delle imprese italiane, e Michael Thalmann, ad della lussemburghese Aran asset management, socio e amico di Rigoni fin dall’infanzia: sono nati entrambi nel 1960 nel cantone svizzero di Solothurn.

Le promesse di rilancio. I sindacati: “Già da fine anno la merce scarseggiava” – Nel novembre 2018 Rigoni raccontava al Sole che dopo tre anni di amministrazione straordinaria, due bandi di gara andati a vuoto e una lunga trattativa Mercatone aveva bisogno di “recuperare il know-how e l’entusiasmo dei dipendenti” e dichiarava “tutta l’intenzione di rilanciare fortemente il brand sul mercato, migliorandone l’offerta e il posizionamento, per adattarli ai nuovi stili di vita e di consumo”. Seguiva l’annuncio della ristrutturazione di tutti i negozi, della creazione di un “catalogo prodotti distintivo e unico di design a prezzo equo grazie alle partnership con gruppi europei leader nella produzione e distribuzione di arredo (i polacchi di Black Red White, i turchi di Dogtas Kelebek). Così come potenzieremo le vendite online e in generale la multicanalità”. Ma negli stessi mesi, ricostruiscono ora le sigle Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, “la mancanza di finanziamenti e di liquidità ha fatto sì che la merce nei magazzini, e di conseguenza nei negozi, cominciasse a scarseggiare“.

La richiesta di cigs e il passaggio alla Maiora invest di Rigoni e Thalmann – Due mesi dopo, a gennaio di quest’anno, la Sherman ha comunicato al ministero del Lavoro l’intenzione di chiedere la cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione aziendale per 159 lavoratori. Dal verbale di accordo firmato l’8 gennaio con la direzione generale per i rapporti di lavoro e le relazioni industriali risultava che a quella data la società contava “48 punti vendita attivi sul territorio nazionale”, sui 55 che avrebbe dovuto rilevare dall’amministrazione straordinaria, e un totale di 1.736 lavoratori. Nel febbraio 2019 la Star Alliance è uscita di scena e il controllo è passato alla Maiora invest srl, sede a Padova, 10mila euro di capitale. Soci sempre Rigoni e Thalmann, che risulta residente in Galleria degli Scrovegni 7: lo stesso indirizzo presso il quale ha sede la Maiora.

L’annuncio di “imminente ricapitalizzazione” – A marzo, secondo i sindacati, “i punti vendita risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata sebbene già venduta e pagata dagli acquirenti”. Nell’incontro con le sigle di settore Rigoni “preannunciava un’imminente capitalizzazione della Shernon e informava le rappresentanze sindacali in merito ad una non meglio precisata trattativa con potenziali investitori. La ricapitalizzazione annunciata doveva esser effettuata entro la fine di marzo e presupponeva un investimento pari a circa 20 milioni di euro“.

La richiesta di concordato “per salvaguardare l’operatività” – In aprile nuovo colpo di scena: Rigoni “senza darne informazione alcuna” ai rappresentanti dei lavoratori ha chiesto al tribunale di Milano il concordato preventivo. “L’azienda ha ritenuto di avvalersi di questo strumento per salvaguardare l’operatività e la continuità aziendale, preservando il patrimonio della società, e superare una temporanea situazione di difficoltà finanziaria”, spiegava in un comunicato. “Sono infatti in corso avanzate trattative con nuovi soci ed investitori interessati all’ingresso in società. Dette trattative, pur se molto avanzate, richiedono tempistiche non conciliabili con la tensione finanziaria in essere e, pertanto, lo strumento del concordato con riserva risulta funzionale e necessario al buon esito delle stesse”. Il numero uno garantiva comunque che “l’obiettivo non è uscire dal mercato, ma anzi, ripartire più forti”. Pochi giorni fa il ministero dello Sviluppo ha convocato per il 30 maggio un tavolo di crisi per discutere della situazione produttiva e occupazionale. Ma il 23 il tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento.

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Tumori, isolate le “cellule camaleonte” che innescano le metastasi

“Noi le chiamiamo cellule camaleonte, perché sono sempre le stesse che causano il tumore primario, ma per circolare nel sangue e uscire ed entrare negli organi devono cambiare pelle. Averle trovate nel sangue apre la strada a nuove prospettive di diagnosi prima che si formino le metastasi”. I ricercatori del centro pugliese coordinati dalla biologa Elena Binda, direttrice della Cancer Stem Cells Unit dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e dal direttore scientifico dell’Istituto Angelo Vescovi hanno prima isolato le staminali da alcuni tessuti tumorali, le hanno trapiantate nei topi e poi hanno ‘seguito’ con modelli animali il viaggio di queste cellule a partire da un tumore del colon retto, anche se la teoria è che il meccanismo sia simile anche per altri tipi di cancro.

Le stesse cellule staminali ‘impazzite’ che danno origine ai tumori sono responsabili anche delle metastasi, e per ‘trasferirsi’ ad altri organi usano la circolazione sanguigna, in cui entrano ed escono modificando alcune caratteristiche. I primi ad individuarle nel sangue sono stati appunto i ricercatori italiani, il cui studio sulla rivista EBiomedicine del gruppo Lancet indica anche una strada per colpire il tumore ‘dalle fondamenta’, cioè proprio dalle staminali tumorali, che sono invece refrattarie ai trattamenti tradizionali. “Inoltre la ricerca – ha spiegato Binda all’Ansa – ci ha permesso di individuare dei biomarcatori specifici utilizzabili per nuove terapie altamente personalizzate”.

Lo studio, spiega Vescovi, il cui istituto dovrebbe terminare a breve l’iter per diventare una cell factory per staminali di grado clinico, conferma l’utilità di individuare strategie che colpiscano le staminali tumorali. “C’è una serie di sostanze che bersagliano le staminali sia nel tumore primario, sia nel sangue che nelle metastasi – afferma l’esperto -. Nel caso dei tumori cerebrali ne stiamo già sperimentando una, che ha quasi terminato la fase 1 sui pazienti. Se si immagina il tumore come un palazzo, colpire le staminali vuol dire agire sulle fondamenta, che oltretutto resistono alle chemioterapie usate attualmente. È una filosofia completamente diversa da quella usata finora, in cui si tendeva a colpire la massa tumorale senza riuscire però ad attaccare le staminali”.

L’abstract di EBiomedicine

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Amici, l’étoile del San Carlo Giuseppe Picone: “Non è scuola per nuovi talenti. Fondare una carriera su questo programma è sbagliato”

“Amici non è una scuola per nuovi talenti della danza. E’ un’esposizione mediatica per ballerini già affermati e per aspiranti in cerca di visibilità”. E’ la stoccata di Giuseppe Picone, étoile internazionale dal 2016 alla guida del Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, al talent show più longevo della televisione italiana.

E’ un talent che quindi premia i già professionisti?
Non nascondiamocelo. I finalisti di danza di questa edizione hanno alle spalle esperienze importanti. Rafael Quenedit è addirittura primo ballerino del Balletto di Cuba, una delle più importanti istituzioni al mondo nel panorama del classico. Vincenzo Di Primo ha danzato con il Royal Ballet di Londra. E ha vinto il Grand Prix de Lausanne, uno dei massimi riconoscimenti europei.

Lei per chi parteggia?
Sono bravissimi entrambi. Rafael è più classico, Vincenzo Di Primo è più contemporaneo. La danza non è democratica. O hai talento o non ce l’hai. Trovo ingiusto affiancare aspiranti a professionisti, studenti a solisti. Bisogna che al pubblico arrivi chiaro il messaggio.

Quale messaggio?
Che Amici è una vetrina temporanea sia per chi è già affermato e vuole far lievitare i cachet sia per chi non è affermato e intende poi muoversi fra giurie e ospitate a concorsi ed eventi.

Intende dire che non è un trampolino di lancio per il mondo del lavoro?
Amici è una bellissima realtà ma pochi riescono ad avere contratti professionali grazie al programma, Pertanto fondare una carriera su un talent che dura pochi mesi è una scelta sbagliata. Il mondo del lavoro non segue i like sui social. Poi ci si ritrova in fila alle audizioni uno di fianco all’altro, senza più essere protagonisti.

E’ mai stato invitato a partecipare al programma?
Alcuni anni fa Maria De Filippi mi ha invitato a far parte della giuria. Ho subito notato il lavoro che c’è dietro alla formazione dei cantanti, puntuale e preciso. Nel canto c’è una vera crescita. Non si può dire la stessa cosa per la danza.

Cosa manca alla danza all’interno del programma?
Per prima cosa un palcoscenico in studio tecnicamente adatto. Perché il balletto richiede specificità tecniche precise. Poi la vera formazione. Chi esce dalle grandi accademie ce la può fare. Ma perché un neodiplomato dovrebbe andare ad Amici quando può fare audizioni direttamente per corpi di ballo, specialmente all’estero?

Lei quale risposta si dà?
La visibilità. Sono direttore del ballo di una delle quattro fondazioni lirico-sinfoniche italiane che hanno ancora una compagnia. La carriera del ballerino non si costruisce sulla popolarità data da un talent. Noi del settore lo sappiamo, ma bisogna che lo sappiano anche i telespettatori. Altrimenti si creano illusioni nei giovani.

Cosa ha portato alla danza Amici?
La professionalità di Maria De Filippi ha portato attenzione a questo mondo. Ha permesso di conoscere il repertorio, i generi, le personalità artistiche ospiti e soprattutto il lavoro quotidiano del ballerino.  E  finalmente si è chiarito uno stereotipo. I maschi che danzano possono essere etero oppure omosessuali. Come in tutti i settori professionali. Quanti i ragazzi che fino a poche decine di anni fa erano bullizzati solo perché allievi di danza.

A proposito di energia maschile, cosa pensa delle dichiarazioni di Sergei Polunin che ancora scatenano polemiche?
Rispetto moltissimo Polunin come ballerino, che conosco personalmente e che ha ballato al San Carlo. Ma come opinionista trovo di basso livello le sue uscite. Quando parla di energia maschile, per esempio, trovo  superficiale  il suo pensiero. L’energia espressa  non cambia a seconda dell’inclinazione sessuale ma a seconda del ruolo che si interpreta. Ballerino gay o etero, non ho mai visto un Corsaro effemminato. Pensiamo a Rudolf Nureyev: adorato dalle donne.

Cosa manca oggi alla danza in tv?
Manca la danza. Siamo passati dai grandi balletti televisivi degli anni ’80, con Fantastico e star come Oriella Dorella, Raffaele Paganini, Lorella Cuccarini ed Heather Parisi, al vuoto totale. Unica eccezione è l’evento di Roberto Bolle, di altissimo livello ma solo per una volta all’anno. Se prima il body sgambato di Heather valorizzava il suo talento artistico oggi è rimasto solo il body sgambato. E palestrati al posto di ballerini.

Qualche idea di nuovo programma?
Uno show a puntate il sabato sera con grandi ospiti e giovani promesse. Fra momenti di comicità, di canto e di varietà la danza sarebbe protagonista anche nelle sue declinazioni più attuali. L’hip hop, quando è ben fatto, è meraviglioso.

Al Teatro di San Carlo la danza è seguita?
Dal 2016 a oggi il pubblico è triplicato. Ma abbiamo investito sul rinnovamento sia nella scelta dei titoli sia nella formazione sia nella selezione dei ballerini. Gli appassionati crescono. L’esposizione mediatica aiuta. Ma manca il lavoro.

Che prospettive ha un ballerino in Italia?
Di fatto la danza è abbandonata. Molti ragazzi vanno all’estero. Al San Carlo abbiamo solo 15 contratti indeterminati e 14 contratti biennali. Non bastano per una produzione importante. Allora si prendono gli aggiunti ma spesso i bravi, che vorrebbero continuità di lavoro, non si fermano per un mese di contratto. Perdiamo talenti.

Cosa suggerisce a un neodiplomato?
Prova in Italia ma se vedi che non c’è strada fai la valigia.

All’estero è diverso?
I contratti sono annuali ma vengono continuamente rinnovati. Qui basta un cambio di direttore per rivoluzionare tutto.

In questo contesto andare ad Amici è illudersi?
Rimane una valida esperienza televisiva. Ma finita la stagione cosa rimane? Se si è fortunati si ottiene un contratto in trasmissione come professionista. Lo ribadisco: se ad Amici siete bravi anche a creare ballerini dimostratelo.

Nel 1993, a soli 17 anni, lei era già solista all’English National Ballet di Londra. Quali sono stati i suoi riferimenti televisivi?
Chi come me è nato negli anni ’70 è cresciuto con “Fame”, la serie tv ambientata in un’accademia americana. Dal classico al modern-jazz, dalla musica alla recitazione, si mostravano i retroscena dello spettacolo. Ma veniva fuori la realtà dell’artista non solo il pettegolezzo. E la gavetta che bisogna fare per danzare davvero.

Lei ha fatto la gavetta?
Tutti noi l’abbiamo fatta. La danza richiede enormi sacrifici. Anche di carattere. A 23 anni, solista all’American Ballet Theatre di New York mi impedirono di accettare l’invito di Carla Fracci per interpretare “Chéri” di Roland Petit alla Scala perché impegnato con la compagnia. La stessa cosa con la nomination al premio Benois de la Danse nel 1998. Per vivere da ballerino bisogna volare sul palco, ma stare con i piedi ben piantati per terra.

*foto @buccafusca

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Come si diventa travel blogger /3 – Le mie pagelle ai cinque influencer più in vista

Pare che nel giro di qualche anno Instagram imploderà. O comunque cambierà pelle, insieme a tutti gli altri social, quando diventeranno ancora più macroscopiche le conseguenze deleterie che i giochini di Mark Zuckerberg & Co stanno avendo sull’equilibrio psicofisico e sulla privacy delle persone. La via è già stata tracciata da grandi marchi come Lush e Unicredit, che hanno sapientemente deciso di alleggerire o annullare del tutto la propria presenza sulle piattaforme di condivisione.

Quello che succederà nessuno lo sa con esattezza. Ma possiamo provare a farci un’idea: ci sarà un esercito di creatori di contenuti/amministratori delegati del proprio blog/reporter vari/founder di hashtag in libera uscita. È probabile che, non avendo maturato competenze specifiche se non i cambi di filtro, molti di costoro si ritroveranno allo sbaraglio, in lacrime come la mitologica influencer a cui avevano chiuso il profilo su Instagram. Tutti quelli che hanno imparato a creare dei contenuti veri, invece, saranno in grado di reinventarsi.

Nel frattempo ci tocca continuare a dare le nostre pagelline (qui la prima e la seconda puntata). Sempre, come da abitudine, nel settore che ci compete, quello del travel.

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Montella: “Rocco Commisso-Fiorentina? Queste voci non contano. Dobbiamo salvarci”

Montella: "Rocco Commisso-Fiorentina? Queste voci non contano. Dobbiamo salvarci"

Montella: “Rocco Commisso-Fiorentina? Queste voci non contano. Dobbiamo salvarci”. Foto ANSA/GIANNI NUCCI

FIRENZE – Ancora una volta, Vincenzo Montella si vede coinvolto in una trattativa per il passaggio di proprietà. Montella allenava la Roma mentre la società giallorossa stava passando dalla famiglia Sensi agli americani, Montella allenava il Milan mentre la società rossonera era in trattativa proprio con Rocco Commisso e Montella allena la Fiorentina mentre quest’ultima sarebbe in trattativa proprio con lo stesso imprenditore americano che in passato voleva il Milan. 

Montella: “Queste voci non sono importanti, dobbiamo salvare la Fiorentina”. 

“Le voci che circolano sulla cessione della Fiorentina? In una vigilia così mancava anche questo… e comunque adesso lasciano il tempo che trovano”. Così Vincenzo Montella ha commentato quanto pubblicato sul New York Times riguardo alla trattativa dell’imprenditore italo-americano Commisso per l’acquisizione della società viola.
 

   “Di certo posso dire, avendola testata in questi giorni – ha aggiunto Montella, che nella sfida-salvezza col Genoa non sarà in panchina perché squalificato – che la passione dei Della Valle è rimasta intatta, ho visto Andrea soffrire molto per la classifica. Abbiamo il destino nelle nostre mani, dovremo scendere in campo senza fare calcoli e soprattutto senza paura, anche se questa situazione è inaspettata ed è arrivata quasi in modo violento”.

“Abbiamo il destino nelle nostre mani, dovremo scendere in campo senza fare calcoli e soprattutto senza paura, anche se questa situazione è inaspettata ed è arrivata quasi in modo violento”. Lo ha detto Vincenzo Montella presentando la sfida salvezza di domani contro il Genoa.

    “Abbiamo deciso di andare in ritiro con la squadra subito dopo la sconfitta di Parma – ha continuato il tecnico viola, che non sarà in panchina perché squalificato – Intanto è bello sentire di nuovo la vicinanza della città, superiamo questa partita poi faremo un’analisi degli errori che abbiamo commesso, compreso il sottoscritto” (fonte Ansa). 

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Immigrati, Regione Friuli-Venezia Giulia vuole finanziare rimpatri e assunzioni solo per residenti. Asgi: ‘Incostituzionale’

Un doppio colpo all’immigrazione che, però, rischia di essere tale solo sulla carta. E che, per assurdo, potrebbero subire gli stessi italiani. Da una parte, il Friuli-Venezia Giulia, come scritto nel disegno di legge approvato il 9 maggio dalla giunta guidata da Massimiliano Fedriga, fedelissimo di Matteo Salvini, mette sul piatto soldi per i rimpatri forzati, quando questi sono competenza esclusiva dello Stato. Dall’altra, offre incentivi solo a chi assume lavoratori che risiedono in Regione da almeno cinque anni, con buona pace dei friulani che si sono trasferiti oltre il confine per questioni economiche, e in contrasto con le norme italiane ed europee di libera circolazione. Due provvedimenti dal forte odore di propaganda e ad alto rischio di illegittimità.

Come scritto nel disegno di legge, consultato da Ilfattoquotidiano.it, la Regione intende sostenere economicamente gli interventi per il rimpatrio degli immigrati colpiti da provvedimenti di espulsione. Una misura, spiega Walter Citti dell’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, che violerebbe in maniera evidente l’articolo 117 della Costituzione, quello che riguarda le competenze di Stato e Regioni: “La condizione giuridica dello straniero, e quindi tutto ciò che riguarda l’ingresso, il soggiorno, l’allontanamento e l’espulsione, sono materia di competenza esclusiva dello Stato. Le regioni hanno competenze solo per gli aspetti delle politiche sociali e dell’integrazione”. Una critica rispedita al mittente dall’assessore regionale alla Sicurezza e all’Immigrazione in quota Lega, Pierpaolo Roberti: “Mi sembra una fesseria. È ovvio che la competenza rimane dello Stato. Noi non facciamo i rimpatri, ma siamo disponibili a fare la nostra parte affinché queste persone lascino il nostro territorio”.

Ma il punto non è solo giuridico. La giunta intende finanziare questi rimpatri con parte dei 350mila euro precedentemente stanziati per i ritorni volontari che prevedono un reinserimento sociale nel Paese di destinazione e derivano dalla legge regionale del 2015 approvata dalla precedente giunta di centrosinistra: “Questo è un aspetto tutto politico. Si decide di non occuparsi dell’inclusione sociale, ma ci si concentra sull’aspetto repressivo del fenomeno migratorio”, dice Citti. E Roberti rivendica la scelta: “Lo diciamo con forza, è la nostra politica. Il Pd usava i fondi regionali per i corsi di danza e calcio ai richiedenti asilo, noi preferiamo metterli per rimpatriarli in modo forzato, se ce ne fosse bisogno”.

La strategia della giunta a guida leghista, del tutto in linea con quella del ministro Salvini, è chiara, mentre lo è meno l’utilità di questa norma: per il rimpatrio forzato è necessario un accordo con lo Stato di destinazione, e da quando il leader della Lega è al Viminale non c’è stato nessun progresso in questo senso. I numeri dicono che nel 2018 i rimpatri sono stati 6.398, in lieve calo rispetto al 2017 (6514). Un dato che sembra ripetersi, in proiezione, anche quest’anno, con 2.179 rimpatri dal 1 gennaio al 5 maggio 2019 (dati del Viminale). “Siamo al delirio della propaganda”, attacca Cristiano Shaurli, consigliere regionale del Partito democratico. “Salvini non riesce a mantenere le sparate elettorali e spendere i soldi del Ministero per i suoi rimpatri forzati e Fedriga offre in più i soldi dei cittadini del Friuli-Venezia Giulia. A parte l’assoluta inutilità di questa gentile offerta al Viminale, c’è da chiedersi se i cittadini del Friuli-Venezia Giulia apprezzino questo modo di regalare risorse della Regione per far fronte a competenze che sono chiaramente dello Stato”. Roberti ammette il problema degli accordi bilaterali con i Paesi che devono accogliere i migranti espulsi, ma rilancia: “Questo è solo un primo aggiustamento, noi siamo contrari anche ai ritorni volontari e modificheremo la norma in questo senso”. Per il momento, però, rimane solo l’annuncio sui rimpatri forzati, bloccati non dai fondi ma dalla diplomazia.

Nello stesso disegno di legge, la giunta ha infilato un altro provvedimento che rischia di essere illegittimo. L’articolo 50 prevede infatti che d’ora in avanti gli incentivi occupazionali regionali saranno rivolti esclusivamente alle assunzioni di lavoratori con almeno cinque anni di residenza nel territorio regionale. “Sarebbe una discriminazione indiretta a danno dei lavoratori stranieri. L’incentivo, come ricordato dalla Corte di giustizia europea nel 2012 per una controversia di questo tipo, si riflette sulle possibilità di accesso al lavoro e, dunque, deve necessariamente rispondere ai criteri di parità di trattamento e non discriminazione previsti dalle norme dell’Unione europea”, ricorda Citti. Ma il requisito rischia di discriminare anche i friulani che la giunta intende difendere dalla concorrenza in arrivo da oltre confine: non sono pochi infatti quelli che si sono trasferiti in Slovenia per ragioni economiche, ma che continuano a gravitare sul mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia. Anche loro sarebbero colpiti da questa norma. E, di nuovo, c’è un ostacolo chiamato Costituzione: l’articolo 120 vieta alle Regioni di adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e di limitare il diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

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Caso Prati, Eliana Michelazzo si sfoga nella notte: “Se io e Pamela Perricciolo siamo lesbiche? Ecco la verità”

Dopo l’ospitata da Barbara D’Urso in cui ha ammesso che Mark Caltagirone non esiste, Eliana Michelazzo, l’ormai ex manager di Pamela Prati finita sotto i riflettori per la vicenda del del finto matrimonio, è tornata a dire la sua in un lungo sfogo pubblicato nella notte sul suo profilo Instagram. “Non posso dire molto ma sono veramente scioccata da queste notizie così stupide”, ha esordito la ex agente della showgirl sarda riferendosi alle cose trapelate in questi giorni sul suo conto, in particolare al gossip di Dagospia secondo cui avrebbe “da anni una storia con l’altra (ex) manager Pamela Perricciolo”.

“Più che altro sono proprio affranta da queste notizie sul mio orientamento. Vorrei dire a questi giornalisti che si devono vergognare. Ok sì, Pamela (Perricciolo, ndr) era mia sorella, ma mi ha tradita e quindi basta! Sono veramente schifata, basta, per favore, non ce la faccio più. Ma poi etero o non etero, ma che problemi avete? – ha incalzato la manager – Ma fatevi un esame di coscienza e ricordatevi che io sono sempre una donna, una ragazza e non sono un bersaglio per voi, per buttarmi fogna addosso. Vergognatevi! Questa è una patologia importante e non è da sottovalutare. Basta, veramente! Sono stata dieci anni come una stupida e ancora oggi me ne pento”, ha concluso Eliana Michelazzo.

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Oroscopo Cancro di domani 26 maggio 2019. Caterina Galloni: vietato rimandare…

Oroscopo Cancro di domani 26 maggio 2019. Caterina Galloni: vietato rimandare...

Oroscopo Cancro di domani 26 maggio 2019. Caterina Galloni: vietato rimandare…

Oroscopo del 26 maggio 2019 per i nati sotto il segno del Cancro (22 giugno-22 luglio): vietato rimandare…

Da tempo state rimandando un compito spiacevole o difficile? Che si tratti di qualcosa di personale o di lavoro risolvete perché poi potrebbe essere troppo tardi. La procrastinazione non è una vostra amica o, se lo è, è il tipo di amica che dice solo ciò che volete sentire ma poi vi fa sentire sciocchi per averla ascoltata.

Per previsioni personalizzate potete entrare in contatto diretto con Caterina Galloni, scrivendo a: caterinagalloni11@gmail.com

 

Il Cancro nel 2019

Nel 2019 avrete l’ottimismo giusto per progredire e tornare a credere nei vostri sogni. Quattro i pianeti che vi guideranno nel corso dell’anno: Giove in Sagittario provvederà a mantenere alto il morale, Nettuno vi doterà di un’intuito stupefacente mentre Saturno e Plutone vi renderanno più esigenti rispetto alle amicizie o alle relazioni affettive o di lavoro. Il consiglio, invece è quello di essere meno rigidi riguardo alle aspettative nei confronti degli altri ma soprattutto di voi stessi. L’anno ha in serbo molte sorprese in diversi settori della vita per cui è importante che siate disponibili al cambiamento. Data la presenza di Urano in Ariete nei primi tre mesi dell’anno, in alcuni momenti avrete la sensazione di essere diretti nella direzione sbagliata, forse il periodo non sarà esattamente all’altezza delle aspettative ma non dovrete agitarvi: sono sciocchezze rispetto alle possibilità di successo professionale che vi riserva il 2019. Ma affinché il senso di soddisfazione duri a lungo, dovrete dar prova di determinazione e sul fronte amore, non temere di prendere decisioni importanti per mantenere la stabilità e l’armonia.
Il 2019 è un anno in cui è anche d’obbligo chiudere una storia affettiva impossibile o fonte di frustrazione…

Lavoro: se saprete equilibrare ambizioni e realtà – in particolare a gennaio, giugno e settembre – le cose andranno alla grande. Ci sono le condizioni ideali, soprattutto ad aprile, per mostrare di che cosa siete capaci e andare dritti dritti verso la riuscita, per alcuni di ottenere una promozione.

Denaro: potrebbero esserci alcuni imprevisti ma avrete pieno controllo del budget, saprete equilibrare in modo perfetto entrate e uscite.

Amore: in coppia non sarà sempre semplice: frustrazioni e quotidiano potrebbero appannare i sentimenti ma volendo, con un po’ di fantasia, potrete riaccendere la passione. Soli: nel corso dell’anno vi spetteranno parecchi incontri ma a essere significativi sono i mesi di luglio e dicembre: potrebbe nascere una relazione importante.

Salute: In gran forma per tutto l’anno, ogni tanto dovrete comunque ritagliare delle pause di relax, in particolare nei primi tre mesi dell’anno in cui la fatica si farà sentire

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Scafati, blocca traffico e lancia pietre contro auto e passanti: ferito a una gamba

Scafati, blocca traffico e lancia pietre contro auto e passanti: ferito a una gamba

SALERNO – Ha bloccato il traffico con dei copertoni e li ha incendiati, poi ha iniziato a lanciare pietre contro i passanti e le auto. Un cittadino africano di 32 anni ha scatenato il panico in via Poggiomarino a Scafati, in provincia di Salerno, il 25 maggio. Un carabiniere fuori servizio l’ha visto e ha tentato di fermarlo, ma l’uomo ha estratto un coltello e i militari sul posto l’hanno ferito a una gamba per disarmarlo.

Secondo una prima ricostruzione, il cittadino africano, che ha un regolare permesso di soggiorno, era visibilmente alterato, probabilmente dall’alcol. L’uomo ha preso due copertoni e li ha posti al centro della strada, bloccando il traffico. Poi li ha incendiati.

Dopo aver fermato le auto, ha iniziato a lanciarvi contro sassi, danneggiandole ma senza ferire nessuno. I passanti hanno chiamato il 112 ma mentre i carabinieri arrivavano sul posto, un militare fuori servizio ha visto la scena ed è intervenuto. Il carabiniere ha cercato di fermare l’uomo, che l’ha buttato a terra e ha estratto un grande coltello.

I militari una volta arrivati gli hanno intimato di gettare l’arma e fermarsi, ma l’uomo si avvicinava minaccioso e così gli hanno sparato un colpo alla gamba, ferendolo ma non in modo grave. Il migrante è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma. 

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